LIALA.
...
.
...
PASSIONE LONTANA.
...
.
...
1977. Gruppo Editoriale Fabbri Bompiani Sonzogno Etas.
...
.
...
Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
...
.
...
Presentazione.
...
.
...
Giulietta, allieva del Teatro alla Scala,  pronta per una brillante carriera di prima ballerina, ma l'amore per Vik Gildas, prestigioso giocatore di calcio,
avr la meglio sui suoi sogni d'ambizione. Vik  legato al ricordo di una donna da lui mai dimenticata, morta in circostanze misteriose. Giulietta lo amer
ugualmente, finch Vik verr a conoscenza di qualcosa che cambier il corso della sua vita. 
...
.
...
L'AUTRICE.
...
.
...
Liala, pseudonimo di Amalia Liana Negretti Odescalchi, coniugata Cambiasi (Carate Urio, 31 marzo 1897. Varese, 15 aprile 1995),  stata una scrittrice italiana, fra le pi note autrici di romanzi d'appendice del Ventesimo secolo. Deve il suo pseudonimo a Gabriele D'Annunzio, il quale volle darle un nome che contenesse ortograficamente un'ala.
Di nobile madre e di famiglia altolocata (ma non ricca), Liala si spos molto giovane. Suo marito, il marchese Pompeo Cambiasi, ufficiale di marina, aveva 17 anni pi di lei e da questo matrimonio nacquero le due figlie della scrittrice: Primavera e Serenella. L'intesa con il marchese Cambiasi per non dur a lungo e i due si separarono.
Liala incontr il marchese Vittorio Centurione Scotto, un ufficiale della Regia Aeronautica, che fu il grande amore della sua vita. La loro storia d'amore fin tragicamente nel 1926, quando Scotto, al comando del suo idrovolante durante un allenamento per la coppa Schneider, mor precipitando nel lago di Varese.
Quasi tutti i primi libri di Liala si svolgono nell'ambiente militare, che lei conosceva ed amava. I protagonisti maschili sono spesso audaci e valorosi, ispirati alle figure di Vittorio Centurione Scotto o Pietro Sordi. Quest'ultimo era un tenente colonnello al quale Liala fu legata sentimentalmente dal 1930 al 1948.
Analizzando la produzione artistica di Liala, la critica letteraria ha spesso sottolineato le minuziose descrizioni estetizzanti di ambienti altoborghesi e aristocratici, ignorando i riferimenti alle classi sociali inferiori, riferimenti che nel periodo pi precoce della sua attivit letteraria appaiono in maggiore evidenza, mentre nei primi due romanzi compare il tema della promozione sociale di cui si rende protagonista un pilota di umili origini, notevole prestanza fisica, grande dirittura morale ed eccezionali capacit aviatorie.
Liala mor per un ictus nella sua residenza di Varese, Villa La Cucciola, il 15 aprile del 1995, all'et di 98 anni. Secondo le sue ultime volont, la salma venne rivestita con un abito di Valentino.
...
.
...
PASSIONE LONTANA.
...
.
...
Il dirigente della famosa squadra di calcio passeggiava
un poco annoiato sotto la pensilina della stazione.
Non sapeva dirsi perch avesse anticipato tanto su
l'arrivo del treno. Sapeva bene che il treno doveva
giungere alle ventitr, esattamente. Guard l'ora. Pochi
minuti. I pi lunghi.
Su e gi, nervosamente. Il cappotto elegantissimo lo
riparava dal freddo: ma, e anche di questo non sapeva
darsi spiegazione, egli si sentiva tutto percorso da
brividi.
Finalmente il treno si annunci. E allora Miro Monica
cominci a pensare:
Lo riconoscer? Di lui non ho veduto che le fotografie...
Alto, robusto, occhi grigi, volto bruno...
Non dovette faticare molto: lo individu dal balzo
che il famoso centro-attacco fece per scendere a terra.
Un balzo da gattopardo. Gli and incontro deciso:
sorrise, tese la mano, mormor: Vik Gildas?
Il bel giovanotto alto e bruno, lo fiss con quei suoi
limpidi occhi grigi. Rispose:
Vik Gildas.
Allora Miro Monica si present:
Sono Miro Monica, il Presidente...
Gildas sorrise subito: un bel sorriso comunicativo
e simpatico che allarg immediatamente il cuore di
Monica.
Vide che malgrado il gran freddo Gildas teneva
accuratamente piegato sul braccio il cappotto: gli
domand:
Non sente freddo, lei?
No...
I bagagli?
Ho solo una valigia con me: gli altri andranno
all'albergo che lei ha indicato.
Miro Monica cap d'aver a che fare con un ragazzo
deciso. Ma si dovette ricredere, perlomeno in parte,
quando vide che il giovane indugiava a guardare un
chiosco di fiori.
La mia macchina  un poco pi avanti, mormor
Monica, perplesso.
Ma come il giovane non si muoveva, mormor:
Vuole qualche fiore, Gildas?
L'altro assent.
E Monica, oppresso da un disagio tremendo, si avvicin
al chiosco, chiese alcuni garofani. Si guard
attorno. Ebbe timore che qualche conoscente lo vedesse
e rifischiasse poi che il grande industriale Monica
si era fermato per comperare fiori rosa. Vide con
stupore che Gildas accoglieva in un abbraccio i fiori. E
vi affondava, quasi, il fiero volto bruno.
Ecco la mia macchina, indic Monica.
Aveva una gran fretta di nascondersi: si giustific dicendo:
Vede, Gildas, vorrei tenere segreto il suo arrivo...
Perci non vorrei farmi vedere qui. Intuirebbero subito
che lei  il tanto atteso centro-attacco...
L'autista spalanc la gran portiera, Gildas indifferente
e quieto non degn neppure di uno sguardo la potente
automobile: tuttavia si fece in disparte, volle che prima
di lui salisse il suo Presidente. Poi a sua volta prese
posto e si tenne i garofani rosa sulle ginocchia.
 strano che a un calciatore piacciano tanto i
fiori... attacc Monica che aveva ben altro da dire
e voleva tuttavia iniziare con una tattica gentile.
Non  che mi piacciano, rispose Gildas. 
che ho una fotografia cara nella valigia. Una fotografia
di una persona che non c' pi. E davanti alla quale
io metto sempre fiori.
Ah... fece Monica.
E subito attacc quanto gli interessava.
Ho preferito lei a molti altri, cominci, perch
lei parla bene l'italiano, poi perch ho molta fiducia
nei calciatori svedesi, poi... poi perch lei ha un gran
bel nome: e conto che in Italia il suo nome diventi ancora
pi risonante.
Far del mio meglio, rispose il giovane.
E Monica riprese:
Lei allogger all'albergo che le ho indicato: uno
dei migliori di Milano. Essendo solo penso non le piaccia
avere una casa con le relative noie di persone di
servizio, eccetera.
Preferisco l'albergo, dichiar senza esitazione
Gildas.
E guard Milano illuminata. Ma davanti a ogni globo,
a ogni insegna luminosa, a ogni luce, c'era un velo
chiaro: nebbia leggera.
Le raccomando, Gildas. Sia amico di tutti e di nessuno.
So che lei  cordiale con i colleghi ma sa starsene
anche in disparte. Badi che anche in Italia le donne
hanno molta simpatia per i calciatori: e lei, che oltre
tutto  un bel figliolo, si sappia difendere. Alcova e
partite di calcio non vanno bene insieme.
L'altro si volse e domand:
Che ha detto?
Le dicevo che non dovr lasciarsi sedurre troppo
facilmente dalle donne.
No... sorrise Gildas. Sia tranquillo. Ho lasciato
il mio cuore in Svezia.
Ah! esclam contento Monica. Fidanzato?
Invece di rispondere, Gildas domand:
Dove siamo?
Piazza del Duomo. Ecco il Duomo. Poi si infila
via Mazzini e si arriva al suo albergo.
Poco dopo la macchina si fermava davanti all'albergo
e i due uomini scendevano. Piacque al Presidente accompagnare
Gildas nel suo alloggio: un appartamento
con una grande camera e una bella stanza di bagno,
preceduti da una minuscola anticamera che naturalmente
si apriva sul corridoio.
Miro Monica ammir la bella valigia del calciatore:
poi, come fosse una rivelazione, not quanto egli fosse
distinto, sciolto, abituato alla presenza di persone fini,
uso a trovarsi in luoghi eleganti.
Non aveva mai saputo perch Gildas avesse lasciato
la sua terra, la sua squadra dove era amato e apprezzato.
Non si trattava neppure di denaro perch anche
in Svezia Gildas percepiva uno stipendio altissimo.
Mille domande gli bruciavano sulle labbra. Ma erano
tutte domande indiscrete e se le tenne chiuse dentro.
Se ne lasci sfuggire una sola. Domand:
Ha parenti in Svezia?
Nessuno pi...
Monica rise osservando:
Ma lei dianzi diceva che il suo cuore  lass...
Allora Gildas apr la bella valigia di coccodrillo chiaro:
sollev un pigiama di seta e di sotto a esso trasse
una fotografia. Chiuso in un elegante e semplice portaritratti
d'argento, quasi a grandezza naturale, sorrideva
mite, dolce, angelico, un volto di donna. Gildas
mise la fotografia sopra un mobile, si guard attorno e
domand:
I miei fiori?
Mi pare li abbiano portati via per raccoglierli in
un vaso...
Infatti, la cameriera buss, entr, port un vaso nel
quale erano immersi i garofani rosa.
Allora Gildas disse semplicemente alla donna:
Li metta l, per favore, davanti al ritratto. E la
prego: che vi siano ogni giorno fiori freschi. Grazie-
Miro Monica si sent sconvolto. Mormor:
Mi spiace, Gildas... Non sapevo... Era la sua fidanzata?
S...
Ma subito Miro Monica cap che Gildas non voleva
dire di pi. Tese la mano al giovane, gliela strinse
forte. Poi pos sulla tavola un biglietto di visita:
C' il mio indirizzo privato e naturalmente il numero
telefonico di casa mia. Se lei volesse parlarmi
senza testimoni, sapr dove trovarmi.
Grazie.
Lo accompagn alla porta.
Buona notte, commendatore.
Buona notte, Gildas. Le telefoner io quando dovr
iniziare l'allenamento.
Poi soggiunse:
E per favore, non si lasci intervistare da alcuno.
Resti nell'ombra ancora per qualche tempo. Se vuole
vada a fare qualche gita. Le mando la macchina. Naturalmente
sa guidare...
Naturalmente.
Un'altra stretta di mano e Miro Monica se ne and.
Gildas, solo, si guard attorno. La camera, bella e
accogliente, aveva un bel tepore: i fiori, piano piano,
mettevano nell'aria un profumo discreto. E dal suo
grande ritratto Nnina lo guardava. Due cari, grandi
occhi tutt'anima. In un viso d'angiolo.
Gildas calc la faccia tra le mani. E quel pianto che
era dentro di lui e da troppe ore tratteneva, esplose.
Serr al petto l'imagine dolce. Non la abbandon fino
a che sent che il cristallo si intiepidiva. Poi la rimise
sul piano del mobile.
D'improvviso si sent stanco. Ebbe desiderio di un
bagno caldo, di un letto candido. Si spogli. Si tuff
nella vasca, ne riemerse. Si asciug vigorosamente, frizion
il corpo alto, perfetto, mondo, con un rude crine.
Stese per terra il grande asciugamani di spugna, cominci
una lenta ginnastica da palestra. Si allung nel
letto, accese una sigaretta, telefon perch gli portassero
una spremuta di arancia.
Il cameriere che entr, sorrise arrossendo e mormor:
Mi scusi... Ho voluto tenermi il turno di notte per
poterla vedere... Siamo felici, sa, di averla qui, finalmente...
Io sono della sua squadra...
Grazie, rispose Gildas.
E tese la mano. Il cameriere guard quella grande
e bella mano signorile. Esit. Poi l'afferr e la strinse
nelle sue. Fu per chiedere un autografo. Ma incontr
gli occhi grigi, tristi e stanchi di Gildas. Mormor:
Scusi... Buona notte...
Buona notte...
Bevve la sua spremuta: fin la sigaretta. La spense.
Guard Nnina... Di colpo gli occhi tornarono a gonfiarsi
di pianto. Premette il pulsante della luce: fu nel
buio.
La faccia calcata nel guanciale, i cigli bagnati, egli si disse:
Non puoi andare avanti cos... Se vuoi giocare, se
vuoi vincere, se vuoi essere all'altezza del tuo nome e
di quanto generosamente ti danno in denaro, devi andare
avanti, senza patire troppo...
Ma era difficile dormire perch la pace non veniva.
E con terrore Gildas pens che forse non era servito
a nulla abbandonare la propria terra e portarsi il suo
cuore malato sotto un altro cielo.
Nel buio, tent di pensare a quanto lo attendeva in
Italia, dove era stato chiamato per far parte di una
squadra oltre che valorosa assai amata. Tent di immaginare
come sarebbe stato accolto tra i nuovi compagni,
come avrebbe vissuto in quella citt che non conosceva,
ma che sapeva fattiva, entusiasta e generosa. Due occhi
buoni, dolci, imploranti gli furono nell'anima. Un caro
viso smarrito e terrorizzato si chin su di lui: balz
a sedere sul letto, esterrefatto come sempre. Il fantasma
dolce e terribile dilegu. Egli ricadde con la faccia
nel guanciale.
Un medico di lass, della sua terra, gli aveva dato
una boccetta con un liquido. La boccetta non portava
ricetta e consegnandogliela il medico aveva detto:
Ecco, Gildas. Per i casi estremi. Per quando il
sonno non verr e lei avr davvero bisogno di dormire.
Non le venga in mente di bere tutto il contenuto perch
le servirebbe solo da emetico e non l'avvelenerebbe.
Ne prenda poche gocce. Il sonno verr. La ricetta non
gliela do cos lei economizzer il medicamento. E sapr
che dovr prenderlo solo quando avr veramente bisogno
di dormire.
Si alz. And a prendere quella boccetta che religiosamente
aveva posta nell'armadio. Still poche gocce in
un poco di acqua. Bevve. Torn a letto, attese.
Nella sonnolenza lieve che subito lo invase, il fantasma
di Nnina riapparve. Un fantasma inquieto: che
pareva affannato, che sembrava desiderare di prendere
corpo e tornare a vita: come era stato per lei, che negli
ultimi istanti si era aggrappata a chi l'assisteva e aveva
detto: Voglio vivere.
Gildas rivide le lunghe, pallide mani di lei aggrappate
al braccio del medico: vide i capelli, aerei, giovani,
straordinariamente folti cadere tutti all'indietro.
Poi non vide pi nulla.
Il sonno pacificatore e pietoso l'aveva accolto nel suo
manto: e in quel manto Gildas aveva finalmente pace.
Si dest, erano le otto. Si lev subito, abituato come
era a non poltrire. Fece la doccia, esegu la solita, rapida
e intelligente ginnastica da camera: si sbarb. E
mentre il rasoio elettrico ronzava egli tent ancora di
portare i pensieri alla sua vita avvenire in Italia. Contro
i vetri premeva una gran nebbia. Pareva che se
d'impeto il giovane avesse spalancato la finestra tutta
quella nebbia avrebbe invaso la camera sommergendola.
Come fu pronto, Gildas suon per la colazione: una
colazione come quella di lass: salmone, pompelmo,
un uovo, un bricco di caff.
Gli portarono i giornali.
Poco dopo gli telefon Miro Monica e gli disse, ridendo:
Gildas! Siamo riusciti a ingannare tutti. Ancora
non si sa che lei  arrivato. Perci io la voglio a colazione
nella mia casa.
Gildas non amava gli inviti. Tuttavia si rese conto
che non avrebbe potuto rifiutare quel primo invito
che gli veniva dal suo Presidente. Rispose cortesemente
che sarebbe andato. Fu contento quando il Presidente
gli disse:
Non tema tranelli. Saremo in tre. Lei, mia moglie,
io.
Gli piacque quella dichiarazione. Si mise subito in
comunicazione con il centralino dell'albergo, diede l'incarico
di ordinare un gran fascio di rose per la moglie
del suo Presidente. Aggiunse:
Salite a prendere il mio biglietto...
Un boy sal, ebbe in consegna un biglietto ben sigillato.
Gildas ci teneva a non far conoscere il suo arrivo
e sapeva che se avesse mandato un biglietto aperto al
fioraio con ogni probabilit la notizia del suo arrivo
si sarebbe subito risaputa.
Quando gli annunciarono che erano giunti i suoi
bagagli, fu contento. Due bauli armadio, parecchie valige:
racchette da tennis e bastoni per il golf. E i suoi
meravigliosi sci.
E il profumo della sua casa di lass. Profumo caro,
di cose indimenticabili. Care soprattutto a lui abituato
a vivere solo ch egli non aveva alcuno al mondo. La
sua casetta di lass! Con quel tetto di pietre argentee,
con quelle persianine verdi, con quel giardino minuscolo
dove l'erba cresceva soltanto se coltivata come
un fiore.
Indoss il cappotto: era, Gildas, un uomo elegantissimo.
Dal suo volto bruno, dai suoi occhi grigi, scaturiva
una espressione sorprendente: che attirava subito
le simpatie e tuttavia non ammetteva confidenze. L'aitante
persona si rivel ancor pi forte in quell'indumento
di ottima classe. Gildas si accert di non aver
dimenticato cosa alcuna, apr la porta della sua camera.
La cameriera che passava gli sorrise, mormorando un
buon giorno trepido. Un cameriere che sopraggiungeva
con un gran vassoio si spiatt contro la parete
per lasciar passare il famoso centro-attacco. E salut
con deferenza il giovane che lo ricambi con un cordiale:
Buon giorno!
Gildas si accorse di essere anche troppo atteso nel
salone d'ingresso. Atteso, perlomeno, dal personale.
Un tass, per favore... chiese al portiere.
Il commendatore Monica le ha mandato una macchina...
con l'autista, rispose il portiere. Ma se lei
volesse andare solo e se conoscesse la macchina, l'autista
potrebbe...
No, no! sorrise Gildas.  bene che l'autista
rimanga. Non conosco Milano.
Usc. L'autista si inchin, lo guard con occhi luminosi,
gli disse:
Benvenuto, signor Gildas.
Subito il giovane gli tese la mano. E l'altro rest
come un sasso: immoto, con la mano tesa a lasciarsela
stringere, incapace a sua volta di compiere quel gesto
che pur aveva tanto sognato. Stringere la mano a
Gildas.
Guida lei?
Oh, no! esclam Gildas. Non ho pratica della
citt.
Io ho l'ordine di restare a sua disposizione...
Grazie. Andiamo dove vuole, dichiar Gildas. -
Anzi, mi porti a vedere il Teatro della Scala.
Allora l'autista ebbe un guizzo. Guard il giovane,
chiese, ansioso:
Vuol vedere il Teatro della Scala? Davvero?
Il giovane lo guard perplesso. Poi pens che forse
l'autista si attendeva di sentirsi chiedere d'essere portato
a vedere lo Stadio. Sorrise domandando:
Voleva che le chiedessi di andare subito a vedere
lo Stadio? Ma no! Avr pur tempo di vederlo...
Oh, non  perch non vuole vedere lo Stadio che
sono contento.  perch vuole vedere la Scala...
E poi, compunto e felice:
Ho mia figlia che studia alla Scala...
Ah! mormor Gildas per nulla incuriosito. -
Canto?
No. Danza...  all'ultimo anno. Dar quest'anno il
Passo di addio. Promette bene... Vedesse come sta sulle
punte!
Guidava adagio: Gildas si guardava attorno. Milano
era triste. Non pioveva e tuttavia le strade erano bagnate.
La nebbia consentiva di vedere le cose solo
quando l'automobile giungeva a dieci metri da esse.
C' molta nebbia dalle sue parti? domand
l'autista accorgendosi che sull'argomento danza e punte
Gildas scivolava indifferente.
Pi neve che nebbia. Neve ne abbiamo tanta e
tanta: e sempre bella.
Qui no, mormor l'uomo. Qui, come tocca la
terra, si insudicia...
Ma non sar cos su i monti! rise Gildas.
Eh, no! convenne l'uomo un poco umiliato. -
Certo che no!
E poi soggiunse:
Per, ai monti io preferisco i laghi.
Allora dovrebbe abitare nella mia Patria. Sapesse
quanti!
E nel dire gli occhi grigi si fecero ancor pi tristi.
La visione dolce di un lago chiaro, dove si specchiavano
le nevi che giungevano fino a lambire l'acqua,
gli fu davanti. Vi era gran sole, la giornata era freddissima
e il cielo cos azzurro e pulito da sembrare fatto
di materia tangibile. Nnina aveva un cappotto azzurro,
di un azzurro pi vivo di quello del cielo. Aveva le
manine dentro un manicotto di castoro chiaro e il bavero
del cappotto era rialzato cos che di lei egli
vedeva solo met del profilo: dal naso in su. Dentro
il petto di Gildas qualche cosa trem: e poi nacquero,
dettate dall'angoscia, le parole del dolore:
O caro lago dei nostri incontri! O care acque dei
nostri sospiri pi dolci! O mia Nnina, mio amore, mia
passione... Oh, Nnina...
L'autista sbirci Gildas. Fu certo di non sbagliare
pensando che il giovane era prossimo a piangere. Confusamente
l'uomo si disse che il giovane pensava alla
sua terra lontana, alla sua Patria, a quei laghi cari. E
che ne sentiva la nostalgia. Aveva gi compiuto due
volte il giro della piazza e non aveva ancora osato dire
a Vik Gildas che gi due volte erano passati davanti
alla superba opera del Piermarini.
Os, quando per la terza volta ebbero il Teatro
massimo di faccia.
Ecco la Scala, signor Gildas... Vuole che mi metta
dove c' il posteggio cos che lei possa guardarla bene?
Non occorre, grazie... Avr poi modo di vederla ancora.
Oh, s! esclam l'autista, con entusiasmo. Il
commendatore le dar certamente il palco. Cos lei
vedr le opere. Nessuno al mondo sa mettere in scena
le opere come qui, alla Scala. E se andr quando ci
saranno i balletti, vedr anche mia figlia! Ci
era ricascato e si sarebbe preso a schiaffi. Ma
ancora una volta lo confort la distrazione del giovane.
Pareva gi dimentico della Scala, di ci che era attorno,
di ci che poteva vedere. Guardava davanti a s: gli
occhi non erano pi gonfi di pianto, ma fermi, fissi,
quasi vitrei, anche per quel loro colore cos insolito,
per quell'impreveduto grigio che pareva, a tratti, diventare
argenteo.
Vuole fare un altro giro? domand l'autista.
Aspetti, mormor il giovane.
Guard il cronometro. Lo prevenne l'autista dicendo:
Il commendatore mi ha detto che pi presto arriva
meglio ... Naturalmente, lei deve fare i suoi comodi.
Ma cos, mi  parso di capire che il commendatore
sarebbe contento se lei andasse...
Sorrise, soggiunse:
Anche subito!
Ah! esclam il giovane. Doveva dirmelo prima...
Comunque, non perdiamo altro tempo.
Per Corso Venezia entrarono in quella dolce assonnita
via che si apre dalla strada dei Cappuccini. Una
villa nuova, ma di un puro stile lombardo, si ergeva,
appena appena cinta da una cancellata preziosa e vigilata
dall'amoroso e antico diffondersi dei grandi rami
di un abete gigante. Un alto cancello, aereo di fattura
come la cancellata che limitava la propriet, si spalanc
e la macchina entr nel giardino raccolto e rannicchiato
come un animale freddoloso. Piante indubbiamente
preziose erano cinte di paglia. Cappucci di paglia
erano nel mezzo delle aiole. Stenta e inclinata verso
la ghiaia viveva la convallaria che faceva bordura.
Per entrare alla villa vi era una scalea di marmo
rosa: un cameriere vestito di color amaranto, con
bottoni d'oro, attendeva in alto alla breve scalea. Con
un balzo leggero Vik Gildas fu a terra, con un altro
balzo fu davanti al cameriere che, attonito, non aveva
potuto andargli incontro.
Buon giorno! salut Vik Gildas.
E l'altro, piegato in un inchino, rispose, incantato:
Buon giorno, signore...
Ma come se volesse fargli sapere che lo conosceva,
soggiunse, timido:
Signor Vik Gildas...
Poi gli spalanc la gran porta di cristallo. Nel vestibolo
di marmo rosa, adorno soltanto di una vasca centrale
simile a una minuscola piscina, gli and incontro
un caro, leggero profumo di fiori. Non sapeva dirsi di
quali fiori si trattasse: ma era certo che quel profumo
egli l'aveva conosciuto tramite le corolle.
Il vestibolo era rotondo: e da esso si dipartiva un
vastissimo corridoio. Gildas segu per quel corridoio
di ampiezza eccezionale il cameriere. Ud per qualche
istante risuonare i propri passi. Poi, d'improvviso, non
li ud pi. Camminava su una moquette morbida, rasatissima,
di un bel colore rosa, a riflessi chiari.
Miro Monica gli and incontro. Gli parve pi massiccio,
ma pi giovane. Miro Monica non poteva dirsi
un Adone, ma aveva tratti intelligenti, decisi. Era un
poco stempiato, forse quella stempiatura gli stava meglio
che non una fronte zazzeruta. E se la figura non
era agile e tendeva a una certa pesantezza, neppur gli
toglieva una innata distinzione e una congenita signorilit
di gesti e di atti.
Oh, Gildas! Grazie di aver un poco anticipato...
Poteva dirmelo, commendatore, che mi desiderava
qui presto. Sarei venuto subito... Viceversa ho pregato
il suo autista di farmi vedere qualche cosa di Milano
e il suo autista non ha osato dirmi che qui ero atteso...
Ha fatto bene! rise Monica. Cos lei si 
gi accorto, per sommi capi, che Milano non  bella
ma  tanto simpatica...
Infil un braccio nel braccio del giovane, riprese:
Ora le presenter Ca...
E Ca Monica fu l, nel gran salone dorato. Aveva
un abito di seta pesante, semplice, di una stoffa che
pareva dorata ma che era stata trattata nel modo pi
ingenuo anche se pi abile. Era bruna, pallida, con
grandi occhi scuri, di media statura e di corpo sottile
e non magro. Il naso era diritto; la bocca piccola.
Quando sorrise rivel denti piccoli. Quando parl, rivel
una voce mite, dolcissima.
La mia Ca, present Monica.
E poi:
Il nostro Gildas.
E Ca Monica:
Vik Gildas... Sono tanto contenta che lei sia fra
noi.
Tese la mano. Il bacio correttissimo e disinvolto di
Gildas la stup. Sapeva che i calciatori, per certe cose,
molte volte non hanno eccessiva classe. Ma Vik Gildas
rivelava una classe perfetta.
Vuole un aperitivo, Gildas? chiese Miro Monica.
No, grazie, niente alcool. Se  possibile una spremuta
di pomodoro con una sola goccia di Angostura.
Ca Monica si era seduta. Composta e quieta, guardava
Gildas.
Nebbia! ella esclam addolorata per lui. E
noi si voleva il sole per presentarle Milano!
Pazienza, dichiar Gildas. Verr anche il
sole...
Miro Monica era di lato a Ca e, forse per vezzo,
aveva posato una mano su la mano che ella teneva in
grembo. Miro Monica era un grande industriale cotoniero.
Appassionato di calcio, si buttava in esso quasi
a trarne sollievo dai pesanti affari che, pur dandogli
una sempre maggiore ricchezza, lo tenevano avvinto
con artigli prepotenti, tutta la settimana. La domenica,
con le sue partite, il successo della squadra alla quale
prodigava cuore, tempo e denaro, lo alleggerivano di
tutto il peso di una industria che sapeva validamente
sostenere sulle sue spalle.
Vik, mormor Ca, Vik, mi pare voglia dire golfo.
Golfo e porto, precis Gildas. Cos che io,
in definitiva, rappresento la sicurezza. Voglio dire: un
rifugio, una salvezza, in caso di burrasca...
Il cameriere port gli aperitivi e la spremuta per Gildas.
Fu dopo aver appena appena assaggiata la sua bibita
che Ca Monica domand:
Che cosa ha veduto, finora, di Milano?
Poco, signora. La nebbia  abbastanza fitta e io
ho chiesto di vedere solo la Scala. Il suo autista, infatti,
mi ha fatto fare un giro della piazza e io ho potuto
vedere almeno dall'esterno, il gran teatro.
Miro Monica rise:
E scommetto che Mario le ha subito parlato della
sua figliola ballerina. Ultimo anno, Passo di addio quest'anno.
Infatti, convenne Gildas, mi pare abbia parlato
di ci... Ma ero distratto ed esattamente non ricordo le parole.
 fissato! rise ancora Monica.
Perch? intervenne Ca, generosa. Per lui 
ragione di orgoglio avere una figlia che potrebbe anche
diventare prima ballerina della Scala! Giulietta  bella,
danza molto bene...
Monica intervenne a sua volta e spieg:
Mia moglie si sente un poco l'artefice del successo
di Giulietta. Ci fu un momento in cui la madre
di Giulietta, aizzata da certe parenti beghine, aveva
pensato di far troncare a Giulietta i corsi alla Scala.
Intervenne Ca e Giulietta pot continuare i suoi studi.
Da ci, ecco l'entusiasmo di mia moglie per la sua
protetta.
 tanto bello e tanto raro, osserv Gildas -
sentire una donna dichiarare che un'altra donna 
bella e brava.  ammirevole, signora...
E poi:
Scusi... Come si chiama?
Ca... ella rispose.
Ca con l'accento su la i!, rise Monica. Ed
 il vero nome.
 bello, mormor Gildas.  dolce...
Il cameriere in giacca e guanti bianchi avvert che la
colazione era pronta. La sala da pranzo era in stile
Liberty. Sulla lunga tavola rettangolare era distesa una
tovaglia di pizzo fortemente grezzo. Piatti di antica
ceramica inglese, lisci, solo adorni nel bordo di una
striscia color rosso pompeiano, si mimetizzavano un
poco con il colore neutro della tovaglia preziosa.
La sala da pranzo, indubbiamente d'angolo, aveva
finestre a bifora. Per le tende di pizzo prezioso e grezzo,
si poteva scorgere il giardino. Ma non pi in l
di pochi metri. Oltre quella distanza, tutto era avvolto
nei vapori della nebbia.
Ca era a capotavola: alla sua destra sedeva Gildas,
alla sinistra il marito. E tutto il resto della tavola
sarebbe stato terribilmente vuoto se non vi fossero
state le stupende rose giallo pallido di Vik Gildas.
Lo vede come stanno bene le sue rose? domand
quietamente Ca.
Non  merito delle rose, signora, dichiar il
giovane. E merito della sala, cos bella, cos ampia
e pure cos raccolta.
Tutto  stato scelto e ideato da Ca, afferm
Miro Monica.
E nel dire ebbe uno sguardo tenerissimo per la
moglie. Ella arross un poco, i suoi bei cigli ebbero
un fremito. Su gli occhi luminosi di felicit, fece subito
calare le palpebre. E allora Vik Gildas ebbe netta e
precisa la sensazione di essere nella pi cara e felice
casa del mondo. In una casa dove l'accordo e la pace
non erano turbati mai, dove l'unico scopo dell'esistenza
era quello di giungere, per la via pi breve, alla reciproca
comprensione.
Fuori la nebbia si era fatta pi greve. Premeva contro
i vetri, isolava la villa dalle altre cose terrene.
Nel bel tepore della dimora, fra tante cose belle, Vik
Gildas pens a quanto aveva lasciato lass. La piccola
casa solitaria, il grazioso giardino, i libri, le memorie...
Le imagini.
Non si avvide di aver portato una mano su gli occhi
e di tenervela premuta. Trasal udendo che Monica
gli domandava:
Che cosa c', Gildas?
Tolse la mano dal viso, si guard attorno come se
faticasse a riconoscere il luogo dove era.
Chiedo scusa, mormor, rattristato. Qualche
volta io perdo il controllo di me stesso.
E fu in quel momento che incontr gli occhi limpidi,
dilatati e dolci di Ca Monica. Fulmineamente lesse, in
quegli occhi, una immensa piet. Tent di reagire, ma
non pot far altro che domandare:
Perch mi guarda cos, signora?
A sua volta, Ca Monica arross. Ma, schietta, rispose:
Mi scusi... Ma credo che lei soffra...
Senza guardarla, senza difendersi, soltanto portato a
spassionarsi per reagire alla sua tremenda pena, Gildas
mormor:
Sono tutto un dolore, signora...
Allora Miro Monica mormor:
Dobbiamo andare nel salotto di mia moglie? Credo
non ci sia al mondo un luogo migliore per distendere i
nervi e per abituarci a credere che la vita pu anche
offrire qualche cosa di buono.
Si lev Ca, subito. Gli uomini la seguirono. Di fronte
alla sala da pranzo vi era il salotto di Ca: una stanza
semicircolare, azzurra e oro: con un tappeto azzurro
dove erano caduti, chi sa di dove, enormi fiordalisi
appena appena pi azzurri del fondo. E dove, qua e
l, con i loro teneri steli color verde pastello, si delineavano,
con grazia, miosotidi che a tratti parevano
solo ombre su l'azzurro del tappeto.
Un fascio di fiordalisi di serra, emergendo da un
vaso d'oro opaco, metteva una spennellata turchina
sullo sfondo dorato di una parete.
La quieta, signorile, dolce bellezza di Ca si incorniciava
mirabilmente in quel lusso ben profuso. E il profumo
di lei, un profumo dolce e mite, era nell'aria.
Liquori, Gildas?
No, commendatore. Solo caff.
Glielo offr Ca, il caff. Gli porse la tazza con lo
stesso garbo e la stessa grazia che avrebbe avuto per
un bambino. Riconoscente, il giovane le sorrise. Erano
su tre poltrone: quella dove sedeva Ca aveva un broccato
d'oro che la rivestiva; quelle dei due uomini erano
di grossa seta azzurra qua e l chiazzata da fogliame
opaco, tinta su tinta.
Gildas bevve il caff, pos la tazza, accett una sigaretta.
Non fuma la signora? domand.
No, rispose Miro Monica. Nemmeno questo
vizio ha Ca!
E le sorrise ancora: con quel caro sorriso che era
subito ricambiato e che subito illuminava e la donna
che lo riceveva e l'uomo che lo donava.
Fu Gildas che d'un tratto domand:
Lei, signora, dianzi, mi ha chiesto se soffro. Non
mi ha dato il tempo di risponderle. Ma devo ora dirle
che s: che soffro tanto da sentirmi, talvolta, impazzire...
Monica guard il giovane. E Ca dilat su di lui i
grandi occhi buoni e pensosi.
Credo di capire, mormor Miro Monica. -
Credo di saper di dove venga la sua sofferenza... Ho
veduto nella sua camera un ritratto: e lei, davanti a
quel ritratto, ha subito posto un fascio di fiori. Forse
lei soffre per quella creatura che non c' pi, Gildas.
Vik Gildas, con il capo, assent.
E Monica, arraffando tra tutte le parole che a priori
sapeva inutili, riprese:
Ma bisogna pur tentare la via della rassegnazione,
Gildas... Lo so,  molto facile dire a chi ha il lutto
nel cuore, che bisogna trovare la forza della rassegnazione.
Lo so che un conto  far coraggio agli altri
e un altro conto  superare il proprio dolore... So pure
che le mie parole sono inutili, Gildas e anche stupide.
Tuttavia, vorrei dirle che, purtroppo, la vita  fatta
cos. Di pene, di lutti e di poche gioie. Lei ha il suo
lutto, Gildas. Ma pensi, quanti, quanti sono i mortali
che in questo momento piangono una creatura che la
Morte in questo istante si prende! Purtroppo  un
turno che tocca a tutti... E se  nobile questo suo
dolore non deve tuttavia incidere sulla sua vita. Lei
 giovane, Gildas.
Anche la mia fidanzata era giovane, mormor
Gildas.
Miro Monica rest interdetto. Non aveva pi parole,
sapeva che avrebbe cercato invano frasi di conforto.
La dolce e sommessa voce di Ca risuon, pacificatrice,
nel sopravvenuto silenzio:
Ma forse le far bene parlarne, Gildas... Lei soffre
per la morte della sua fidanzata?
Con il capo Gildas assent.
Le  mancata da poco tempo, Gildas?
Due anni...
Due anni. Miro e Ca avevano forse pensato che il
lutto di Gildas fosse pi recente. Tuttavia piacque ancor
pi a loro quel dolore cos cocente che pareva
venire da una sventura avvenuta da poco. Forse, ambedue,
nel loro animo pensarono che Gildas, pur cos
giovane, apparteneva a una meravigliosa categoria di
creature che il tempo aveva distrutto, che la vita aveva
deviato, che i fatti avevano sciupato. Forse Gildas apparteneva
ancora a quegli esseri che sanno racchiudere
nel cuore un affetto: e quell'affetto lasciano sopravvivere,
oltre tutto: anche oltre la morte.
E lei soffre come se la sua sventura fosse avvenuta
ieri... mormor Miro Monica. Lei  davvero
quel buon ragazzo che mi avevano annunciato... Lei
ha dei veri amici in noi, Gildas... Perch lei ha un cuore
simile al nostro; cio a quello della mia Ca e al mio.
Cuore all'antica, Gildas. Dentro, abbiamo ancora un
poco di Cappuccetto rosso e un poco di fiabe della
nonna. Nel mio studio lei trover anche un gran camino.
Fa anch'esso, in certo modo, parte delle fiabe.
Un camino vero, Gildas. Dove bruciano i ciocchi. Dove
qualche volta Ca e io andiamo a raccontarci il nostro
sogno... Quello di avere un bambino. Forse non verr
mai. Ma  bello sognare di lui stando davanti al fuoco.
Repentinamente Gildas si pieg in avanti: punt i
gomiti sulle ginocchia, nelle palme calc la faccia.
Gildas, mormor Ca. Ora ha due buoni
amici. E poi, con il tempo, verr sulla sua strada una
brava ragazza. E allora, anche se non sar facile dimenticare
l'altro amore, sar tuttavia facile andare avanti...
Io glielo auguro, Gildas. E la sua morta la benedir...
Oh, signora! Non potr mai benedirmi, Nnina!
Mai!
Sull'attonito silenzio dei due caddero le tremende
parole di Vik Gildas.
Perch Nnina l'ho uccisa io...
Vide Ca buttarsi indietro, come se il suo corpo lieve
volesse penetrare nella spalliera dorata. Vide Monica
protendersi, cercare gli occhi di lui, fermare i suoi in
essi.
Che cosa ha detto, Gildas?
Un sorriso fu sulle labbra del giovane... Si guard
attorno. Poi, d'impeto, si lev. And presso quel mobile
sul quale vi era il mirabile vaso che conteneva i
fiordalisi. Si chin su i fiori, li sfior con il viso. Avevano
solo un leggero odore di erbe nuove: e tuttavia
parve al giovane che da essi si sprigionassero tutte le
fragranze terrestri. Parve ottenere forza da quei fiori
innocenti: rispose:
Ho ucciso Nnina, commendatore...
Torn al suo posto.
La legge degli uomini mi ha assolto, credendo
all'omicidio colposo. Ma la legge di Dio?
Come fu? domand Monica.
Il giovane ebbe un atto vago, sconsolato, che accennava
a tutte le cose del mondo: e invece di rispondere
mormor:
Un revolver nelle mani di un pazzo pu diventare
un'arma omicida. Io ero pazzo...
E poi:
La vedo cadere fulminata: un foro nella sua bella
fronte. E pare impossibile che per un foro che sembra
una stella scarlatta una vita colma di gioia e di esuberanza
possa finire troncata.
Fu disgrazia, Gildas? domand sommesso Miro
Monica.
Ma Vik Gildas non rispose.
Guardava i fiori. E gli occhi grigi di lui, fermi e fissi,
non avevano espressione alcuna.
Miro Monica cap che il giovane non voleva pi parlare.
S'aggrapp a qualche cosa che poteva essere un
argomento per evadere dalle domande gravi. Dichiar:
Comunque, lei ha un passaporto in regola. Quindi
non ha colpe da scontare.
Vi era ombra, oramai, nel salotto di Ca. E fu Ca
che mormor:
Per favore, Miro, fai accendere...
No... preg Gildas. Non faccia accendere,
signora...
Si lev, disse:
Non si offende, signora, se me ne vado? E mi
lasci andar via cos. Con gli occhi colmi di questa
ombra mite: mi pare che anche i miei occhi abbiano
avuto, da questa casa, un poco di riposo.
Si volse a Miro Monica:
E lei stia tranquillo, commendatore... Sul campo
so essere qualcuno. Perch, vede...
Tacque, incerto: poi sorrise e riprese:
Vede... Sul campo io gioco per Nnina... Era la
mia pi ardente ammiratrice... Ed  lei che mi sta a
lato quando gioco. E non la voglio deludere mai... Non
abbia timore della mia disperazione...
Ma non sia pi cos disperato, Gildas! preg
sincero Monica. Alla fine, povero figliolo, non ha
voluto uccidere...  stata una disgrazia, una sciagura
immensa, una tragedia voluta...
Da me, commendatore, tronc netto Gildas. -
Perch io ho voluto uccidere Nnina.
Si guard attorno, soggiunse:
Ora lei lo sa. Dovevo dirglielo. Perch non si pu
entrare in una casa come questa tenendo chiuso dentro
un segreto simile al mio. Gli altri non sanno, forse
non sapranno mai. Gli altri che sono lass, nella mia
terra, hanno saputo che il caso, il fato, la sventura
avevano voluto la morte di Nnina. Ma non  cos. La
morte di Nnina l'ho voluta io...
Ma perch? chiese quasi timoroso Miro Monica.
E l'altro con voce che pareva prossima a spezzarsi:
Perch l'adoravo...
Si avvi. Ma poi si ferm per cedere il passo a Ca.
Si chin su la mano di lei che si era fermata sulla
soglia: baci quella mano. Poi guard il volto di Ca.
Gli occhi belli, pensosi e innocenti, lo fissavano.
Non mi toglie la sua stima, signora?
No, ella rispose subito.
Gildas guard Miro Monica:
E lei?
Io non posso pensare diversamente dalla mia Ca...
Un'onda di pianto strinse la gola di Gildas. Guard
i due. Miro Monica aveva passato un braccio attorno
alle spalle della sua donna: e stavano immoti a guardarlo.
Ca piegava un poco la testa di lato cos che, con
i leggeri capelli, sfiorava l'omero del suo uomo.
Il cameriere attendeva. Vik Gildas mormor un saluto
ai due che restavano, poi segu il cameriere.
Quando fu nella macchina si volse, per vedere ancora
la casa: vaga, incerta, qua e l disegnata come una
scena teatrale, la villa emergeva, a tratti, dalla nebbia.
Ma d'improvviso una finestra si illumin e allora nella
nebbia ci fu una chiazza di luce. In quella luce si deline
Ca. Imprecisa: ma pivisibile. E visibile il suo atto
lento di saluto. Una mano che pareva muovere la nebbia.
Poi pi nulla.
Vik Gildas domand all'autista:
Ha tempo?
Sono a sua disposizione signor Gildas.
Andiamo un poco in giro... Sempre che sia possibile.
 possibile. La nebbia oggi opprime pi il centro
che la periferia.
E poi, senza guardarlo:
Se  contento le faccio fare un giro fuori centro.
Poi l'accompagno all'albergo. E poi...
Rise e confess:
E poi passo a prendere mia figlia che termina la
lezione alla Scala verso le 17.
Gildas guard il suo cronometro e convenne:
Non potrebbe passare a prendere sua figlia, prima?
Sono quasi le 17. Non vorrei che la signorina
dovesse attendere...
Oh, si figuri! Non vado mai a prenderla con la
macchina! Ne approfittavo oggi perch il commendatore
mi ha detto di non darmi pensiero per l'ora di
rientrare...
E allora andiamo a prendere la signorina! ordin
Gildas.
L'autista punt subito verso piazza della Scala: infil
via Filodrammatici, si mise al posteggio nella piazzetta.
E si scus:
Le spiace se faccio avvisare Giulietta?
Ma no!
Vide che l'uomo aveva gli occhi scintillanti. Not che
andava verso il teatro a grandi passi. Si strinse nelle
spalle e pens:
E ora prepariamoci alla richiesta di autografo...
Ballerina. Avr mille ambizioni. E sperer di sposare
un Principe che appartenga, perlomeno, a una casa
regnante mandata in esilio... Se poi capiter un Principe
ereditario, tanto meglio...
Giulietta Colombo egli se la vide spiattita contro il
vetro ancor prima che il padre gliela presentasse. Nella
nebbia leggera egli vide quel viso non bello ma ridente,
quella figuretta minuta ma proporzionatissima. Come
i bambini, Giulietta teneva le palme appiccate al cristallo
e guardava dentro. Che fosse Giulietta, Gildas lo
cap perch alle spalle, ridente, commosso e felice stava
l'autista di casa Monica.
Vieni davanti con me... impose l'autista.
Ma Gildas, aprendo la portiera:
Ma perch? La signorina pu venire qui a farmi
compagnia... Permette? Vik Gildas.
Ella gli piant in faccia i grandi occhi color castagna.
Occhi come tanti e tanti altri: ma lucenti, vivaci,
intelligenti. E come gli fu seduta a lato, gli port
anche una folata di profumo: un misto di mille ciprie.
E, latente, un poco di odore di ascelle indubbiamente
ben lavate ma un poco in traspirazione per una recente
fatica. Ella aveva un semplice e lindo cappotto in stoffa
cammello: scarpe marrone, basse: nulla in capo e una
coda di cavallo a trattenere la gran massa color castagna
nuova dei capelli lisci lisci, senza ombra alcuna di
ondulazione.
Sono tanto felice di conoscerla, signor Gildas. E
so che non devo dire ad alcuno che lei  arrivato.
Oramai, egli mormor, non servir neppur
pi tacere. Domani comincer gli allenamenti e quindi...
si sapr anche troppo che sono arrivato.
Le piace Milano?
Dio mio! Ho visto poco...
Vedr il mio teatro come  bello!
E l'autista, senza volgersi, ma buttando indietro tutta
la sua felicit:
Stupida! Il mio teatro... Come se la Scala fosse
tua...
 un modo di dire, convenne Gildas. Lo capisco
bene!
Chin gli occhi: vide i piedi di lei. Sorrise. Erano
cos piccoli che parevano dimenticati l da una bambina.
Che se ne fa di quei due piedini? egli chiese
ridendo.
Che me ne faccio? domand attonita la ragazza.
Sono cos piccoli!
Ma si balla bene, sa, con i piedi piccini! E del
resto, sono piccola anch'io...
Poi soggiunse, convinta:
Le ballerine migliori non sono certo quelle molto
alte...
Senza guardarlo soggiunse:
Verr a vedere i Balletti?
Credo di s... egli rispose.
Io, sa, biglietti non posso fargliene avere...
E l'autista, sdegnato, volt appena il viso per dire:
Ma ne avr cento di biglietti! Che stai dicendo!
Be', convenne Gildas conciliante, di cento
biglietti non saprei che farne. Ma uno indubbiamente
lo avr.
Potr andare nel palco del commendatore... -
sugger Giulietta.
Penso che no, disse Gildas. Perch il commendatore
non pu e non deve fare preferenze per
me. Non  giusto che io sia invitato nel suo palco e
non lo siano i miei colleghi...
Allora, mormor Giulietta, potr andare per
una seconda o terza con i suoi colleghi... Io avrei preferito
che lei ci fosse alla prima... Una prima della
Scala  sempre molto bella...
Trover modo di vedere i Balletti da solo e senza
andare nel palco del commendatore e senza andare con
tutti i miei colleghi. Preferisco essere un buon amico
dei miei colleghi quando si  sul campo: fuori dal
campo mi piace restare solo.
Anch'io! esclam Giulietta. A scuola e in
teatro sono felice di essere con le mie compagne. Ma
dopo, fuori, nella strada o dovunque vada, preferisco
essere sola.
Gildas la guardava. Non riusciva a darle una et precisa.
Perch il visetto era scaltro, attento e, talvolta,
astuto: ma gli occhi conservavano una loro bella ingenuit.
E la totale mancanza di trucco rendeva quasi
infantile, dagli occhi in gi, quel viso. Le mani di
Giulietta non erano belle: e Gildas non capiva perch
la ragazza non avesse la scaltrezza di infilarsi i guanti.
Lo cap quando, avvicinandosi alla casa dove ella abitava,
Giulietta assurdamente infil i guanti. Allora vide
che i due indici uscivano allegramente dalla punta
del guanto.
Fu per quella visione poco piacevole che Gildas pens
ancora una volta a Nnina. Cos linda, accurata sempre:
cos perfetta e ordinata, cos fragrante. E raffinata.
Forse eccessivamente raffinata.
Io la saluto e la ringrazio, mormor Giulietta
sfilandosi quel guanto che per entrare in casa aveva
infilato.
Il padre non si mosse: allora si mosse Gildas: apr la
portiera, scese, tese la mano alla ragazza. Quando ella
se ne and per entrare nel portale di una casa nuova
ma periferica e ad alveare, Gildas sost a guardarla.
Da quel fresco cappotto color cammello, sbucavano le
pi belle, eleganti, snelle gambe che egli avesse fino
allora vedute. Gambe dalle caviglie agilissime, dal polpaccio
tornito e lungo. Gambe elegantissime, che la
ragazza esibiva volentieri anche secondando la moda
che indulgeva a vesti tanto corte.
Ma s' disturbato lei a scendere! osserv gongolante
l'autista.
Pretendeva che non fossi cavaliere con una cos
graziosa ragazza?
 buona, mormor l'uomo.
Poi soggiunse:
Ma viva!  per questo che si aveva paura di
mandarla in teatro.
Gildas non rispose. Un giorno, qualcuno gli aveva
scritto una lettera anonima nella quale gli si diceva:
Quando una donna vuole essere disonesta lo  sempre:
anche se vive in una casa seria e onesta come
quella della tua Nnina...
E lui, allora, aveva creduto che Nnina fosse disonesta.
Vuole andare in qualche luogo, signor Gildas?
Il pensiero di Nnina si frantum. Rispose all'autista:
No, preferisco andare all'albergo.
Come vi giunse, l'autista, berretto in mano, gli sussurr:
Grazie per essere stato tanto gentile con la mia
Giulietta. E la perdoni se  stata un poco azzardata...
Azzardata? Povera figliola! Non mi ha nemmeno
chiesto un autografo! Pi cauta e opportuna di cos
non poteva essere, la sua Giulietta...
Grazie...
Di che? Buona sera...
Buona sera...
Risal sulla vettura, si avvi verso casa Monica. In
quel momento Giulietta, in vestaglia, si toglieva le
scarpe e le calze. Sua madre faceva scendere acqua
nella vasca da bagno che era nella piccola stanza da
toeletta. La casa era nuovissima, poco pi che popolare:
era composta di una cucina minuscola, una stanza-tinello
e due camere da letto. Quella dei genitori di
Giulietta era abbastanza grande: quella di Giulietta era
piccola ma aveva un balconcino affacciato su un prato.
Nel prato stava sorgendo un altro alveare e tra pochi
mesi, indubbiamente, anche la scarsa e malconcia erba
sarebbe sparita.
Com'? domand la madre senza volgersi.
Un corridoio da nulla divideva la camera di Giulietta
da quella esigua stanza di bagno.
E di dove era, Giulietta rispose:
 bello, bello, bello!
Gentile?
Molto...
Pieg le calze, le arrotol, le fece volare: e passando
sulla testa di sua madre caddero nell'acqua che la
donna aveva gi fatto scrosciare.
Ma lo sei stupida! scatt la donna. C'
l'acqua pulita per il bagno e mi butti dentro le calze
che vanno lavate...
Le acciuff, le butt nel lavamano; fece scrosciare
acqua anche l: insapon le calze, le sciacqu con cura:
prese una molletta per la biancheria e le appese, per
fa punta dei piedi, a un gancetto posto sopra la vasca.
Ho sudato come un cane! brontol Giulietta.
I cani non sudano, ribatt la madre.
Sudano dalla lingua, lo so. Ma non avevo un'altra
bestia sottomano.
La madre rise. E poich Giulietta si era affacciata
sulla soglia, la guard. Era assai pi alta della figlia
e la grazia di Giulietta, cos minuta e ben fatta, la
commuoveva sempre. E sempre le pareva impossibile
che da due persone massicce come erano lei e il marito
fosse nata quella bambolina dalle proporzioni perfette.
Ti metto un poco di sali nella vasca? chiese la
madre.
Grazie... Ma non fare troppa economia, mamma!
E ridendo diede una manata alla mano della madre:
questa, che reggeva la grossa boccetta contenente sali
da poco prezzo, si vide cos cadere nell'acqua una dose
abbondantissima di quei sali.
Sprecona! brontol. Se non sposerai un
milionario saranno pasticci, abituata come sei!
Certo che sposer un milionario, convenne Giulietta,
sicura. O milioni o niente. La fame con la
sete non la voglio mettere.
C' una gran chioccia che sta covando milionari
per te! E appena saranno nati verranno tutti da te. A
farsi scegliere. Povera testa!
Oh, mamma! Sono stanca! Voglio tuffarmi...
L'altra se ne and e Giulietta si distese nella vasca
da bagno. Sentiva,  vero, la necessit di quel bagno
dopo ore e ore di lezione. Ma anche pretendeva il bagno
perch si sentiva ricca e felice potendoselo offrire. In
definitiva era convinta che il bagno quotidiano altro
non fosse che un segno di ci che ella sarebbe stata
in un prossimo avvenire. E sorridendo, strofinandosi
con il guanto di crine, detergendo quel suo grazioso,
perfetto, affascinante corpo di bambola, ella pens:
Passo d'addio... Applausi... O divento prima ballerina
subito. O subito mi chiamano a fare del cinematografo.
Denaro. Tanto. Lo voglio.
Sollev una gamba: se la vide tutta: dall'inguine al
piedino. Sorrise compiaciuta. La rituff nell'acqua:
sollev l'altra: dall'inguine al piedino. La pelle monda,
liscia, ben distesa sul muscolo saldo, lasciava sfuggire
l'acqua. Era una carne di colore ambrato, di un pallore
aristocratico, di morbidezza eccezionale. Le spalle erano
ampie, proporzionate, perfettamente disegnate: i seni,
saldi, prepotenti, alti, avevano una appiccatura sorprendente.
Sottilissima la vita: appena appena accennati i
fianchi. E poi la mirabile linea della coscia obliqua: e
quelle caviglie, quei piedini...
Sorrise pensando a Gildas che le aveva chiesto che
mai se ne faceva di piedi cos piccoli.
Andranno lontano i miei piedini, ella si disse.
E si tuff tutta. Fino ad avere l'acqua sotto il mento.
Aveva una cuffietta di gomma: i capelli vi erano raccolti:
ma ella sentiva che s'andavano bagnando alla
nuca. Non si preoccup. Aveva scelto quella pettinatura
a coda di cavallo per non aver bisogno del parrrucchiere.
Lisci come erano, i suoi capelli stavano bene
cos: trattenuti dal nastro nero: e la coda che andava
dove voleva.
Quando riemerse, tolse subito la cuffia. I capelli le
caddero sulle spalle. E allora l'arguto viso si addolc.
Nello specchio si vide arrossata: sorrise. I denti erano
sani, bianchi, belli. Li vide splendere. Pens: Sorrider
cos al Passo d'addio... Voglio vedere chi non mi
applaudir.
Sua madre grid:
Non hai ancora finito?
Finito... rispose.
Si chiuse nell'accappatoio. Attravers il corridoietto,
fu nella sua camera. Si sciolse dall'indumento, si sbirci
nello specchio. Si imagin in tut. Fece una piroetta,
tolse dall'armadio una vecchia e candida coperta imbottita:
la distese al suolo. Infil un paio di brachette,
serr attorno al petto un reggiseno: cominci a fare
ginnastica. Sulla porta apparve sua madre; la guard.
Conta, mamma!
E la donna, battendo le palme:
Uno, due, tre, quattro... Uno, due, tre, quattro...
Perfetta nei movimenti, Giulietta faceva, con sommo
impegno, la sua ginnastica. Cocciuta, ostinata, superba
e ambiziosa, si diceva che ogni fatica le sarebbe stata
compensata. E fra un movimento e l'altro delle sue
braccia, delle sue gambe e del suo corpo, saettavano
automobili di gran classe, gioielli favolosi, conti di
banca, pellicce morbide... Poi, fra un movimento e l'altro,
apparvero gli occhi grigi di Vik Gildas. Allora,
per un istante ella si eresse, si ferm. Sua madre le
grid:
Io me ne vado... Ho altro da fare...
La madre chiuse la porta. Giulietta riprese a fare
ginnastica: curva, la mano destra davanti al piede sinistro,
si disse forte:
E perch no?
E poi:
Uno, due, tre, quattro... Tentar non nuoce... Ha
occhi belli e deve guadagnare milioni a cataste... Uno,
due, tre, quattro...
Gli esercizi ebbero fine. Giulietta, sul sommario costume,
infil un abitino a vestaglietta: una cosa da
poco, ma linda, ben stirata, con un collettino di piccato
bianco e i polsini pure di piccato bianco. Comunque,
quei polsini ella rimbocc e and in cucina, dalla madre
che preparava i cibi.
E mangiarono insieme, sul marmo del tavolo di
cucina: piatti lucidi di dozzinale ceramica, bicchieri
detersi di modesto vetro: tovaglioli di cotone. Ma nel
mezzo della tavola, in un vasetto rosso, c'erano tre
margherite che al mercato la madre di Giulietta si
faceva donare, passando, dal solito fioraio. La fanciulla
mangiava allegramente: risotto, una fetta di prosciutto,
verdure cotte. Una mela. Aveva ricomposta la coda di
cavallo, ma sul viso le restava una espressione tra
sorniona e attonita, sulla quale, a tratti, passava un
sorriso arguto.
Che diavolerie hai per la testa questa sera? -
chiese la madre.
Giulietta spalanc in faccia alla madre i grandi occhi
lucidi: scroll un poco le spalle e rispose:
Questa sera mi sento matta.
Ah, be', rise la mamma. Non c' da stupire
se ti senti matta. Lo sei!
Ma poi sorrise vedendo che Giulietta, allegramente,
faceva riscaldare il caff: e i movimenti della fanciulla
erano esatti, calcolati, quasi da autentica e brava
massaia. La giovane vers alla madre e per s una
tazza di caff abbastanza leggero: insieme bevvero. Poi
Giulietta infil i guanti di gomma e aiut la madre a
riordinare le stoviglie.
Poi apr sul tavolo di marmo un giornale a fumetti:
e la mente della fanciulla si ferm su una inquadratura
dove una dama in parrucca bianca si rivelava, di profilo,
sullo sfondo di un salotto lussuoso. Poco discosto
dalla dama un domestico in livrea stava un poco inchinato,
come se attendesse ordini o stesse per congedarsi.
Piano piano, su dal cuore, sal per Giulietta la solita,
vecchia speranza: quella che era forse per lei congenita:
poter essere una dama, con domestici e salotti
lussuosi e poter ordinare cos, come faceva quella
dama altera dalla parrucca bianca...
A letto, Giulietta! protest la madre.
A letto. Ancora sogni a occhi aperti nel buio. Occhi
grigi di Vik Gildas: e poi il buon sonno schietto e
profondo di ragazza sana e giovane.
Quindi cominci il nuovo giorno: e alle otto del
mattino Giulietta Colombo gi era sul tram che doveva
portarla in piazza della Scala. Sotto il cappotto
color cammello aveva un abito di maglia di lana marrone
scuro. La coda di cavallo era trattenuta da un
nastrino di velluto marrone e dal viso di lei spirava
una cos viva e prepotente freschezza che la gente guardava
a lei come per ritrarne un poco di ossigeno.
In piazza della Scala, Giulietta discese: si avvi rapida
per via Filodrammatici, entr nel portale che
doveva condurla alla scuola. Nel cortile incontr Leda
Bon, una biondissima compagna di corso, una cosetta
slavata dai grandi occhi azzurri e dalle gambe stupende.
Leda dichiar subito:
Accidenti ai tram, alla folla e all'orario che ci
impongono. Guarda che scarpe!
Mostr le scarpette di vernice nera: avevano una
spellatura ai tacchi.
Ci vuole l'automobile! rise Giulietta. Almeno
nessuno ci dar pedatoni in tram.
L'automobile... sospir Leda. Sar molto se
un giorno potremo guadagnare tanto da permetterci
sempre i tass...
E Giulietta, irritata:
Se pensi di far della miseria, perch vuoi continuare
questa carriera? Voglio dire, se non hai speranze,
perch ti ostini a ballare?
Speranze ne ho e molte. Ma sono tutte basate
sulle mie gambe. E quante saranno di noi quelle che
diventeranno celebri per mezzo delle loro gambe e della
loro abilit di danzatrici?
Giulietta non rispose. Ma fulmineamente si rese
conto di non aver mai pensato seriamente alla sua
abilit di danzatrice. Ella sperava di giungere alla ricchezza
con il suo fascino di donna: l'arte sarebbe stata
una cornice, un richiamo, una vetrina.
La loro insegnante, che era stata una celebre ballerina,
le accolse con il solito mezzo sorriso. Le ragazze,
nello spogliatoio, infilarono un maglioncino, il maglione
color carne n molto elegante n molto nuovo: su
tutto serrarono alla vita quella specie di tut cortissimo
fatto di raso di poco prezzo. Del resto, quell'abbigliamento
non aveva altro scopo che di abituare le ballerine
al costume, assai pi lussuoso, ma di forma
pressoch uguale, che avrebbero poi indossato nella
loro vita di artiste.
Ed ebbero inizio gli esercizi alla sbarra: con la destra
appoggiata alla sbarra le ragazze cominciarono a lanciare
una gamba, cos da sfiorare appena il suolo con
la scarpina di raso. E per alcun tempo non si ud, nel
gran salone, che quel fruscio di dieci piedini: avanti,
indietro, avanti, indietro, mentre il corpo acquistava
una dolcezza impreveduta abbandonandosi a quell'esercizio
pur cos abituale.
Giulietta! protest l'insegnante. Tu stai
dando zampate al suolo. Che ti piglia. Sei un cavallo
di Gondrand o una che si prepara al Passo d'addio?
Giulietta pens, rabbiosa, che Gondrand non aveva
pi cavalli ma potenti automezzi. Si disse anche qualche
cosa di pi; precisamente che la insegnante era
rimasta all'epoca dei cavalli. Ma subitamente allegger
il suo movimento: e anche il suo piedino sfior con
garbo il pavimento lucido. Un rapido ordine fece fare
dietro front alle ragazze: l'esercizio riprese su l'altra
gamba. Poi furono le punte che lavorarono, poi apparvero
i mirabili rabeschi, poi gli spacchi e i giri di
gamba. E alla fine Giulietta inizi le sue perfette, agili,
superbe piroette. Solo dopo le piroette Giulietta si accorse
di aver accontentato l'insegnante.
Quando si tratta di piroettare, dichiar la maestra
non c' nessuno che ti batta. Brava! Ai miei
tempi vi era Bianca Gallizia che piroettava come te.
E ne ha avuto di successi! Una brava ragazza, Bianca-
Ora  sposata, si sa...
Giulietta domand:
Con un miliardario?
Miliardario, miliardario, ribatt l'insegnante.
Ha fatto un ottimo matrimonio. E se i miliardi non ci
sono che importa? Nella vita basta trovare un galantuomo,
che ti sposi, che ti dia un'esistenza tranquilla
e serena. Miliardario! Ve ne  proprio uno, sotto il palcoscenico
e che aspetta te!
Ma Giulietta non si scoraggi. Pens che Vik Gildas
non era un miliardario, ma guadagnava tanti e tanti
milioni. Che un giorno si sarebbe ritirato a vita privata,
magari lass, nella sua terra fatta di neve e
ghiaccio. E con i milioni anche una terra fatta di neve
e ghiaccio poteva essere molto ospitale.
Mezzogiorno. Le ragazze erano pronte per andarsene.
Giulietta si attardava litigando con un nodo che le
serrava il maglione alla vita. Leda Bon le domand:
Vuoi che ti aspetti?
No, grazie, rispose Giulietta. Forse verr mio
padre a prendermi.
Come tutte se ne furono andate, Giulietta trov subito
modo di liberarsi dal maglione: e rapidamente
si vest. Poi scese dal custode e gli chiese il permesso
di telefonare. Telefon a casa Monica, domand del
padre. Le risposero che era nell'autorimessa e che
l'avrebbero messa subito in comunicazione con lui.
E come ella ud la voce del padre, mormor:
Sono stanca e a pezzi, babbo! Non passi da queste
parti per combinazione?
Passo, ma con il signor Gildas. Debbo andarlo a
prendere subito subito in una sartoria... E non oso
dirgli che vorrei caricare te... Ma come mai sei tanto
stanca?
Figurati! Mi ha fatto piroettare per mezz'ora, poi
la maestra ha voluto che io facessi un balletto per far
vedere alle altre come muovo io le braccia. Cos, per
far vedere i movimenti delle braccia, m'ha stancato
le gambe... Non ne posso pi. Tre ore di ballo, babbo...
Mentiva, con una voce dolente. E il padre mormor:
Io tento... Tu aspetta...
Ed ella aspett, paziente, sul portone. L'aria era
fredda e Giulietta temeva di avere il viso congestionato.
Sentiva, prepotente e voluttuoso, il desiderio di un
buon bavero di pelliccia: un bavero da rialzare, nel
quelle racchiudere il viso per sentirne il dolce e profumato
tepore. Il cuore le balz fino alla gola quando
vide fermarsi davanti al portico la vettura di casa
Monica. E da quella vettura scese subito Vik Gildas
e le sorrise.
Ho saputo che lei  stanca, spieg il giovane -
allora ho pregato suo padre di passare a prenderla.
Salga...
Ella balz nell'interno della vettura, tentando di mettere
nel suo balzo tutta la sua bella agilit di danzatrice.
Lei  cos gentile... mormor Giulietta.
Con una mano si accarezz una caviglia:
Oggi  stata una giornata tremenda. Pareva che
la maestra volesse mandarmi a pezzi... Forse perch le
mie colleghe erano svogliate, se la prese con me e mi
fece fare tutti gli esercizi che le altre avevano eseguito
male... Non sono certo tipo da stancarmi ballando, ma
il troppo  troppo anche per me...
Sono contento di poterle essere utile, mormor
il giovane.
Lei non aveva nulla di pi importante da fare? -
chiese Giulietta. Voglio dire, non le ho fatto perdere
tempo?
Ma no! Ero in sartoria.
Giulietta lo squadr. Poi disse:
Lei  molto elegante...
Grazie...
Un poco di silenzio: poi fu Gildas che spieg:
Domani sar ufficialmente presentato ai miei colleghi.
E inizier l'allenamento. Oggi i giornali annunciano
il mio arrivo. Prevedo assalti di fotografi e giornalisti.
E non so che cosa darei per evitare tutto
questo.
Non sar molto facile evitare tutto ci, ribatt
Giulietta. Lei  atteso con tale curiosit e tale ansia
che non potr mai sfuggire alle domande dei giornalisti
e all'assalto dei fotografi...
Vide che Gildas, d'impeto, serrava una mano nella
altra. Si accorse che sul suo viso, repentinamente, una
grande ombra alterava i tratti virili e belli. Ud che
egli diceva:
Per l'amore di Dio... Che mi venga evitata la noia
di domande e il tormento di fotografie!
Fugga! ella sugger.
Dove?
Il cuore di Giulietta impazz nel petto di lei. Mille
pensieri turbinarono nella mente della ragazza. Ud
che il giovane diceva, sconsolato:
All'albergo mi acciufferanno, non potr serrarmi
nella mia camera e dimostrarmi villano. Nella villa del
Presidente sarei ugualmente assalito, ch il Presidente
non potr scacciare tutti senza parere scontroso o villano.
Se partir in macchina mi vedranno...
E Giulietta:
Venga a casa nostra! Una modesta casa di povera
gente non sar mai sospettata...
Ma Giulietta! Diventi matta! A casa nostra il signor
Gildas! Ma... Ma non ti vergogni?  una casa
non adatta a lui...
Vik Gildas sorrise:
 pur sempre una casa di brava gente. E io penso
che sia l'unico luogo dove non sia possibile ad alcuno
di venirmi a cercare...
Allora l'autista si pass una mano sulla fronte e come
quel gesto gli mand indietro il berretto, la sua
faccia assunse subitamente una espressione tra stupefatta
e desolata, comunque divertente.
O lei non vuole che io venga nella sua casa? -
domand Gildas.
Non voglio! Sono domande da fare, signor Gildas?
Soltanto non so minimamente imaginare come
vi si trover lei!
Mi trover benissimo. Ora andiamo all'albergo,
poi telefoner. Mi d il numero?
Ma Giulietta gi gli tendeva un cartoncino: su di
esso era scritto in un corsivo tutto a svolazzi: Giulietta
Colombo.
Il giovane intasc il cartoncino. Poco dopo scese davanti
all'albergo e la macchina prosegu. Ma come fu
nuovamente in moto, il padre attacc:
Tu devi essere, perlomeno, pazza.
Io sono molto saggia. Ed  nel mio programma
invitare nella mia casa chi  molto pi di me. Per
invitare chi  meno avr sempre tempo.
Erano in un viale semideserto ai lati del quale sorgevano
grandi caseggiati popolari nuovi e lindi. Non
lontano era il caseggiato dove abitava Giulietta. Ma
era palese che l'autista voleva parlare alla figliola prima
di raggiungere la sua dimora. Perci attacc subito:
Non vorrai farti prendere in giro dal signor Gildas?
Non voglio farmi prendere in giro da nessuno -
ribatt Giulietta pronta. Al pi cercher, quando mi
sar possibile, di prendere io in giro gli altri. Ora, invitando
Gildas, faremo un piacere anche al commendator
Monica. Glielo telefoner io...
E cos il commendatore sapr che ti ho caricata
in macchina. E un bel giorno dar una pedata a me
e io mi trover senza posto...
Giulietta, infastidita, squass la sua coda di cavallo:
risentita rispose:
Mi consideri proprio cretina. Lasciami fare, babbo!
Penser io a telefonare al commendatore. Anzi,
telefoner alla signora Ca. Mi vuol bene...
L'autista scroll la testa. Riprese la strada. Come furono
a casa, ancor prima di togliersi il cappotto Giulietta
compose il numero di casa Monica. Al cameriere
che le rispose disse:
Per favore, quando donna Ca potr e ne avr voglia,
dovrebbe telefonarmi. Ho alcune cose da dirle... Se 
a tavola non dica nulla. Grazie e buon giorno.
Pos il microfono: ma si era allontanata di poco
dall'apparecchio telefonico, che il campanello squill:
Qui parla casa Monica. Attenda: donna Ca vuole
parlarle...
Giulietta chiuse gli occhi e si appoggi con la spalla
alla parete. Donna Ca... Chiamava lei, subito, per sentire
ci che lei voleva...
Buon giorno, donna Ca... Non volevo disturbarla...
Volevo solo dirle che dianzi io attendevo il tram in
piazza della Scala e che mio padre, passando, mi vide.
E forse, schietto come , fece notare al signor Gildas
che l, sulla piattaforma salvagente, vi era sua figlia.
Naturalmente il signor Gildas fu tanto gentile da volermi
a bordo. E cos, tra ciancia e ciancia, seppi che
lui, Gildas, era molto seccato pensando che l'attendevano
le mille domande dei cronisti e le mille fotografie
dei fotoreporters. Mi disse che sarebbe andato chi
sa dove pur di sottrarsi alla curiosit altrui. Io, non
sapendo che dire, gli suggerii di venire da loro, donna
Ca... Ma il signor Gildas ribatt che rifugiarsi nella
casa del suo Presidente sarebbe stato inutile, perch
il Presidente, tanto gentile sempre, non avrebbe mai
osato mettere alla porta giornalisti e fotografi. Cos
io, senza pensare molto, dissi a Gildas che, se voleva,
la nostra modestissima casa era a sua disposizione.
Con mio sgomento accett o quasi... Mi disse che
avrebbe telefonato dando conferma. E io, ora, non so
che fare. Se accetta, come mi comporto? Voglio dire:
come ci si comporta con gente simile? Io non so nemmeno
che cosa offrire, donna Ca... Mamma e babbo
sono qui esterrefatti...
La dolcissima voce di donna Ca giunse a Giulietta
come un abbraccio affettuoso: da quella voce confortante
e buona ella si sent tutta avvolta. E fu la signora
che le disse:
Penso che Gildas non abbia bisogno di cosa alcuna.
Un buon caff la tua mamma lo sa fare. Quindi
lascia che Gildas si rifugi da te e possa evitare tutte
le domande e anche le fotografie.  un malinconico ragazzo
il nostro Gildas. Non gli piace tutto ci che 
fracasso e chiacchiera. Ti sar riconoscente se lo accoglierai
perch nessuno penser mai di venirlo a cercare
cost...
Va bene, signora...
E se hai bisogno di qualche cosa telefona, Giulietta...
Grazie, donna Ca...
Pos ancora una volta il microfono, ma non si allontan
dall'apparecchio. Sfil il cappotto, lo affid
alla madre. Perplessa, questa la guardava. E d'un
tratto domand:
Tuo padre  tornato dai signori?
S...
E lo sa che cosa diavolo hai combinato?
Lo sa...
E non t'ha dato un paio di schiaffi?
No. Perch non li meritavo.
E che cosa ce ne facciamo, noi, in casa, di un
calciatore?
Niente. Lo facciamo sedere in poltrona e lo lasciamo
in pace.
Ed ecco il trillare del campanello telefonico. Ed ecco
Giulietta tutta tesa nell'ascolto della voce di Gildas.
Grazie per l'invito, signorina Giulietta. Domani
sar a casa sua.
Ella pot rispondere soltanto con una risatina falsa.
Tutte le parole che la mente componeva le morivano
in gola. Come ebbe finita la telefonata, Gildas la salut
cordialmente. E Giulietta and a sprofondare nell'unica
poltrona della sua casa.
Bel pasticcio! protest la madre. Ha confermato,
vero? Viene?
Viene...
E alla portinaia che cosa si dice se lo riconosce?
Ma come vuoi riconosca Gildas se non distingue
una palla da calcio da un elicottero. Per lei sono due
cose che vanno in aria: non approfondisce di pi.
Ma poi scatt:
Comunque, mamma, tu sai che io non ho intenzione
di crepare qui. E se tento di acciuffare magari
un calciatore milionario gli ostacoli li voglio trovare
dappertutto ma non nella mia casa.
La madre, risentita, serr i pugni. Molte volte Giulietta
le faceva compiere quel gesto che altro non era
se non una dose di schiaffi che automaticamente rientravano.
Ma ben presto i pugni si allentarono. E la
donna sorrise. Non disapprovava le idee di Giulietta.
Senza sperare molto, sperava per quella figlia balzana
un matrimonio di grande stile. E se lo stile doveva
essere quello di un calciatore, poco male!
Cos, aiutata dalla figlia, cominci a riordinare la gi
ordinata casa. Fu Giulietta che tolse le tende dal tinello,
le lav, inamid, stir e riappese. Fu Giulietta
che and nella minuscola stanza di bagno a passare
cera sul piccolo e breve impiantito. Fu lei che la sera,
prima di dormire, preg fervidamente tutti i santi dicendo:
Che la casa non gli sembri misera, che tutto proceda
bene, che da questa casa se ne vada via contento,
soprattutto sereno... E senza malinconia... Ma
perch  malinconico?  bello e ricco... si pu essere
malinconici quando si  ricchi?
Il mattino dopo telefon alla Scala dicendo che aveva
un poco di febbre e saltava la lezione.
Poi apr un giornale: e lesse subito:
Vik Gildas, giunto alla chetichella, si allener oggi.
L'attesa del giovane centro-attacco  febbrile. Se Gildas
sapr darci qui tutto quello che ha dato nella sua
terra, il campionato potr considerarsi oramai vinto
dalla squadra alla quale egli da oggi appartiene... Vik
Gildas  un bellissimo giovane che proviene da ottima
famiglia benestante. Ha interrotto gli studi per dedicarsi
allo sport preferito;  diventato calciatore unicamente
per passione. Di lui si dice che sia un malinconico,
un misantropo, un solitario. Forse alla base
di questo carattere poco socievole vi  una grande delusione
d'amore... Perci il bel Gildas  destinato a
diventare l'idolo delle donne...
Giulietta spinse lontano il giornale.
Pettegoli! esclam rabbiosamente. Quando
non sanno che cosa dire di un giocatore, inventano...
Figuriamoci! Misantropo per amore Gildas! Non ho
mai incontrato una persona pi socievole di lui. E che
ci siano donne capaci di deluderlo non mi pare possibile.
Tutte le donne sono certamente pronte a essergli
fedeli...
La madre le mise davanti il vassoio di legno d'olivo.
Su di esso era steso un tovagliolo candido, di cotone:
e sul tovagliolo c'era la scodella colma di latte e
caff.
Bisogna mettere un piattino sempre sotto tazze
e scodelle, spieg Giulietta. Soltanto i bicchieri si
possono dare in mano senza aggiungere piattini e tovagliolini.
Gli americani insegnano cos... Che sia elegante
non lo sostengo: comunque  moderno e comodo...
Ti fai imbottire la testa di tante cose inutili -
soffi la madre.
Eh, no! Utili... Nel caso io possa avere un giorno
un salotto con persone di riguardo. Alle quali offrire
in bellissimi bicchieri di cristallo ottime bibite...
E squill il campanello del telefono. Era il padre di
Giulietta:
Sentimi bene! Il commendatore mi ordina di andare
a prendere il signor Gildas: lo faccio entrare in
macchina, scappo e lo porto cost... L'allenamento 
stato una cosa sbalorditiva. Ma Gildas ha gi litigato
con un fotografo che gli andava sotto il naso. Gioca
da padreterno. Ma che strane cose si dicono su di
lui...
Che cosa, babbo? grid Giulietta. Che cosa?
Ma il padre aveva gi interrotta la comunicazione. E
Giulietta and a legarsi con un nastrino rosa la sua
coda di cavallo. Aveva un maglioncino rosa, abbastanza
scollato e molto aderente: si sentiva molto stella cinematografica
con il vantaggio di due gambe superbe.
Maglioncino rosa, gonna grigia a pieghe fitte di un bel
pliss accurato. Scarpine nere senza tacco. E quei piedini
miracolosi chiusi in quelle scarpette erano una
poesia. Anche se Giulietta spasimava pensando a quanto
sarebbero state bene due morbide scarpine di antilope
grigia. Ma quelle che aveva veduto costavano
diciotto mila lire. Quasi la met della busta-paga paterna.
Accidenti! brontol ripassando il rossetto sulle
labbra. Maglioncino rosa, gonna grigia, scarpe nere...
Se Gildas  un esteta mi considerer un arcobaleno a
mezzo lutto...
Ma Gildas, quando apparve sul ballatoio, le sorrise
ansimando:
Grazie! Nessuno mi ha veduto! Mi si prepara una
giornata di quiete assoluta...
Ella tese le mani, parve trascinarlo dentro la sua
casa. Chiuse subito la porta, senza nemmeno avvedersi
che suo padre era ancora sul ballatoio intento a
guardare gi se mai vi fossero facce di curiosi.
La madre di Giulietta, impacciata ma sorridente,
mormor:
Benvenuto, signor Gildas...
Con quella cordialit che era in lui congenita, Gildas
strinse forte la mano della donna.
Nel tinello gli offrirono la poltrona. Ed egli, prima
di sedere:
Ma loro dove si mettono? Non posso stare in
poltrona io solo...
Giulietta porse una seggiola alla madre, ne prese una
per s e spieg:
La mamma non sta mai in poltrona: non ha avuto
mai la possibilit di abituarsi alle comodit. E io sono
troppo abituata a muovermi per amare la morbidezza
di una poltrona. Si metta lei comodo e ci dica...
Egli sedette, la guard e chiese:
Dire che cosa, signorina?
Mi piacerebbe tanto se lei mi chiamasse Giulietta
senza signorina!
Bene! Mi dica che cosa vuole sapere da me, Giulietta.
Senza far rumore, la madre di Giulietta si lev e
chiese:
Un caff?
Grazie, s, rispose il giovane.
Poi, a Giulietta:
Chieda...
E la ragazza:
Le piace Milano?
Per quel che ho visto s. Non  una bella citt
ma  come certe donne non belle e simpatiche che
possono piacere pi di tante bellezze classiche e raffinate.
E i suoi compagni di squadra le piacciono?
E lui, sorridendo:
Vede: in questo caso non  che i miei colleghi
debbano pi o meno piacermi:  che si deve andare
d'accordo. E mi pare che s, che si possa andare d'accordo.
Comunque, se fuori campo non saremo molto
amici la colpa sar mia. Perch sono un orso. Un
cattivo orso...
Cattivo no! protest Giulietta.
Cattivo s, ma  inutile discuterne.
La madre di Giulietta apparve con il caff: tutto era
ben preparato su un vassoietto: e Gildas assapor la
bevanda con palese piacere. Per posare la tazza fu per
levarsi: svelta Giulietta lo prevenne, prese la tazza che
egli ancora teneva in mano e le loro dita si intrecciarono.
Non le distolse, la ragazza, anzi, tent di insinuare
le sue alle dita del giovane. Egli la guard. Il
bel sorriso giovane e sano della provocante Giulietta
fece scaturire sulla bocca di lui un altro sorriso. Ma
era il sorriso di chi si divertiva a un gioco di scaltrezza
o di abilit. Non era certo un sorriso di ammirazione
e tantomeno di amore.
Duro da conquistare..., si disse la fanciulla.
Riprese posto: accavall una gamba, fu certa di esibire
l'eleganza della sua caviglia, del suo polpaccio e
del suo ginocchio. Poi domand:
Premesso che non la considero cattivo, mi dica
qualche altra cosa. Giocano bene i suoi colleghi?
Molto bene.
Hanno rivelato ammirazione per lei?
Non lo so.
Ha voglia di giocare allo stadio milanese?
Molta voglia, anche per conoscere il pubblico.
Giulietta sospir, mormorando:
Che cosa darei per poterla veder giocare!
Non deve dare molto, Giulietta. Mi dica che vuole
un biglietto e glielo faccio avere. Uno solo, purtroppo,
perch non mi pare che ne diano molti. Comunque,
uno per lei ci sar.
Oh, grazie, grazie!
Gildas le sorrise ancora, con quel suo sorriso distratto,
stanco, che pareva sbocciare a fatica sulla bella
bocca giovane, dal disegno dolce e virile a un
tempo.
Quanto tempo si fermer in Italia, signor Gildas?
Be', se devo lasciare da parte il signorina, lei
abolisca il signor... Mi domandava quanto tempo mi
fermer?
Si interruppe, parve meditare, sospir:
Dipende...
E poi, senza darle il tempo di fare una domanda
soggiunse:
Da tante cose, Giulietta. Bisogna che io superi
molte cose prima di tornare lass. Non si torna mai
troppo volentieri dove si  tanto sofferto...
Mi spiace... mormor la ragazza, sinceramente
addolorata. Avrei preferito che lei mi dicesse di
rimpiangere la sua Svezia perch lass era stato tanto
felice.
Lo fui, molto felice. Poi molto disperato, da impazzire,
Giulietta.
E ora? ella mormor smarrita.
Il giovane guard verso la porta: intravedeva l'ombra
della madre di Giulietta. La donna si muoveva
nella stanza attigua e forse la presenza di lei metteva
un poco a disagio il giovane. A Giulietta pass subito
per la mente l'idea di chiudere la porta, ma la scacci
per il timore che Gildas interpretasse malamente quell'atto.
Fu contenta che il giovane abbassasse la voce
per rispondere:
E ora sono sempre disperato.
Allora, d'impeto, Giulietta port la sua seggiola accanto
alla poltrona di Gildas: senza esitare ella mise
la sua mano su quella che il giovane teneva, abbandonata,
sul bracciolo. E sinceramente, ben lontana dal
voler perorare la sua causa ella domand:
Non posso aiutarla a essere meno disperato, Gildas?
Dolcemente egli capovolse la sua mano: le due palme,
quella di Giulietta e quella di Gildas si trovarono
a contatto. E malinconicamente egli mormor, serrando
la mano di lei:
Non si potr mai darmi pace. Nessuno lo potr,
Giulietta...
E si alz. And presso la finestra, senza scostare la
tenda guard fuori. E disse, come se parlasse a quel
limitato orizzonte che gli era concesso di vedere:
Non parliamone pi, Giulietta.
Si volse, si appoggi alla finestra chiusa, incroci le
braccia, riprese:
Tuttavia mi piacer contare su di lei come si pu
contare su una buona e festosa amica. Tutte le volte
che sar troppo triste, troppo solo, troppo disperato,
la chiamer, Giulietta. Perch lei  tanto gaia, ha
tanta luce dentro di s e mi pare che lei abbia anche
il cuore sereno. Cos mi sar di gioia rifugiarmi accanto
a lei quando il nero che ho dentro avr bisogno
di essere rischiarato dal sole che lei ha... Pu accettare
questa mia offerta, Giulietta?
Esitante, come presaga di compromettere tutti i suoi
piani, ella rispose:
Io accetto tutto ci che lei vuole, Gildas. Purch
lei sia un poco pi contento...
Ma come se non avesse dato valore alcuno alle parole
della giovane, egli riprese:
Perch non posso certo chiedere conforto ai compagni
di squadra. Quando si ha il cuore disperato come
io l'ho, i compagni di squadra non servono. E di
farmi un amico vero e grande non ho n la voglia n
il tempo. L'ho un grande amico, ma  lass. Il suo
conforto mi arriver di tanto in tanto sotto forma di
lettere: cio sbiadito. Il conforto immediato lo cercher
da lei. Acquister una bella automobile, andremo
a fare qualche gita: lei sopporter la mia miseria
morale e in cambio sar tanto generosa da volermi
dare la sua fresca esultanza. Perch lei  felice, Giulietta...
La ragazza non rispose. Sentiva, per la prima volta,
uno smarrimento strano, qualche cosa di impreveduto
che le mozzava il respiro, come se Gildas invece di
chiederle di essergli amica le avesse domandato di
rinunciare a tutte le sue aspirazioni di donna e di
danzatrice. Tuttavia lasci che lui continuasse a parlare.
Ed egli ripet:
Lei  cos serena, cos felice, cos gaia, Giulietta,
che sono certo potr essermi di conforto...
E la guard: ella era seduta, la gamba accavallata, la
folta coda di cavallo pendente immota: gli occhi scuri
dilatati nel volto roseo, dove la carnagione aveva l'apparenza
di qualche cosa di straordinariamente fresco
e setoso. Il seno di lei, alto e procace, palpitava. Forse,
in quel momento, vedendola cos giovane e femmina,
Gildas ebbe un pensiero. E subito mormor:
Tuttavia non vorrei che la mia amicizia la compromettesse,
Giulietta. Perch se lei ha un fidanzato,
un amore o un flirt non sarebbe logico per lei farsi
vedere con me...
Non ho fidanzati, non ho amori, non ho flirts -
ella rispose pronta. Ma potrebbe accadermi un
grosso guaio, Gildas.
Arross, di colpo. Lo guard. E l'uomo, tranquillo,
chiese:
Cio?
Potrebbe accadermi che appunto per non avere
n fidanzati n flirts io mi innamorassi di lei.
Questo non deve accadere, Giulietta. Perch io
non potr mai ricambiare il suo amore.
Allora ella si lev, lo raggiunse, si mise anche lei
nel vano della finestra, anche lei incroci le braccia
sul petto e stando di lato al giovane e senza guardarlo,
domand, risentita:
E chi le vieta di innamorarsi?
Il mio cuore. Che  morto. O perlomeno che vive
solo per patire.
Non capisco, ella mormor.
E il giovane:
Avevo una fidanzata. L'adoravo.  morta.
Mi spiace tanto, Gildas... ella mormor, sincera.
E poi, certa di fargli piacere:
Non ha una fotografia di lei, della sua povera
fidanzata?
Egli sorrise, triste: rispose:
Ho nella mia camera una grande fotografia, dove
il bel viso di Nnina  quasi a grandezza naturale...
Qui...
Trasse dal portafogli una fotografia: soggiunse:
Qui ho solo questa che rivela in parte la bellezza
di Nnina.
Giulietta guard la fotografia: vide gli occhi dolcissimi,
grandi, belli, colmi di sogni della giovane donna
che era morta. Vide il sorriso di lei, tenero e malinconico:
l'ovale perfetto del viso, la linea gentile e
aristocratica dei tratti. Mormor, commossa:
 pi bella di un fiore...
E non si accorse di aver detto una frase sublime,
parole immense, incisive, indimenticabili.
Gildas la guard, le pass una mano su i capelli,
disse piano, tremando:
Grazie...
Religiosamente ripose la fotografia. E senza pi guardare
Giulietta, continu:
Un giorno le dir come  morta Nnina: e allora
lei capir perch anche il mio cuore  morto.
Oh, io lo capisco il suo dolore, Gildas! Ma lei 
giovane. E la vita porta inevitabilmente verso altri
amori. Non verr subito un altro amore:  logico, onesto
e umano che non venga subito. Ma lei dovr pur
amare ancora.
No, Giulietta. Io potr possedere una donna, perch
questo rientra nei fatti comuni, come il bere o il
mangiare: ma il cuore rester sempre di Nnina...
E allora, piano piano, nell'inquieto spirito di Giulietta,
si fece strada una idea azzardata, un calcolo femineo,
un pensiero astuto.
Ebbene... L'importante  che tu mi prenda fra le
braccia... Non sono mai stata di alcuno, io... E se non
sei un mascalzone, dovrai essermi grato del dono che
t'avr fatto... E alla fine, non ho ancora conosciuto
un giovanotto che per un dolore come il tuo presto o
poi non abbia saputo trovare rassegnazione... E non
si tratta di cattiveria: si tratta che la rassegnazione
 quella cosa che somiglia alla pioggia... Viene sempre:
anche dopo un anno di siccit e dopo aver fatto
disastri mancando...
Sulla soglia apparve la madre di Giulietta: aveva un
grembiule ampio, candido, ispirante fiducia, disteso davanti,
stretto alla vita. Aveva due mezze maniche candide.
E sorridendo mormor:
Io ho preparato risotto con gli ossi buchi. Un
piatto tradizionale di Milano. Se lei volesse fermarsi
con noi...
Giulietta sent che il cuore le cadeva. Ma come osava
sua madre fare una proposta simile, ben sapendo che
nella casa tutto era in ordine ma nulla aveva eleganza
e ogni oggetto era in numero limitato?
Si sent diventare matta allorch ud che Gildas accettava.
E diceva:
Dio mio, che felice pranzo sar!
Ma sar un pranzo con posate pi che modeste.
senza cristallerie, senza tovaglie di lusso... mormor
spaventata Giulietta. E le giuro che non avrei mai
imaginato tanto coraggio in mia madre.
Perch, Giulietta? Se dobbiamo diventare buoni
amici  quasi logico che io cominci da questa sera a
darvi qualche noia!
Giulietta lo guard. Era cos bello, Gildas, in quel
momento! Non aveva certo la bellezza del cherubino.
Ma i bei tratti severi del viso, i bei denti, i grandi
occhi grigi, tristi e pensosi, la bella figura forte e
slanciata a un tempo, facevano di lui un esemplare
magnifico e raro di maschio.
Accidenti! pens smarrita. Pi lo si guarda
pi diventa bello! Se piglio una testata con questo
Gildas saranno pasticci... Soprattutto se lui non ricambier
la testata e sar io sola che cozzer...
Ma la mente astuta lavor. E Giulietta, con calma e
ingenuit, dichiar:
Oggi non ho ancora fatto i miei esercizi. Domani
la mia insegnante si accorger che sono arrugginita...
Lei ha nulla in contrario se mi cambio e faccio almeno
un poco di flessioni e punte?
Di che si tratta? domand il giovane.
Di esercizi che noi facciamo senza bisogno di
sbarra. Vuole vedere?
Altroch! esclam il giovane, gi incuriosito.
Allora la ragazza si lev, agilmente. Raccomand:
Rimanga qui, poi la chiamer. Devo spogliarmi e
mettermi addosso gli indumenti adatti...
Fil verso la sua camera. Come vi giunse, rapidamente
si spogli. Ma per non far credere a Gildas che
ella volesse esibirsi, infil un maglione rosa, che la
cingeva dalle reni ai piedi. Sul maglione infil brachettine
a volantini, poi serr l'alto reggiseno.
Distese la coltre candida. Fece un paio di flessioni: si
accorse subito di essere in piena forma. And a socchiudere
l'uscio del tinello e soffi:
Se vuole venire...
Si prepar ritta sulle punte, dove il piantito aveva
un poco di paraffina. Le braccia erano levate, facevano
arco gentile attorno al capo. I capelli erano sciolti,
lisci, folti, giovani. L'appiccatura del seno si vedeva
appena. La linea lunga e perfetta delle cosce sbocciava
da quella specie di gonnellino e digradava fino ai piedi
graziosissimi chiusi nelle scarpine di raso color rosa.
Ma come  bella, Giulietta! egli esclam subito.
Ella volteggi. Quando cominci a piroettare, con il
suo slancio di gamba, parve volerlo sfiorare con il piedino.
Si ferm sulle punte, ricadde, mormor:
C' cos poco spazio in questa casa...
Ma come pu restare su le punte per tanto tempo? -
domand ammirato il giovane.
Lo sa che posso restare su una sola punta e fare
anche qualche passo? Ho imparato dalla Cheuvir:
guardi!
Scatt sulle punte, con un calcolo preciso sollev
una gamba, la ripieg indietro, puntando la scarpina
sul polpaccio. Si equilibr; la fronte si corrug un poco.
Ma il corpo, miracolosamente equilibrato, si spost:
un passo, due passi. Un piccolo grido. E tonf
sul petto di Gildas. Prontamente egli l'afferr, la trattenne.
Desolata ella mormor:
Scusi... M' andata male... Ma  un esercizio difficilissimo
che neppure dobbiamo fare. Sono io che
voglio arrivarci, perch mi piace e perch voglio anch'io
avere qualche passo mio. Un passo alla Giulietta,
cos come ora ci sono i passi alla Cheuvir...
E gli stava sul petto, sentendo contro il nudo delle
braccia la piacevole ruvidezza dell'abito di Gildas.
Sentiva che le braccia di lui erano forti e che se avessero
voluto, l'avrebbero stretta ancor pi e ancor meglio.
Disse, arguta ma cauta:
Sa... Bisogner che mi prepari bene per questo
passo. Perch in scena non avr pronte a sostenermi
due braccia forti e sicure come le sue. Aspetti... Ritento...
Ma poi domand:
O preferisce vedere le mie spaccate? Guardi!
Non attese risposta: and sulla coltre, gli fece ammirare
una spaccata perfetta. E trov modo di dire:
Non riesce bene, qui, perch c' la coltre e i
piedi scivolano male. Vuole vedere le capriole?
Gliene infil una dopo l'altra: e Gildas, stupefatto e
divertito, ora vedeva capelli, ora cosce, ora gambe, ora
braccia, in un turbinio giocoso: mentre dentro di s
pensava a come fosse possibile per Giulietta, rotolare
cos, incurante del piantito di piastrelle, dei mobili e
di tutti quegli ostacoli che a lui, pur ginnasta perfetto,
parevano insuperabili. Gli si ferm ai piedi, ridente e
ansimante. Ordin, ridendo:
Mi tiri su!
Tese le mani, la sollev e fu lui che la cinse per
rimetterla in piedi.
Lei  la gioia fatta donna! Cara! Non mi sfugga.
Mi sia amica...
Le sar tanto amica...
La bocca di lui le era vicinissima: ella sent prepotente
il desiderio di baciare quella bocca. La guard
con una intensit cos palese che il giovane, indubbiamente,
se ne accorse.
Che c'? chiese.
Nulla... mormor Giulietta. Guardavo lei.
Perlomeno, la sua bocca.
Rise forte e soggiunse:
E mi spiace esserle amica. Perch le amiche non
baciano le bocche dei loro amici. Vedr, Gildas, mi
innamorer di lei... E chi sa che cosa dovr fare per
togliermi la cotta...
Lei  tanto intelligente da rendersi conto che non
vale la pena di amare chi a priori le avr detto di
essere incapace di amore...
Gi: ma il male  che non ci si innamora con l'intelligenza.
Ci si innamora con il cuore e con qualche
altra cosa: sangue, sensi, eccetera... E io, che non ho
mai amato, ho una maledetta paura della prima cotta.
Si era appoggiata a un mobile e ora si levava sulle
punte ora ricadeva poggiando tutto il piede minuscolo
sul pavimento. Continuando i suoi esercizi, ella riprese:
Io non voglio un uomo qualunque: se l'avessi voluto,
pur giovane come sono, l'avrei gi trovato. Anzi,
ne avrei trovato anche pi di uno. Io attendo un uomo
straordinario. E mi piacerebbe che fosse lei.
Non sono straordinario, Giulietta: sono un calciatore
di buona fama e nulla pi.
Ma lei  diverso da tutti gli altri calciatori...
Non da tutti: da quasi tutti, spieg cortesemente
Gildas. Forse perch io ho studiato e forse
perch vengo da una famiglia agiatissima, dove tutto
mi fu molto facile. Non mi eroizzi, Giulietta. Non ne
vale la pena...
Poi:
 stanca?
Stanca no: ma la ruggine l'ho tolta. Se lei se ne
va, faccio toeletta e mi rivesto...
Come egli se ne fu andato, piomb nella camera di
Giulietta la madre di lei e attacc subito:
Che tu fossi senza cervello o quasi lo sapevo, ma
che tu osassi...
Senti un poco, mamma, tronc sottovoce Giulietta.
Se verr a vedermi in teatro mi trover pi
vestita di cos? Ho il maglione, ho un reggiseno che
pare una corazza, ho il gonnellino a brachetta. Dico,
dovevo mettermi anche il cappotto?
Non dovevi fare gli esercizi. Per un giorno non
avresti perso nulla.
Giulietta se ne and nella stanza di bagno e vi si
chiuse. L, davanti allo specchio si guard:
Stupida! si disse. Non sei stata capace di
farti dare un bacio... O tu, Giulietta, credi di essere
quello che non sei o Gildas  morto e non lo sa. Forse 
sepolto con la sua fidanzata e quello che tira calci al
pallone  il suo fantasma...
Non riusciva a rendersi conto dell'inutilit di tutta
quella sua messa in scena. Non capiva come potesse
avvenire che un sano e bel giovanotto, avendo tra le
braccia una bella, sana, fresca ballerina potesse fare a
meno di baciarla.
Si lav e si rivest. Lo stesso abito che aveva prima.
Torn nel tinello e trov Gildas intento a sfogliare un
giornale. All'apparire della ragazza Gildas si lev subito
in piedi.
Accennandogli di risedere, con un sorriso la ragazza
domand: Ora vuole un aperitivo, Gildas? Perlomeno,
il solo che abbiamo in casa: Vermouth...
Nulla, grazie.
Dalla cucina la mamma di Giulietta grid:
Tra non molto il risotto sar pronto...
Gildas era seduto nella poltrona, Giulietta gli era a
lato, sulla seggiola, ma poggiava il braccio sulla spalliera
della poltrona, quasi con atto di protezione alla
bella testa di Gildas. E come il giovane taceva, ella
preg:
Mi dica qualche cosa della Svezia... Di chi ha
lass, di che cosa faceva quando non giocava...
Le porter molte fotografie della mia terra. Lass
ho solo un grande amico, che ha una fabbrica di
sci.  un ragazzo ricco, simpatico, buono, che m'
stato molto vicino quando avvenne la tragedia.
Quale tragedia? chiese Giulietta.
Sul volto di lui pass il tormento. La bocca ebbe una
contrazione. Mormor: La morte di Nnina fu morte
tragica. Ma non mi faccia dire di pi ora, Giulietta.
Educatamente, colma di comprensione, la giovane riprese:
Non parli, non pensi... Tuttavia posso dirle che
mi spiace molto sapere che lei ha solo un amico oramai
lass. Non  molto avere un solo amico nella vita.
Niente parenti... Forse anche Nnina non aveva parenti?
Oh, s! Vivono ancora babbo e mamma di lei e
due sorelle. Minori di lei.
E non Sono suoi amici i parenti di Nnina?
No. Padre e madre mi odiano. Le sorelle erano
troppo piccole allora. Una avr adesso otto, dieci anni.
L'altra sar prossima ai diciotto.
Ma... Ma  morta da tanto tempo la sua Nnina?
Due anni...
Giulietta lo guard accorata: e con voce dove tremava
una tenerezza fatta anche di piet, chiese, sommessa:
E lei ancora soffre cos?
Una sofferenza che aumenta via via che il tempo
passa. Se fosse diminuita non avrei lasciato la mia
Svezia.
E poi, con tristezza:
Forse sarebbe bastato non vedere l'odio attorno
a me!
Ma perch la odiano i genitori di Nnina?
Merito il loro odio, Giulietta. E ancora, la prego,
non parliamo pi di tutto ci...
Cambi voce: come se avesse voluto frustare i propri
sentimenti. Esclam:
Non avevo mai veduto una danzatrice che faceva
esercizi. Era straordinariamente interessante, Giulietta...
Lei  una bella figliola, fatta molto bene ed evidentemente
molto innamorata della sua arte. Credo
che presto vedremo il suo nome a caratteri enormi
sul cartellone della Scala.
Magari! ella esclam. Anche se per me il
nome sul cartellone deve servire a raggiungere la mia
meta. Voglio diventare ricca, celebre, e, potendo, farmi
sposare da un uomo che mi sistemi per tutta la vita.
E che l'ami per tutta la vita, concluse Gildas.
Ella si serr nelle spalle: ribatt:
Non ho detto che pretendo tutto dalla vita. Se
mi fosse concesso di avere anche l'amore, sarebbe
troppo...
Devo pensare che lei sia un poco venale e molto
ambiziosa?
Lo pensi pure, Gildas.
Egli la guard fissamente: gli stava davanti arditamente,
provocante e fresca come un fiore del mattino.
Egli socchiuse i cigli, parve meditare, alla fine mormor:
Volevo dirle qualche cosa. Ma  presto. Rimando
a un altro giorno.
E Giulietta non os chiedere che cosa volesse dirle
un altro giorno.
La madre riapparve e le disse che bisognava preparare
la tavola.
Una tovaglia bianca con una bordura rosa: cotone,
ma lindo, ben stirato, odoroso di bucato fatto in casa.
Piatti di ceramica, bianchi, con roselline torno torno
al bordo. Bicchieri di vetro, un poco presuntuosi per
quel calice che esibivano ed era colmo di pulighe. Posate
di alpacca, deterse. E il piatto tondo, con una piccola
montagna a cratere: montagna di risotto e nel
cratere gli ossibuchi.
Gildas assaggi il cibo: gli piacque. Mangi contento
senza accorgersi del disagio della madre di Giulietta
che non manovrava molto bene le posate: ma senza
neppure accorgersi che Giulietta stava a tavola molto
bene.
C' solo vino bianco, osserv la donna.
Per me non serve, mormor Gildas. Sono
completamente astemio.
Io no! rise Giulietta. Se potessi pasteggerei
a champagne. Francese. In mancanza di quello bevo
il vino bianco che mi passa il convento. Una mela,
Gildas?
Una mela. E un ottimo caff. Poi Gildas, fumando,
osserv:
Non riesco a dirmi che cosa potr fare per ricambiare
cos grande cortesia...
E in quel momento entr il capo famiglia. Commosso,
ridente, contento, ansava un poco. E come fu
davanti a Gildas, esclam:
Che fortuna! Avevo paura di non trovarla pi
qui. Il commendatore vuole che io l'accompagni all'albergo.
Cos che, rise Gildas, se mai mi passasse
per la testa di fare una scappatella, ne sarei impedito...
Rideva, il bel ragazzo: e gli occhi della famiglia Colombo
erano fissi su di lui. Occhi ammirati quelli
della madre, occhi felici quelli del capo famiglia: occhi
adoranti quelli di Giulietta. Se alcuno avesse veduto
gli occhi di lei si sarebbe accorto che la giovinetta non
aveva mai avuto pupille pi luminose e pi dolci. E
che forse, per la prima volta, ella rivelava di avere nell'anima,
oltre che calcolo e ambizione, anche un sentimento
pi nobile: amore.
Quando Gildas si prepar ad andarsene, parve che
Giulietta si smarrisse. Salut quasi timidamente il giovane,
rest sul ballatoio a vederlo andare. Gildas discese
con il padre di Giulietta: e con la vettura di
Monica il giovane torn all'albergo. Vi era giunto da
poco quando trill il campanello del telefono. E il
centralinista lo mise in comunicazione con Monica:
Come  andata, Gildas?
Bene. Mi pare di essere sfuggito a giornalisti e a
fotografi nel modo pi elegante.
Non potr essere sempre cos, comunque...
E poi:
C' una attesa febbrile per il suo debutto, Gildas.
Spero bene, commendatore...
Sar bene, Gildas.
Grazie. Buona notte.
Buona notte.
Ma aveva appena posato il microfono che ancora il
campanello del telefono squill. Dolce e buona, la voce
di Ca Monica mormor:
Volevo salutarla anch'io, Gildas. Buona notte.
Buona notte, signora...
Ma si accorse che ella non troncava la comunicazione.
Allora, esitante, egli chiese:
Che fa, signora?  gi coricata?
No-
Silenzio. E un disagio senza nome. Come se l'aria
della camera fosse colma di fantasmi e fluttuassero
senza posa.
Gildas...
Respir di sollievo comprendendo che la donna, chiamandolo,
lo sollevava da quello stato angoscioso.
Mi dica, donna Ca...
Saluti per me quel ritratto che c' nella sua camera.
Mio marito mi ha detto che ha un volto d'angiolo
la sua Nnina. E allora vorrei che lei salutasse
per me quell'angiolo... Buona notte, Gildas...
Il giovane sent il cuore in gola. E il suo era un
cuore gonfio di pianto. Avrebbe voluto baciare le mani
di Ca, inginocchiarsi davanti a lei e posare su le ginocchia
di lei la fronte stanca, dietro la quale non
c'erano che pensieri tristi e memorie penose. Non seppe
far altro che balbettare il nome di lei:
Donna Ca...
Ed ella di l, con un sussurro, ripet:
Buona notte, Gildas...
Pos il microfono, incapace di parlare ancora. Gli
si era chiusa la gola e aveva negli occhi la visione
quieta e dolcissima di Ca Monica: una donna quasi
ignota, ricca e tranquilla, che poteva pensare a Nnina,
che forse, prima di coricarsi, pregava per Nnina.
Vik Gildas sent che se Ca Monica in quell'istante
gli avesse domandato tutto il sangue che egli aveva nelle
vene egli quel sangue l'avrebbe dato, senza esitare,
senza domandare, senza neppur chiedere perch mai
gli si domandasse il sacrificio della vita.
Fu il pensiero di una creatura buona come Ca Monica
che quella sera lo prepar al sonno. Blandito dalle
parole dolci, cullato dalla speranza di aver qualcuno
che lo capiva e capiva il suo dolore, Gildas pot trovare
pace nel sonno e destarsi, il mattino, forte, sicuro
di s e della sua vigoria. Vi era allenamento anche
quel mattino. Trov all'uscita dell'albergo la vettura
di Monica, si rec allo Stadio.
Puntuale, tranquillo, cortese, pronto a essere cordiale
con tutti, Vik Gildas si prodig nel gioco. Indossava
una tuta di lana grigio-azzurro che un poco somigliava
nel colore a quello dei suoi occhi. Indossata da
lui quella tuta si ingentiliva e diventava un indumento
elegante. Egli era cortese, ma distante. E i suoi compagni
ne seguivano il gioco, vi partecipavano con entusiasmo,
ma lo guardavano, a tratti, con curiosit. Indubbiamente
non riuscivano a spiegarsi se il giovane
fosse superbo o triste; se in lui ci fosse il proposito
di non diventare amico dei compagni di squadra o vi
fosse soltanto una malinconia che non gli concedeva
slanci.
Nel quarto d'ora di riposo Gildas and a sedersi su
un gradino di tribuna. Solo, distaccato da tutti, accese
una sigaretta. E di dove era guard i compagni
che fermi qua e l facevano gruppetto, parlavano, ridevano,
discutevano. Vi era una nebbia leggera. Freddo.
Dal cielo milanese pioveva una tristezza senza
fine.
Buon giorno, Gildas...
Balz in piedi. Ma fu Miro Monica che disse immediatamente:
Stia seduto. Mi metto accanto a lei...
Grazie...
Un poco di silenzio, durante il quale Gildas parve
intento alla sigaretta che si consumava tra le sue dita.
I suoi compagni l'ammirano molto, Gildas.
Grazie...
Perch non sta con loro?
Gildas si strinse un poco nelle spalle rispondendo:
Non porterei tra loro n gaiezza n novit. Sono
un misantropo, uno scontento e uno di quei tali che
non progrediscono mai. Anzi: retrocedo. Abolirei il
termosifone per avere solo quelle grandi stufe che
ancora in qualche casa ci sono lass, nella mia terra.
Stufe dotate di un minuscolo caminetto. La fiamma si
incanala nei tubi: ma davanti agli ospiti c' sempre
qualche ciocco che si sgretola... Sarebbe cos bello tornare
indietro!
L'allenatore chiam i calciatori sul campo. Monica
vide Gildas balzare in piedi. Gli disse:
Non si stanchi... E pensi che dopodomani sar
il suo debutto.
Non ne sono molto preoccupato, commendatore...
Fu tra i compagni. Un poco di palleggio per riscaldare
i muscoli. Una corsa. Un poco di ginnastica. E
poi i giocatori tornarono nello spogliatoio.
Come ebbero fatta la doccia e furono pronti, uscirono
dallo Stadio. Quasi tutti avevano un'automobile
pi o meno importante. Monica invit Gildas nella sua
macchina e subito il giovane gli domand:
Pu, per favore, interessarsi affinch io abbia il
pi presto possibile una macchina?
Ne parlarono: Gildas disse ci che preferiva in fatto
di vetture. Poi Monica domand:
Ha impegni?
No, commendatore.
Vuole venire a casa mia per colazione?
Vorrei: ma temo di dar noia... Lo so!  una
frase fatta, questa. E allora gliela presenter meglio:
le dir che non mi piace accettare e non ricambiare.
Ma lei non ha una casa! Non pu ricambiare.
Venga da noi e saremo contenti...
Gildas accett.
E poco dopo entravano insieme a villa Monica. Ca
aveva un abito chiaro, un azzurro pastello, chiuso fino
al collo, con maniche lunghe, serrato alla vita da una
cintura sottile, di camoscio, nella stessa tinta dell'abito.
E la gonna era a pieghe non stirate e ricadevano,
quelle pieghe, mollemente, dando a tutto il vestito
qualche cosa di casto e monacale che le stava molto
bene. Ancor prima di salutare Gildas ella sorrise al
marito, mentre gli occhi belli le si facevano ancor pi
luminosi. Vide, Gildas, che gli occhi di Monica si illuminavano
della stessa luce. Il cuore del giovane calciatore
si serr: aveva capito che tra quei due l'intesa
era totale, che un cuore palpitava solo perch l'altro
palpitava. E disperatamente, sconsolatamente, egli pens:
Forse poteva essere cos anche per me e per
tutta la vita...
La calda, quieta, dolce accoglienza di Ca lo commosse.
Schietta e sincera, ella domand subito, presente
il marito:
Non ho fatto male, vero, Gildas, pregandola di
salutare per me la sua Nnina?
Signora! Lei mi ha donato la pace! Sapere che
una creatura come lei si occupa di Nnina  per me
commozione immensa...
Ca si lev, fece scattare un interruttore: da un punto
impreciso del soffitto scatur una dolce luce solare.
E tutto il salotto parve diventare pi lieto.
Come  tutto bello! mormor Gildas.
 il mio salotto preferito, mormor Ca. E
l'ho ideato io...
Un domestico si affacci, sottovoce avvis che il
commendatore era chiamato al telefono. Monica chiese
permesso e se ne and. Subito, Gildas tese la mano a
Ca e le disse:
Lei non potr sapere mai, donna Ca, quanto
bene mi ha fatto ieri, con le sue parole.
Ella, chiusa nel suo casto abito azzurro cielo era seduta
e composta in una poltrona. Aveva una gamba accavallata,
ma l'atteggiamento era corretto anche se di
quella gamba Gildas poteva vedere la fine tornitura e la
snellissima caviglia.
Sono contenta, Gildas, di averle fatto bene.
E poi, assorta e pensosa:
Sapesse quante volte viene a me il pensiero di
Nnina!
E Gildas, accorato:
Forse perch lei sente tutta l'immensa gravit
della tragedia che c' nella morte della mia Nnina.,.
Ca sorrise: i denti piccoli e lucidi diedero al suo
bellissimo e quieto viso una espressione di bambina
buona e intelligente: ma ella non parl. Fu Gildas che
riprese:
Vorrei restare un'ora con lei, donna Ca. E dirle
tutto. Perch se non posso dire tutto, impazzir.
Si pieg, serr forte il capo tra le mani, riprese:
Non mi domandi perch voglio spassionarmi con
lei. Lo sa bene, donna Ca, che lei ispira fiducia. Lass,
nel mio paese, non potei parlare mai con alcuno a
cuore aperto. Neppure con l'unico amico che ho l. Ma
con lei, con lei che sar capace di ascoltarmi, io devo
parlare. E non importa se poi non vedr pi questo
salotto, queste sue mani belle e dolci...
Afferr le mani di lei, se le port alle labbra. Disse
piano:
Mi perdoni...
Che cosa ha detto, Gildas? Che non importa se
poi non vedr pi questo salotto, se...
Mestamente, tenendo le mani di lei nelle sue il giovane
sommessamente rispose:
Ci che debbo dirle, donna Ca,  molto grave. E
voglio dirlo a lei perch le voglio bene come ne vorrei a
una sorella se avessi la fortuna di averne una: come lo
direi a mia madre se non fossi stato cos infelice da perderla
troppo presto... E non mi domandi, donna Ca,
perch ho tanta fiducia in lei. Baster che lei si guardi in
uno specchio per capire come possa nascere la pi
grande fiducia solo guardandola.
Grazie, Gildas... Mi consideri una sorella. E mi
dica tutto quanto ha nel cuore.
Non ora, donna Ca... Un giorno: quando non avr
paura che le porte si aprano, che i campanelli squillino,
che i domestici vengano a dirci qualche cosa.
Un giorno: quando sar sola. Vuole, Gildas?
Oh, s! Grazie!
E Gildas si lev perch era rientrato Monica.
Chiedo perdono... Ma qualche volta  noioso anche
dover sistemare un buon guadagno... A proposito,
Gildas... Come vuol collocare il suo stipendio?
Prelevo quanto mi occorre per vivere agiatamente:
lascio a lei il resto. Penser lei a mandarlo nella
mia terra. Perch  stabilito che torner lass un giorno
o l'altro.
Quando sar vecchio! rise Monica.
Quando avr troppo bisogno di tornare accanto a
Nnina... corresse Gildas.
Affettuosamente, Monica pos le sue mani sulle spalle
del giovane.
Si riprenda, Gildas... Oh, per l'amor di Dio, non
le suggerisco di dimenticare la sua morta. Sarei disonesto
e le suggerirei qualche cosa di mostruoso. Ma
vorrei che lei si guardasse un poco attorno. Si distraesse.
Non pu alla sua et andare avanti cos...
Il domestico apparso annunci che il pranzo era servito:
e a tavola la conversazione riprese:
Dovr pure avere una gaia compagna, un diversivo
in gonnella, una chioma bionda o bruna... Alla
fine, Gildas, lei  un uomo: sano, forte, vigoroso...
Lo so, commendatore. E infatti, come ogni uomo
ho avuto anch'io, dopo la morte di Nnina, le mie piccole
avventure: avventure senza domani. Ma non sono
servite a cosa alcuna. Nulla. Come quando si beve una
coppa di spumante pur essendo astemi. Un vago senso
di nausea, un poco pesante il capo. E voglia di dormire.
Soli.
Monica ascoltava il giovane. E gli faceva tanta pena,
perch capiva che il cuore di Gildas era morto e gli
pareva che a uccidere quel cuore non poteva essere
stata soltanto la morte di Nnina. Qualche cosa di pi
grave, di insolito, di tremendo doveva pur essere avvenuto,
per ridurre un giovane uomo nello stato in cui
era Gildas.
Qualche volta, mormor Monica, io mi domando
come lei possa prodigarsi su i campi cos, come
si prodiga, pur essendo cos disperato...
 Nnina che mi fa giocare, mormor il giovane.
Ella era una folle appassionata del calcio...
Nessuna donna sar mai competente, appassionata, entusiasta
sportiva del calcio come Nnina lo fu.
Tacque e soggiunse:
 per lei che io gioco. Ogni partita  dedicata a
lei. E se dalla partita nasce una sconfitta,  a lei che
chiedo perdono anche se il colpevole della sconfitta
non sono io.
Ancora tacque, ancora riprese:
Potrei vivere modestamente di rendita al mio
paese. E anche trovare un lavoro qualunque in una
grande fabbrica di sci della quale  proprietario il
mio migliore amico. Ma fin che potr giocher per far
contenta Nnina...
Miro Monica amava appassionatamente Ca. Ma si
sentiva umiliato e gli pareva che il suo amore non avesse
valore alcuno a confronto dell'immenso amore che
Gildas rivelava per la sua creatura perduta.
Terminato il pranzo, tornarono nel salotto azzurro e
oro. Fuori vi era sempre foschia; dimenticata dal vento
e dal freddo, una pigna si cullava su un ramo.
Forse verr presto la neve, mormor Monica.
E mi spiacerebbe venisse proprio domenica...
A me non fa paura! sorrise Gildas.
Oh, lo so bene!
Ca osserv:
A me la neve piace qui, nel mio giardino. O in
montagna. Vedr quanto  brutta in citt... Qualche
volta, quando sono in macchina e vedo i pedoni che
si inzaccherano nella neve che si scioglie, ne ho tanta
pena... E quasi mi spiace di essere in un'automobile...
Monica trov subito un appiglio:
Ho gi telefonato per la sua macchina, Gildas.
Una bella e veloce macchina italiana, adatta a lei.
Grazie. La desidero veramente.
Monica scherz chiedendo:
E porter nella sua vettura qualche bella ragazza?
Ne ho una alla quale ho gi chiesto un poco di
compagnia, rispose sincero Gildas. E si tratta di
Giulietta: la figlia del suo autista.
Ahi! esclam Miro Monica. Attento, Gildas!
Perch?
Quella  scaltra. Bada al solido. E poich finora
non ha avuto avventure, lei pu anche correre il rischio
di restare nella pania...
Gildas tacque pensoso: poi dichiar:
Giulietta per ora  una buona amica. Gaia e serena,
fresca e schietta, mi distrae. Comunque non vorr
mai avere responsabilit e tantomeno rimorsi. Ne
ho gi abbastanza.
E arross con tale violenza da accorgersene egli stesso.
Cos che si pass, d'impeto, le palme sul viso: come
per togliersi dal volto quel gran rossore.
Quando torn a guardare Ca, vide che era pallida.
Di una pallidezza singolare, profonda, cupa, quasi penosa.
Ma Miro Monica sorridendo avvert:
Rimorsi mai con un pepino come Giulietta. Grane,
alla peggio. Perch se lei ne diventa l'amante, Giulietta
avr molte pretese.
Ca Monica tese una mano, quasi a voler arrestare le
parole del marito. Come se le spiacesse che di Giulietta
si dicessero frasi poco riguardose. Miro Monica
comprese, sorrise alla giovane donna, mormor, tra
cinico e beffardo:
Oh, Ca! Mia cara e buona Ca! Non ti mettere in
mente che Giulietta voglia sposare un bravo operaio o
un bravo impiegato e farsi la sua casetta. Giulietta mira
all'amante ricco, che le renda facile la vita. Che le
dia una pelliccia di visone e un bracciale di brillanti,
un piccolo ed elegante appartamento. E che la metta
in condizioni di diventare poi una buona signora rispettabile
allorch non le converr pi di mettersi in
vetrina ballando.
Che ne sai tu? chiese addolorata Ca.
Oh, cara! Prima di essere un fedele marito per te
sono stato un infedele amante per molte. E poich
avevo denaro anche allora, potevo subito capire che le
ragazze verso le quali andavo miravano appunto al
mio conto corrente. Una sola si innamor di me senza
pensare al portafogli. Ma fu l'unica che mi trad e mi
piant. Per sposarsi un tale del quale si era innamorata.
Evidentemente si trattava di una amatrice cronica.
Di una tale che aveva bisogno di amore. Fu forse
l'ultima donna che sogn una capanna e un cuore. E
spos un povero in canna. Comunque, Gildas, auguri.
E occhi aperti.
Quando Gildas si lev per congedarsi sorrideva ancora
divertito e stupito per le considerazioni di Monica.
Vengo con lei, Gildas, dichiar Monica. Debbo
andare in ufficio prima e proseguire per lo stabilimento
poi. Lascio lei all'albergo. E un giorno lei
dovr venire a vedere il mio stabilimento: moderno e
interessante come , le piacer...
Grazie: verr...
Baci la mano a Ca. E insieme i due uomini uscirono.
Gi stavano per salire nella macchina, quando un
ticchetto leggero li fece volgere. Ca Monica era dietro
i vetri di una finestra: dava a loro un altro saluto. Ma
era palese che il suo luminoso sorriso era tutto per
il marito. Ed egli, sulle dita, le mand un bacio e poi
mormor, mentre la vettura partiva:
Non rida di noi due, Gildas. Ci adoriamo...
Io potr invidiarla, commendatore. Ma ridere di
due sposi che si adorano mi parrebbe, quantomeno,
irriverente e stupido...
E poi:
Se Nnina fosse qui e fosse mia moglie, mi sarei
girato anch'io per mandarle un bacio...
Con malinconia, Monica mormor:
E sempre lei pensa e pensa e pensa... E si tormenta...
Non pu, Gildas, rendersi conto che all'irreparabile
non si rimedia neppure macerandoci il cuore?
L'irreparabile... sospir Gildas.
Ma non parl pi. Furono presto davanti all'albergo
di Gildas. Il giovane scese, salut. Disparve.
Poco dopo era nella sua camera. Poi fu un'altra sera
e il campanello del telefono squill.
Buona notte, Gildas...
Buona notte, donna Ca...
Vuole venire domani, Gildas? Saremo soli, perch
Miro deve andare fuori Milano...
Grazie...
Non gli fu possibile andare nelle prime ore del pomeriggio.
Vi and quando il sole tramontava e quando
egli era ben certo di aver l'animo preparato alla grande
confessione.
Ca l'attendeva nel salotto azzurro e oro: ella aveva
un abito da pomeriggio di taffet tra l'ardesia e l'argento.
La gonna era gonfia e ricchissima, il corsetto
aderente, la scollatura assai ampia, a barchetta: aveva
zaffiri al collo, al dito e per clip un grosso zaffiro rotondo,
contornato da una raggera splendente di brillanti.
Cos bella e serena Gildas non l'aveva mai veduta.
E come furono seduti di fronte, fu Gildas che mormor,
ammirato:
Come  bella, Ca! E quanto mi spiace che lei
sia cos bella per udire cose tanto brutte!
Ella si butt indietro, nella poltrona di broccato
d'oro: parve cercare rifugio in essa, gi timorosa di
quanto Gildas poteva dirle.
Lei sa, Ca, che Nnina era bella. Molto bella. Con
un viso angelico e immensi occhi di un colore mutevole:
tra verdi, azzurri e grigi. Il suo corpo era stupendo.
La sua voce era musica. Apparteneva a una famiglia
agiata e aveva studiato cos che le era facile
parlare bene e farsi ascoltare. Inoltre ella era arguta
cos che la conversazione diventava subito interessante,
piacevole, oso dire affascinante. E io ero terribilmente
geloso. Avrei voluto sposarla subito, ma i genitori di
lei non volevano perch avrebbero preferito per Nnina
un industriale o un professionista. Un calciatore
era poco per la figlia anche se il calciatore guadagna
pi di un professionista. Comunque pretesero che prima
io diventassi un asso... Divenuto che fossi un gran
campione, mi avrebbero concesso di sposare la loro
figliola. Per la verit io potevo frattanto vedere Nnina,
restare con lei, portarla a passeggio, baciarla, frequentare
la sua casa... E io mi allenavo, lavoravo, mi facevo
strada. Appassionato di calcio, mi sentivo incitato
dalla grande e identica passione che aveva Nnina.
Ma pativo quando giocando la vedevo accanto a qualche
giovanotto. Poi avvenne qualche cosa di tremendo
per me: per due, tre, quattro domeniche io vidi Nnina accanto a un giovanotto, sempre lo stesso. E non
mi importava nulla se con Nnina vi era Sveva, la
sorellina di lei. Non mi importava nulla se Nnina era
composta, intenta solo alla partita e pronta a captare
ogni mio cenno. Avevamo una specie di segnalazione: ci
scambiavamo baci e saluti con un solo cenno della
mano o con un semplice agitare del braccio. Io morivo
di gelosia vedendo quel giovane accanto a lei. E
se mi fu possibile tacere per qualche tempo, venne il
giorno in cui esplosi e gridai a Nnina che non ammettevo
di vederla sempre accanto allo stesso spettatore.
Ella parve destarsi da un letargo, ingenuamente
mi guard e poi mi chiese che mai intendessi dire. Allora
le spiegai che nella folla della tribuna io vedevo
lei, ma vedevo accanto a lei un aitante ed elegante
giovanotto biondo. Era possibile che il caso soltanto
mettesse i due uno vicino all'altro in una tribuna dove
c'erano centinaia di persone? Nnina non si era mai
accorta del suo vicino. Io interrogai anche Sveva e la
piccola mi disse che Nnina non parlava con alcuno e
che solo era protesa allo svolgimento della partita. E
tutto and avanti cos: ogni domenica Nnina era in
tribuna, ogni domenica accanto a lei vi era il bel giovanotto
biondo. Quando Nnina si accorse che la coincidenza
mi rendeva pazzo, rest senza parole. Tuttavia
la domenica seguente il giovane non vi era. E
il fatto, invece di chetarmi e tranquillizzarmi, mi fece
totalmente impazzire. Combinai tanti guai durante quella
partita: ebbi fischi e urli. Il mio pubblico mi credette
malato. E invece ero solo geloso da morire perch
pensavo che se il giovane non era apparso dopo la
mia ultima scenata significava che Nnina l'aveva avvertito,
gli aveva detto di non farsi vedere. E questo
implicava tra Nnina e il giovane se non una relazione,
almeno una grande simpatia. Ma due domeniche dopo
ecco il giovane accanto a Nnina. Allora chiamai un
agente e lo pregai di prendere informazioni e di chiedere
chi fosse quel giovane che era seduto accanto alla
mia fidanzata. Seppi che si trattava di un baronetto
inglese, ricchissimo. Era in Svezia per dipingere ch la
sua ricchezza gli permetteva di essere un pessimo pittore:
aveva la moglie brutta e malandata e si diceva
che da quella moglie stesse per divorziare. Da quel
momento cominci per me la vita di un condannato
alle pene pi atroci. Se telefonavo a Nnina ed ella
non era in casa io mi sentivo morire: se passeggiavo
con lei e la vedevo guardare in un punto qualunque
della via io ne seguivo lo sguardo e cercavo lui, il
biondo baronetto, tra la gente. Se si andava a teatro io
non finivo mai di guardarmi attorno, certo di trovare
tra le facce ignote la faccia nota di colui che andava
togliendomi la ragione. Un giorno ero nella casa di
Nnina: mi affacciai alla finestra e vidi lui, che andava
seguito da un ragazzino il quale reggeva sgabello e
cavalletto e cassetta dei colori. Cominciai a tormentare
Nnina. Non volevo che uscisse. Cominciai a tormentare
i suoi genitori, specie la madre di lei, che
mi pareva ambigua, un poco evasiva, sfuggente. Un giorno
le domandai se avrebbe preferito per la figlia un baronetto
ricchissimo e divorziato e ridendo la madre mi
rispose che in definitiva un calciatore tramonta e un
ricchissimo baronetto non tramonta mai... Sentivo che
la mia gelosia esasperava quella gente, ma mi rendevo
anche conto che se fossero stati pi sereni mi avrebbero
calmato. Irridendomi mi rendevano pazzo. Non
giocavo pi con entusiasmo. I miei dirigenti capivano
che vi era qualche cosa che non andava. Mi dichiarai
stanco. Chiesi di poter riposare un mese. E in quel
mese restai a vigilare ogni passo di Nnina. Un giorno
incontrai Sveva, la sorellina, quella che oggi deve avere
otto o dieci anni. Correva in bicicletta. La chiamai e
quella acceler. Sveva andava per un viale quasi deserto.
Un viale da innamorati non lontano dalla casa
di Nnina. Mi fu assai facile raggiungere la piccola che
pedalava. L'acciuffai, la guardai, le chiesi dove andasse.
La piccina scoppi in lacrime, ficc una mano nella
tasca del suo cappotto, trasse una busta e mi disse
che andava a portare una lettera alla sarta di Nnina.
E Sveva aggiunse che Nnina mandava quella lettera
per pregare la sarta di attendere qualche giorno il
saldo. Nnina aveva comperato un abito elegante, alla
mamma aveva detto che costava assai meno di quanto
in realt l'abito costava. Perci per lettera pregava la
sarta di voler attendere che avrebbe pagato a fine mese
quando il padre avrebbe dato alla giovane Nnina il
solito, piccolo mensile. Sulla busta chiusa vi era infatti
l'indirizzo della sarta di Nnina. Io fui smarrito.
La sera chiesi perdono a Nnina. Il perdono venne
concesso: ma Nnina per tutto il tempo che mi rest
vicina fu distratta e triste. Le domandai se volesse
far saldare da me il debituccio. Si ribell. Le offrii
denaro, le dissi che prima o poi avrei dovuto pensare
alla signora Gildas e che in definitiva io potevo ben
offrirle doni. Si ribell. E mi guard, sconvolta, con
quei suoi cari occhi dilatati per lo stupore e per il
dolore. E poi i giorni sfilarono quieti. Fino a che un
amico mi disse di aver veduto Nnina con un giovane
biondo. In macchina, fuori citt, fermi tra due balaustrate
di neve, mentre neve scendeva ancora e tutto il
nostro mondo si ammantava di gelo. Quando domandai
a Nnina cosa vi era di vero in quelle parole, ella
svenne. La credetti morta e urlai di terrore. Come ella
rinvenne, sorrise a me, ai suoi parenti che le erano attorno.
E subito disse che doveva aver preso troppo
freddo al campo di ghiaccio dove era andata a pattinare
appena finita la colazione. Mi difendeva. Dolce,
rassegnata e buona, continu a difendermi allorch mi
inquietai per non averla trovata a casa una sera, quando
telefonai. Mi aveva detto che non sarebbe uscita.
Invece, con la madre, era andata in un cinematografo.
Mi buttai in tutti i cinematografi, non la trovai, l'indomani
le feci una grande scenata. E fu Nnina che
disse alla madre di darmi ragione, perch infatti ella
aveva promesso di non uscire ed era uscita: e non
importava nulla se con lei vi era la madre. Ella aveva
disubbidito. Meritava una sgridata davvero. Intanto,
mutavano atteggiamento verso di me i genitori di Nnina:
soprattutto la madre. Un giorno chiesi per quale
motivo ella fosse fredda con me e mi rispose che io
annoiavo tutti con la mia gelosia sciocca. Poi, mut
anche Nnina. E sinceramente mi disse che non ne
poteva pi. Dovevo avere fiducia in lei, lasciarla vivere
in pace: solo cos il nostro amore sarebbe giunto
alla sua bella realizzazione. Repentinamente, un
giorno, Nnina mi disse che non voleva pi sposarmi.
Ero nella sua casa e non vi era alcuno. Forse tutti
erano usciti per permettere a Nnina di parlare, di
dire ci che oramai era nei suoi pensieri. Ripet, pi
volte, che il suo amore per me era immenso, che non
mi avrebbe dimenticato mai, che non intendeva tuttavia
legarsi a un uomo che le avrebbe portato ogni
sofferenza. Mi buttai ai suoi piedi: le giurai che non
sarei stato pi geloso. Fu irremovibile. Allora io trassi
il revolver e dissi a Nnina che se non mi voleva
pi l'avrei uccisa. Ed ella rise e mi disse che...
Prese nelle sue le mani di Ca, vi calc la faccia: e
su quelle palme tepide e asciutte, divinamente profumate,
egli pianse:
Non so, non so che mi disse... Perch io sparai...
Mirai alla fronte, spaccai la bella fronte sulla quale
cadeva, quel giorno, una morbida ciocca di capelli.
Come un punto interrogativo, posto l a interrogare i
pensieri. E non li seppi mai i pensieri di Nnina, perch
si fermarono e con essi si fermarono i miei. Fu
come un lungo sonno ipnotico, Ca... Mi destai quando
mi domandarono perch mai io giocassi con quell'arma.
Quando mi domandarono se mi rendevo conto
di ci che avevo fatto mostrando alla mia fidanzata
un revolver che aveva un proiettile nella canna.
Ancora tacque: e piangendo riprese:
Tutti hanno sostenuto che il revolver aveva un
proiettile nella canna e io non lo sapevo. Ma io lo
sapevo, Ca! Io ho ucciso volontariamente la mia Nnina!
L'ho uccisa sapendo di uccidere, ho sparato mirando
alla fronte, ho fatto partire il colpo ben sapendo
che avrei ucciso.
La voce di lui si spezz. A fatica riprese:
Mi domando sempre perch mi abbiano assolto.
Come se ci fosse un accordo per assolvermi. Ognuno
che testimoniava sosteneva la mia bont, la mia generosit,
il mio amore per Nnina. E io ascoltavo e accettavo.
Ero come un ricco uomo che accettasse i
doni che ignoti e non ignoti gli mandavano a casa. Un
ricco uomo egoista capace solo di incassare e incapace
sempre di chiedere perch mai tutti fossero generosi
con lui. E nemmeno capace, in nome dell'onore e della
giustizia, di gridare che egli non aveva bisogno di alcuno,
che non voleva doni, che non voleva generosit,
perch aveva tutto. Cos io accettavo la bont degli
altri e mai la mia voce si levava per dire che ero un
assassino. Io accettavo il giudizio dei giudici, anche le
parole di conforto. E la mia bocca restava chiusa, i
miei pensieri fermi, la mia volont di accusarmi annullata...
Nnina era morta. Io l'avevo uccisa. Ma io
ero libero di vivere nella mia casa, di andare dove
volevo, di giocare, di guadagnare, di vedere il sole, la
libera campagna, i tranquilli e lucidi laghetti della mia
Svezia.
Ca Monica lev una mano quasi a voler chetare,
con quel gesto, l'onda di parole disperate che Gildas
andava pronunciando.
Ora si cheti. Il tempo, vedr, la far convinto di
non essere stato un assassino volontario...
Egli fu per ribattere: ma Ca si volse verso la vetrata
e osserv, desolata:
Nevica! Lei sar contento...
Mi  indifferente...
E se nel campo ci sar neve?
Non importer nulla...
Vorrei che lei debuttasse molto bene, Gildas. C'
una attesa febbrile per lei...
Far di tutto per non deludere... Anche perch
questa mia prima partita in Italia voglio offrirla a lei.
Ca Monica arross: come poteva arrossire lei. Dolcemente,
delicatamente, cos che soltanto il sommo delle
gote ebbe una fiammella rosea. Poi mormor:
Grazie... E lo creda, Gildas. Lei ha un'amica in
me. E l'amica vuole che lei si diverta, si distragga, si
dia pace...
L'altro non rispose. Si inchin, baci la mano di
Ca, se ne and.
Nevicava appena appena, ma era chiaro che quella
neve sarebbe rimasta al suolo. Gildas sorrise, se ci fosse
stata neve sul campo si sarebbe difeso molto bene.
E venne la domenica: quella che doveva segnare il
debutto di Vik Gildas. Egli era ancora nella sua camera,
si sbarbava quando sent il campanello del telefono.
Sorrise udendo la voce esitante di Giulietta.
Buon giorno, Giulietta! Io sono imperdonabile.
Avrei dovuto mandare fiori alla sua mamma, disobbligarmi
in un modo o nell'altro della loro accoglienza...
Giulietta, con una risatina, lo interruppe.
Mi scusi, ma alla mamma bastano quelle tre margherite
o quei tre anemoni che le regalano al mercato.
Non le mandi fiori. Piuttosto, faccia un grande regalo
a me!
Sono a sua disposizione, Giulietta...
Vorrei un biglietto. Per la partita...
Ne ho due. Mi sono stati dati perch invitassi
qualcuno di mio gradimento. Poich non ho davvero
alcuno a Milano che possa usufruire i miei due biglietti,
li mando a lei.
Ne basta uno...
Va bene...
Allora Gildas mand per un inserviente dell'albergo
il biglietto a Giulietta: e l'altro lo mise a disposizione
del personale dell'albergo stesso. Potevano tirare a
sorte...
E Giulietta non mangi. Suo padre era dai Monica,
la madre aveva preparato il gran piatto domenicale e
brontolava perch era sola a mangiare. Ma Giulietta
non ascoltava i borbotti. Alle dodici aveva gi infilato
l'abito color corallo. Il pi bello: quello acquistato
in una boutique di Montenapoleone. Su l'abito, alle dodici
e mezzo aveva gi infilato il cappotto bello. Quello
nero con un baveretto di ocelot.
Con la ressa che ci sar! protest la madre di
Giulietta. Proprio quanto hai di pi bello ti devi
mettere addosso...
Non vado a far battaglia, io!
Ma vai a farti sciupare un cappotto che Dio solo
sa quanto costa...
Giulietta non rispose. Passava sulle labbra, per la
terza volta, un poco di rossetto. La sua coda di cavallo
era lucida, soffice, e tradiva la recentissima lavatura.
A trattenerla vi era un vellutino nero e il sereno
volto di Giulietta era davvero allettante. Rosea,
con gli occhi dilatati e scuri, con quella bocca sensuale,
dove brillavano bei dentini intatti. Era la bocca
fresca, giovane, invitante di una creatura sana e
poteva anche fare pensare sempre, quella bocca, che la
fanciulla avesse appena appena distolte le labbra da
un frutto succoso. Per le meravigliose proporzioni del
suo corpo, Giulietta Colombo pareva pi alta di quanto
in realt ella fosse. E per quelle sue gambe mirabili,
era quasi logico che il cappotto fosse di un paio di
centimetri pi corto di quanto la moda imponeva.
Cos, fresca, elegante e fragrante, ella sal nel tram.
E subito trem di sgomento pensando al pigia-pigia
della folla.
Come giunse allo stadio si accorse con gioia di avere
un posto in tribuna. Accanto a lei, alla sua destra vi
erano due giovanotti, gi in piena tensione. E parlavano
di Gildas. A sinistra aveva una signora elegante,
con un uomo altrettanto elegante, ma grasso e vecchiotto.
La signora parlava di Gildas e diceva di aver
gran desiderio di vederlo giocare. Il signore vecchiotto
sbuffava e dichiarava che poi sarebbe stato anche Gildas
un bel bluff. Sempre cos quando si esalta troppo
una persona. Succede poi come per la Lucia dei Promessi
Sposi. Per il gran chiasso che si era fatto attorno
a lei, tutti si attendevano di veder arrivare una donna
meravigliosa: ed era poi una donna come tutte le altre.
E la signora scatt:
Che c'entra un giocatore con la Lucia dei Promessi
Sposi? Tu, basta si parli di un giovanotto, gli
trovi i difetti ancor prima di vederlo...
Il vecchiotto cominci a paternostrare in sordina. E
intanto i due giovanotti che stavano all'altro lato di
Giulietta ripresero:
Il vero signore del calcio, questo Gildas. Anche
perch viene da una famiglia ricca: e lui doveva essere
medico. Poi piant l'universit perch era matto per
il pallone...
Uno dei due, dopo un silenzio breve, mormor:
Ma che cosa gli  accaduto su al suo paese? Gli
hanno ammazzata la fidanzata?
Ma! Si dice che l'abbia ammazzata lui, per sbaglio...
E si dice che sia sempre malinconico... Povero
Gildas. Io, per dirtela, gli voglio gi bene!
E io! Vedrai che con lui lo scudetto  nostro...
Oh, eccoli!
Di corsa i giocatori uscivano dallo spogliatoio. Un
uragano di applausi li salut, poi la folla ondeggi
cercando Vik Gildas.
Facile fu riconoscere nel numero 9 il giocatore atteso.
Alto, elegante, atletico senza essere massiccio,
proporzionatissimo, Vik guardava la folla, stando su
gli attenti. Pareva volesse misurare quello che sarebbe
stata la sua fatica giudicandola dal punto visivo in cui
egli era.
La signora accanto a Giulietta mormor:
Come  bello!
E l'uomo che le era a lato:
Gi... Come se fosse possibile vederlo da qui...
Magari ha tutti i denti d'oro!
Qualcuno grid:
Viva Gildas! Benvenuto, Gildas...
Vik Gildas sorrise: e il candore dei suoi denti scintill
come spuma che lambisse la riva.
La signora sibil viperina:
E ha certi denti... E non mi dire che magari 
una dentiera...
Un poco di palleggio, come per riscaldare i muscoli.
Poi l'arbitro fece cenno che era tempo di cominciare.
I giocatori furono al centro del campo e le
squadre si schierarono. Salutarono le tribune e il
pubblico.
Giulietta aveva la bocca socchiusa, gli occhi fissi a
Vik Gildas. E non sentiva pi nulla di ci che le era
attorno.
I giocatori ruppero l'allineamento. I due capitani si
scambiarono mazzi di fiori.
L'arbitro butt in aria la moneta. Il campo venne
vinto dalla squadra cui apparteneva Gildas. E i due
giovanotti seduti accanto a Giulietta dissero insieme:
Si vince noi...
Le due mezze-ali erano gi ai lati di Vik. Un istante
e al segnale di inizio Gildas pass alla mezz'ala sinistra,
che a sua volta pass alla mezz'ala destra gi entrata
nell'area avversaria. Allora Vik, velocissimo, raggiunse
l'area avversaria. Scart un terzino, ne evit un altro e
con una finta spettacolosa da due metri della porta
calci irreparabilmente in rete.
A quell'azione durata pochi secondi, compiuta con
una regolarit cronometrica, come se Gildas avesse
agganciato al suo pensiero stesso i compagni, subentr
un istante di silenzio. Poi il finimondo. La folla url, i
compagni andarono tutti verso Gildas, lo abbracciarono,
gli strinsero la mano. Gildas sorrise: port la mano
alla fronte, parve ricacciare i capelli o qualche cosa
che comunque lo infastidiva.
Poi si butt nuovamente nel gioco. La palla era ai
piedi degli avversari, un poco smarriti per l'improvviso,
rapidissimo goal di Gildas. La palla pass al
centro attacco avversario: da lui fil all'ala. A questo
punto il mediano della squadra di Gildas spezz l'azione
e liber calciando la palla verso il proprio fronte
di attacco. Subito il passaggio del mediano venne intercettato
dall'ala sinistra della squadra di Gildas. Con
un tocco leggero la palla and a Gildas. Questi, con
un'altra finta evit l'entrata del centro mediano
suo diretto avversario e con un secondo tiro imparabile
batt per la seconda volta il portiere della squadra
avversaria...
Allora la folla fu in piedi, qualcuno tent di invadere
il campo al grido di Gildas! Gildas... I compagni
fecero largo attorno al giovane: ed egli solo, nel campo,
agit una mano. La signora accanto a Giulietta si era
levata in piedi e urlava. Un signore gridava:
Gildas! Tu lavori con il cervello!
E i due giovanotti a lato di Giulietta, si asciugavano
gli occhi, commossi.
Vik Gildas, in pochi minuti, aveva conquistato il suo
mondo.
Quieta, triste, immota, Giulietta guardava Gildas.
Non aveva mai visto una partita, non sapeva nemmeno
per quale motivo tutti quei ragazzi si affannassero a
rincorrere una palla di cuoio: ma capiva che Vik Gildas
era qualcuno non destinato a lei. Bello, ricco, ammirato,
conteso, indubbiamente tra poco idolatrato,
sarebbe giunto cos in alto da non poter certo essere
raggiunto da una piccola ballerina. Neppure se questa
si fosse posta sulle punte leggere e agili dei suoi piccoli
e agili piedi.
Una signora elegantissima, rotolando chi sa di dove,
raggiunse la signora che sedeva a lato di Giulietta.
 un amore! le soffi in un orecchio arrotando
la erre.
L'altra strizz l'occhio e brontol:
Che non ti senta mio marito o addio, non potr
pi vedere una partita...
Il pubblico urlava ancora e gi l'azione era in pieno
svolgimento. Pareva che il pubblico fosse pago. Guardava
le gambe di Gildas, il viso, le spalle, il modo suo
di correre. E non chiedeva pi goal. Sodisfatto, orgoglioso,
lieto di quelle due mazzate giunte in pochi
minuti, il gran pubblico si scambiava pareri, giudizi,
indizi: e sul campo i ragazzi correvano mentre la neve,
leggera, sottile, gelida riprendeva a cadere.
Lui  svedese! esclam uno dei giovanotti. -
Figuriamoci se non lo fa ridere questa poca neve...
E il primo tempo fin.
Giulietta stava immota: aveva freddo. Ma freddo dentro.
Le pareva che qualche cosa fosse finito in lei. E
le sembrava che il campo fosse squallido, triste, disperatamente
vuoto, perch non vi era pi Gildas.
Le due signore ciangottavano, serrandosi nelle lussuose
pellicce.
Un amore! Un amore! E dicono sia di buona famiglia.
Giocatore per capriccio. E pare abbia avuto
un amore tanto infelice... Infatti, se guardi bene, capisci
subito che  malinconico... Un bel ragazzo malinconico...
Non uno di quei ragazzi sempre allegri che
alla fine ti annoiano... Caro! A me piacciono tanto gli
uomini un poco infelici per amore...
Ma poi se ne and. Dopo aver dato un bacio all'amica.
Risal la scalinata della tribuna, disparve.
E la partita riprese e la squadra di Gildas segn ancora
due goal. Uno per merito di Gildas, uno per una
manovra di Gildas.
La folla travolse Giulietta quando l'arbitro fischi il
segnale di fine. Giulietta non pens al cappotto nero.
Non pens a nulla.
Sola, a testa china, mentre la neve sottile e gelida le
imbiancava la soffice coda di cavallo, tent di raggiungere
il tram. Cap subito che sarebbe stata una
sciocchezza pretendere di arrivarvi in breve. Rassegnata
and verso le automobili parcheggiate. Cerc con lo
sguardo quella dei Monica. Non la vide. Si appoggi
a un cofano. Aveva infilato le mani nelle maniche, non
sentiva la neve. Aveva il cuore grosso e le vene senza
calore. Qualcuno disse:
Per favore... Vorrei spostarmi...
And ad appoggiarsi a un altro cofano. La mandarono
via anche di l.
Allora and da uno dei guardiani del parcheggio e
domand:
Lei sa dove tiene la macchina il Presidente, commendator
Monica?
Senza esitare egli indic lo stadio e rispose:
L dentro. Dove ci sono anche le macchine dei
giocatori...
Piano piano, scivolando tra la folla, Giulietta si avvi.
Non pu entrare! le grid un inserviente.
Ma io cerco il commendator Monica! ella ribatt,
pronta.
Ah...
Passava una vettura, uscendo appunto dal parcheggio
privato. E Giulietta saett dentro, lieta di vedere
subito la imponente automobile di Monica. Suo padre,
che stava ripulendo il cristallo anteriore la vide,
si rabbui, domand:
Che diavolo fai qui?
Ho avuto un biglietto dal signor Gildas e sono
venuta a vederlo giocare. Ma ora non so come tornare
a casa.
Io, gi, non ti posso caricare. Figurati! Il commendatore
ha qui gente importantissima. Non ti far
nemmeno vedere...
Gildas andr in macchina con il commendatore?
Il signor Gildas  venuto qui con la sua macchina
nuova. Come abbia fatto il commendatore a ottenergliela
tanto in breve non so: comunque egli ha la
sua vettura e guida da padreterno. L'ho visto io!
Allora Giulietta mormor:
Mi sto bagnando tutta, babbo... Dove posso andare?
A prendere un tram.
Ma cap di averle dato un suggerimento inutile. Brontol
e poi disse:
Scendi quella scaletta e aspetta che la folla se ne
sia andata. Se ti volessero mandare via dillo che sei
mia figlia... Mi conoscono l dentro...
Ed ella scese la scaletta. Sent, subito, odore di panni
bagnati. Poi, latente, odore di acqua di lavanda. Si
guard attorno. Vi era un giovanottone bruno, che si
tamponava un ginocchio con un fazzoletto sul quale, a
tratti, buttava il liquido di una boccetta. Per fare quel
lavoro, quella assurda medicazione, aveva tirato il
calzone oltre il ginocchio e tamponando, diceva:
Sono contento di averle buscate da quel Gildas.
Non  un calciatore,  una macchina calcolatrice... Chi
ce la fa con lui?
E due o tre uomini, attorno al calciatore sconfitto:
E deve essere proprio gentile...
Molto. Peccato che parli poco. E che abbia sempre
gli occhi cos malinconici. Ma! Gli  capitata grossa...
Pare abbia ammazzato la fidanzata. Lui giocava
con il revolver, si dice: part un colpo e addio fidanzata...
Mise a terra anche il piede che fino allora aveva tenuto
su una seggiola: batt il piede per fare scendere
bene il calzone, soggiunse:
Non  allegro avere una donna sulla coscienza...
Ma se non l'ha fatto apposta, comment un
uomo.
Lo so! Comunque sono dispiaceri che io, sul
cuore, non vorrei avere... A rivederci!
Giulietta vide il giovanotto andarsene: cappotto piegato
su un braccio. Dopo il gran richiamo di un
pullman fece esclamare a uno dei presenti:
Quello se stava ancora un poco qui a profumarsi
la ferita perdeva il pullman...
Giulietta si fece accanto e gli uomini la guardarono.
Sono la figlia di Colombo, l'autista del commendatore
Monica. Il signor Presidente  gi andato via?
No...
E il signor Gildas?
Eh, no! Siamo qui di guardia perch vogliamo vederlo
da vicino...
E Gildas apparve. Solo. Di buon passo. Si guard
attorno, fiss l'uscita, parve voler superare d'un balzo
la scaletta. Ma poi vide la piccola danzatrice, appoggiata
alla parete, pallida di freddo. Le and incontro,
le serr una mano, esclam:
Giulietta! Ci compromettiamo tutt'e due: ma venga
con me! Cos mi lasceranno filare via...
L'afferr a una mano, la trascin. E lei si sent sollevare
da terra: cominci a correre su i suoi piedini:
ma qualcuno and incontro a Gildas.
Gildas... Siamo felici...
Mani, sorrisi, foglietti, libretti, cartoncini.
Per favore, preg il giovane, debbo accompagnare
la signorina alla stazione... Se volete autografi,
ve li far poi...
La vettura di Gildas era chiarissima, lunga e potente.
Egli fu al volante e Giulietta accanto a lui. Gildas
si fece largo con il gran rombo del motore; part come
una freccia, fu lungo il viale malinconico, alberato,
qua e l bianco di neve.
Guidava attento, sicuro, silenzioso. E Giulietta gli
stava a lato incapace di pronunciare una parola. D'un
tratto, ella guard il giovane: il bel profilo di lui si
intagliava sul cristallo. Le labbra di lui erano serrate,
un poco sdegnose. E gli occhi erano fermi, fissi, quasi
vitrei. Se non fosse stato per i cigli scuri e ricurvi,
che avevano a tratti un vivo tremolo, quegli occhi sarebbero
parsi irreali.
Se svolto da questa parte dove si va, Giulietta?
Che cosa  questa brutta acqua?
 l'Olona... E se prosegue si va alla periferia e
non  bella.
Mi dica lei dove si pu andare... Sono stanco...
Ma, balbett la ragazza, se  stanco vada all'albergo.
L io scendo e lei sale nella sua camera e
riposa...
Aveva parlato dolcemente, con una voce nuova, che
pareva anch'essa stanca ed era soltanto triste.
Vik Gildas moder l'andatura della sua macchina. Si
volse e guard Giulietta. Pallida, triste, con i capelli
bagnati, con il bavero rialzato e un tremito irrefrenabile
nelle labbra, ella era una Giulietta impreveduta.
Che ha, Giulietta?
Nulla...
Possibile? Lei sa dire bugie grosse? Che ha? ripet.
Voglio saperlo...
Sono emozionata... Non avevo mai veduto una
partita di calcio. E non avrei mai imaginato che il
pubblico potesse diventare subito pazzo per lei...
Le spiace?
Oh, no! Io sono felice e spero lo sia anche lei...
Per me...
Sorrise e mormor:
 un fiore per Nnina. Nulla pi.
Ella chin le palpebre: su gli occhi solitamente cos
sereni ella cal l'ombra dei suoi cigli. E quando risollev
le palpebre fu come se quell'ombra vi fosse ancora.
E qui dove siamo? egli domand.
Come si chiama la localit io non lo so. Ma so
che se svolta laggi si arriva a casa mia. E allora lei
potrebbe salire da noi a prendere un caff.
Accett subito. Rispose:
Mi guidi lei...
Ella gli indic la strada. Gildas ferm la vettura davanti
al portale della casa di Giulietta. La custode dello
stabile aveva chiuso la porta e se ne era andata, forse
al cinematografo. In quella casa dove vivevano persone
semplici, la sorveglianza, gli inquilini se la facevano
individualmente.
A Giulietta piacque poter passare con Vik Gildas senza
suscitare commenti. Tuttavia rest un poco perplessa,
quando, dopo aver suonato, si rese conto che
in casa non c'era alcuno. Allora trasse dalla borsetta
la chiave e apr, dicendo:
Mia madre sar andata a fare una passeggiata. E
forse la neve l'avr invogliata a fermarsi da qualche
parte. Ma il caff lo so fare anch'io. Forse ancor meglio
che mamma... Si accomodi, signor Gildas...
Fu lei che, nella piccola anticamera, aiut Gildas a
togliersi il cappotto. Il giovane tent di evitare alla
ragazza quell'incarico: ma ella sorrise dicendo:
Mi piace avere tra le braccia un cappotto maschile.
Come  morbido! E che bel grigio argento...
Se lo serr al petto quel cappottone, prima di appenderlo.
E socchiuse un poco i cigli sentendosi avvolgere
nel buon odore che si sprigionava da quel cappotto
elegante. Latente vi era un profumo, indubbiamente
di acqua di colonia. Pi forte, odore di sigarette.
Su tutto, lo stesso odore di stoffe nuove e pulite
e raffinate che aleggiava attorno a Gildas.
Levandosi sulle punte dei piedi ella appese all'attaccapanni
il cappottone. Poi ripet:
Vada... Io preparo il caff...
Ma come Gildas fu nel salottino, ella corse nella sua
camera. Pettin la coda di cavallo, strappandosi una
quantit di quei suoi fini e lindi capelli. Ripass il
rosso sulle labbra, si diede una spolverata leggera leggera
di cipria. Stir su i fianchi leggiadri il vestito: si
pass le mani sul seno. Si sent viva, compatta, salda,
i sorrise. E pens:
Gildas  mio...
Era certa che l'assenza della madre e tutto quanto
andava accadendo, fosse voluto dal destino. Ora toccava
a lei assecondare quel destino.
And in cucina: benedisse sua madre che aveva lasciato
nel cassetto del macinino una buona dose di polvere
di caff. Prepar rapidamente tutto, mise la macchina
del caff sul gas. Pochi minuti e pot presentarsi con
il vassoio e versare il caff.
Mentre ella si destreggiava, Gildas la guardava, attento.
Giulietta attendeva una parola di ammirazione.
Invece Gildas, d'improvviso, le domand:
Che c' oggi, Giulietta?
Lo guard attonita.
Non capisco...
Lei  triste...
Ma no! Che pensa!
Gli porse la tazza con il caff. Prese posto davanti al
giovane.
Gildas bevve in fretta, pos la tazza, riprese, accendendo
una sigaretta:
Lei  triste. E non voglio vedere Giulietta cos!
Non era stabilito che lei diventasse il mio scacciapensieri?
Che insieme si sarebbero fatte belle gite,
belle chiacchierate, serene conversazioni?
Oh, s!
E allora rida, Giulietta!
La ragazza fece una smorfia. La risata non usc. Quella
parte di scacciapensieri non le andava. Perch ella
aveva il cuore gonfio, traboccante di malinconia: e non
poteva ridere ed essere lieta se quel suo cuore le saliva
in gola a soffocarla.
Il giovane si protese. Gli occhi di lei, lucidi e dilatati,
lo fissarono.
Non sempre si ha voglia di ridere... O di far
ridere... ella mormor.
Gildas convenne, con una sola parola: Infatti...
Ma Giulietta stava l, in un atteggiamento insolito.
E d'un tratto, su le sue guance lisce, cominciarono a
scendere grosse lacrime.
Lo vede che qualcosa di triste c'! egli esclam
addolorato.
Le and vicino, tent di sollevarle la faccia: ma come
la ragazza faceva resistenza e teneva il volto calcato
tra le palme, egli trascin vicino alla ragazza una seggiola,
si pieg tutto sulla fanciulla, mormor:
Non posso esserle utile in qualche cosa, Giulietta?
Sconsolata ella agit il capo, negando.
Allora lei non mi considera un amico...
Se la sent cadere addosso: piangente e disperata:
sent che le braccia di lei si serravano al suo collo e
percep la guancia di lei, umida e fresca, contro la sua
guancia:
Le voglio tanto bene, Gildas! Tanto! E ho capito,
dianzi, allo stadio, che io non posso sperare di
essere amata da un uomo importante come lei...
E continu a piangere, disperata, la fronte puntata su
la spalla di lui, la coda di cavallo che, scivolata in avanti
le metteva un'onda di seta sul collo, sotto l'orecchio.
Gildas serr nel pugno l'estremit di quei capelli. Li
sent freschi, giovani, folti, morbidi. Li sent nel pugno,
vivi, cedevoli, incantevoli. Piano piano se li port
a una guancia, si fece accarezzare da essi.
Che sta dicendo, Giulietta?
Oh, ha ben capito...
Ho capito, s... egli convenne. Ma vorrei
pregarla di non volermi bene... Perlomeno, il bene che
lei intende... E non perch lei mi ritiene importante.
Che importanza ha un calciatore? La rinomanza di oggi
che pu svanire alla prima pedata violenta di un avversario...
No, non sono importante. Sono un uomo
qualunque che qualunque Giulietta potrebbe amare...
Ma che non vuole essere amato, perch io non potr
mai ricambiare il suo amore... Mi capisce, Giulietta?
No! ella pianse disperata.
Allora egli lasci i capelli della ragazza, la prese per
gli omeri.
Mi ascolti bene, cara...
Ed ella sollev quel suo limpido viso di dove ogni
arguzia, ogni segno di beffa, ogni impronta di astuzia
era totalmente sparita. Non restava, sul viso di Giulietta,
che una espressione attonita e dolente, di cara
ragazza innamorata e infelice.
Mi ascolti bene, Giulietta... Il mio cuore  chiuso.
E dentro, come in un forziere, sta chiusa una imagine: quella di Nnina. Io non potr mai pi amare,
Giulietta. Quindi non vale la pena di amarmi...
Si lev: passeggi su e gi, fumando. Ma d'un tratto
si ferm, si mise nel vano della finestra, serr le braccia
al petto:
Amare senza essere riamati  pena che non auguro
ad alcuno.  per questo. Giulietta, che non voglio
essere amato. N da lei n da altre.
E Giulietta, sollevando le palpebre, fissandolo disperata,
implor:
Non le chiedo di amarmi, Gildas. Le chiedo di
lasciarsi amare.
Lei scherza, ora. Perch lei non  il tipo che s'adatti
ad adorare qualcuno senza averne in cambio nulla.
Oh, Giulietta, si disincanti. Sono un uomo come
gli altri. N pi bello n pi intelligente n pi dotato
di tanti altri. Sono un calciatore. Oggi mi va bene
e gliel'ho detto, domani mi pu andar male. Non morr
certo di fame perch ho una posizione e non sono mai
stato uno sperperatore e anche perch il giorno in cui
non giocher pi diventer un industriale e lavorer
con un mio grande amico che ha una fabbrica di sci.
Ma ci che lei vede in me, di eccezionale, di speciale,
di stupendo, non esiste.  facile che una giovanissima
come lei si innamori di un ragazzo come me.  per
questo che vorrei pregarla di non mettermi su un
piedistallo. Presto o poi vedrebbe cadere il suo idolo: e
si accorgerebbe che era una statuetta qualunque, di
volgarissima creta.
Si avvicin a lei, si pieg su di lei, le prese la faccia
tra le mani.
Su, mi guardi! E sia per me la graziosa cinciallegra
scacciapensieri. Era cos bello per me pensare a
lei come amica serena! Perch vuole sciupare tutto e
costringermi ad andare a cercare un'amicizia chi sa
dove? Non pu essermi amica?
Giulietta lo guard con infinito bene, rispose, sincera:
No!
Non vuole essermi amica? domand il giovane
attonito.
Non posso. Perch oramai io amo troppo Vik
Gildas.
Ma le ho detto che Vik Gildas non vale nulla!
Ella lasci cadere le braccia lungo il corpo: e come
era seduta e aveva la faccia rivolta al giovane e gli
occhi aperti e lo sguardo fisso e la bocca socchiusa,
parve, d'un tratto, una bella bambola, rotta. Una bambola
cui si fossero allentati gli elastici, spezzati i sostegni:
e non si reggesse pi.
Cos la vide Gildas: stanca, abbandonata, senza pi
desiderio di reagire.
Non mi ami, ella disse. Non mi voglia bene!
Si lasci amare. Io sar contenta ugualmente.
Egli scosse il capo, disperato, avvilito, incapace di
parlare. E Giulietta riprese:
Non so dirle come sia nato questo amore. Perch
fino a ieri io ero certa di poter avere amore ma di non
darne. Mi sentivo sicura di me, certa di vincere su di
lei: persuasa di poter manovrare lei a mio piacimento.
Invece, eccomi qua... Pronta a darle tutto e a non
chiedere cosa alcuna...
Sa almeno di commettere un grande errore, Giulietta?
Non lo so perch non me lo sono chiesta. Ma so
che senza di lei non potr pi vivere...
E capisce che ora sta dicendo delle cose che tutte
le donne avranno detto e tutti gli uomini avranno
pensato? Non sa, Giulietta, che si continua a vivere
anche se tutto crolla attorno e se tutto quanto s'
sperato di avere sfugge e sparisce?
Ella si lev: gli cinse il collo. Pos la fronte contro
l'omero di lui che era tanto pi alto. Mormor:
Tienimi con te e per te...
No, Giulietta. Non ti amo e c' un'altra ragione
che mi tiene lontano da te...
Si scost da lui, Giulietta, lo fiss.
Un'altra ragione?
S...
Si guard attorno: mormor:
Tutto questo... La tua casa onesta e pulita. Il tuo
babbo, cos semplice e buono. La tua mamma che mi
ha accolto come un figlio. Non posso tradire la loro
buona fede, non posso ingannare gente tanto onesta:
non posso essere mascalzone con chi  stato, per me,
buono, generoso, gentile. Con chi mi ha offerto rifugio
e affetto quando ho avuto bisogno di portare al sicuro
la mia tremenda malinconia...
Giulietta si pass una mano sulla fronte. Si era fatta
pallida, di un pallore profondo, penoso, mortale. A
fatica, disse e la voce era sommessa:
Non crearti scrupoli, Vik. Tant', io sono una ragazza
destinata a cadere. Credo di essere nata con un
programma preciso. Quello di evadere da questo ambiente,
da queste tre stanze, da questa casa alveare.
Prima di amare te, pensavo che mi sarei data al miglior
offerente: a colui, cio, che sarebbe stato disposto
a donarmi tutto ci che mi piace: eleganza, lusso,
vita mondana. Mi dicevo sempre che, diventata ballerina
celebre, avrei trovato anch'io la vita alla quale
aspiravo. Oggi molti uomini ricchi e importanti sposano
donne di teatro, soprattutto se queste donne hanno
un certo nome nel campo dell'arte. Ero ben decisa a
studiare molto e ho studiato molto: ero ben sicura
di diventare qualcuno, di essere acclamata, di avere
le fotografie in tutti i giornali e di potere, con ci, pretendere
l'uomo dei miei sogni. Ma dai miei sogni era
escluso l'amore. Volevo, in definitiva, diventare celebre,
per avere la ricchezza. In me non vi era che calcolo.
Ora...
Si interruppe.
Gildas la sent tutta vicina. Una piccola cosa calda
e perfetta, che aveva l'odore della giovinezza, la flessuosit
di un giunco, la fragranza dei prati nell'ora bella
di un'alba luminosa.
Ora... egli mormor.
Ora mi adatterei a tutto. Anche a restare qui, in
questa casa. Pur di essere tua... E non importa se non
mi sposerai, non importa... T'ho detto. Sono destinata a
cadere. Meglio se cadr con chi amo...
La scost. La obblig a restare nella poltrona. And
a mettersi ancora nel vano della finestra. Erano scese
le ombre della sera, Giulietta non aveva pensato ad
accendere la luce. L'alta figura di Gildas si intagliava
su la luce morente di un giorno straordinario per
Giulietta.
Se ti dicessi, egli dichiar, che sono un uomo
finito rideresti, perch una panzana simile non  accettabile.
Puoi ben capire che sono giovane, forte, sano
e che, malgrado la mia sciagura, ho anch'io bisogno di
una compagna, di tanto in tanto. Una compagna che
segna sempre un'avventura senza domani.
Tacque, riprese:
Se non avessi rispetto per te, per i tuoi genitori,
per la tua casa, ti offrirei di diventare tu la mia compagna
delle avventure senza domani. Ma tu lo capisci
bene, Giulietta, che tutto questo mi farebbe meritare
un appellativo che non voglio. Ho gi fatto troppo male
nella mia vita perch io possa assumermi la responsabilit
di farne dell'altro... Tu mi piaci. Giulietta: a chi
non piacerebbe una creatura viva, fresca, nuova come
sei tu? Ma l'amore non potr mai venire. Perch l'amore
mio  lontano e lo sai.
Ella non rispose.
Accese la luce. E poi, con voce decisa, dichiar:
Va bene! Possiamo tornare al lei...
Gildas la guard stupefatto. Sul viso di lei vi era
una decisione che gli fece paura. Fu per chiedere qualche
cosa. Ma il campanello squill e Giulietta corse ad
aprire. Gildas ud la voce tranquilla della ragazza che
diceva:
Ben tornata, mamma! C' il signor Gildas. Voleva
un caff: credevo tu fossi in casa...  salito...
La madre di Giulietta apparve sulla soglia: aveva un
cappotto nero, in perfetto ordine. Aveva i capelli ben
ravviati come sempre e il suo cordiale sorriso sulle
labbra.
Complimenti! gli disse subito. Io non so
nemmeno come sia fatto un pallone: ma in tram, per
la strada e anche qui, sotto il portone, si parla di lei...
Se sapessero che lei  qui, invaderebbero la casa!
E lei non lo dica, signora, che io sono qui... -
consigli gaiamente il giovane. Ma... ma faccia in
modo che io possa andarmene, senza destar scalpore...
E poi, con voce triste:
E non creda a chi mi esalta. Baster che io sbagli
un tiro perch gli osanna di oggi diventino insulti domani...
Si avvicin a Giulietta, chiese:
Lei pensa che potr andarmene?
Giulietta, decisa, dichiar:
Aspetti...
Apr la finestra, guard nella via.
La strada  quasi sgombra, dichiar. Tuttavia
scendo con lei...
Gildas salut la madre di Giulietta mentre questa era
andata a infilare il cappotto.
Poi, con la ragazza, discese. Vi era poca luce: la gente
se ne era andata: i pochi passanti non badarono alla
coppia che saliva sulla bella vettura.
E come Gildas ebbe lanciata la macchina, chiese:
Perch  salita con me, Giulietta? Dove vuole andare?
A una qualunque fermata di tram. Torner indietro
con il solito mezzo. Soltanto, volevo dirle che
domani sar l'amante di un tale che mi corteggia, che
ha molto denaro e che non mi sposer mai. Perch ha
moglie. Comunque so che mi dar un lussuoso appartamento,
una vita comoda e forse mi assicurer l'avvenire.
Poich sar il primo uomo della mia vita qualche
dovere, forse, lo sentir nei miei riguardi.
Egli moder la corsa:
Lei  pazza, Giulietta...
No! Sono tornata la Giulietta di ieri. Sono rientrata
cio nello stesso ordine di idee che avevo prima
di capire che amavo lei. E domani quel signore verr a
prendermi alla scuola. Cos che se lei vorr vederlo,
non avr da fare molto: fermarsi nella piazzetta prossima
alla scuola di ballo... E per favore mi faccia scendere.
Gildas ferm. Era pallidissimo. E pallida era Giulietta.
Buona sera, ella disse.
Buona sera...
Prosegu. E si sentiva smarrito e disperato. E se
tentava di essere soltanto un uomo, un maschio giovane
e sano, amante di una Giulietta vezzosa e provocante,
l'imagine di Nnina morta gli si parava davanti:
e si sentiva morire anche lui. E sentiva che il
cuore gli si chiudeva nel petto, soffocato dai rimorsi. E
si diceva che un uomo come lui, capace di uccidere
solo per folle e ingiusta gelosia, non doveva pi, mai
pi avere il premio meraviglioso di un meraviglioso
amore. Tutto doveva essere vietato all'assassino di Nnina:
e di amare e di essere amato. Perch nessuna
gioia poteva nascere per chi aveva scavato una tomba
e chiuso per sempre gli occhi pi belli del mondo.
Torn all'albergo, affid a un inserviente la vettura
perch la portasse nell'autorimessa. Fece toeletta, scese
per la cena, si coric presto.
E pens a Giulietta. Che si voleva perdere... Trasse
un gran sospiro. E tentando di superare ogni sentimento
che era in lui, pens:
Meglio si perda con un altro... Non voglio ancora
rimorsi... Gi sono troppo grevi quelli che io ho...
Ma nella notte sogn Giulietta. Cos, come l'aveva veduta
mentre gli offriva il caff e come l'aveva veduta
poi quando ella, sconsolata, piangeva... Si svegli di
soprassalto, come se qualcuno piangesse realmente accanto
a lui. Accese la luce, si guard attorno, sorrise
di se stesso, si compat. La luce cadeva sul gran ritratto
di Nnina. Gli occhi di lei, dolci e sereni, lo
fissavano. Senza rancore. Occhi amici, devoti e cari. Occhi
belli che non avevano mai pianto. E invece Giulietta,
la fanciulla quasi sconosciuta, aveva tanto pianto.
Ed era un pianto sincero. Gli parve, allora, che gli
occhi di Nnina si facessero ancora pi dolci e miti,
che assumessero anche una espressione di preghiera.
Confusamente Gildas si disse che forse egli doveva impedire
a Giulietta di compiere passi pericolosi: doveva
perlomeno dirle di pensare alla sua arte, di farsi una
strada, un nome, una notoriet. E poi tutto sarebbe
venuto. E gloria e denaro e sodisfazioni e anche amore.
Perch perdersi con un uomo sposato? Perch...
Fulmineamente Gildas rivide casa Monica. Bella, luminosa,
ampia, ricca: con Ca che vi si aggirava quieta
e silenziosa. Con quella donna cos fine, dolce e gentile,
che metteva una nota vellutata in quella dimora,
cos come l'arpa mette un tono di dolcezza nel fragore
dell'orchestra.
Che sfacelo se in quella casa fosse entrato il tradimento!
Che pena, che orrore, che morte, se in quella
dimora serena si fosse insinuato il dubbio, la diffidenza,
la gelosia...
Non riusciva, Gildas, a rendersi conto di quel sovrapporsi
di idee. Non sapeva spiegarsi perch pensando
a Giulietta e all'uomo sposato che ella intendeva
prendersi per amante, fosse apparsa a lui la bella casa
dei Monica.
Si sent diventare madido. Non pot riprendere sonno.
Si lev per tempo. Sapeva che Giulietta per tempo
sarebbe andata alla scuola. Si vest, fu pronto. Si diresse
verso piazza della Scala. Non vide Giulietta. Vag
per quelle strade che la fanciulla doveva percorrere per
recarsi alla scuola di ballo. Nulla.
Non doveva fare allenamento quel mattino: poteva
disporre di se stesso e del suo tempo. Port la vettura
a un posteggio, and dal suo sarto. Glielo aveva indicato
Monica, si ferm per una prova e per vedere alcuni
campioni. Chiacchierava distratto: accett di firmare
un album, promise una fotografia. A tratti sbirciava
l'orologio. Fu nella strada, davanti al portone di
dove soleva uscire Giulietta, proprio quando la vettura
di Monica, condotta da Monica in persona, gli pass
rasente.
Gildas? Che fa?  senza macchina?
No, rispose dopo una esitazione. L'ho al
posteggio...
Meglio cos, ribatt Monica. Ho un appuntamento
e non avrei potuto accompagnarla all'albergo...
Grazie, non occorre...
Ma altre vetture, nella scia di quella di Monica, chiedevano
impazienti strada.
Non mi posso fermare. Scusi, Gildas...
Come Monica si fu allontanato, Gildas si spost rapidamente.
E and a mettersi sul fianco del palazzo
che fronteggiava l'ingresso della scuola, al di l del
posteggio delle vetture cos da poter osservare senza
essere notato.
Vide cos Monica riapparire, rallentare davanti il teatro.
Sporgere il capo. E alla fine vide Giulietta sotto
il porticato. Allora Monica, che andava assai lentamente,
ferm la vettura. La ragazza si avvicin a essa,
parl un poco con Monica, poi, decisamente, spalanc
la portiera e sal.
Gildas maledisse il momento in cui gli era venuta l'idea
di scendere dalla sua vettura. Gli sarebbe stato facile
cos inseguire quei due che egli oramai non vedeva pi.
Lentamente and a riprendere la sua macchina: sal,
manovr per districarsi dalle macchine che gli stavano
a destra e a sinistra strettamente: allora il posteggiante
che con entusiasmo gli aveva dato le indicazioni esatte
per togliersi di dove era, si avvicin, mormor:
Scusi, signor Gildas... Mi farebbe qui la sua firma?
Gildas lo guard: la sua mente lontana, i suoi pensieri
tristi, la sua angoscia fonda, gli avevano fatto dimenticare
tutto il mondo che gli era attorno. Firm
quanto il giovane gli porgeva. Sorrise alle parole di
lui che lo ringraziava per le reti che egli aveva segnato...
Quella sua piccola e pur fulgida gloria non lo toccava,
personalmente. Lo portava sempre, d'impeto, a
Nnina: nulla pi.
E poi, mentre guidava adagio, pens a Ca. Cos dolce,
mite e cheta; cos serena nella sua bella casa, ignorava
certamente quanto stava accadendo intorno a
lei. E soprattutto era ben lontana dal pensare che se
il suo sposo doveva tradirla, l'ultima a scegliere sarebbe
stata Giulietta Colombo. Invece, la fanciulla da lei
protetta e aiutata stava per entrare nella vita di lei,
per sconvolgerla.
Guard l'orologio. Giulietta doveva essere a casa,
ammesso che Monica ve l'avesse accompagnata e non
se la fosse gi portata via. Volle sperare che per il
loro peccato quei due non avessero scelto un'ora cos
chiara, torn all'albergo e subito si mise in comunicazione
con la casa di Giulietta.
Respir di sollievo udendo al telefono la trillante e
giovane voce di lei. Disse, rapido:
Giulietta. La devo vedere. Oggi. Per andare a lezione
vengo io a prenderla. Solo mi spiace che la debbano
veder passare da una vettura all'altra e con differenti
uomini. Dianzi il commendatore Monica, tra poco
Gildas. Ma forse a lei non importa molto, questo...
Trem di sdegno sentendola rispondere con una risata:
Mi importa molto, invece. Perch devo renderne
conto a qualcuno. Esattamente alla persona che lei ha
nominato ora...
Gildas serr forte il microfono nel pugno. E Giulietta,
ridendo:
Oggi  la mia grande giornata. L'attendo, Gildas!
Ed egli ebbe voglia di scaraventare il microfono contro
la parete.
Usc presto dall'albergo. Giulietta l'attendeva sul portale
della sua casa. Sal nella macchina di Gildas e
subito disse:
Come  bello non aver bisogno di tram!
Sbirci il giovane. Correva la vettura ed egli guardava
avanti a s, indifferente alla ragazza. Giulietta dichiar:
Ho solo mezz'ora per lei, Gildas...
 pi che sufficiente, egli ribatt. Ma non
so dove fermarmi.
Oh, Dio! ella rise. Poich siamo vicini al
Parco andiamo a metterci l come fanno gli innamorati.
Egli si addentr nel Parco. Anche su Milano scendeva
pigro un poco di sole, il Parco era malinconico. Qua e
l, da zone verde cupo, emergevano rami tristi, spogli,
tragici. Poche erano le persone e tutto sarebbe stato
sommerso in quel malinconico sole se le automobili,
correndo per i viali, non avessero portato, inesorabili,
il loro senso di vita fattiva.
Gildas ferm la vettura in un punto dove una pianta
verde buttava la sua fredda ombra sul terreno.
Subito Giulietta fu per dirgli di proseguire, di entrare
nel sole. Ma non os. Gli occhi freddi e fermi di
Gildas le incutevano soggezione.
Posso fumare? domand Gildas.
S...
Prima di prendere la sua sigaretta ne offr a Giulietta.
Ella rifiut, agitando il capo. E la bella chioma
soffice, sventagli.
Il giovane accese: fece calare il cristallo, butt fuori
a prima boccata di fumo: poi disse:
Volevo domandarle, Giulietta, se non si chiama
per caso Miro Monica l'uomo con il quale lei vorrebbe
iniziare la sua... carriera.
La vide sobbalzare, spalancare gli occhi, dischiudere
la bocca. Gli parve che ella volesse gridare. Ma poi in
Giulietta tutto si chet. Rimase arrossata la bella, alta
fronte di lei; quella fronte straordinariamente liscia e
chiara.
Con voce sommessa, rispose:
 sempre bene non fare nomi quando si tratta
di queste cose...
Non era una risposta. Ma Gildas l'accett per tale.
Perci ribatt, duro e ostile:
Non avrei mai pensato, Giulietta, che lei potesse
diventare cos cinica, cos venale, cos arida e spietata.
Tacque e riprese:
Spietata anche con se stessa...
Ella chin il capo: parve intenta a guardare le sue
mani pallide abbandonate nel grembo. Erano piccole
mani dalle dita molto affusolate: erano un poco piene,
cos che, se non avessero avuto quelle punte sottili,
sarebbe stato facile somigliarle a mani di bimba.
Io non sono spietata, ella mormor. Io voglio
andare avanti...
Ed  prendendosi un amante e per di pi un uomo
ammogliato che lei crede di andare avanti?
Per fare carriera, ribatt Giulietta. Bisogna
avere gioielli, pellicce, denaro e un protettore. La figlia
di un autista che deve fare?
Deve studiare, ballare bene, imporsi. Imporsi con
la sua arte...
E guadagnare quel tanto che le dar sempre una
vita grama. Oh, in Italia crede che sia facile per una
ballerina farsi strada? Guadagna di pi una soubrette.
La quale ha anche il vantaggio di potersi mostrare nuda
o quasi. Cosa che una ballerina della Scala non pu
certo fare.
Cos che lei  decisa al gran passo...
S... E la decisione m' venuta quando ho capito
che non valeva la pena di attendere l'amore.
Vik Gildas butt il mozzicone della sigaretta fuori
dal finestrino. E domand:
Che ha detto?
Ho detto che io il gran passo lo faccio perch
non potendo avere l'amore di chi amo, tanto vale
che abbia il denaro di chi non amo...
Gildas si appoggi allo schienale. Socchiuse gli occhi.
E di tra i cigli socchiusi vide alcuni rami diritti
ergersi al cielo: rami nudi, quasi bianchi, senza bellezza.
Una ribellione profonda lo afferr. Ebbe voglia di
prendere Giulietta per le spalle, di scrollarla e di chiederle
come fosse possibile barattare l'amore. O l'amore
o il denaro. O il sole o la notte senza stelle e senza
luna. O la purezza o il disonore.
Allora, disse con voce rauca, allora per lei
amore e denaro sono la stessa cosa. Se l'uno vale
l'altro...
No! scatt Giulietta, pronta, come se avesse attese
le parole di Gildas. No! Io amo, profondamente
e sinceramente un uomo che non mi vuole. Per distrarmi
da questo uomo che mi addolora, mi dar a
un altro che perlomeno mi sar utile. In definitiva tenter
di soffocare sotto le pellicce e i gioielli il mio
povero cuore che piange...
La frase lirica fece sorridere un poco Gildas. Perci
non ne ebbe piet. Ma chinandosi a guardarla si accorse
che piangeva. Piangeva cos, tenendo le mani nel
grembo, senza singhiozzare, senza agitarsi. Un quieto
pianto che, per vie sconosciute, saliva dal cuore e
scaturiva dagli occhi.
Si turb. Sent che ogni rancore era caduto. Che nulla
di ostile era rimasto in fondo a quell'amarezza che
Giulietta gli aveva arrecato. La sua voce fu dolce quando
domand:
Lei vuole alludere a me,  vero, Giulietta?
S...
E vorrebbe dirmi che se io l'amassi, cio la facessi
mia amante lei rinuncerebbe a diventare l'amante
di un uomo ammogliato...
S...
E tra le due vie, non potrebbe trovarne una terza?
Quella di essere una brava ragazza e di andare avanti
onestamente? Se le mancher un abito, una pelliccia,
un gioiello, trover in me un amico pronto ad
aiutarla. Non ho alcuno al mondo. Sar felice di...
No, grazie, ella scatt. Non ho bisogno di
elemosine. Lei mi dir che una pelliccia non  una elemosina.
Ma io ho il mio orgoglio. Regali dagli uomini
non ne accetto. A meno che mi vengano da un uomo
che io possa ricambiare. O con il mio immenso amore
o...
Stia zitta! interruppe Gildas.
Ella tacque. E Gildas riprese:
Cos che  decisa...
S... E questa sera me ne andr a fare una gita
con chi mi lancer nel mondo.
E a sua madre che dir?
Non lo so ancora.
E se io avvertissi sua madre? chiese Gildas.
La giovanetta serr le mani e mormor:
Sar bene che lei si occupi di ci che la riguarda,
signor Gildas. Lei  venuto in Italia per fare il calciatore,
non per ergersi a protettore delle ballerine che
vogliono vivere la loro vita.
Ha ragione. Scusi...
Ma poi, sgomento:
 proprio Monica, dunque...
Giulietta non rispose. E l'uomo continu:
E lei non pensa a donna Ca? Che male le ha
fatto? Perch vuole sciupare la pace di una casa? Da
quello che posso arguire, Monica fu sempre un buon
marito...
E che importa? Giulietta tronc. Un bel
giorno anche un bravo marito smette di essere tale...
E se la moglie muore di dolore non importa, vero?
sibil Gildas.
Allora Giulietta gli si rivolse, disperata:
Ma lei ama donna Ca! Lei vuole salvarla da un
dolore solo perch donna Ca le  cara! Lei...
Vik Gildas serr forte il volante. Ma prima di mettere
in moto guard Giulietta. E ci che ella vide negli
occhi di lui, la sgoment. Non vi era odio, non vi
era rancore, e nemmeno antipatia in quegli occhi grigi:
ma vi era solo tristezza. Quella dell'uomo che non 
capito, che vede calpestati i suoi migliori sentimenti,
che  ingiustamente accusato e che, soprattutto,  offeso
nel sentimento pi nobile. Quello dell'amicizia.
Glielo disse:
Io sono un buon amico di donna Ca. Lo ricordi
sempre, Giulietta. Amico. Ma non nel senso che intende
lei. Nel senso che intendo io. E credo che la sua mezz'ora
sia passata.
Fu per avviarsi: un atto di Giulietta lo trattenne:
Scusi se ho frainteso, ella dichiar. Tuttavia
dovr ammettere che donna Ca ha gi molto. Bellezza,
ricchezza, possibilit di vivere come vuole, rispetto e
ammirazione di ognuno... Be', se il marito le pianter
un paio di corna che fa? Tutto al mondo, perbacco,
non si pu pretendere...
Gildas non parl pi. Lanci la vettura e poco dopo
si fermava davanti all'ingresso delle allieve di ballo.
Solo allora vide che gli occhi di Giulietta erano rossi, il
volto pallido. E la bella coda di capelli, pareva afflosciata.
Buon giorno, le disse.
Ella era presso la portiera. Tese una mano, la guard.
Per quello sguardo di lei, Gildas si sent morire.
Sfren la vettura e part. Ma dove trov spazio e tranquillit,
ferm di colpo, si pieg un poco sul volante,
serr la testa tra le palme. Negli occhi scuri di Giulietta,
aveva veduto lo stesso sguardo di Nnina.
Nnina dei primi tempi. Di quando ella era tanto dolce,
buona e innamorata. Di quando era la sua Nnina, quella
che ancora, pur involontariamente, lo sapeva bene,
non lo aveva fatto soffrire. Lo stesso sguardo adorante,
sincero, caro, che andava diritto al cuore, che lo blandiva,
lo inorgogliva, lo accarezzava. Sguardo d'amore.
Sguardo che solo una creatura amante pu donare...
Si distolse dai dolci e tormentosi pensieri. Sorrise
con amarezza. No, non era possibile che Giulietta lo
amasse! E quello sguardo era nato in lei perch ella
era la finzione fatta donna. Ma giunto all'albergo, si
sent senza pace. Lasci scivolare il tempo, stanco di
s e di tutto ci che lo circondava. Si trov senza
volerlo con il microfono in mano. Trasal allorch la
voce del centralinista gli chiese che cosa desiderasse. E
Vik Gildas gli rispose, piano:
Mi metta in comunicazione con la casa del commendator
Monica...
La corretta e chiara voce di un cameriere gli rispose.
La voce si fece ossequiente allorch lui domand di
poter parlare con qualcuno:
Il commendatore non c'... Vuole la signora?
Rispose affermando.
E poco dopo la quieta voce di Ca gli giungeva all'orecchio.
Oh, Gildas! Che sorpresa!
Ma la trovo sempre in casa, donna Ca! Non esce
mai?
Qualche volta: non sovente... rispose la dolce
voce. Il mio mondo  qui... Ma lei voleva Miro, Gildas?
Non c'... Non rientrer nemmeno questa sera!
Il cuore di Gildas, imprevedutamente, si strinse. Ne
ebbe quasi uno spasimo. Serr i denti, mormor:
 sola, donna Ca?
Sola... Ma se lei verr a salutarmi e si fermer
magari a cena, sar meno sola.
Non ha un'amica, qualcuno che valga pi di me?
Un'esitazione. E poi Ca rispose:
La mia migliore amica s' sposata da poco, ma ha
gi un magnifico bambino...
Capisco, mormor Gildas. E avendo il bambino
non ha molto tempo per le buone amiche d'un
giorno...
No! rispose con voce subitamente nuova Ca. -
Sono io che non desidero vederla. Soffro troppo...
E poi, nuovamente dolce e triste:
Vedesse che meraviglioso bambino, Gildas...
Allora egli cap e il cuore ancora una volta spasim.
Tuttavia ebbe la forza di ridere ribattendo:
Oh, donna Ca! Non ne faccia un dramma della
sua mancata maternit. Tante e tante donne sono nelle
sue condizioni. E tuttavia sanno andare avanti bene
nella vita. I bimbi sono una meravigliosa cosa, sono
un poco di paradiso sceso sulla terra... Ma se lei se
lo crea un piccolo paradiso, facendo del bene, facendo...
E non seppe dire altro. Il silenzio che gli giungeva
dall'altra parte del filo gli diceva chiaramente che Ca
non accettava le inutili parole. Che Ca non sapeva rassegnarsi.
Perci chiese:
Mi vuole a cena?
Oh, s, Gildas!
Grazie...
E posando il microfono pens che davvero le disperazioni,
le malinconie sono come due poveri bimbi costretti
a camminare nel buio. Tenendosi stretti per mano,
si sorreggono, si fanno coraggio, vanno avanti...
Le nostre due malinconie... mormor Gildas.
Vi era Nnina tra i fiori. Giovane, bella e dolce lo
guardava. Un gran sospiro sollev il petto di Gildas.
Lentamente cominci a spogliarsi, lentamente scelse
fra gli abiti quello scuro da indossare per andare da
Ca Monica.
Come sempre si fece precedere da quelle rose che sapeva
bene accolte. E la trov in sua attesa, bella e
gentile, elegante in un abito color giallo pallido. Un
abito da mezza sera, di seta pesante, a gonna gonfia
e corsetto aderente, con una scollatura casta, senza
maniche, con una enorme clip di rubini e smeraldi. Due
bracciali rotondi, uno tutto di smeraldi, l'altro tutto di
rubini completavano la precisa, perfetta, semplice toeletta.
Ca si fece servire l'aperitivo, Gildas accett una
spremuta di pomodoro. E subito attacc:
E dove  andato il mio Presidente? O  indiscreto
chiederlo?
 andato a Campione. Sono giunti amici dalla
Francia. Sono arrabbiati giocatori. Conoscono troppo
Montecarlo, fino alla noia tutti gli altri Casin: non
conoscevano Campione. E Miro ve li ha accompagnati.
Un giorno ci vada anche lei, Gildas. C' anche un ristorante
dove si mangia bene, a Campione...
Grazie, sorrise Gildas. Non gioco...
Nemmeno io, sorrise Ca. Ma qualche volta 
bello anche veder giocare gli altri...
E soggiunse:
Il tempo passa... Perlomeno, bisogna pur farlo
passare.
Gildas la osserv: e gli parve che il volto di lei
fosse velato di una tristezza nuova. Che era ben diversa
da quella malinconica dolcezza che Ca aveva sempre
sul suo bel viso.
Lei, osserv il giovane,  terribilmente triste
quando non c' suo marito...
Infatti...
Tent di riprendersi. Soggiunse:
Vede, Gildas... Non ho che lui... Avessi almeno
un bambino... Ma non c' e non ci sar...
Arross un poco, chin le palpebre, soggiunse:
Sono negata alla maternit. Ed  terribile saperlo.
Anche perch mi pare di aver rubato qualche
cosa a Miro...
Gildas fu per ribattere: ma ella mormor:
Io non credo che una donna abbia il diritto di
privare un uomo di tale gioia...
Ma che dice? Suo marito l'adora, donna Ca! E mi
pare che ai figli non pensi pi...
Ella aveva puntato i gomiti su i braccioli: teneva le
mani alzate e congiunte. Pareva, il suo, un atteggiamento
di preghiera. E le mani erano belle, pallide,
sottili. Straordinariamente fini e aristocratiche.
Non si sa mai che cosa un uomo possa pensare in
questi frangenti... mormor Ca. Ma io so che darei
la vita per donare un figlio a Miro. E cos non mi
domanderei pi troppe cose che mi fanno male...
Che cosa si domanda, Ca?
Si pieg verso di lei, tese ambedue le mani. Ed ella,
con dolcezza, gli affid le sue. Una mano di lei in ogni
mano di Gildas. Gli occhi di lui intenti, a guardarla.
Occhi buoni, dolci, incoraggianti.
Mi domando se non verr mai il giorno in cui
Miro vorr un bambino e... e se lo far dare da un'altra...
Ca! grid Gildas esterrefatto. Ca... Ma 
lei, che parla?  la stessa Ca dei giorni passati?
Sono triste, Gildas...
E l'uomo pens, fulmineamente:
Ella sente il male che le vogliono fare... Ella sente
che una donna sta per entrare nella vita di colui che
ella ama... Come tutte le creature elette, anche Ca ha
il dono di captare quanto di bene o di male le sta accadendo...
Ed ella ora sente il male, ne  presaga, ne
trema e lo teme...
Ma pot dirle:
Ah, Ca! A me piacciono le donne che amano il
loro sposo. Ma non posso ammettere che una donna,
per di pi intelligente, si disperi solo perch il suo
sposo si allontana una sera... Ma quante volte si sar
allontanato il suo Miro?
Oh, infinite volte! Per viaggi, per affari...
E allora...
Ma questa sera  diverso... Non mi piacciono quei
suoi amici... Scanzonati. Oso dire irriverenti... Uno s'
portato anche l'amante... E so che a Parigi ha una stupenda
moglie...
Un bel cretino, osserv Gildas. Che tuttavia
spero non gliel'abbia presentata, quella amante...
No... La macchina rest fuori dal cancello. Ma intravidi
quella donna.
Bellezza temibile? rise Gildas.
No... N bella n giovane. Eccentrica. E vede, Gildas...
 spiacevole anche questo: spiacevole cio constatare
che un uomo, pur avendo una moglie bella e
giovane, si perde con una donnaccia.
Ma lei questa sera vuole fare delle considerazioni
inutili. Che perlomeno, non la riguardano...
D'improvviso la donna calc la faccia tra le mani e
scoppi in pianto.
Gildas balz in piedi, si curv su Ca, tent di sollevarla.
Ma ella si accasci. Piegata in due, il viso tra
le palme, ella piangeva con tale dolore che Gildas ne
fu atterrito. Che cosa avveniva? Che cosa sapeva, Ca?
Che cosa intuiva?
Non la capisco pi... Non l'ho mai veduta cos... E
le giuro che non avrei mai supposto di vedere Ca Monica
ridotta come una piccola donna che si macera per
assurde gelosie...
Allora, ella balz in piedi. Fu di fronte a Gildas: mise
le mani sulle spalle di lui, dichiar, sincera:
Glielo dico, Gildas, perch sono disperata?
E l'uomo non pot parlare. Ma sent che un nome
era nell'aria, che Ca gi sapeva tutto e che ne moriva
di dolore.
Ma Ca disse, piano:
Quella mia amica... Quella che si  da poco sposata
e ha un magnifico bambino, ha oggi telefonato dicendo
che il suo bambino gi parla e d il nome esatto
a molte cose...
Gildas si sent afflosciare. La tensione nervosa di pochi
istanti prima cadeva. Quel nome che egli aveva
sentito nell'aria non veniva pronunciato...
Ca! esclam tra sgomento e attonito. Ma
che le importa se il bimbo di quella sua amica parla?
E la donna, quieta, piegando il capo come una colpevole:
Il mio non parler mai... Perch non nascer
mai... E se Miro se lo andr a cercare altrove, il suo
bambino, avr ragione di farlo...
Gildas gioc d'audacia:
Ah, Ca! Che brutta rivelazione lei  stata per me
oggi! Ca! Vada a lavarsi il viso. E pensi che pur essendo
una sventura, la sua, non  la pi grave... Ho tanti
conoscenti senza figli. E non fanno le tragedie che fa
lei, mi creda! Perfino tra i miei parenti ci furono sposi
senza prole... Si amarono, vissero felici e nessuna donna
senza bambini ebbe mai il viso che lei ha ora...
Sincera, Ca dichiar, sommessa:
Grazie per le sue parole... Forse lei ha ragione...
Forse questa sera sono un poco fuori di me...
E Gildas, disperato:
E non  perch non ci sono bambini...  perch
tu senti il tradimento nell'aria... E il cuore ti cade,
Ca...
Ma esclam, tentando di essere gaio:
Ecco! Un poco fuori strada, donna Ca!
Si diede una manata in fronte:
Oh, Dio! Come me! Fuori strada anch'io! Lei ha il
potere di farmi dimenticare tutto, donna Ca! E per
venire qui, con lei, ho dimenticato che prima delle 22
dovr essere all'albergo. Vi sar, di passaggio, un mio
concittadino...
Far anticipare il servizio, Gildas. Cos ceneremo
insieme, avremo tempo di fare ancora due chiacchiere,
e lei, per le 22, potr essere all'albergo.
Suon per il cameriere. Diede qualche ordine. Poco
dopo sedevano a tavola. C'erano, a una estremit di
essa, le rose di Gildas. Come sempre, le rose di Gildas
prendevano un posto d'onore. Egli le guard, sorrise
commosso, mormor:
Grazie... Lei  tanto cara!
Io sono una buona amica, Gildas. E non le dimentico
le poche e care amicizie che ho...
Sincero, quasi con fierezza, egli rispose:
Nemmeno io, donna Ca...
Il servizio si svolgeva rapido. Tutto era cos signorile,
raffinato e classicamente svolto, da far subito sentire
la presenza vigile di una donna di classe. Era facile
capire che i domestici portavano l'impronta di insegnamenti
perfetti, che tutto era controllato e che Ca non
si accontentava di avere ottimi domestici, ma li voleva
dotati di qualit eccezionali.
Rapida fu la cena. E poi passarono nel salotto di Ca
per il caff.
Non c' pi la brutta malinconia? chiese Gildas.
C' sempre. Soltanto, qualche volta la sopporto
bene e qualche altra male...
Se lei pensa unicamente a cose belle, la malinconia
sar sopportabile sempre...
Ma se penso che mio marito...
Si interruppe, soggiunse:
Non avrei pi nulla, sa...
La prego, Ca! Non offenda suo marito...
Ma sentiva nascere per Miro Monica un odio feroce.
Ca mormor, sorridendo:
Lei  troppo educato per guardare l'ora: ma io
gliela ricordo, Gildas.
Balz in piedi. Si conged.
Due minuti dopo correva da folle verso l'autostrada.
Aveva chiesto rapide informazioni a un rifornimento:
gli avevano detto che per arrivare a Campione, con una
macchina potente come la sua, non avrebbe impiegato
pi di un'ora...
La vettura, guidata da Gildas, correva per l'autostrada.
Gildas non sapeva esattamente perch andava a
Campione, nemmeno sapeva che cosa avrebbe fatto come
vi fosse giunto. Comunque lasciava che la sua macchina
volasse verso la meta. La notte era tranquilla:
poche stelle nel cielo, niente luna. E la sagoma degli
alberi, su l'incerto chiarore di una notte senza dolcezze.
Al confine present il passaporto. Un finanziere lo
guard, sorrise, mormor:
Il Carnet, per favore... La sbrighiamo subito, signor
Gildas...
Il lago di Lugano respirava appena appena: scuro, ma
con il diadema delle luci di Lugano, faceva pensare a
un essere fiabesco che prima di coricarsi si fosse tutto
avvolto nel suo grande manto. E dal manto emergeva
solo il diadema splendente.
Fugacemente Gildas pens ai laghi della sua terra:
quella moltitudine di piccoli laghi assorti, perennemente
chiari, come se costantemente in essi vi si riflettesse
la neve. Il cuore, come sempre, and alla ricerca
di quella passione di lass. Due cari, indimenticabili
occhi: una bocca fresca e dolce: un viso che un poco
somigliava ai piccoli laghi svedesi. Assorto e chiaro, come
se in esso vi si riflettesse sempre il candore dell'anima.
Fu a Campione. Non gli fu difficile trovare il Casin.
Vi entr subito e gli and incontro il solito odore
dei locali notturni. Latente, odore di chiuso: deciso
odore di sigarette: vago, impreciso, quello fatto di mille
profumi. E tutto pareva sospeso a mezz'aria, cos che
la gola ne era subito afferrata.
Poi si prepar ad affrontare Giulietta. Avanz deciso
per le scale: si ferm dove vide, in piedi, le mani nelle
tasche dei calzoni, il volto indifferente, lo sguardo un
poco stanco, Miro Monica. Davanti a lui, seduta alla
tavola della roulette, una donna teneva il volto chino e
pareva intenta a contare i suoi gettoni. Di lontano Gildas
vide la chioma di lei: scura, con qualche riflesso
fulvo. Poi not che non si trattava di Giulietta. Continu
a vagare, scrutando dappertutto: Giulietta non
c'era. E allora, con amarezza, si disse:
Monica non la vuole esibire...  troppo furbo per
compromettersi...
Si avvi, deciso, verso la tavola presso la quale stava
Monica. A pochi metri da essa si ferm. E allora Miro
Monica, come attratto dal severo sguardo di Gildas,
guard verso di lui. Un atto di sorpresa gioiosa. E subito
l'uomo si distolse di dove era e and verso Gildas
tendendo ambedue le mani:
Gildas! Che sorpresa! Ma che fa, qui, lei? Si permette
forse di giocare? Di sciupare le sue energie con
questa roba?
Accenn vagamente alla roulette, Gildas rispose:
Ho telefonato a casa sua. Sentii donna Ca un
poco triste, mi feci invitare, cenai con la signora e
come seppi che lei era qui... pensai di raggiungerla. Se
ho fatto male scusi e...
Ma ha fatto bene! esclam Miro Monica. -
Ha fatto benissimo! Lei pensi, Gildas, che oggi io tornai
sulla strada fatta, a Milano, per tentare di rintracciarla
e per chiederle se voleva appunto venire a Campione.
Dovevo accompagnare amici: ma poich il gioco
non mi piace e non mi interessa, meditai di affliggere
lei: almeno si poteva parlare di calcio...
E poi:
Naturalmente  stata la mia Ca a dirle che ero
qui...
Infatti...
Un tesoro, la mia Ca... Ma venga. La presento ai
miei amici. Non si scandalizzi. Teste rotte quando non
devono trattare affari. Divertenti comunque...
Infil il suo braccio in quello di Gildas. Lo guid
alla tavola da gioco. Tre uomini si volsero a guardare
Gildas allorch Monica fu alle loro spalle. Tre sorrisi
cordiali, tre saluti cordialissimi. Uno solo esclam:
Poi ci si vede, Gildas. Qua la mano e non annoiatevi...
In francese, Gildas rispose:
Non mi annoier...
Ma poi Monica sussurr:
Dio santo... Ho dimenticato di presentarle madame
Prix: non rida per il nome che  un nomignolo...
Tocc leggermente una spalla nuda della donna:
Prix... Vi presento Gildas. Il mio centro-attacco.
Svedese...
Prix arrovesci il capo, rise mostrando denti che veri
o finti erano meravigliosi: esclam:
Che splendore di centro-attacco... Poi ci si vede
e si diventa amici. Pardon...
Butt gettoni sulla tavola, punt, dimentic Gildas.
Monica infil ancora il suo nel braccio di Gildas e ridendo
chiese:
Le posso offrire la solita aranciata?
Grazie-
Al bar sedettero. Non vi era gran folla, ma i frequentatori
erano cos diversi di aspetto e nazionalit
che Gildas ne fu sbalordito.
 il Casin pi strano che io conosca, spieg
Monica. Vi trova tutto ci che vuole. Il grande finanziere
e il grande povero: la donna molto perbene
che gioca per divertimento e la peripatetica che spera
di mettere insieme quel tanto che le conceder di
restare almeno per una notte senza cliente.  un Casin
riposante, in definitiva...
Per lei che non gioca, commendatore, deve essere
pi noioso che riposante, osserv Gildas.
Ci vengo raramente, sa. E mai solo.
Amici sempre, osserv Gildas che gi fremeva.
E indubbiamente amici stranieri.
Precisamente, dichiar Monica. Anche perch
tutti conoscono San Remo, Montecarlo, Saint-Vincent
e Venezia; pochi conoscono Campione.
 un luogo romantico. Giungendo qui pensai ai
miei laghi.
Che debbono tuttavia essere molto diversi da
questo! precis Monica.
Totalmente diversi. Anche perch ben pochi dei
nostri laghi hanno abitazioni sulle loro rive. I laghi
nostri sbocciano cos, come sboccia un prato in Lombardia.
D'improvviso, fra una distesa arata, ecco un
prato verde. Da noi d'improvviso, ecco lo sbadiglio di
un lago.
E poi:
Fino a che ora rester qui, commendatore?
Fino a domani, penso... Abbiamo prenotato le camere
a Lugano...
Gildas sent un pugno nel mezzo dello stomaco. Fulmineamente
si disse che Giulietta era l, all'albergo,
ad attendere Monica. Sent che l'irreparabile stava per
avvenire, che la felicit di Ca era in pericolo, che quel
piccolo mondo sereno stava per crollare. Os:
Lo sa, donna Ca, che lei rimarr qui questa notte?
Vide lo sguardo un poco preoccupato, un poco sbalordito,
di Monica. Ebbe timore di essere andato oltre
i limiti della discrezione. Si sent avvampare e mormor:
Scusi, commendatore, sono indiscreto, lo so. Ma
la signora era cos triste che... che ancora sono sotto
l'impressione di quella tristezza.
Le sono grato, Gildas. Ca  al corrente di tutto.
E per di pi sa che io, lontano da lei, la penso ancora
pi di quando le sono accanto...
E Gildas, che aveva tanta paura, mormor:
Sono certo che donna Ca si fida di lei. Noi uomini,
alla fine, siamo saggi. Se usciamo dalla nostra
saggezza non  sempre colpa nostra...
Miro Monica fece una bella risata dichiarando:
Davvero, Gildas! Qualche volta un uomo  costretto
a essere fedifrago per far onore alla propria
firma...
E Gildas, spaventato:
Anche lei, commendatore?
L'altro palesemente divertito, rispose:
Finora no! Finora non ho mai fatto un torto
anche lieve a Ca...
Spero sar sempre cos... Voglio dire che lei potr
sempre dire cos... Donna Ca non merita alcun torto...
Madame Prix agit le mani, tenendole alte. I suoi
cento bracciali tintinnarono sfavillando: e di dove era
ella grid:
Monica! Telefonate per una cena... Abbiamo fame...
Dove volete andare? chiese di dove era Monica.
Stabilite voi...
Monica guard Gildas e mormor:
Che tegola quella donna! Le occorre sempre qualche
cosa. O ha sete o ha fame o vuole un abito o si
vuole fermare se la macchina  in corsa o vuole salire
in vettura se per una ragione qualunque si  fermi e si
va a piedi... Tuttavia il mio amico preferisce questa
dannata donna alla moglie deliziosa: e non c' nulla
da fare... E Dio sa quanto patisce quella povera creatura
che se ne sta a Parigi!
 al corrente, la signora, della relazione che il
marito ha?
Si figuri! Non  vero che la moglie sia sempre
l'ultima a sapere. La moglie  sempre la prima... Una
volta le cose andavano diversamente: oggi basta un
colpo di telefono per buttare all'aria una famiglia...
E Gildas, di scatto:
Buon Dio, commendatore... Se qualcuno si fosse
dato la briga di telefonare ieri a donna Ca...
Si interruppe, guard Monica. Questi lo scrutava attento,
una ruga tra i sopraccigli.
Ieri io la vidi in macchina con Giulietta, commendatore...
Lei pensi se qualcuno avesse telefonato a
donna Ca...
Ah, be'! esclam Monica. Ca non si sarebbe
preoccupata. Giulietta era l, sul salvagente. Era un
momento in cui i tram erano saturi: pensai di caricarla
e portarla fin presso la sua casa...
Capisco, mormor Gildas. Ma se qualcuno avesse
telefonato a donna Ca, dicendole che suo marito
era in macchina con una bella fanciulla, donna Ca
non sarebbe certo stata contenta...
Monica non parl. Parve a Gildas che egli fosse dominato
da una preoccupazione grave. Trasse un sospiro
di sollievo allorch Miro Monica osserv:
Lei ha ragione, Gildas. Alle volte si agisce stupidamente,
senza nemmeno pensare ai guai che potrebbe
portare un atto compiuto con leggerezza. O quantomeno,
con ingenuit...
E poi:
Scusi... Vado a telefonare per la cena. Rimane
con noi, vero? Si cena a Lugano, all'albergo dove dormiremo.
Cos lei potr passare la notte a Lugano e
ripartire presto.
Non posso, rispose Gildas. Domani c' allenamento.
Devo partire questa notte...
Nemmeno a cena con noi vuole restare, Gildas?
No...
Ma quasi involontariamente domand:
In quale albergo hanno fissato le camere?
Senza esitare Monica, gliene disse il nome. E Gildas
dichiar:
Prender con loro una tazza di t... Poi ripartir...
Anzi, se non le spiace, io vado subito a Lugano.
Cos non dovr correre e potr godermi un poco di
questo lago...
Va bene, Gildas... Ci attenda...
Gildas si conged da tutti. Sent che Prix premeva
forte forte la sua mano: un disgusto profondo per
quella donna lo invase. Usc dal Casin, risal sulla
sua macchina.
Il cielo si era tutto adornato di stelle. Ma lo splendore
della riva e di tutte le luci artificiali, mortificava
il mite chiarore del cielo. Guidava piano, Gildas, oppresso
da mille pensieri. E nessun pensiero si delineava
preciso nella sua mente. Tutto era confuso, ch le risposte
di Monica lo avevano lasciato perplesso.
Come giunse all'albergo indicato da Monica and subito
dal portiere. Corretto, rigido e tuttavia deferente
come ogni portiere svizzero, questi accett la banconota
generosa che Gildas gli offr.
Il commendatore Monica ha telefonato, vero? -
attacc il giovane. Tra poco verr a cena con gli
amici...
Diffidente malgrado la ricca mancia, il portiere non
rispose.
Ha prenotato una camera anche per me, il commendatore?
Mi chiamo Vik Gildas...
Il portiere guard il suo registro. Rispose che no,
che il commendatore non aveva prenotato camera alcuna
per lui.
E nemmeno per la signorina Colombo, vero? Giulietta
Colombo...
Il portiere cerc nel registro: sollev il capo e rispose:
No, signore... Il commendator Monica ha prenotato
una camera per s e tre camere per alcuni signori
francesi...
Lo so. Il commendatore e i signori francesi sono
a Campione, verranno tra poco per la cena. Ma io non
posso fermarmi, devo ripartire. Perci sono contento
che il commendatore non abbia prenotato... E nemmeno
per la signorina Giulietta Colombo, che doveva arrivare
e forse non  arrivata...
Attese... Il portiere sbirci ancora il registro e afferm:
Non  arrivata-
Il caro viso dolce e malinconico di Ca fu davanti a
Gildas Quasi con gioia il giovane domand:
Verr in breve una comunicazione con Milano?
A quest'ora lei avr la comunicazione in due minuti
rispose il portiere.
Allora avverta il centralinista e mi faccia mettere
in comunicazione con questo numero...
Diede il numero telefonico di Giulietta e attese.
Pochi minuti. Il centralinista comunic che il numero
di Milano non rispondeva.
Ritenti, ordin Gildas. Con una telefonata
urgente, anche urgentissima...
E la risposta fu ancora quella: il numero di Milano
non rispondeva.
A distoglierlo dai suoi pensieri che si smarrivano in
supposizioni di ogni genere, giunse Monica con i suoi
allegri amici. Prix aveva una pelliccia di visone selvaggio:
l'aveva buttata sulle spalle, come se la temperatura
fosse mite. E come entr nell'albergo, scaravent
la ricca pelliccia in una poltrona e poi ci si sedette
sopra. Era furibonda. In breve tempo aveva perduto
tutto quanto aveva guadagnato. Ma come, sollevando
il capo, vide Gildas, gli sorrise. Gli tese la mano
dicendo:
Venite a consolarmi... Almeno dir che ho perduto
al gioco perch sono fortunata in amore...
Ma l'amico di Prix afferr la donna per ambedue le
mani e protest:
Sarai sentimentale pi tardi, Prix... Ora andiamo
a cenare. Siate con noi, Gildas...
Non  possibile: io riparto, mormor il giovane.
E il commendatore ne sa la ragione...
Monica spieg:
Gildas domani ha un allenamento. Non bisogna
distoglierlo visto che ha buona volont...
E rivolto a Gildas:
Ma almeno quella tazza di t, Gildas...
Nel salone dove altre persone cenavano allegramente
malgrado l'ora che si avvicinava all'alba, la tavola era
pronta. Mentre gli altri attaccavano i petti di dindo
in gelatina, Gildas bevve il suo t. Prix mangiava allegramente,
fiera delle sue belle spalle e del benessere
che la circondava. Sollev il capo quando Gildas sussurr
a Monica:
Mi faccia assolvere lei, commendatore. Io vorrei
proprio andarmene...
 un vero peccato che ve ne andiate, Gildas -
osserv la donna. Chi sa mai se ci rivedremo...
Spero di poter avere il piacere di salutarvi ancora
mormor cavallerescamente Gildas.
Le baci la mano, salut tutti, si avvi, accompagnato
da Monica. Ma Gildas, nel salone d'ingresso, lo
preg di tornare indietro. E Monica ubbid.
Gildas pag le telefonate, esit, mormor:
Chi sa mai perch il numero di Milano non risponde...
O non c' alcuno, spieg filosoficamente il portiere.
O tutti dormono profondamente... Accade.
Che cosa accade? domand un poco sbalordito
Gildas.
Che nessuno oda le chiamate notturne. Questa 
l'ora in cui molte persone possono ricevere bombe sul
letto e non udirle esplodere... Buona notte, signore...
Buona notte...
Il lago era triste: spente le luci pi sfavillanti, palpitavano
quelle che si sarebbero oscurate al primo chiarore
del giorno. I doganieri parvero stupiti allorch
Gildas dichiar di non avere nemmeno un pacchetto di
sigarette da denunciare. La bella vettura saett verso
Milano.
Si spegnevano le luci stradali quando Gildas vi giunse.
Fece una doccia, si coric, calcol che non aveva
molto tempo per dormire. Ma era sicuro di s. La vita
metodica e ordinata che egli conduceva gli consentiva
di fare qualche strappo alla disciplina: ed egli era
certo che anche dopo un paio d'ore di sonno, qualunque
allenamento gli sarebbe stato leggero.
Fu pronto all'ora stabilita dall'allenatore.
Part per lo stadio. L'allenamento and benissimo: e
verso mezzogiorno egli poteva essere nei pressi della
Scala.
Vide uscire Giulietta. Con il suo cappotto color cammello,
ma senza la sua gonfia coda di capelli. I capelli
erano sciolti, lunghi, aerei, splendidi. Forse era
l'unica donna di Milano che osasse andare attorno con
le chiome cos lunghe e cos sciolte: comunque parve
a Gildas che in quella nicchia il volto di lei fosse pi
dolce e meno audace.
Si affianc alla ragazza ed ella, repentinamente, volse
la faccia a lui e avvamp.
Salga, svelta, la prego... O i milanesi mi uccideranno...
Infatti gi vi era alle spalle di Gildas fragore di
clacson. Come la ragazza gli fu a lato, Gildas osserv:
 impossibile sostare un attimo in questa citt.
Tutti diventano furiosi... Vuole andare a casa. Giulietta?
Ella non rispose.
Che ha? Perch non parla?
Mi dia tempo, Gildas, ella sospir. Sono cos
sbalordita e cos contenta che fatico a respirare...
Sbalordita di che e contenta di che? egli domand.
Ma di trovarla qui, Gildas! Credevo fosse arrabbiato
con me. Non lo  pi?
Se lei mi dice dove  stata questa notte non lo
sar pi...
Ella butt indietro una cascata di capelli. Al giovane
giunse, immediatamente, un profumo nuovo, fine, di
classe. Veniva da quei capelli, ne era certo: e la constatazione
lo indispett.
Perch ha cambiato pettinatura?
Perch questa mattina avevo fretta... La mia solita
pettinatura non  complicata, ma richiede tempo...
E perch si  tanto profumata, oggi?
Giulietta si strinse nelle spalle:
Leda aveva un campioncino d'un profumo francese...
Me ne ha dato un poco... Leda  una mia compagna
di scuola...
Non mi interessa molto, Leda, egli spieg. -
Io vorrei sapere dove  stata lei questa notte... Ho telefonato
da Lugano. Non ha risposto alcuno...
Sulle labbra di Giulietta pass un impercettibile sorriso.
Non ha risposto alcuno? ella domand. Nemmeno
i miei genitori?
Nessuno, le dico. E se posso ammettere che i suoi
genitori non abbiano udito lo squillo, dubito molto che
lei potesse dormire tanto sodo da non sentire il richiamo...
Aggrott la fronte e soggiunse:
Anche perch, se non sbaglio, mi pare che il suo
apparecchio telefonico sia proprio appeso alla parete
esterna della sua camera...
Esatto, ella disse.
E allora vorr ammettere di non essere stata in
casa quando io ho chiamato.
Lo ammetto...
Si era diretto al Parco.
E ferm d'improvviso in un punto qualunque. E subito
si volse a Giulietta:
Lei era a Lugano questa notte?
Ella non rispose: chin il capo e i capelli le celarono
il profilo.
Risponda, Giulietta... Era con Monica, lei, questa
notte?
S...
Lo imaginavo... Lui non lo definisco, ma lei...
Io che cosa?
Sollev la faccia, il profilo si rivel. Dolce, inconsueto,
senza gioia.
L'ha raggiunta lui, dopo aver lasciato gli amici?
Giulietta guard sbalordita Gildas.
Come? ella chiese, un poco affannata.
Monica aveva alcuni amici francesi con lui. Venne
da lei dopo la cena con gli amici o... o c'era stato
prima?
Venne dopo...
Gildas serr forte le mani sul volante. Le sue mascelle
si contrassero.
E che cosa intende fare, Giulietta? Vuole mandare
all'aria la felicit di donna Ca?
E la ragazza, ridiventando la Giulietta di sempre:
Se mi vuole lei, Gildas, no, non mander all'aria
la felicit di donna Ca. Ma se lei non mi vuole, io
far tutto quanto  nel mio programma...
Allora Gildas, tenendosi aggrappato al volante, come
se egli fosse investito da raffiche violente e dovesse
trattenersi per non essere scaraventato nello spazio,
mormor:
Mi ascolti bene, Giulietta... Lei non vedr pi
Miro Monica. Lei rinuncer a lui, anche ai regali che
egli potrebbe farle, anche a ogni...
Tacque. Giulietta cap che il giovane cercava le parole
migliori e pi delicate per attaccare un argomento
ingrato. Attese. E il giovane continu:
Anche a ogni segno di riconoscenza... Quella riconoscenza
tangibile o meno che ogni uomo deve a una
ragazza che gli abbia donato la sua purezza...
Io non gli ho donato nulla. Monica aveva bevuto
molto a Lugano e allora... Allora si addorment. E io
me ne venni a casa subito subito...
Gildas l'agguant alle spalle: sent sul dorso delle
mani la carezza lieve dei bei capelli.
Non  avvenuto nulla?
Qualche bacio... ella spieg.
Null'altro?
No, ripet Giulietta. Null'altro... Ma ci vedremo
domani.
Lei domani non vedr alcuno, proruppe Gildas.
E se non lo dice lei a Monica di essere un galantuomo
e di non far male alla sua donna, lo dico io.
A costo di mandare all'aria il mio contratto e di ripartire
subito per la mia terra... Mi ha capito bene,
Giulietta?
S... Ma io non posso andare avanti cos...
Non andr avanti cos... Ci sar io...
E butt l, senza guardarla:
Una donna dovr pur averla. Se vuole essere lei
questa donna, lo dica. E si metta bene in mente, Giulietta,
che non l'amer mai, non la sposer mai, non
vorr mai che lei scarichi su di me qualche obbligo.
Io amo Nnina, non sposer mai un'altra donna, non
vorr mai avere una amante che mi dia fastidi e grane.
Se lei accetta di essere la mia buona e serena amica
di ore altrettanto buone e altrettanto serene, io sono
qui.
Le tese una mano. Ed ella esit un poco. Ma poi
sulla palma di lui mise la sua piccola palma. Sper che
le dita di Gildas si stringessero attorno su la sua mano.
E invece egli stava immoto e pareva reggere la mano
femminile cos, come avrebbe sorretto un oggetto qualunque.
Va bene... ella balbett.
Distolse la mano, la pass sotto la gran chioma, la
sollev, la lasci ricadere. Il profumo fine e penetrante
and a Gildas, come dianzi. Ed egli chiese, irritato:
Sostiene ancora che si tratta di un profumo avuto
dalla sua compagna quello che le aleggia attorno quando
muove i capelli?
No, no, ella rise.  un profumo che mi ha
fatto trovare in camera Monica. C'era anche un gioiello...
Ma poich quando me ne andai egli dormiva ancora
non lo presi, quel gioiello, perch mi sarebbe parso
di rubare...
Lo schifo saliva piano alla gola di Gildas. Imaginava
Monica che si avvicinava a Ca: e Monica era
appena emerso dalle braccia di Giulietta.
Fu per esplodere: si contenne domandando con una
cavalleresca esitazione:
Allora, per il gran sonno di Monica, nulla  avvenuto...
Nulla. Ho ancora i miei fiori di arancio...
Come  cinica e cattiva anche con se stessa, Giulietta...
Se lei mi amer, diventer migliore.
Le ho detto dianzi di non pretendere amore da
me.
Allora mi correggo, ella dichiar. E dir
meglio: cio se lei si lascer amare diventer migliore...
Dio lo voglia...
Fu per rimettere in moto: ella gli pos una mano
sul braccio, chiese:
Quando ci si vede, Gildas?
Mi lasci cercare un alloggio... Un appartamento...
Gli parve che Giulietta piegasse le spalle, come se a
tradimento l'avesse colpita una scudisciata. E quando
ella sollev il viso il giovane si accorse che era tutta
bianca. Ne prov una strana, inspiegabile sensazione
di gioia. Domand:
O ha pensato che una ragazza non deve mai buttarsi
via? O ha capito che non vale la pena di perdere
il proprio onore per sciocche ambizioni o per un uomo
che non potr mai darle affidamento sicuro?
Ella, invece di rispondere, dichiar:
Cerchi l'appartamento. E non si preoccupi se sono
un poco smarrita. Anche quando andai in palcoscenico la prima volta avevo tanta paura. Poi mi abituai...
Allora Gildas riprese a guidare. Poco dopo salutava
Giulietta e tornava all'albergo.
Per alcuni giorni vi fu allenamento intenso. E Gildas
avrebbe dimenticato Giulietta se ella stessa non si
fosse annunciata, ogni giorno, per telefono.
Poi ci fu, fuori Milano, un'altra partita. Ancora una
volta Gildas trionf: e come sempre i giornali inneggiarono
al nuovo idolo.
La domenica successiva doveva esserci un incontro
internazionale al quale Gildas non poteva partecipare.
Ebbe cos qualche giornata per s e telefon a Giulietta:
Ci vediamo oggi, Giulietta?
Fu con lui nel pomeriggio.
All'albergo avevano dato a Gildas un lungo elenco di
piccoli appartamenti. Gildas aveva detto che giungeva
dalla Svezia un suo amico, che doveva trovargli un
alloggio. E con quell'elenco in tasca sal nella vettura
e and ad attendere Giulietta. L'attese un poco distante
dalla casa di lei. La vide arrivare con il cappotto
color cammello, con la coda di cavallo, con la
borsetta sotto il braccio. Camminava con eleganza estrema,
portando avanti con moto alterno i piccoli
piedi e nell'incedere ella pareva sempre accennare a un
movimento di danza. Un giovanotto le pass di lato,
si volse, poi sost ad ammirarla. Il chiaro viso di lei
era luminoso. E come fu vicina alla macchina, sorrise.
Un bel sorriso, mentre gli occhi fissavano Gildas
e parevano interrogarlo.
Buon giorno, Giulietta. Lei cammina in un modo
impreveduto. Non ho mai visto altre donne camminare
come lei...
Gli sedette accanto mormorando:
Sar l'abitudine al ballo...
Un poco di silenzio, un poco di disagio. Poi Gildas
trasse di tasca l'elenco degli appartamenti e lo tese a
Giulietta.
Veda lei le localit. Io non conosco Milano. Gli
appartamenti sono tutti in case nuovissime e sono vuoti.
Lo ammobilieremo in fretta.
La mano di Giulietta, quella piccola mano che reggeva
il foglietto, tremava. Tuttavia ella rest assorta
nella lettura e finalmente dichiar:
Preferirei un appartamentino nel centro. Tra la
folla  pi facile non essere visti. Un appartamentino
alla periferia farebbe notare di pi.
 lei Giulietta che deve salvare almeno le apparenze.
Un uomo non perde mai cosa alcuna in queste
faccende...
Ed ella punt il dito su un indirizzo: in prossimit
di Piazza Cavour dove sorgevano palazzi nuovi e signorili.
Ma non pot far a meno di osservare:
Chi sa quanto costa di affitto un appartamento
in questa zona...
Gildas non rispose. Gli avevano detto che quegli appartamenti
si potevano, volendo, acquistare. Ed egli si
era gi ripromesso di acquistarlo, con il tempo, per
donare poi l'appartamento a Giulietta e sdebitarsi con
lei, da gentiluomo.
Quando Giulietta vide il palazzo che era ancora totalmente
disabitato e dove ancora gli operai si occupavano
della rifinitura, ne fu spaventata. Troppo lusso,
troppo teatrale il porticato modernissimo.
L'ascensore funzionava gi. L'appartamento era all'ultimo
piano. Il custode li accompagn.
Un ingresso con il piantito di marmo rosa e nero:
una stanza di soggiorno, immensa, con una parete tutta
a vetrate. Una camera da letto, una straordinaria stanza
di bagno, una luminosa e bella cucina. Un nido per
sposi ricchi e felici.
Giulietta non aveva mai veduto nulla di pi bello. La
villa di Monica le pareva superata e cupa a confronto
di quel nido posto lass a dominare la citt.
Va bene? domand Gildas a Giulietta.
Oh, s!
Allora Gildas si fece dare dal custode tutte le indicazioni
per mettersi a contatto con il proprietario dello
stabile. E come furono ancora in macchina, Gildas
spieg a Giulietta:
Per i mobili dovr darmi lei indicazioni... Io non
saprei dove battere la testa anche se, mi pare, ho abbastanza
buon senso per addobbare una casa... Quella
che ho lass l'ho rifatta tutta io. E dicono sia bella.
Poi:
L'avevo preparata per Nnina. Tutta nuova, perch
ella aveva voluto che mi liberassi da tutto quanto
vi avevano lasciato i miei cari. Avevo sofferto un poco
mandando in soffitta le mie vecchie cose: ma valeva
pure la pena di accontentare Nnina...
E Giulietta tacque. Non riusciva a odiare Nnina
perch la infelice creatura era morta: ma il nome di
lei le restava sempre nell'orecchio e anche se Gildas
cambiava argomento dopo aver nominato la sua fidanzata,
quel nome, per alcun tempo, le aleggiava attorno,
dandole un malessere che talvolta diventava anche
fisico.
Guarder, disse alla fine Giulietta, guarder
nelle vetrine dei mobilieri. Io non ho mai comperato
un mobile. Da quando sono nata vedo sempre gli stessi
nella mia casa... Comunque, sapr darle indicazioni...
L'indomani Gildas telefon a Giulietta dicendole che
desiderava fare una gita con lei, conoscere i laghi.
Era domenica: una brutta, triste, malinconica domenica
senza splendori. Lungo l'autostrada, a Gildas che
manteneva un'andatura assai veloce. Giulietta disse
piano:
Ancora ci diamo del lei, e ancora dobbiamo darci
un bacio...
Egli sorrise tranquillo, rispondendo:
Vorrei, Giulietta, che venisse spontaneo il bacio.
Un bacio dato perch richiesto quale valore pu avere?
Terminata l'autostrada, superata Como, raggiunta la
Tremezzina, egli si ferm incantato in uno spiazzo
prossimo a Villa Carlotta. Scendeva da quell'immenso
giardino una pace fatta di profumi tenaci. Quelli delle
resine, degli alberi, delle erbe aromatiche. Con i profumi
giungeva a loro il sommesso sciabordare del lago
contro la riva e, pi vivace, quello di acque invisibili,
che cadendo dall'alto, si radunavano in una fontana.
Qui, spieg Giulietta, in questa villa che d'estate
 aperta al pubblico c' anche un famoso gruppo
marmoreo. Amore e Psiche del famoso scultore Canova.
A scuola abbiamo una piccola riproduzione in
gesso: la donna, arrovesciandosi, cinge il capo del giovanetto
che sta chino sulla bocca amata: e non la
bacia...
S'interruppe e riprese, sommessa:
Forse, di notte, quando la villa  deserta e tutto
tace, Amore e Psiche si baciano... Non rimangono pi
con le bocche vicine, ma non unite... Qualche volta,
quando guardo quella piccola riproduzione che abbiamo
a scuola, mi viene voglia di mettere una mano sul
capo del giovane e di costringerlo ad abbassarsi, fino
a baciare la bocca di lei... Mi fanno pena, cos vicini e
cos lontani...
Allora Gildas rise: afferr il capo di lei, avvicin,
d'impeto, la sua bocca a quella di Giulietta. E la sent,
quella bocca, fresca, giovane, innamorata. Bocca appassionata
ma innocente, che anelava all'amore e ancora
l'amore non conosceva. Senza abbandonare le labbra
di lei, egli insinu le mani nella gran chioma: e sent
un'altra freschezza: quella dei capelli cos giovani e folti
e puliti, che parevano seta e gli si avvolgevano attorno
alle mani.
Cos? mormor distogliendosi dalla giovanetta.
Cos vorresti veder Amore e Psiche?
Ella non rispose: era pallida, aveva gli occhi lucenti
e il seno si sollevava sotto il cappotto.
Che pensi, Giulietta?
Cinse le spalle di lei, se la tenne contro l'omero.
Penso, ella mormor, che  tanto bello essere
baciata da te...
Da me! egli rise. E dagli altri?
Nessuno mi ha baciata mai... Questo  il mio
primo bacio d'amore.
E Monica?
Giulietta avvamp e chin il capo. Subito Gildas
riprese:
Bugie mutili non me ne dire mai, Giulietta. Comunque
sono felice di averti conosciuta. Sarai la mia
gioia: voglio dire, la mia gioia italiana.
Distrattamente domand:
Non ti d noia se fumo?
No...
Vuoi fumare?
No, grazie.
Sarai la mia gioia italiana: e un pensiero buono
quando torner lass.
Sottovoce, come se avesse paura della sua stessa
domanda, Giulietta chiese:
Tornerai presto lass?
Il prossimo anno. Ho il contratto per un anno,
qui. E penso che non lo rinnover.
Butt nella strada la sigaretta appena accesa, soggiunse:
Tant'... Non passa... Non  servito a nulla lasciare
tutto ci che mi parlava di Nnina. E allora 
meglio che io vada dove c' lei. Almeno, passando nelle
strade, percorrendo una via, sostando davanti a una
vetrina potr sempre dirmi che per quella strada, per
quella via, davanti a quella vetrina un giorno passava
anche lei. Ritrover i suoi passi, il suo respiro, i suoi
desideri. Qui nulla mi parla di Nnina: ed  tremendo.
Estraneo tra estranei, non ho pace.
Giulietta ascoltava, testa china, mani in grembo, bocca
socchiusa. E pativa mille pene e avrebbe voluto
urlare il suo tormento e poi trovare pace fra le braccia
di Gildas. Con terrore, con dolore, con malinconia, sentiva
che l'amore per Gildas diventava per lei immenso.
Era il primo amore. Il pi caro e il pi dolce: fatto
di tanti sogni e di tanta bellezza. E nato per un uomo
che aveva tutto quanto creatura umana pu avere per
essere adorata. Bellezza, forza, intelligenza, volont erano
in Vik Gildas. La sana ed esuberante giovinezza
di lui toccava i sensi della creatura giovane e innamorata:
e con spavento ella sentiva che un giorno quell'immenso
amore gi nato, sarebbe rimasto senza baci,
senza carezze, senza neppure la voce.
Con rabbia sent che lelacrime volevano sgorgare dagli
occhi. Serr le palpebre: tardi. Una lacrima croll,
come goccia di diamante, sul bavero del cappotto di
cammello.
Giulietta! esclam il giovane. Ma che fai?
Piangi? Oh, no!
La serr pi forte contro l'omero. E non era buona
la sua voce allorch disse:
No, per carit! Ti ho detto che devi essere il mio
scacciapensieri! Se di questo sereno amore che ti chiedo
me ne fai un dramma, come potr aver desiderio di
te e della tua compagnia? No, Giulietta, per l'amor di
Dio, sorridi, sii gaia, allegra, un poco spregiudicata come
ti ho conosciuta... Lo ricordi, dimmi, quel giorno
che per la prima volta salisti in macchina accanto a
me? Cianciavi come una donna ben sicura della vita. Mi
esponevi allegramente il tuo programma, tra cinico e
irridente. E mi portavi un'onda di gaiezza. Quella gaiezza
che ti chiedo, cara, perch di tristezza ne ho gi
tanta io. Se vuoi che sia felice di vederti, ridi! Ridi
sempre... Su, Giulietta! Un bel sorriso.
Ella tent il sorriso: mor in un'ondata di lacrime.
Gildas tolse il braccio che la circondava: rest discosto
da lei, pensoso e assorto, a guardare il lago.
Grigio, freddo, immoto e ostile, il lago aveva appena
appena uno sciabordare leggero alla riva. L'altra sponda,
avvolta nei vapori invernali, si rivelava a tratti
senza splendori. Gildas non disse parola alcuna per
chetare quel pianto. Allora Giulietta si asciug gli occhi
e dichiar, con voce ferma:
Mi sono sfogata. Non pianger pi...
E poi:
Per favore, andiamo a prendere un aperitivo. Ho
tanta sete.
Dove?
Possiamo proseguire. Forse a Menaggio troveremo
un raggio di sole.
Non c'era sole a Menaggio: ma Giulietta trov molto
interessante scendere davanti a un bar ed entrare nel
salone per bere un aperitivo. Poi volle proseguire. E
d'un tratto il panorama mut. Il lago si fece pi ampio,
i due rami si rivelarono, Bellagio fu una gemma
incastonata tra quei due rami. Pochissime automobili,
poca gente e il candore di vette contro il cielo grigio.
Tutta la malinconia del mondo era nel cuore di Giulietta:
ma ella cianciava. E narrava di un breve soggiorno
in una pensioncina presso Tremezzo. E come erano
state felici, sua madre e lei, di avere finalmente
tutto pronto a tavola, senza doversi affannare a preparare
colazione e cena. Poi soggiunse, ridendo:
Questo  lo scopo principale della mia vita. Poter
avere una domestica che pensi a tutto... Non mi
piace lavorare... Naturalmente, come gi ti dissi, punto
sulla mia giovinezza: si sposano tante e tante attrici
che valgono poco e fanno tutte matrimoni stupendi.
Vuoi che non trovi io una sistemazione legale o no?
Per ora ci sei tu. Pazienza se ti amo! Passer...
Parole. Tante, inutili parole, per dimostrare a Gildas
che si era ripresa, che poteva ridiventare la Giulietta
dei primi giorni, che poteva anche superare quella sua
immensa ondata d'amore.
Quando presero la strada del ritorno, avevano gi
stabilito che l'indomani Giulietta avrebbe chiesto una
giornata di permesso a scuola e si sarebbe occupata
dei mobili. Tuttavia, ancor prima di giungere a Milano,
ella preg:
Non voglio che i miei sappiano... Cos che se mi
vorrai dovrai chiamarmi quando potr avere un motivo
per uscire. Inventer prove o inviti al cinematografo o
qualche invito a teatro... Non sar un'amante comodissima:
perch non voglio dare dolori ai miei...
 giusto, egli mormor, addolorato. E mi
spiace tanto dover ingannare i tuoi genitori...
Oh! ella esclam beffarda. Se non c'eri tu
ci sarebbe stato un altro. Quindi...
E soggiunse:
Non voglio aspettare troppo, io, a farmi una posizione!
Allora Gildas, evitando di guardarla, mormor:
Da me che vuoi. Giulietta?
Ella trasal. Il volto le si imporpor: parve si incendiassero
anche le radici dei finissimi capelli.
Nulla, voglio... disse piano.
Eh, no! dichiar perentorio Gildas. Io non
posso accettare nulla dalle donne...
Ma se la tua Nnina...
Lo vide illividire repentinamente: vide che egli serrava
i pugni sul volante.
Nnina era la donna che dovevo sposare. E non
c'entra per nulla fra noi due che saremo amanti.
Giulietta si sent soffocare. Ma non parl. Fu l'uomo
che riprese:
Se vuoi acquister per te il piccolo appartamento
che abbiamo veduto. Non so come dovr fare per acquistarlo
a nome tuo, ma mi informer. Ti rester, comunque
vada nella tua vita. E ti ricorder un buon
amico. Va bene?
Giulietta port una mano alla gola: con voce rauca
rispose: Va bene...
Gildas la lasci poco lontana da casa: le strinse una
mano, le sorrise. Ma non la baci.
Ed ella si avvi, sola: piccola ombra nell'ombra della
sera. Leggera e silenziosa raggiunse il portale della sua
casa. Entr. Per prendere tempo, per prepararsi a l'incontro
con sua madre, fece piano le scale. E via via
che saliva cercava di ritrovare dentro di s quella Giulietta
che lei aveva creduto di essere. Nei giorni lontani
ma non remoti, era nel suo pi vivo sogno di poter
avere una casa sua, un suo appartamento, una dimora
di sua propriet. Ed ecco che la casa, e ci che
rappresentava il suo pi fulgido sogno, le venivano offerti.
Ed ella non ne gioiva, ma ne pativa.
Su per la scala a grandi tornanti e incastrata tra i
muri: linde le pareti, lucidi i gradini, una pianta verde
e pretenziosa, su ogni ballatoio. Ma dietro le porte di
ogni appartamento vita laboriosa, qualche volta affannata,
qualche volta preoccupata di gente che viveva alla
giornata e del proprio lavoro. Su per la scala, con un
fardello greve da trascinare: e quel fardello era fatto
di tutti i pensieri, i tormenti e le ansie che quel suo
nuovissimo amore gi le dava.
Tutto sarebbe stato pi facile e pi semplice se non
fossi innamorata... ella si disse. Pi facile sarebbe
stato accettare ogni dono, infischiarmene di ogni infedelt,
non preoccuparmi di ogni freddezza... Volevo
solo un uomo ricco. Che avrei tollerato e sopportato.
E come una stupida mi sono innamorata del pi bel
ragazzo del mondo. Un ragazzo che tra pochi mesi se
ne andr e di Giulietta a poco a poco dimenticher
anche il colore degli occhi... Un amore che ha gi una
scadenza, che so gi quando dovr perderlo, che gi
so quanto mi far patire...
Suon alla porta della sua casa. E la madre l'accolse
con un:
Finalmente! Dove sei stata?
Ero uscita per andare al cinematografo con Leda,
lo sai... Incontrammo Gildas e ci port a fare una
gita...
La tua Leda non mi piace: e a Gildas farai bene
a non attaccarti. Vuole qualche cosa di meglio di te,
quello!
Giulietta and nella sua camera, si spogli: entr nella
stanza di bagno, si lav le mani, ne usc, infil un
abituccio da casa, un abito che pareva un grembiale
dei bambini dell'asilo. And subito in cucina e vide
che c'erano le verdure da preparare. In piedi, davanti
alla tavola di marmo, cominci a ripulire le verdure.
Sua madre rimescolava nella teglia lo spezzatino di vitello.
Scegli bene, ammon la madre, gli spinaci
sono malandati, ma bisogna pur finirli... Del resto tuo
padre non viene a cena e per noi due va bene la minestra
di riso e spinaci.
Allora non preparo le carote e le patate? domand
Giulietta.
Santo Dio che testa e che brava donna di casa
sarai! Gi  cotta la carne, quasi, e vorresti mettere a
fuoco ora patate e carote per la minestra...
Ma, spieg Giulietta, le avevo vedute qui...
Irritata, la madre fece un cartoccio delle patate e
delle carote: e and a riporle.
Sotto la chiavetta dell'acquaio Giulietta lavava con
cura gli spinaci. E taceva. La madre la sbirci, le
disse:
Tu hai qualche cosa per la testa... Non mi combinare
sciocchezze perch ti piglio per la coda e t'appendo
fuori dal terrazzino. Intese, vero?
Che sciocchezze devo combinare, mamma? Se per
disgrazia mi fossi innamorata di Gildas, sarei da condannare?
Certamente. Non  per te. Bello, ricco, famoso.
Aspetta proprio te.  venuto dal Polo Nord per te...
La Svezia e il Polo Nord erano per la donna la stessa
cosa. E imperterrita prosegu:
Chi sa le donne che corte gli fanno!
Gliela faccio anch'io! esclam Giulietta tentando
di ridere.
E perderai tempo e ti comprometterai...
Oh, sai... scatt Giulietta, una ballerina si
compromette anche per meno. Anche se fa la vita di
una reclusa.
E accidenti a noi e al giorno che t'abbiamo permesso
di fare la ballerina... attacc la donna. Io
che ti avrei voluta vedere in una casetta tranquilla
A pulire spinaci tutta la vita. No, grazie, non ne
ho voglia...
Stupida... Te ne accorgerai di come era bello pulire
spinaci in una casa onesta e tranquilla...
Ma io voglio qualche cosa di pi.
Va bene. Prenditi qualche cosa di pi. Ma quando
sarai fuori dai piedi. Perch fin che sei qui, fili diritto...
E che cosa faccio di male, ora?
Ora, nulla...
E allora abbi pazienza e lasciami vivere, mamma...
Se ho presa una cotta per Gildas, sapr anche smaltirla.
La madre, rimescolando lo spezzatino:
Meno male che mi pare un ragazzo serio... E che
non ha nessuna simpatia per te... Voglio dire, per te
come donna. Chi sa a quali splendori di donne di lusso
 abituato, lui... E poi deve essergli successo quel guaio
l, nella sua terra... Si vede che  triste. Che  uno
pieno di patimenti... No, no! Non ci sperare...
Non ci spero...
Su la mesta affermazione di Giulietta, la madre
disse:
Butta gli spinaci-
Giulietta ubbid: e subito dalla pentola sal quell'odore
che non le piaceva.
Rise: grid allegra:
In casa mia, spinaci non ne entreranno. Mai!
Poco dopo sedevano a tavola: alla tavola di cucina
sulla quale non vi era tovaglia, ma in mezzo alla quale
non mancava il vasetto con due margherite gialle.
Giulietta descrisse la gita. Poi parl di ballo. Poi disse
che Leda aveva avuto una tessera per poter andare
al cinematografo gratis. E che la tessera era per due
persone cos che di frequente anche lei, Giulietta, sarebbe
andata con Leda a vedere qualche spettacolo in
prima visione.
La tua Leda non mi piace, ripet la madre di
Giulietta. Ma che tu vada al cinematografo sono
contenta. Al cinematografo non si pu fare del male...
La madre mangi molta minestra e poca carne. Giulietta
mangi pochissima minestra e pochissima carne.
E la madre dichiar:
Meno male! M' avanzato spezzatino anche per
domani. Riscaldato  pi saporito che di prima cottura...
Vi metto due patate e la colazione  sufficiente
per noi due.
Poco dopo Giulietta si toglieva lo smalto dalle unghie.
Aveva aiutato la madre a lavare i piatti e a rigovernare.
E si rifaceva le unghie che aveva belle, e passava
un poco di crema sulle mani assai morbide e dall'epidermide
sottile.
La madre, a sua volta, si riordinava. Le piaceva che
il marito, rientrando, trovasse tutto in ordine: anche
la moglie. E nell'aria vi era odore dello smalto che Giulietta
si dava alle unghie e della saponetta alla rosa che
la madre aveva adoperato nella stanza di bagno. Abbassate
le persiane, calate le tende, lucido ogni pavimento,
preparati per la notte i letti, tutto era pace
nella piccola casa di Giulietta Colombo. Fu la madre
che sistemando una seggiola domand:
 stata fissata la data per il Passo d'addio?
Non ancora, rispose Giulietta.
Silenzio. Poi Giulietta:
E se tutto andr bene il prossimo anno, di questi
tempi, sar prima ballerina assoluta...
Dove? chiese la madre.
Allora Giulietta si sent stringere il cuore. Dove? Non
lo sapeva. Perch le ballerine erano molte e i teatri
pochi. Perch anche se quel Passo d'addio l'avesse portata
in primo piano prima di poter diventare prima
ballerina assoluta di un grande teatro, tanto e tanto
tempo doveva passare...
Dove non lo so, mamma. Ma posso sperare: o no?
Spera! sospir la madre. Ma non troppo...
Ma come se avesse capito di aver dato un tormento
alla figlia, soggiunse: Io vado a dormire. Tu?
Fra poco, mamma. Buona notte...
La madre si avvicin a Giulietta: questa si lev, le
diede un bacio. Come ogni sera. Poi ripet:
Buona notte...
La sent andare nella sua camera. Allora si diresse all'apparecchio
telefonico: compose un numero. Chi le
rispose era il centralinista dell'albergo dove alloggiava
Gildas. Sottovoce preg:
Il signor Gildas per favore...
Poco dopo ud la tranquilla voce di lui chiedere:
Chi parla?
Invece di rispondere, ella mormor:
Buona notte...
Giulietta?
S...
Che fai?
Vado a coricarmi. E tu? Che fai?
Termino di scrivere una lettera. Poi mi coricher
anch'io. E domani andremo a vedere i mobili, Giulietta...
Oh, s...
E le tremava il cuore. E se lo sent dilatare nel petto
quando egli aggiunse:
Come se fossimo due sposi che si preparano il
nido... Ma tu sospiri, Giulietta! Per carit, Giulietta,
ridi!
Domani... Ora mia madre potrebbe udire e potrebbe
pensare che sono matta... Domani...
La comunicazione venne interrotta: ed ella si coric
pensando a domani. E a tutto ci che doveva inventare
per poter avere qualche ora sua.
Ci riusc. E nel pomeriggio con Gildas and a cercare
i mobili. Aveva pensato Gildas a farsi dare indirizzi
esatti. E poche ore dopo avevano ordinato tutto.
Perlomeno aveva scelto tutto Gildas.
Una cucina americana: e dopo aver firmato l'assegno,
Gildas disse a Giulietta:
Ti servir quando vorrai abitare la tua casa...
Non ballerai pi e ti piacer essere una piccola donna
come tante altre.
Un divano di cuoio azzurro, due poltrone di cuoio
giallo, una tavola di palissandro con il piano ricoperto
di cuoio azzurro: per il soggiorno. Due poltroncine di
raso verde, un divano semicircolare di raso color oro,
per quell'angolo laggi, presso la vetrata. Il tinello:
semplice, di legno chiaro: dove in un solo mobile era
tutto radunato, anche il piccolo bar.
Un grande letto con le spalliere trapunte di seta
bianca a strisce d'oro. Un armadio enorme, con gli
specchi interni, con le ante rivestite di seta a righe
bianche e oro. Una poltrona di seta rossa. Una toeletta
di cristallo, con una poltroncina di seta dorata.
E Giulietta, pallida, senza fiato, seguiva Gildas e taceva.
Soltanto quando egli traeva il libretto degli assegni
e firmava, si sentiva morire. Non aveva mai immaginato che un uomo potesse spendere per lei tanto
denaro: e non aveva mai pensato che i mobili potessero
costare cifre che a lei sembravano stratosferiche.
La casa fu pronta in tre giorni. I lampadari furono
quasi totalmente aboliti; le luci modernissime vennero
disposte cos da essere riflesse. Soltanto, ogni tavolino
bianco e oro posato ai lati del letto ebbe lampade
foggiate da vasi antichi su i quali un abat-jour di seta
dorata celava la lampadina.
Era gioved quando gli operai se ne andarono. Era
gioved quando Gildas, lietamente, telefon a Giulietta:
Alle dodici ti verr a prendere alla Scala...
E come la ragazza era a casa, dovette giustificare
quella telefonata e os:
Mamma... Telefona il signor Gildas. Dice se andiamo
a Como. Lui, Leda e io...
La donna esit.
Ci sar davvero Leda?
Le puoi telefonare...
La madre disse piano:
Divertitevi...
Giulietta infil la porta prima che sua madre potesse
trovare la voglia e il tempo di ricredersi.
Quel mattino ball male. L'insegnante la richiam
pi volte. Poi fin con l'inquietarsi seriamente e le
grid:
Vattene via e torna quando avrai la testa a posto...
Fila! Non ti posso sopportare, oggi!
Vi era, nell'insegnante, l'ira di chi vede smarrirsi
l'allieva prediletta: quella sulla quale venivano fondate
le speranze migliori. Ben conoscendo il temperamento
della maestra. Giulietta acciuff il cappotto e fil, appunto
come l'insegnante aveva ordinato.
Ma era presto. Gildas non poteva esserci, mancava
un'ora al suo arrivo. Telefon all'albergo. Gli dissero
che era fuori. Un'idea, meravigliosa, pass nel cervello
di Giulietta. Fulmineamente ella pens che Gildas, forse,
era andato nella casa: nella loro casa.
Sentendosi umiliata fino alle lacrime, Giulietta calcol
quanto aveva di denaro nella borsetta. Vi era infatti
la somma necessaria per arrivare in tass fino alla
casa del suo amore: ma avrebbe poi dovuto rendere
conto alla mamma di come aveva speso quel denaro.
Ve ne erano pochi di quattrini nella casa di Giulietta
Colombo: nulla mancava in quella piccola dimora anche
per la generosit di Monica che non dava mai lo
stipendio senza una piccola aggiunta: tuttavia Giulietta
sapeva che sua madre voleva rendersi conto di ogni
lira spesa. E allora ella si avvi. Camminava agilmente,
diritta, morbida, con la sua coda di capelli che ondeggiava
appena appena, che a volte, per un alitare &
vento, si sfaldava come nuvola nel cielo. Aveva, Giulietta,
una mano in una tasca, l'altra occupata a reggere
sotto l'ascella la borsetta a busta. L'aria le frizzava
sul viso: e i piedi, straordinariamente piccoli,
battevano il suolo con ritmo uguale, rapido, estremamente
elegante. Giulietta si sentiva giovane, viva, sana.
Ma non felice. Andava verso la casa dell'uomo che ella
perdutamente amava: ma il cuore le pesava nel petto
e a tratti per quel peso, pareva caderle. Un povero
cuore colmo di amore e di affanni: un povero cuore
che si rifiutava di accogliere l'ora di gioia che avanzava
perch gi sapeva che dopo quell'ora tante e tante
di tristezza sarebbero giunte.
Quando si trov davanti al gran palazzo elegante, rest
immota, sul portale. Non aveva il coraggio di affrontare
il custode, anche perch quel custode era ben
diverso da quello della sua casa. Se ne stava l, l'uomo
in uniforme verde a bottoni d'oro, se ne stava l
in una specie di vetrina: aveva un berretto con la visiera
e sarebbe parso un ufficiale di un regno da operetta
se non si fosse levato a chiedere:
Lei, scusi, chi cerca?
Giulietta, che aveva le spalle alla strada e guardava
dentro l'atrio, vide lass, oltre la breve scalinata, il
portiere. Lo vide ergersi dietro la gran vetrina, ud che
diceva, appunto:
Lei, scusi, chi cerca?
Ma poi la riconobbe: e Giulietta ne ebbe le vertigini,
ch non imaginava di dover essere riconosciuta
dopo aver fatto una cos breve apparizione nella casa.
Il portiere non era pi dietro la vetrina: era sceso
dalla breve scalea di marmo turchino, si era avvicinato
alla ragazza e domandava:
Vuole salire? Ho le chiavi...
Giulietta sent, nella palma, il freddo delle piccole
chiavi. Istintivamente chin il capo, le guard: erano
piccole e nichelate quelle chiavi. Ella le serr forte nella
mano. Il custode fece scorrere la porta dell'ascensore,
le disse:
Sono arrivati dei fiori. Li ho portati su. Ma per
metterli in un vaso, se crede, le mando mia moglie...
Grazie, ella rispose timidamente. Posso fare
io...
La porticina dell'ascensore corse sulla rotaia: silenziosamente:
silenziosamente l'ascensore sal e si ferm.
Sul ballatoio dove vi era molto cristallo e dove seguendo
la sagoma della scala c'erano pianticelle basse e
verdi, vi erano anche due porte. Le chiavi tremarono
nelle mani di Giulietta. Ed ella fatic molto a infilare
la chiavettina nella sottile toppa. Finalmente apr e l'anticamera
le apparve adorna di pochi mobili moderni:
e di una altissima pianta verde, totalmente ricca di
rami, cos da non potersi scorgere neppure un poco
di fusto. Un alto specchio, che pareva un enorme 8
diviso longitudinalmente, riflett il pallore di Giulietta.
Ella avanz e vide i fiori. Erano nella stanza di
soggiorno, ben posati su una piccola tavola. Rose stupende,
rosse, vivide.
Giulietta si sent afflosciare. Cadde su una poltrona;
sent la serica freschezza della stoffa, balz in piedi,
timorosa di aver sciupato qualche cosa con il suo cappotto
che da due stagioni conosceva i contatti dei
tram e degli autobus.
Non aveva il coraggio di guardarsi attorno. Il cuore
le tremava come le mani. E un ronzo fastidioso era
dentro la sua testa e le impediva di coordinare i pensieri.
Mand un piccolo grido quando vide delinearsi su la
porta Vik Gildas.
Giulietta! T'ho fatto paura?
Le si avvicin, si curv su di lei che era tonfata nuovamente
in una poltrona, domand:
Come mai qui? E dopo aver lasciato aperta la
porta d'ingresso?
Sono venuta sperando di trovarti qui... Poi avevo
pensato che non trovandoti sarei tornata alla Scala...
Non ho sbagliato... Hai anticipato anche tu...
E il giovane risollevandosi:
Volevo far mettere a posto i fiori...
Ella fu in piedi: era pallidissima, ma felice. Di una
improvvisa felicit che le alleggeriva il cuore e le dava
una beatitudine mai provata.
I fiori...
E poi, sentendosi sciocca per la troppa felicit:
Come nei romanzi... Gli uomini che attendono la
loro donna preparano sempre i fiori...
 il meno che possono fare, sorrise Gildas.
Poi, contento:
Grazie di esserti fatta trovare qui, Giulietta-
Ma come se un repentino disagio fosse in lui, mormor:
Chi sa mai se l'addobbatore ha portato i due vasi
di cristallo.
Uno  l, Vik, ella mormor accennando a un
vaso di bel cristallo appena appena sfaccettato.
E l'acqua, dove la troviamo, Giulietta?
Rise alla inutile domanda di lui. Insieme andarono
nella bella cucina luminosa, lucida, linda, con il pavimento
che pareva di opalina azzurra.
Ambedue i giovani erano a disagio. E Giulietta, quasi
a dare vita a quel loro incontro, apr una chiavetta
dell'acqua e fece scendere il liquido nel grande vaso.
Da quel vaso a bocca larga, le rose si dipartirono a
raggera. A gambo lunghissimo, con la corolla rossa e
profumata, furono l, sulla tavola poggiata al muro: e
parvero esibirsi nella loro bellezza.
Dove le vuoi mettere...
L'uomo non la guard, ma rispose:
Nella camera da letto...
Ella afferr il vaso e si avvi. Sent alle sue spalle
Gildas. Si ferm.
Che c'? domand il giovane.
Non lo so... Ma se mi aiuti  meglio. Mi scivola
di tra le braccia, questo vaso e le rose mi soffocano-
Scusa... Ma credevo ti piacesse portarle tu... di l...
Prese lui il vaso, and a portarlo su un mobiletto
nella camera da letto.
Sul letto era distesa la coltre azzurra.
Le rose mandavano nell'aria il loro profumo delizioso.
Le persiane erano calate. Il gran tappeto ovattava
la camera. E Giulietta si era seduta sul letto: aveva
le mani dentro le tasche del cappotto. Quando
Gildas le sedette accanto, si accorse che la fanciulla
batteva i denti.
Cara... mormor commosso.
Non  nulla, Vik... Passa...
Ma se tu fai fatica a far passare questo tuo stato
d'animo, non importa, Giulietta. Io vorrei che tu fossi
ben decisa a non cadere. Ti sarei ugualmente amico.
Te lo giuro, cara. Amico per sempre. Un buon fratello...
Se tu non vuoi, Giulietta, io ti riaccompagno a
casa. Felice di non vederti cadere.
Ella serr forte le mani sul petto. Mormor:
Ti amo troppo...
Sent il braccio di lui cingerla alle spalle. Immediatamente
il tremito si plac. Ella port la mano alla
gola, fece uscire dall'asola il primo bottone.
Ma la mano pareva inesperta. Allora Gildas l'aiut,
le fece sfilare il cappotto. Ed ella apparve con il maglioncino
candido, che le disegnava le belle curve gentili.
La linea obliqua delle cosce e dei fianchi leggiadri
si rivelava sotto la gonna aderente color cammello.
Ella volse le spalle al giovane, mormor:
Se fai scendere la chiusura lampo mi fai un piacere,
Vik. Se la faccio scendere da sola, si inceppa e
sono guai...
Allora sent che il tremito finito in lei dominava invece
Gildas. Tuttavia la chiusura lampo scese. Nella
camera semibuia vi era la luce mite, dolce e riposante
e forse anche complice di una di quelle lampade antiche
poste sulla tavola da notte. Vik Gildas vide che
Giulietta portava le mani al capo: sciolto il nastrino
marrone, la gran coda si sfece. Ed ella fu con il capo
sul guanciale e il viso era incorniciato nella gran massa
liscia di capelli freschi.
Dai lini nuovi saliva un buon odore di pulito. Nell'aria
vi era, con l'odore di rose, quello che aveva portato
Vik Gildas. Acqua di Colonia, sigarette, stoffe nuove,
epidermide usa alla doccia quotidiana, al bagno
serale.
Giulietta...
Ella era supina, le braccia nude levate attorno al
capo. Che fosse cos bella Gildas non l'aveva neppure
pensato.
Giulietta... Pensa bene...
Le braccia nude cinsero il collo di lui.
Ti amo tanto, Vik...
Ella era supina: l'uomo le sedeva a lato. Ma poteva
con la bocca sfiorare la spalla nuda di lei ch ella
lo aveva dolcemente attirato.
D'un tratto il giovane prese le mani di lei per premersele
alle tempie, improvvisamente smanioso di essere
accarezzato. Ma Giulietta, tenendolo cos, lo attir
ancora. Sentiva che l'ora sua era scoccata. E comunque
andasse non voleva che quell'ora venisse perduta.
Sent la bocca di Gildas sotto l'orecchio: tra i capelli.
Socchiuse i cigli, invasa da un brivido di piacere.
Poi le parve che quella incomparabile bocca le baciasse
il cuore. Un'ondata di pianto le sgorg dagli occhi,
mentre ella mormorava, ancora, ancora, perdutamente:
Ti amo tanto... Ti amo tanto...
Pi tardi, quando gi dalle persiane filtrava la luce
dei globi accesi, ella si guard attorno, sorridendo.
La voce un poco rauca di Gildas le scese al cuore:
Ti spiace se fumo, Giulietta?
No... .
Ma ancor prima di accendere la sua sigaretta, Gildas
si curv su di lei, le prese una mano, la port alle
labbra e mormor:
Come ti sono grato. Giulietta...
Si strinse a lui, disperata e felice. Si baciarono con
forza, si distaccarono l'uno dall'altro. Gildas cerc
sulla sua tavola da notte le sigarette, ne accese una,
si riadagi.
Emergeva di lui il torace levigato e forte. Nasceva
da lui un buon odore di maschio pulito. I capelli, appena
appena scomposti, rivelavano una morbidezza nuova.
I begli occhi grigi, non pi freddi e cinici, avevano
un languore impreveduto. Egli fumava. Con una mano
serrava la mano di Giulietta sul suo petto: con l'altra
reggeva la sigaretta. E per quella mano che egli teneva
sul suo petto, Giulietta poteva sentire, nitidi, precisi,
forti, i battiti del cuore di lui. Vi era gran silenzio
nella camera e attorno a loro. Giulietta, a poco a poco,
si lasciava prendere da un languore che un poco somigliava
al sonno.
Gildas spense la sigaretta, si sollev su un gomito,
guard la giovane supina. Nella gran massa di capelli
lisci, il volto fresco, levigato, dolce, era pallidissimo.
Non parli. Giulietta?
Che ti debbo dire che gi non sai?
Vuoi che parli io?
Oh, s, Vik, grazie...
Sei deliziosa, Giulietta. Mi piaci tanto...
Di colpo ella chiuse gli occhi. L'ombra lunga segnata
dai cigli la fece sembrare repentinamente addormentata.
Rapido, Gildas la baci sulla bocca e si risollev.
Tu fingi di dormire, ora... E io, invece, devo parlarti...
Gli occhi si spalancarono subitamente spaventati.
Che cosa mi devi dire? ella ansim.
Qualche cosa di antipatico ma necessario, Giulietta...
Dio mio... ella balbett disperata. Mi vuoi
gi abbandonare?
L'afferr alle spalle, la butt gi, le copr il volto
di baci: e tra un bacio e l'altro le disse:
Mi pensi dunque tanto mascalzone? La piccola canaglia
sei tu, che puoi sospettarmi indegno di chiamarmi
uomo... Ti voglio dire qualche cosa di volgare, Giulietta-
Nascose la bocca nei capelli di lei, chiese:
Non ti offendi?
No: ma parla, non mi far morire...
Giulietta... Avrai bisogno di abiti. Voglio che tu
viva bene... Non dovrai prendere pi il tram, ma avere
almeno la possibilit di andare in macchina... Insomma,
io voglio darti del denaro, ecco tutto!
Gli occhi dilatati, la bocca felice, ella chiese:
 questa la cosa antipatica che mi volevi dire?
 questa...
Gli si avvinghi, pazza di gioia. Gli disse:
E allora parla, parla, parla...
Se la tenne vicina, continu:
Voglio che tu sia elegante, Giulietta...
Non posso, ella rispose ridendo. Perch mia
madre mi domanderebbe chi mi regala gli abiti. E finirei
appesa per la coda fuori dal balcone se sapesse!
che ho un amante... Ti devi accontentare di vedermi mal vestita,
Vik... Al pi, potr avere qui, per te, qualche
bella vestaglia... Ma fuori, dovr essere
come sono ora...
Ma non potrai comperarti abiti belli e dire a tua
madre che li hai pagati poco?
Non  stupida, mia madre. Inutile tentare di ingannarla...
Baciami! E non ne parliamo pi... Non mi
dire che mi ami: ma dimmi, dimmi Vik, che ti piaccio!
Almeno questo, amore!
Se la prese tra le braccia, l'allacci, la serr, perdutamente
e ancora la soffoc di baci.
Quando riemerse da quell'uragano d'amore, guard,
spaventata, attorno.
Deve essere notte alta...
No, cara... Sono le venti...
Me ne devo andare, Vik...
Subito? egli domand un poco addolorato.
S. Perch vorrei pregarti di farmi fare un giro...
Per rinfrancarmi. Per rifarmi un viso...
E aggiunse, chinando il capo:
Perch la mamma non veda che la Giulietta che
torna a casa non  pi uguale a quella che  uscita.
Vide un sorriso amaro sulle labbra di Gildas. Ud che
egli mormorava, sconsolato:
Ah, come ho ricambiato male l'accoglienza dei
tuoi genitori...
Hai ricambiato bene. Mi hai evitato di cadere con
un uomo ammogliato...
Egli era ancora adagiato, ed ella si muoveva per la
camera. Con il reggiseno leggero, con le brevi brachette,
ella era come Gildas l'aveva veduta quando faceva
i suoi esercizi di ballerina. Ma allora l'uomo non
sapeva ancora di quale gioia fosse capace quel corpo:
e neppure sapeva che Giulietta era cos, come egli l'aveva
conosciuta.
Un angiolo che  diventato demonio, egli disse
come se le parole uscissero impensate.
Si lev, and nella stanza di bagno. Per la porta
socchiusa Giulietta lo vide mettere la testa sotto la
doccia a mano: vide che egli si strofinava vigorosamente
il torace e le spalle, not la perfetta armonia
di quei muscoli, la snella robustezza delle gambe, i
fianchi agili, le spalle larghe. E l'uomo che amava le
piacque in modo cos potente, che si sent diventare
languida e a un tempo accesa come una face.
A quando il Passo di addio, Giulietta? chiese
Gildas riapparendo.
Verso la met di marzo.
Potr almeno per quell'occasione, farti un regalo?
Non avr nulla in contrario la tua mamma se per il
gran passo verso la celebrit io ti far un dono...
Non avr nulla in contrario? domand Giulietta.
Perlomeno mi dar due schiaffi-
si era seduta nuovamente sul letto: e stava pensosa,
a capo chino, le mani intrecciate e abbandonate nel
grembo.
Vik Gildas si distese a traverso il letto: fu con il
capo presso il fianco di Giulietta. Si appoggi sul gomito
adagiandosi di fianco. E allora egli fu, con la
bocca, presso il braccio della ragazza. Con la bocca
sfior quel braccio, mormor, socchiudendo i bei cigli
scuri:
Che cosa ti piacerebbe, Giulietta?
Come?
Voglio dire: che dono vorresti? Che cosa desideri
tu, pi di tutto?
Ora non desidero pi cosa alcuna. Ci sei tu, Vik.
Ho tutto.
Crudele senza volerlo, il giovane mormor:
Ma io non rester sempre nella tua vita, Giulietta...
E la ragazza, trattenendo a stento le lacrime:
E nemmeno i doni potranno restare sempre nella
vita. Ogni dono  destinato a finire, a consumarsi, a
perdersi.
Anche un brillante? domand Gildas.
Ella ebbe un guizzo come se una frusta le fosse
caduta sulle belle spalle lisce e colme.
Io non voglio brillanti. Sono cos felice di essere
tua, Vik!
Con la flessuosit di cui ella poteva disporre a sommo
grado, si butt indietro: poggi la nuca sulla spalla
di Vik Gildas. Egli sent su la pelle la freschezza dei
capelli, la loro morbidezza, quasi la fragranza. Ud che
ella ripeteva:
Sono tanto felice...
E poi si accorse che ella gli baciava la spalla, le
braccia, il petto. Pareva che la fresca bocca sinuosa esprimesse
in quei baci il piacere che godeva baciando.
Tutta la persona di lei emanava una fresca grazia, che
sedusse il giovane e lo indusse ad attirare sul suo
petto la fanciulla. Ma poi egli mormor:
Tu devi andare...
Giulietta raccolse le sue cose e se ne and nella stanza
di bagno. Quando ebbe chiusa la porta, si guard
nello specchio. Lacrime cocenti cominciarono a scenderle
per il viso e il cuore, enorme, palpitante e disperato
le fu in gola, la soffoc.
Con un asciugamani inzuppato d'acqua tepida tent
di frenare quel pianto. Vi riusc, a fatica, dominata dal
pensiero di dover andare a casa e di dover presentare
il volto di sempre.
Si lav, si rivest. Perseguitata dalla visione allucinante
di una sua esistenza futura. Per qualche tempo
con Vik Gildas. E poi senza pi Gildas.
Bast il pensiero di essere un giorno senza di lui
per darle la sensazione di morire. Spalanc la porta.
Chiam forte:
Vik...
Chiara, calma, serena, ud la voce di lui che rispondeva:
Cara!
E poi:
Volevi qualche cosa, Giulietta?
No... balbett angosciata e umile. Volevo
soltanto vedere se tu c'eri ancora...
La guard, sorpreso: come se non avesse ben capito
le parole della ragazza. Ed ella gli corse fra le
braccia, si serr a lui, perdutamente, balbettando:
Vik! Oh, Vik!
Il cuore del giovane ebbe un attimo di smarrimento.
Forse, quel suo cuore che il dolore aveva inaridito, ebbe,
per un attimo, la sensazione di essere vicino a un
amore davvero grande, davvero schietto. Ma subito il
cuore si riprese: e la voce calma di Vik scese a blandire
Giulietta:
Sono qui... Non ho l'abitudine di fuggire. Il giorno
in cui me ne andr ti avviser. E ci saluteremo da
buoni amici, Giulietta...
E Giulietta sentiva cadere il cuore, Vik poteva parlare
del loro addio proprio il giorno in cui lo stesso
Vik le aveva insegnato l'amore.
Allegra, Giulietta. Sorridi! Ridi!
E poi:
Ma, Giulietta! Non abbiamo cenato... Andiamo...
No! implor la fanciulla. Io non potrei ingoiare
nemmeno una goccia di acqua. Io voglio andare a casa...
Se mi accompagni...
 certo che ti accompagno...
Ella si guard attorno, smarrita. Vi era un poco di
disordine nella camera. E timidamente Giulietta mormor:
Chi riordiner la casa?
Mi occuper anche di questo, Giulietta... Domander
al custode...
E Giulietta, a occhi bassi:
Non cercare alcuno, Vik. Verr io, di tanto in
tanto. So fare bene le faccende...
Tu? Vorresti...
Era sbalordito.
Se non ti spiace, mormor Giulietta. Vorrei
occuparmi io della... della nostra casa...
Della tua casa! egli sorrise. Perch sar tua
presto.
E allora Giulietta, con la stessa voce esitante e timida:
Bene... Non voglio che ci siano mani estranee qui...
Verr io quando potr e la casa la troverai sempre in
ordine. In perfetto ordine, Vik...
Egli non parl. Evidentemente non gli garbava una
Giulietta che sfaccendasse. Tuttavia cap che in quel
momento non doveva insistere per contrariare l'idea
della fanciulla. La vedeva pallida, stanca, come se fosse
convalescente. La bella coda cos altera e festosa in
altri momenti, pareva ricadere languida, risentendo del
languore della fanciulla.
Nell'automobile Giulietta si abbandon contro lo
schienale. E il giovane diresse la vettura verso la casa
di Giulietta. Fu dopo pochi minuti di silenzio che Giulietta
domand:
Quando ci vedremo, Vik?
E il giovane rispose, pronto:
Telefoner io, Giulietta. Perch non devi dimenticare
che io ho anche una professione molto impegnativa.
Non so che direbbero i miei dirigenti se sapessero
che ho una splendida Giulietta per le mani...
I calciatori devono essere, come dire? un poco casti.
Ma subito, quasi con rabbia, soggiunse:
Il Presidente, invece, un poco meno...
E senza darle il tempo di ribattere, riprese:
E penso che tu abbia concluso tutto con Monica.
Perch ci sono io e non intendo che fra te e me ci si
metta Monica. Indubbiamente, se dovessi sapere che
scherzi con lui, dovrei considerarti una pessima ragazza
e sparire immediatamente dalla tua vita. Intesi,
Giulietta?
Ella aveva serrato forte le labbra. Aveva stretto i
pugni, sentiva la gola colma di urli. Si plac, ritrov
la sua calma, rispose:
Monica  uscito dalla mia vita.
Appena in tempo, beff Gildas.
Ancora ella serr i pugni, le labbra e anche il suo
cuore: quel suo cuore immenso e innamorato, che voleva
solo Gildas, che non poteva accogliere altri che
Gildas.
Si vedeva gi la casa di Giulietta. Ella preg:
Puoi fermare qui? Vorrei guardarmi nello specchio...
Egli ferm subito, accese la luce. Giulietta apr il portacipria,
si guard. E subito pens alla mamma. Non
era pi la stessa Giulietta quella che tornava a casa. E
l'angoscia fino allora soffocata, parve salire a galla.
Chiuse il portacipria, lo rimise nella borsetta, serr,
d'impeto, la testa fra le mani. L'atto, impreveduto, spavent
Gildas. Si pieg su di lei, chiese, sommesso:
Che c'? Stai male?
No... Ma ora... Ora che devo rientrare nella mia
casa...  come un rimorso che viene su dal cuore...
Non so, Vik... Non so dirti...
Il giovane le pass un braccio attorno alle reni, l'attir.
Prontamente ella arrovesci la nuca, offr la bocca.
Su la bocca di lei si fermarono, a lungo, le molli e
tenaci labbra di Vik. E tutto pass. Gli occhi di Giulietta
tornarono felici. Il rimorso torn gi, sprofond
nel cuore.
Vik... Ti amo tanto...
E sogn, disperata e tremante, che egli dicesse due
parole piccine piccine, che egli dicesse:
Anch'io....
Ma Vik la tenne stretta e non parl. Poco dopo egli
si fermava davanti al portale della casa di Giulietta.
Rest a vederla andare, quella sua meravigliosa fanciulla.
E quando non la vide pi, ripart.
Quando giunse all'albergo, gli dissero che il commendator
Monica aveva ripetutamente telefonato. Che anche
la signora Monica aveva molte volte telefonato e
che si mettesse in comunicazione con la casa del suo
Presidente.
Vik sal nella camera. Solo quando ebbe detto al centralinista
di metterlo in comunicazione con casa Monica,
si sent tremare il cuore. Che significavano quelle
ripetute telefonate? Che voleva Miro Monica? E Ca?
Fugacemente pens che forse gi sapevano della sua
relazione con Giulietta. Si disse che ci era impossibile
e comunque si tranquillizz pensando che anche
se la cosa fosse gi risaputa egli non aveva conti da
rendere ad alcuno. Una donna doveva pur averla. E
meglio se era una donna tutta sua piuttosto che avventuriere
pi o meno di classe.
Quando ud la voce di Ca si rasseren. Fu Ca che
gli disse:
Gildas! Arriveranno domani due svedesi che non
conoscono una parola di italiano. E noi due, cio Miro
e io, non sappiamo una parola di svedese. Verrebbe a
farci da interprete? Mi pare che quei due svedesi non
conoscano altra lingua che la loro... Verr, Gildas?
Ma con gioia, donna Ca! Lei lo sa che io sono
sempre felice di entrare nella sua casa...
L'abbiamo tanto cercata, oggi, Gildas...
Ero impegnato, donna Ca.
E Ca Monica, con una piccola voce serena e dolce:
Con una bella ragazza, Gildas?
Con una bella ragazza, donna Ca...
Perch mentire? Fu lieto d'essere stato sincero. E
gli piacque la risata buona di Ca che soggiunse:
A domani, Gildas...
A domani, donna Ca... Mi dir lei a quale ora...!
Pos il microfono, lo riprese, ordin una piccola cena fredda.
Prepararono nella camera una tavola, un
cameriere pos il vassoio colmo di vivande. Gildas disse
al cameriere:
Potete andare. Chiamer quando avr finito...
Mangi distrattamente: bevve molto sugo d'arancia.]
E pens che Giulietta, povera cinciallegra, doveva essere andata a casa
sfinita per la fame. Allora prese
un foglio, cominci a segnare quanto doveva portare
in quel loro nido. Scatole di frutta, dolci, spremute,
cioccolato...
E quando gli parve di aver segnato tutto, mormor!
Perch non mi muoia di fame, povera cinciallegra!
Ma quando in poltrona cominci a sfogliare i giornali,
ricord che la cinciallegra era molto triste. Allora
scaravent a terra il giornale, si pieg, punt i gomiti
sulle ginocchia, nelle palme calc la faccia. E tutti gli
istanti passati con Giulietta ripassarono nella sua mente.
Con gli occhi dell'anima la rivide, quella fanciulla:
mentre si abbandonava felice, mentre lo guardava con
i grandi occhi, lucidi, limpidi occhi. Mentre dischiudeva
le labbra quasi per assaporare meglio il bacio
per il quale egli si protendeva. Giulietta: con la sua
gran chioma. Giulietta che gli diceva: Ti amo tanto...
Trasal per lo squillo dell'apparecchio telefonico. Irritato
con se stesso per quel sobbalzo, mormor:
Ah, quanto si telefona a Milano!
E sollev il microfono. Una voce dolce e cara e gi
ben nota, mormor:
Buona notte, Vik... Ti amo tanto...
E nulla pi. Il microfono era stato posato con delicatezza.
Giulietta doveva aver telefonato con cautela estrema,
perch nessuno la udisse. E nella camera aleggiava
quel sospiro di lei che aveva concluso il dolce:
Ti amo tanto...
Il cameriere sgombr la tavola, Gildas fece toeletta,
poi si coric. Allora sent un poco di stanchezza!
Guard Nnina. Le domand:
Non importa, vero? Tu lo sai che non  l'amore...
Spense la luce e fu lieto di sentire che il sonno avanzava
tranquillo e tenace. Era felice di poter dormire:
il sonno scacciava i pensieri tristi, i rimorsi, i
grandi tormenti. Il sonno pacificatore fu presto su Vik.
Coricato supino, un braccio abbandonato fuori del letto,
l'altro un poco proteso, con la mano capovolta. E
quella mano capovolta con la palma offerta pareva
attendere un'altra mano. Quella di Nnina o di Giulietta?
Il sonno era fondo e sereno. Non ci furono sogni per
Vik Gildas.
E il mattino si dest.
Buon giorno, Nnina!
Era il saluto di ogni mattino. E con quel saluto tutti
i pensieri andavano a lei che non vi era pi. Un giorno
ancora era passato da quando Nnina se ne era andata.
Ma un giorno in meno restava da percorrere
per raggiungerla. E questa era la consolante constatazione
di Vik Gildas. Il tempo, passando, lo portava, inesorabilmente,
verso di lei. Ed egli ne era felice.
Vi era sole. Non era n calmo n luminoso quel sole:
ma era pur tuttavia qualche cosa di bello che pioveva
sulla citt indaffarata.
Gildas si prepar per andare allo stadio. Non era
giornata di allenamento, per lui: ma intendeva fare un
poco di palleggio e comunque sgranchirsi.
E quando fu pronto, ecco il telefono. E la voce di
Giulietta:
Vik... Ti telefono da fuori... Da un telefono pubblico...
Sono vicinissima alla Scala... Vik... Fammi udire
la tua voce! Dimmi che ci sei e sei un poco mio...
Buon giorno, cinciallegra... Ci sono e sto andando
allo stadio...
Mi verrai a prendere, Vik?
Non lo so, Giulietta... Attendo una telefonata dal
commendator Monica: arrivano oggi due suoi amici svedesi,
che non sanno una parola di italiano: dovr andare
a fare da interprete... Se mi lasceranno libero
presto ci vedremo, Giulietta... Telefoner...
No... Ho paura... Telefoner io, Vik... Non voglio
che la mamma abbia sospetti. Ieri mi ha fatto cento
domande... Buon giorno, Vik...
Buon giorno, Giulietta...
Ma cap che ella non posava il microfono. Sorrise e
sommesso domand:
Che fai? Che attendi?
Ti amo tanto, Vik...
Cara!
E allora Giulietta pos il microfono.
E Vik Gildas usc.
Sul campo di gioco i suoi compagni erano gi al lavoro.
Con i compagni Gildas fece un poco di palleggio,
salt alla corda, flessioni e corsa. Poi and a sedersi
in tribuna. Due colleghi gli si misero a lato, cominciarono
a parlare di gioco e di squadre. Poi nel campo apparve
Monica. Ma non era solo: a lato gli stava un uomo
alto, snello, biondissimo. All'altro lato Miro Monica
aveva una donna. Con una pelliccia di castoro
color miele, con i capelli quasi simili alla sua pelliccia,
la donna sovrastava di parecchio la testa di Monica.
D'un tratto la donna rise. E allora Vik not lo
splendore di una bocca perfetta. Fulmineamente Gildas pens:
Purch non siano della mia citt... Purch non sappiano
della mia tragedia...
Ma il Presidente gli fece un cenno: con due balzi
Vik Gildas fu nel campo e di l davanti ai tre appena
sopraggiunti.
Vik Gildas... cominci Monica.
E poi, desolato:
E il resto lo dica lei, Gildas, perch qui dobbiamo
intenderci a gesti. Nemmeno una parola di francese,
accidenti...
La donna bionda pareva di porcellana: e l'uomo era
alto, biondo anche lui ma assai meno che la donna. Ed
era bello anche lui, ma non pareva affatto di porcellana,
ch il bel viso di uomo biondo era abbronzato e
gli occhi chiari vi splendevano, dolcissimi e sereni.
La donna aveva una chioma da colpo di vento. Capelli
corti con le punte portate avanti, sulle guance.
Cos che a tratti pareva che ella calzasse una cuffietta
bionda composta di lievi piume che il vento arrovesciava
sul viso.
In quella soffice, stravagante nicchia, lo splendido
viso di porcellana aveva qualche cosa di irreale, ma a
un tempo di sorprendente. La bocca grande, perfettamente
disegnata, era fresca e i denti, grandi e uguali e
stupendi, illuminavano ancor pi quel viso gi di per
s straordinariamente luminoso.
Vik Gildas si present. Disse nella sua lingua:
Vik Gildas. Di Stoccolma...
Gli altri dissero di dove erano. Respir di sollievo,
Gildas, quando seppe di non essere loro concittadino.
L'uomo annunci di essere venuto in Italia per concludere
importanti affari con Monica. Rivolgendosi
a lui, Ulla Bergman gli disse:
Io non voglio vedere solo lo stabilimento e i cotoni.
Io voglio anche conoscere Milano, i laghi lombardi,
un poco d'Italia... Mi accompagnerete?
Fino ai laghi e attorno a Milano s, rispose Gildas.
Ma in giro per l'Italia no... Sono impegnato
qui, con la mia squadra...
Monica si volse a Gildas e gli disse:
Per favore, avverta i miei conoscenti che possono
decidere loro dove andare per la colazione... Se credono
si potrebbe andare sul lago Maggiore. Che ne
pensa, Gildas?
Tradusse e i due accettarono subito.
Naturalmente, Gildas, lei deve venire con noi... -
preg Monica. Passiamo a prendere Ca e poi tutti
insieme possiamo andare alle Isole Borromee.
Io posso andarmi a cambiare, commendatore?
Senz'altro, Gildas: e si sbrighi, per favore...
Devo fare anche la doccia, commendatore. Comunque
sar presto di ritorno...
Ma la donna bionda, quella Ulla di porcellana, gli si
mise a lato. Gildas, che era partito di corsa, rallent
subito e si volse a lei.
Vado allo spogliatoio, avvert.
Io non ho mai veduto uno spogliatoio e voglio
vederlo.
Si perderebbe tempo, signora... osserv il giovane.
Allora attendo, ella ammise, docile.
Un quarto d'ora dopo egli la trov fuori dagli spogliatoi.
Fumava una sigaretta e tentava di capire ci
che un terzino le andava spiegando con gesti e parole
venete. Ambedue ridevano, tuttavia.
Ulla salut con un cenno il terzino che le mand
dietro un sospiro e un bacio. Si avvi con Gildas. E
come furono presso le macchine e Ulla si accorse che
Gildas aveva la propria, senza esitare ella dichiar:
Io vengo con voi...
Sal a suo lato, butt indietro la pelliccia. Il seno
alto e prepotente sbocci sotto la blusa di jersey color
del miele. Le cosce si delinearono sotto la gonna
stretta di lana color miele interrotta di sottili e rade
righe turchine. Un profumo di fiori, potente ma delizioso,
invase la vettura.
Vik Gildas domand:
Dobbiamo andare subito a prendere donna Ca?
Credo di s...
E Gildas:
Va bene...
Diresse la vettura verso villa Monica. Ma agli incroci,
quando era costretto a fermarsi, si accorgeva che la
gente guardava, estatica, la sua splendida e splendente
compagna. Donne belle fino al punto di Ulla, Gildas
non ne aveva mai vedute. Bella di una bellezza clamorosa,
era quella donna bionda. E se sorrideva, la
bellezza clamorosa diventava provocante.
In attesa che un semaforo diventasse verde, Ulla domand:
Quando tornerete nella nostra terra?
Dipende... mormor il giovane.
E poi, riprendendo la corsa:
Dipende da molte cose. Io il contratto l'ho per un
solo anno. Se mi trover bene qui mi fermer almeno
un altro anno. Se...
Voleva dire: Se il mio dolore non passer: si riprese,
soggiunse:
Se non mi trover bene torner lass a fine stagione.
E poi, quasi a impedire altre domande:
E voi resterete molto in Italia?
Non lo so. Forse due settimane, forse tre...
Siete all'albergo?
S... Nel vostro albergo... Donna Ca voleva tenerci
nella sua bella casa. Ma ho preferito non essere
ospite di alcuno.
Gildas mormor:
Siete al mio albergo? Ma da quando?
Se vi hanno portato i nostri bagagli lo siamo da
qualche ora. Se non li hanno ancora portati lo saremo
certo prima di sera. Vi ho detto che i signori
Monica volevano averci loro ospiti e perci i nostri
bagagli erano stati scaricati nella bella villa Monica.
Ma io ho fatto capire che preferivo l'albergo...
Si sar offesa donna Ca...
Offesa no,  troppo intelligente. Un poco addolorata.
 una deliziosa donna. Molto fine, molto elegante.
Soltanto...
Soltanto... ripet Gildas.
E si prepar a udire qualche malignit femminile.
Soltanto  molto malinconica. E non si capisce
perch. Io non posso parlare con lei, quindi non sapr
mai perch  malinconica.
Lo , spieg Gildas, perch non ha bambini...
E Ulla, pensosa:
Ah...
Voi avete bambini, Ulla?
No...
Siete triste anche voi? domand Gildas.
No. Non me ne importa nulla. Anche potendo avere
bambinaie e istitutrici i bambini sarebbero stati
un impiccio. Cos, sono libera... Libera di viaggiare, di
divertirmi, di andare dove mi piace...
Rise forte:
E anche di scherzare un poco con tutto...
Gildas non capt l'ultima frase. Si era fermato davanti
al gran cancello di villa Monica, attendeva che
apparisse qualcuno.
Al custode disse:
Vuole avvisare la signora...
Ma prefer scendere. Si scus con Ulla, entr nella
villa.
Ca era pronta: con una pelliccia di castoro color
miele. E allora Gildas pens, sorridendo:
Evidentemente  la massima eleganza per questa
ora che sta fra il mattino e il pomeriggio...
Ma sotto la sua pelliccia Ca aveva un abito rosso.
Di un bel rosso rubino: e la borsetta era rosso rubino
di un coccodrillo piccolo, lucentissimo, morbido.
Ma quanto  bella, donna Ca!
A confronto della sua compatriota devo sembrare
un mostro... Ha visto, Gildas, quanto  bella?
Ho visto...
E non s' incantato?
No, donna Ca...
E crede che Miro s'incanter?
Se ha buon gusto no.
E se non ha buon gusto...
Lo ha, donna Ca... Ha scelto lei...
Ella lo guard, con tanta dolcezza, e mormor:
Come sa confortare e dare coraggio a tutti, Gildas!
A tutti. Non a me... ribatt il giovane. Ma
non pensiamoci, donna Ca. Andiamo...
Era giunta anche l'automobile di Miro Monica: e come
fu nella via, Gildas esit, guard Miro che era
sceso a terra e chiese:
Donna Ca con chi andr in macchina?
Se lei, Gildas, spieg Monica, rimane con la
sua connazionale  quasi logico che la mia sposa me
la tenga io. O si vuole accaparrare tutte le donne?
E poi:
Ho scherzato, Gildas. Ma forse  bene dividerci
cos. Lei con la signora Ulla: il mio ospite e Ca con
me.
Va bene, mormor Gildas.
Ma forse nella sua voce e in quella supina accettazione
Miro Monica sent un poco di malumore. Cos
che domand:
O qualche ragazza potrebbe patirne vedendola con
una cos bella creatura?
Lei crede, commendatore, domand a sua volta
Gildas. Lei crede che ci sia una ragazza pronta a
patire per me?
Altroch! rispose, sicuro, Monica.
Gildas lo guard. Monica gli sorrise dicendo:
Sarebbe perlomeno ingenuo pensare che lei non
abbia gi conquistato molti cuori... Ma scherzo, Gildas,
non si inquieti... Precediamo noi, cos le facciamo
strada.
Al volante della vettura di Monica vi era l'autista.
Accanto all'autista sedeva Monica: e Ca era seduta alle
spalle del marito avendo a suo lato l'ospite.
Nella scia della macchina di Monica giungeva Gildas.
La svedese parlava e parlava. Nel dire rivelava gli
stupendi denti che parevano piccoli gigli nella conca
di corallo della freschissima bocca.
Ca a tratti si volgeva, sorrideva, faceva un cenno di
saluto.
Ulla osserv a Gildas:
Si annoieranno quei tre! Non si potranno scambiare
nemmeno una parola perch mio marito conosce
soltanto la sua lingua: ignorante come me, non ha mai
saputo o voluto imparare almeno il francese o l'inglese.
Mi pare che la signora le parli perfettamente
ambedue. Peccato non conosca il norvegese! Chi sa
quante belle parole le avrebbe detto, Gildas.
Le medesime che mi dice in italiano, ribatt il
giovane.
E sono parole che il marito pu udire?
Indubbiamente. Donna Ca  una moglie fedele e
saggia.
Io no, dichiar Ulla seriamente. N fedele, n
saggia.
Non credo, tent il giovane.
Dovete credere! Non sono fedele perch mio marito
non lo . Non sono saggia perch non saprei davvero
per chi esserlo.
Erano lungo l'autostrada che conduce al Lago Maggiore.
Ulla si rivelava totalmente indifferente al panorama.
La strada, nuova per lei, non destava alcuna curiosit.
Ella fumava, rideva, esibiva la sua clamorosa
bellezza: e teneva una gamba molto vicina a quella di
Gildas.
Il giovane sentiva penetrare in s il calore della donna.
Quando ella si tolse la pelliccia e lasci emergere
il busto, una ondata di profumo invest Gildas. Ed era
un profumo che veniva dalla epidermide di lei: ch era
caldo, vivo, carnale. Allora Gildas si sent appesantire
le palpebre. Rallent l'andatura. Bast quel leggero
moderare della corsa perch la vettura che li precedeva
sparisse a una curva. E allora Ulla dichiar:
Oh, finalmente potr darvi un bacio! Fermate!
Egli ferm e si trov la bocca di lei sulla sua bocca.
Attenta, mormor il giovane. Il rossetto...
Neppure vi siete accorto che dianzi l'avevo tolto...
Un altro bacio, Gildas... Che bel ragazzo siete!
Che bella pazza siete, Ulla!
Non mi dite nulla di nuovo. Ma  nuovo ci che
sento per voi. Spero che questo mio capriccio non diventi
amore.
Gli ader in modo inspiegabile. Sebbene travolto da
quella bocca sensuale, Gildas non riusciva a capire come
la donna potesse aderirgli tutta pur stando seduta.
Pass una velocissima automobile: mand contro la
macchina di Gildas una sventagliata di velocit. Gildas
tent di svincolarsi da quella femmina: ella dichiar:
Quando ci vedremo, Gildas? Poich alloggiamo allo stesso albergo dovrete dirmi voi quando potr raggiungere
la vostra camera.
Ma siete una pazza pericolosa, Ulla!
E la donna, tranquillamente:
O ricevete gi altre donne nella vostra camera?
Non ricevo donna alcuna.
Ma un'amante l'avrete...
Di tra la vertigine leggera che la donna gli comunicava,
si fece strada l'imagine linda di Giulietta. Giulietta
Colombo, ballerina della Scala. Giulietta che gli
aveva donato la sua purezza e aveva pianto. Piccola,
semplice, figlia di povera gente, Giulietta gli apparve, in
quell'istante, sfocata. Nessuna donna poteva reggere a
confronto della sbalorditiva svedese. Ma Giulietta poteva
sembrare, a confronto di Ulla, un angiolo. Anche
se si era data a Gildas, anche se dichiarava di voler
fare strada in un modo o nell'altro, anche se permetteva
alle sue labbra di pronunciare parole che potevano
sembrare indifferenti, ciniche, quasi cattive. Giulietta
Colombo: ballerina della Scala: che viveva in una
piccola casa alla periferia, che aveva sempre un cappotto
di cammello e che aveva donato la sua purezza
per una manciata di sogni.
Perch non rispondete? attacc Ulla. Non
mi volete dire se avete un'amante?
Non ho amanti, egli rispose, deciso.
E cap che gli spiaceva troppo mettere nella categoria
delle amanti Giulietta Colombo.
Tanto meglio! ella rise. Lo sar io fino a
quando rester qui.
E vostro marito...
Si dar da fare... Inoperoso non rimane mai. Tratta
affari e donne. Guadagna molto denaro con gli affari,
ne spende molto con le donne.
Siete una stupida coppia! scatt Gildas.
Lo penso anch'io, ribatt Ulla.  per questo
che siamo quasi sempre due coppie...
Gildas sfren la vettura. La donna preg:
Un altro bacio o non ti lascio partire...
E allora egli l'afferr con rabbia: e la baci per
tutto il viso. Si ferm sulla bocca di lei, ella sent che
una specie di furore invadeva il giovane. Cap che quel
bel ragazzo non l'avrebbe mai amata ma l'avrebbe violentemente
desiderata. Era ci che voleva. Si distolse
da lui, si pass ambedue le mani su i capelli, mormor,
e la voce era un poco rauca:
Possiamo andare, amore...
E come egli ebbe ripreso la sua corsa, Ulla dichiar:
Vik... Rifugio... Porto... Questo  il significato del
tuo nome nella nostra lingua. Mi rifuger volentieri
da te, amore...
Vik Gildas non rispose. Correva velocemente, ch voleva
raggiungere gli altri. Temeva che Monica o Ca
interpretassero esattamente quel ritardo. E non voleva
far nascere commenti o quantomeno, giudizi azzardati.
Tuttavia non trov la vettura di Monica che a Stresa.
Lo attendevano nello spiazzo antistante il lago.
Fu Ca che preg Gildas di far intendere ai due svedesi
che non era opportuno recarsi per la colazione in
una delle isole. La stagione non era propizia per una
colazione elegante: quindi ritenevano pi adatto l'albergo
Borromeo. Dopo avrebbero noleggiato un motoscafo
e fatto un giro per il lago.
Cos si recarono nel magnifico albergo. Il marito di
Ulla si incant ad ammirare una fanciulla indubbiamente
del luogo: era bruna e snella, aveva grandi occhi
neri e portava con estrema disinvoltura una gran
cesta colma di biancheria stirata. In svedese e guardando
Vik Gildas, osserv:
Ha gambe stupende...
Vik Gildas guard Ulla: fumava tranquilla seguendo
con lo sguardo la bella ragazza. Ca invece aveva infilato
il suo braccio in quello di Monica e guardava lui,
sorridendo teneramente. Monica, a sua volta, parlava
con Ca, le diceva quanto si sentisse a disagio non
potendo scambiare una parola con gli ospiti. E poi,
d'un tratto, Monica disse alla moglie.
Sei tanto bella, Ca!
Vik Gildas si sent avvampare di sdegno. Poteva dunque
un uomo essere pronto a tradire la sua donna con
una Giulietta Colombo e poi essere con la moglie prodigo
di complimenti? E si poteva passare da Giulietta
a Ca e viceversa?
Incontr lo sguardo adorante di Ca. Incontr lo
sguardo affettuoso, tenerissimo di Monica. Gli parve
che quei due faticassero a tornare nel mondo e ancor
pi faticassero a continuare la loro parte di ospiti.
Gildas si sent smarrire: e si disse:
Anche se Monica ama meno, ho fatto bene a soffiargli
Giulietta... Ma un giorno glielo dir a Monica
che amando Ca bisogna essere fedeli a Ca...
Seduti a tavola, nel salone affacciato sul giardino e
posto in posizione favorevole per poter dominare il lago
con le sue isolette da leggenda, i commensali si
guardarono. Il cameriere cominci a servire e Monica,
per muovere un poco la conversazione si rivolse a Gildas:
Per favore, dica ai miei ospiti che si fermino
qualche settimana. Ci saranno due prime assai importanti
alla Scala. E poi ci sar anche il Passo d'addio..
Una cosa molto interessante...
Repentinamente, fulmineamente, inspiegabilmente,
Gildas sent un pugno nel mezzo del petto. E domand
Le interessa molto, commendatore, il Passo d'addio?
A tutti i vecchi abbonati della Scala interessa il
Passo d'addio. Per i milanesi  una tradizione... Verr
anche lei, Gildas, e vedr che  davvero una cosa interessante.
Gildas si rivolse ai connazionali. Ripet quanto Monica
aveva detto. Fu sbalordito udendo che i due rispondevano:
Certamente. Ci fermeremo qualche settimana...
La gamba di Ulla strisci lungo la gamba di Vik Gildas.
E i chiarissimi occhi di lei gli si rivolsero, carichi
di provocazione e di promesse.
Forse Ca cap. Pieg un poco la testa di lato: guard
Gildas. Guard il marito di Ulla. Poi, con atto lieve
e gentile, ella accarezz, furtiva, la mano che Monica
aveva posato sulla tavola. Subito, la mano di Monica
si capovolse: la sua palma serr quella di Ca. Il volto
di Ca Monica si infiamm. E Gildas sent un gran caldo
nel cuore. Forse lo sguardo di amore che Monica
aveva rivolto a Ca era sincero. Ma fu distratto da Ulla.
In un soffio ella gli andava dicendo:
Non prendere impegni per questa sera. Vengo da
te... Che vuoi ne sappia mio marito? Non dormiamo
nella stessa camera.
Sei pazza, mormor Gildas.
E Ulla:
Di te...
Vi era gran sole. E bevuto il caff, ingollati un paio
di whisky, Ulla dichiar:
Io vado nel giardino.
Si butt la pelliccia sulle spalle, sorrise a Gildas, lo
invit pi con lo sguardo che con la voce a seguirla. Educatamente
Gildas guard il marito di Ulla. Egli sorrise
dicendo:
Andate pure. Io preferisco fumare e bere un altro
whisky...
Ca guard un poco spaventata Gildas. Monica, invece,
guard il giovane e Gildas cap che il suo Presidente
tratteneva a stento una gran voglia di ridere.
Indubbiamente Monica aveva capito tutto.
Ci dispiacque a Gildas che appena solo con Ulla
protest:
Ma faremo ridere tutti, Ulla! Ci conosciamo da
un'ora e gi facciamo pensare male di noi...
Che importa a me?
Ma importa a me! esclam Gildas.
Se non hai amanti perch deve spiacerti che te
ne regalino una?
Gildas rinunci a discutere. Seguendo un gran viale
giunsero sulla strada. E Ulla preg:
Prendiamo un motoscafo e andiamocene.
E gli altri?
Se avranno voglia ci imiteranno, altrimenti resteranno
nell'albergo. Mio marito dormir per mezz'ora e
gli altri due continueranno a guardarsi negli occhi. Sono
molto innamorati, quei due...
Il cuore di Gildas si colm di gioia:
Credi? Credi che quei due si amino? Che nessuno
dei due ami meno?
No, no! Imbecilli della stessa lunghezza.
Cos che, riprese Gildas, tu non potresti mai
pensare che lui voglia tradire lei...
Direi di no... A meno che gli capiti una donna totalmente
diversa dalla sua. Ma se non gli capita una
donna molto diversa, non tradir mai quella donna
tanto innamorata...
E Gildas pens che Giulietta poteva davvero rappresentare
un pericolo. Perch era tanto diversa da Ca
anche per quel livello tanto pi basso che poteva, esso
medesimo, rappresentare una enorme differenza.
I pensieri di Gildas vennero deviati dalla richiesta
di Ulla:
Vuoi scegliere un motoscafo?
Gildas scelse un motoscafo: Ulla vi balz dentro con
una agilit e una sicurezza sorprendenti. Gildas la segu
e il meccanico mise la prua verso il largo. Poi domand:
Dove andiamo?
Dove crede... rispose Gildas.
L'uomo cap. Innamorati senza meta. Poteva portarli
dove voleva. Non avrebbero veduto nulla. Alle
prime pens di scaricarli in una delle isole. Poi si convinse
che era meglio girare al largo dalle rive.
Ulla e Gildas, chiusi nella piccola cabina, erano vicinissimi.
D'un tratto la donna prese una mano di Gildas,
l'attir, costrinse l'uomo a cingerle le reni.
Questa notte, ella mormor.
Ma sei davvero insensata, Ulla!
... e se non aprirai dar pugni e pedate alla porta...
Sar uno scandalo...
Poi lo baci sulla bocca. Un bacio lungo, molle e tenace.
Ardente e fresco. Una bocca da adolescente al
comando di una donna sensuale, esperta e senza scrupoli.
E Vik Gildas era giovane, sano e forte. E Ulla era
stupenda. E non importava proprio molto se una piccola
danzatrice della Scala aveva donato al bel calciatore
la sua purezza. Il corpo di Ulla era provocante
al massimo grado: la voce di lei insinuante e lusinghiera:
e i baci di Ulla erano una promessa di follie.
Quando Gildas si decise a dar ordine perch si tornasse
alla riva, era passata pi di un'ora. Monica accolse
Gildas con una strizzata d'occhio. Ca con uno
sguardo carico di rimproveri. Il marito di Ulla dichiar:
Ho dormito pi di mezz'ora... Si sta tanto bene
in questa terra!
Poi presero la strada del ritorno.
Gli svedesi andarono nella villa di Monica. E Gildas and al suo albergo.
Per un istante Gildas pens di lasciare il suo albergo
e di andar a dormire in un altro. Ma gli parve
di rasentare il ridicolo. E alla fine si disse che Ulla
non avrebbe mai osato di raggiungerlo nella sua camera.
Una donna poteva essere spudorata e avventata,
ma non fino al punto di andare a cercare rifugio tra le
braccia di un giovanotto proprio nello stesso albergo
dove la donna aveva anche il marito.
Quando il campanello del telefono squill, Gildas
pens per un istante che fosse Ulla. Invece era Giulietta.
Vik! Finalmente... Sono uscita di casa dicendo a
mamma che dovevo cercare un certo giornale... Invece
volevo telefonarti senza farmi udire... Vik... Il babbo
mi ha detto che  giunta dai signori Monica una tua
connazionale. Una donna tanto, tanto bella...  vero?
Una donna molto bella, Giulietta...  vero.
Vik... Non riferire, ti prego, quanto ti ho detto,
ma... Sentimi, Vik... Oggi toccava al babbo la sua giornata
di libert. Cos il babbo non  venuto a Stresa.
Ma l'altro autista ha detto al babbo che quella donna
ti corteggia... Sai, Vik, il personale di una grande casa
fa tanti commenti... Non lo riferire, ch il babbo
perderebbe il posto... Ma io sto impazzendo, Vik...
E fai male, Giulietta. Per due motivi. Uno  che
non c' ragione alcuna di allarmarti. E l'altro  che
non devi essere gelosa mai, perch io...
Si sent vile e cattivo. Si sent una misera cosa senza
dignit. Tuttavia riprese:
Perch io voglio essere libero delle mie azioni...
Comunque esse siano.
Vik... pianse la piccola voce. Quella donna
tanto bella ti vuole! E io, Vik?
Trem di piet il cuore dell'uomo. Per un istante egli
rivide la fanciulla. Poco pi che adolescente, innamorata
e cara: pronta al sorriso e al pianto solo che la
parola di lui fosse buona o crudele.
Vik... Mi hai gi dimenticata?
Oh, Giulietta! Ma  possibile che tu mi telefoni
cose del genere? Torna a casa: vai a dormire...
Ma telefoner, sai... Ancora, durante la notte, per
non impazzire... I miei, se dormono, se sono nella loro
camera, non possono udirmi. Vik, per l'amor di Dio,
non mi ammazzare...
Te ne prego, Giulietta, basta! Riposa tranquilla...
Buona notte...
Pos il microfono.
La voce disperata di lei gli aleggiava attorno. Ma lo
sguardo and a Nnina. E allora, serenamente, egli
pens:
Nessuno pu volere o non volere: nessuna donna
pu pretendere fedelt e devozione. Tu sola nel mio
cuore, Nnina... Mia Nnina...
Fece toeletta. Infil un pigiama a righe azzurre e
argento. Si coric. Sfogli un giornale. Guard l'ora.
Era la una dopo mezzanotte.
Il sonno lo afferr quasi improvvisamente. Sorrise a
Nnina, spense la luce, si addorment.
Fu certo di non sbagliare quando, balzando a sedere
sul letto, si disse che qualcuno tentava la maniglia.
Accese la piccola lampada da notte: balz dal
letto, infil la vestaglia sul pigiama. Socchiuse la porta.
Chiusa nella pelliccia di visone azzurro, Ulla gli sorrise
serenamente. Ella aveva la pelliccia ben serrata
al collo, calzava scarpine totalmente ricamate di pietruzze
scintillanti. Aveva la enorme trousse d'oro bianco
e brillanti.
Ulla! egli bisbigli. Ma sei...
Ella entr. Si butt in una poltrona, cominci a ridere.
Nessun uomo mi aveva mai attesa dormendo... Da
cinque minuti sto scuotendo la maniglia...
La pelliccia si apr. Sotto di essa non c'era che un
indumento di pizzo. Con la pelliccia chiusa era una
elegante e corretta signora. Con la pelliccia aperta restava
una elegante signora soltanto.
Pazza... Pazza...
Ma era una pazza cos bella, cos voluttuosa e straordinaria,
che Vik si smarr. La pelliccia fu sulla spalliera
della poltrona, le scarpine restarono senza i piedini
di lei: la scintillante trousse riverber, superba,
anche se dalla piccola lampada notturna si spandeva
un chiarore assai mite. Scostando il volto di lei dal
suo, Vik, d'un tratto, vide Nnina. D'un balzo fu a
terra, afferr l'imagine cara, la chiuse in un cassetto.
Supina, bella e provocante, Ulla mormor:
Lascia stare! I morti non vedono... E se vedono
se ne infischiano...
Si pieg su lei, le chiuse la bocca con la bocca. Poi
le disse:
Tutto quello che vuoi, Ulla. Ma non parlare mai
dei morti. Soprattutto della mia morta.
Figurati! Preferisco te vivo come sei!
Vik non ricordava una pi bella notte d'amore. Non
aveva mai avuto che avventure senza domani. E quella
avventura iniziata da poco e che doveva avere un domani,
quella avventura che si chiamava Giulietta, nulla
aveva da fare con quanto Ulla gli donava. Giulietta era
il buon pane casalingo: con la sua fresca fragranza. Ulla
era il sole ardente, il profumo inebriante dei fiori
scaldati dal sole. Ulla era la sensualit, la perfidia, la
sapienza d'amore. E Ulla era bella: d'una bellezza che
sbalordiva. La carne di lei, compatta e chiara e vellutata,
rivestiva di morbidezza il saldo corpo dalle lunghe
e perfette gambe. Gli occhi azzurri, che sembravano
fatti di cielo, smorivano di volutt diabolica, nell'amplesso.
Vik godeva di quella bellezza e Ulla gli stava
allungata a lato, flessuosa e insaziabile.
Vicino a me... ella mormor tenendolo avvinto.
E poi dai un calcio al contratto e torna nella nostra
terra. Ti amer fino a quando vorrai tu... La nostra
terra  bella, Vik... O tu verrai ad abitare nella mia
citt o io verr ad abitare nella tua... Non ti voglio
perdere. Mi piacerebbe averti per un anno, per due...
Ci separeremo quando la noia comincer ad afferrarci...
Vik, mi piaci...
E sulle parole di lei scand il suo richiamo il campanello
del telefono. Pronto, Vik sollev il microfono.
Gli trem il cuore di sgomento udendo la voce disperata
di Giulietta:
Ti amo tanto, Vik...
Ulla si era posta a sedere accanto al giovane: aveva
appoggiato la guancia alla spalla di lui, fumava, ma era
palesemente intenta alla voce proveniente dal telefono.
Vik Gildas sentiva contro il suo corpo il sinuoso corpo
di Ulla. E nel cuore gli batteva la voce disperata
di Giulietta.
Vik... Non mi ami pi... Oh, Vik... Ma perch, perch...
Il pianto sommesso di Giulietta, giunse fino a Ulla.
La donna accost l'orecchio al microfono, senza pensare
domand, fissando Vik:
Ma chi piange?
Egli si sent morire. Il silenzio di Giulietta gli disse
che la fanciulla aveva perfettamente captato la voce
femminile. Giulietta non poteva aver compreso la domanda
di Ulla: ma era impossibile che la fanciulla non
avesse udito la voce di donna.
Vik... Chi c' con te, Vik... Vik...
Giulietta... Non c' alcuno... Ma che pensi? Dormi,,
non svegliare i tuoi. Giulietta, te ne prego... Domani
ti vedr... Buona notte...
Pos il microfono. E la voce tranquilla di Ulla ripet:
Chi piange per te? Una donna?
Vik rispose:
Una donna. E non dovevi farti udire, Ulla...
Una donna che ami, Vik?
No...
E allora son contenta che mi abbia udita... Baciami,
Vik... Mio bellissimo Vik...
Albeggiava quando Ulla infil le calze, calz le scintillanti
scarpine, chiuse la pelliccia attorno al collo. La
vide andare sicura per il corridoio, come se giungesse
allora da una festa di ballo.
Chiuse a chiave la porta, si butt sul letto, s'addorment
nel profumo di Ulla.
Si dest all'ora solita: di tra le persiane calate un
raggio di sole, filtrando, metteva alcune spade luminose
sul soffitto. Bast quella luce per far balzare dal
letto Vik Gildas. Lieto, sereno, in piena forma, si butt
sotto la doccia. E strofinandosi con un guanto di
crine, a poco a poco lasci avanzare i pensieri. Quelli
che non riguardavano il suo fisico. Cos giunse a lui
il pensiero di Ulla. Gli pareva gi lontana. Un'avventura
come un'altra ch Gildas sapeva bene quale importanza
poteva dare Ulla a una notte d'amore passata
con un uomo conosciuto da poche ore. Ulla era indubbiamente
colei che, usa a sodisfare ogni capriccio, poteva
anche dimenticare con facilit estrema ogni sua
avventura. Finendo di vestirsi, Vik Gildas sorrise guardandosi
nello specchio. Avventura pi, avventura meno,
per un uomo ben poco contava. Si strinse nelle spalle
e si convinse che Ulla sarebbe partita presto, senza
rimpianti.
E su questa conclusione Vik Gildas permise ai pensieri
diversi di avanzare: e Giulietta fu nella sua mente.
Non l'amava, ma sentiva una specie di tenerezza per
quella ragazza che, alla fine, gli dimostrava amore.
Accompagnato da quei pensieri leggeri e per nulla
preoccupanti, Gildas usc.
L'aria era meno pesante del solito. E quel poco sole
di febbraio metteva su Milano una luce che Gildas non
aveva ancora veduto. Egli sal nella sua macchina e se
ne and, lento, verso il Parco. Aveva bisogno di aria e
di sole per prepararsi al solito allenamento.
Il Parco respirava di un suo respiro leggero. Solamente
su alcune piante vi era un pulviscolo verde. Altre
piante restavano spoglie, nude, ancora avvolte nella
malinconia invernale.
Miro Monica era allo stadio e appena vide Gildas gli
and incontro.
Sono venuto ad attenderla qui, Gildas, perch devo
parlarle... Avrei potuto telefonarle da casa ma temevo
che Ca udisse... Pu venire con me?
Se lei mi dispensa dall'allenamento...
Senz'altro, Gildas. Andiamo...
Presso l'automobile di Monica attendeva il padre di
Giulietta: e vedendo Gildas l'autista salut con deferenza.
Subito, Gildas si sent serrare il cuore. Sapeva
di aver ingannato la buona fede di quell'uomo e trovarselo
cos vicino, deferente e cordiale, non era piacevole
per lui che sapeva di essere colpevole.
Respir di sollievo quando Monica gli disse:
Mi accoglie nella sua vettura, Gildas?
Gildas prontamente si mise al volante della sua macchina,
Monica gli sedette a lato e il padre di Giulietta,
che aveva aperto le portiere, le richiuse e si inchin.
Subito, come la vettura fu in moto, Monica disse a
Gildas:
Mi deve scusare, Gildas, se mi impiccio nei fatti
suoi. Ma... dianzi ho avuto una telefonata da un costruttore
edile. Lei, Gildas, ha affittato un piccolo appartamento:
ha anche versato una caparra per acquistare
questo appartamento. Il costruttore, che non deve
essere un uomo di molto fiuto, ha telefonato appunto
a me per domandarmi se ritengo che lei potr
davvero acquistare detto appartamento... E mi scusi,
Gildas, se involontariamente io mi trovo immischiato
nei fatti suoi.
Non c' nulla da scusare, rispose Gildas tranquillo.
Io acquister l'appartamento. Se mi fosse
stato possibile l'avrei gi pagato: non l'ho fatto perch
il costruttore doveva far preparare prima non so quali
documenti. Comunque io ho gi versato una grossa caparra...
Al mio paese questo  sufficiente per garantire
su l'onorabilit di una persona...
Anche in questo paese, Gildas, mormor Monica
ma... ma la telefonata di quel costruttore non
ci sarebbe stata se lei non avesse parlato di intestare
l'appartamento ad altra persona... Tutto ci ha fatto
nascere qualche sospetto... Qualche diffidenza...
Gildas ferm la vettura. Erano nelle vicinanze dello
stadio e vi era una gran quiete. Volgendosi a Monica,
il giovane disse e la sua bocca aveva una piega sdegnosa:
Cos che se mi fosse piaciuto avere un segreto questo
sarebbe gi stato divulgato ai quattro venti... Non
 molto corretto l'atteggiamento di quel costruttore...
E mi pare che prima di buttare in pasto a commenti,
anche se intelligenti come quelli che potrebbe fare lei,
una ragazza, ci si dovrebbe pensare.
Monica rise e dichiar:
Ma io non lo so il nome della ragazza! Io so
che lei vuole acquistare l'appartamento e intestarlo a
una donna. E cos?
 cos! conferm Gildas. E la donna si
chiama Giulietta Colombo.
Nel dire piant in faccia a Monica gli occhi. E Monica,
tranquillamente e sorridendo, sostenne quello
sguardo. Ci fu un silenzio breve: poi Monica domand:
 dunque per Giulietta l'appartamento?
S...
E glielo regala?
 il meno che potevo fare. Le ho imposto di rinunciare
a Miro Monica: dovevo pur risarcire i danni...
Allora Monica mormor, esterrefatto:
Che cosa sta dicendo, ora, Gildas?
Lo sguardo di Monica e la voce di lui potevano sembrare
quelli di una persona totalmente innocente. Ma
Gildas sorrise con un poco di ironia rispondendo:
Lo sa pure, commendatore, che cosa sto dicendo.
Ma, Gildas, io non capisco... Che c'entro, io, con
Giulietta?
L'altro allora lo guard sentendosi smarrire, e chiese:
Posso dimenticare che lei  il mio Presidente e
considerarmi soltanto un uomo come lei? Da uomo a
uomo, posso parlare?
 quanto le chiedo, Gildas!
Io sapevo che Giulietta doveva diventare la sua
amica... E per non sciupare la bella armonia che ora
regna nella sua casa ho... colto io il fiore che le si offriva!
Tant', Giulietta non aveva preferenze. O il
commendator Monica o Gildas. Cos, le ho dato Gildas...
Monica aveva cominciato a ridere. E rideva cos bene
e con tale spontaneit che d'un tratto Gildas se ne
risent e dichiar:
Le sembro ridicolo perch ho voluto salvare la
pace della sua casa, commendatore?
Ma no, no, Gildas! Lei  ammirevole! Lei  un
caro ragazzo. Soltanto, io non ho mai pensato, neppure
per un istante, a diventare l'amante di Giulietta. Io
amo la mia Ca. Non c' che la mia Ca al mondo
per me...
E poi:
 stata una manovra di Giulietta! Per avere Gildas!
Scommetto quello che vuole, Gildas! E le giuro
che mai e poi mai Giulietta tent di affascinarmi. Posso
anche aggiungere che quella ragazza, le poche volte
che fu con me, dimostr nei miei riguardi una deferenza
che mi dava quasi noia: quella del servo verso
il padrone o del giovane verso il vegliardo!
Fiss Gildas, lo vide un poco pallido e molto crucciato:
Ma come ha potuto credere, Gildas, che io avessi
un capriccio per Giulietta?
Il giovane gli ripet quanto aveva osservato e le
coincidenze che l'avevano portato a intuire che qualche
cosa stesse nascendo tra Giulietta e il commendator
Monica. Parl di Lugano. Di quanto Giulietta gli aveva
lasciato credere. E allora Monica si arrabbi e dichiar:
Ma io tirer la coda a quella bestiolina! Anche
perch non ammetto che dilagando questa invenzione
di una piccola pazza, io venga compromesso e ne venga,
soprattutto, compromessa la felicit di Ca.
Ma poi, a Gildas che ascoltava in silenzio:
E lei, ama Giulietta?
No. Ma poich una donna devo pur averla, preferisco
avere la mia. Parto sempre dal principio che 
meglio mangiare nel proprio piatto che in quello dove
ci mangiano anche gli altri. Il paragone non  bello...
... ma  chiaro! sorrise Monica. E io l'approvo.
Cos che ora non le resta da dirmi ci che debbo
telefonare a quel costruttore.
Lei pu dirgli che Gildas, quando compera, sia per
s che per altri, paga...
Monica pens un poco e poi domand:
Pu pagare tutto, Gildas? Vuole un acconto?
Posso pagare tutto...
Bravo! E a Giulietta ha fatto capire che lei la
tratta principescamente?
Non sarebbe stato generoso farle capire che il
mio dono ha un certo valore. E d'altra parte un dono
di valore dovevo pur farglielo perch ella mi ha dato
quanto aveva di meglio e io un giorno dimenticher
questo dono. Giulietta sa che non posso sposarla e che
presto o poi torner in Svezia.
Non vorr rinnovare il contratto, Gildas?
Glielo dissi gi, commendatore. Dipende dal mio
stato d'animo. Se continua cos, torner lass. Se il
mio male non passa ritengo meglio per me andare a
soffrire accanto a Nnina...
E se Giulietta sar molto innamorata di lei, Gildas?
Perch, lei lo sa bene, non  poi difficile che una
donna si innamori di Vik Gildas.
Se Giulietta si innamorer dovr farsi una ragione
e ricordare che in partenza io le offrii tutto di
me tranne il cuore.
Amen! sorrise Monica.
Il sole batteva sul parabrezza e Gildas riceveva sul
viso un riverbero colmo di calore.
Tra poco sar primavera, mormor Monica.
Vedr quanto  bella l'Italia quando la terra si rinnova...
I miei amici svedesi, pur non dicendomi una
parola comprensibile, mi hanno fatto capire che vorranno
restare qui almeno un mese... O anche pi... Evidentemente
si sono innamorati dell'Italia, fulmineamente.
Gildas si sent avvampare. Ulla pazza gli fu davanti:
ed egli ebbe paura di avere sulle vesti il profumo di
lei. Monica vide il rossore di Gildas: quietamente, con
un sorriso bonario, dichiar:
S' presa una sbandata per il connazionale, la
magnifica Ulla! Speriamo che Giulietta non diventi
gelosa...
E Gildas si sarebbe preso a schiaffi, perch si accorgeva
di quel rossore che non spariva e perch non sapeva
trovare parole per smentire Monica.
Non si preoccupi, Gildas, concluse Monica.
 il momento dei calciatori. Ci fu quello dei pugilatori,
quello degli aviatori, quello dei cretini con la zazzera
lunga e l'aria di morti dissanguati. C' quello,
ora, dei calciatori. Si lasci adorare e adori meno che
pu: per via del campionato...
Ma come Gildas taceva chiese:
 in collera con me, Gildas?
Le pare? Sono un poco smarrito, ecco tutto...
Perch?
Perch mi accorgo che Giulietta mi ha giocato un
brutto tiro e...
Ma no, Gildas! Giulietta ha cercato la via pi
breve per arrivare a lei! C' arrivata. Spero non debba
soffrire troppo il giorno in cui lei se ne andr. E comunque
io la ringrazio, Gildas, di aver voluto tutelare
la mia casa anche se non ve ne era bisogno. Non sono
molte le persone che aiutano a conservare la pace
delle famiglie. Purtroppo sono molte quelle che fanno
viceversa.
Donna Ca le vuole molto bene, commendatore..
E...
Tacque. Fu Monica che l'incoraggi:
Dica, Gildas. Non abbia mai timore delle sue
frasi con me.
Donna Ca  disperata per la faccenda dei bambini.
Non bisogner farle capire che anche lei ne
soffre...
 una grossa mancanza, Gildas. Comunque io ho
sempre tentato di non far capire il mio dolore a Ca..,
Ma  un vuoto tremendo.
Che tuttavia non sar mai colmato da donna alcuna
tent Gildas.
Monica, con un sorriso tranquillo:
Lei vuole farmi dire che non tradir mai Ca
ch nessuna donna potrebbe farmi dimenticare i bambini desiderati invano.
Sia tranquillo, Gildas... Non
mi piacciono le coppie simili a quella dei due suoi
connazionali. Ognuno ha la sua vita: lui indubbiamente
tradisce la moglie: e Ulla fa altrettanto...
Gildas non parl. Monica allora gli disse:
Vuole venire a vedere il mio stabilimento? O preferisce
venire un altro giorno?
Un altro giorno, commendatore...
Lo riaccompagn allo stadio. I giocatori se ne erano
andati e sul campo s'adagiava il tappeto dorato del
sole. Gildas rest un poco a guardare quel sole, quella
distesa quieta: poi ripart. E poich erano le undici
del mattino, decise di fare qualche commissione e poi
andare a prendere Giulietta.
Alle dodici infatti egli gironzolava in vettura tra
piazza della Scala e via Filodrammatici. Vide apparire
Giulietta e fu sbalordito dell'aspetto di lei. Pallida,
con i capelli sciolti, pareva smagrita. Quando ella vide
Gildas, un vivo rossore le sal al viso. E come se fino
allora ella non avesse atteso che quell'incontro, vi fu
un palese slancio in lei: come se tutto il suo essere
volesse correre verso Gildas, come se ella non potesse
attendere un istante di pi per sentirsi vicina a colui
che amava.
Pur restando al suo posto, Gildas apr la portiera,
sorrise alla fanciulla, disse allegramente:
Vieni, Giulietta...
Se la sent tonfare accanto: la vide afflosciare. La vide
ridiventare pallida, chiudere le palpebre, serrare forte
le mani nel grembo. Guid la vettura lontana dal
movimento stradale: ferm, domand a Giulietta:
Che c'?
Ella non rispose. E a Gildas ricord improvvisamente
un animale ferito a morte. Ella aveva avuto lo slancio
istintivo della bestia che sta per essere colpita,
che intuisce il suo dramma e pensa di salvarsi lanciandosi.
Ma poi, colpita, la bestia si accascia, si affloscia
e non spera pi nella salvezza. Cos Gildas pensava
di Giulietta e non sapeva perch quei pensieri si
formassero in lui.
Non stai bene, Giulietta?
Volse a lui un povero viso sfatto dal tormento. E con
voce piana, tranquilla, senza rancore, ella domand:
 partita la donna che era con te questa notte?
Fulmineamente Gildas ricord. La voce di Ulla torn
a lui e gli diede la sensazione esatta di quanto poteva
aver patito Giulietta, udendola. Non tent di mentire,
non cerc scappatoie, non volle compromessi. Rispose:
Non  partita. Ma non  n la mia amante n il
mio amore.  soltanto una donna che ha bussato alla
porta della mia camera...
E tu?
Buon Dio, Giulietta! E io ho aperto...
E io? domand Giulietta.
E tu non c'entri. Perch tu sei la mia piccola e
graziosa amica, che rester anche quando quella donna
se ne sar andata.
 la svedese, vero?
S...
Il babbo m'ha detto ch' stupenda... Elegante, viva,
straordinaria. Il babbo dice che una donna cos
non l'ha mai veduta. E che donna Ca a confronto pare
una donna da nulla...
Ma donna Ca  una brava donna: che rester
sempre nei ricordi migliori. E l'altra, ammettendo che
resti nei ricordi, non sar certo fra i migliori.
Giulietta tacque. Ma poi soggiunse:
Ho creduto di morire...
E allora, piano piano, salendo dal cuore giunse una
piccola voce a Gildas. E la voce diceva, sommessa e
cauta: Dunque tu sei amato... Profondamente amato...
Ch se questa fanciulla non ti amasse pazzamente, non
avrebbe questo disperato viso e non sarebbe cos, una
povera piccola cosa tanto diversa dal giorno in cui l'hai
conosciuta...
Pass un braccio attorno alle spalle di Giulietta e le
disse con dolcezza:
Non soffrire... Sarei vanesio e stupido se ti dicessi
che quella donna  penetrata a viva forza nella
mia camera. Ma sarei anche stupido e bugiardo se ti
dicessi che ho fatto di tutto, ma inutilmente, per mandarla
via. Ho agito come tutti gli uomini: una bella
donna ha bussato, ho aperto. Ho chiuso nuovamente la
porta e l'ho riaperta all'alba. Di queste donne che raggiungono
le camere dei giovanotti e se ne vanno all'alba
non bisogna essere gelose, Giulietta. Sono donne
che valgono poco anche se portano gioielli di immenso
valore e hanno una viva e rara bellezza.
Ma io soffro, Vik... balbett la ragazza. E ho
tanto bisogno di essere tranquilla in questi giorni... Si
prepara il nostro Passo di addio: e per ballare bene ci
vuole anche il cuore sereno...
Che cosa posso fare? mormor, sconvolto, Gildas.
Non mi tradire, Vik... Non mi fare troppo male
almeno per questi giorni...
La serr un poco contro la sua spalla. E poi riavvi
il motore e guid verso la casa di Giulietta.
La vide scendere: andarsene. Non vi era pi la spavalda
coda di cavallo. Vi era una gran chioma che nel
sole pareva fulva. E anche una figuretta graziosa, armoniosa,
morbida, che si allontanava leggera. Una piccola
cosa che si chiamava Giulietta.
Passarono alcuni giorni e finalmente Monica invit
Gildas nel suo palco, alla Scala.
Venga, Gildas! Ci sono i balletti e lei vedr che
deliziosi fiori sono le ballerine che compongono il corpo
di ballo della Scala. Per di pi c' Margot Fonteyn...
E poi c'...
Si interruppe e aggiunse, ridendo:
C' qualcuno che noi conosciamo: Giulietta...
E Gildas, quietamente:
Va bene...
Ma l'altro, imperterrito:
E non bisogner dimenticare che si usa fare un
regalo alle danzatrici quando danno il loro Passo d'addio...
Non lo dimenticher, disse Gildas.
Anch'io non dovr dimenticarlo, aggiunse Monica.
E subito, correggendosi:
Volevo dire: nemmeno noi. Cio mia moglie e io.
A rivederci, Gildas... Oh, dimenticavo! Ci saranno con
noi, naturalmente, i nostri ospiti. Ma il palco  bello,
comodo, ci staremo perfettamente.
Si salutarono.
Gildas pos il microfono e subito il campanello del
telefono squill ancora. Era Giulietta. Che gli diceva
di avere per quel giorno totalmente mutato l'orario.
Sarebbe andata alla scuola per l'esercizio alla sbarra,
sarebbe uscita alle undici: e poi sarebbe tornata in
teatro solo per lo spettacolo. Ma alle undici Gildas doveva
essere allo stadio. E lo disse a Giulietta:
Non potr venirti a prendere, Giulietta. Ma questa
sera ti vedr a teatro. Posso mandarti dei fiori? O 
proibito anche questo?
Puoi... ella mormor, felice. E subito, con voce
tremante: Andrai con donna Ca e... e gli altri?
Credo vi saranno tutti, Giulietta...
Silenzio. E poi la voce disperata di lei:
Non te ne innamorare, Vik...
Se un giorno mi innamorer di una donna questa
si chiamer Giulietta. Buona giornata, cara...
Pos il microfono.
Dalle rose poste davanti al grande ritratto di Nnina,
si distaccarono, repentinamente e imprevedutamente,
alcuni petali. Caddero sul pavimento, mettendo nell'aria
un fruscio strano e ammonitore, come un presagio
funesto. Vik Gildas sedette sul letto e guard il ritratto.
Lo guard standone discosto, diviso da esso da
un pezzo di pavimento sul quale erano crollati i petali.
Fiori morti, tra lui e Nnina. Breve lo spazio tra
il ritratto e lui. Ma cos lontana, cos lontana la sua
Nnina!
Lo sgomento di ogni ora lo riafferr, si curv su se
stesso, serr le tempie tra le mani chiuse a pugno, pens
a colei alla quale egli aveva tolto la vita. Balz in
piedi. Per non soccombere a quel bisogno di seguire
Nnina, usc dall'albergo, and allo stadio. E lavor
con tale foga e bravura che un collega sussurr:
Non vorrei essere quel tale che Gildas desidera
prendere a pedate... Sfoga sul pallone, lo svedese!
Nel pomeriggio, tuttavia, Gildas ricord di dover
mandare fiori a Giulietta. And da un fioraio famoso,
scelse tra molti un grazioso panierino dorato: lo fece
colmare di superbe e preziose orchidee candide, fece
stendere su le orchidee un leggerissimo, impalpabile
velo d'oro. E parve cos che un tramonto mite e solenne
a un tempo baciasse quelle orchidee superbe e
ne mitigasse lo splendore.
All'albergo trov un avviso telefonico di Ca. Doveva
chiamare subito appena fosse rientrato. E chiam serenamente
Ca, perch bastava quel piccolo nome per
renderlo pi quieto e pi rassegnato. Ca gli disse:
Questa sera passeremo noi a prendervi... Siate
pronto alle venti e trenta. Lo spettacolo inizia alle venti
e quarantacinque.
Quasi incerto, Gildas domand:
I vostri amici, donna Ca, sono in albergo?
No... Sono qui... La signora s' fatta portare qui
una toilette acquistata oggi e sar con noi in macchina
quando verremo a prendervi. A rivederci, Gildas.
A rivederci, donna Ca...
Chiuso nello smoking che valorizzava la sua elegante,
aitante e slanciata persona, Gildas era pronto all'ora
indicata. E passeggiava nell'atrio dell'albergo, fumando.
Fu un inserviente che annunci:
Signor Gildas... Ecco la macchina...
Gildas usc: aveva un elegantissimo cappotto scuro,
era bello e tranquillo. Vide il padre di Giulietta con il
berretto in mano, si sent serrare il cuore. Ma le signore,
una in italiano, una in svedese, andavano dicendo
che volevano Gildas tra loro. E Monica che era seduto
davanti, accanto al padre di Giulietta, sospir:
L'ho detto che gli industriali sono in ribasso!
Solo quando fu seduto tra le due signore, Gildas si
accorse che il marito di Ulla non c'era. Domand dove
fosse e Ulla rispose:
L'ho lasciato a villa Monica addormentato davanti
a una bottiglia di vodka. Ho incaricato un domestico di
buttarlo su una macchina e di scaricarlo all'albergo
quando si dester... 
Pareva a Gildas di essere affondato tra nuvole profumate.
A tratti, con l'andare della macchina, scaturivano
dalle donne bagliori. Ambedue avevano pellicce
bianche, ermellino o visone. Da entrambe emanavano
profumi di gran classe. Ca stava un poco abbandonata:
Ulla stava eretta ma tutta girata verso Gildas.
Quando il portiere gallonato della Scala apr la portiera,
Monica balz a terra, offr una mano a Ulla. Allora
Gildas ud un mormorio nella folla che faceva ala.
L'alta, meravigliosa donna bionda, pareva una creatura
irreale, e offriva placidamente al freddo della sera un
dcollet stupendo, sul quale sfavillava una triplice
collana di brillanti. Anche Ca era bella: di una bellezza
quieta, che appariva per gradi, via via che la
donna si esibiva. Le due signore precedettero i due uomini.
E quando furono nel camerino del palco, Gildas
pot osservarne le ben differenti toilettes. Ca aveva
un abito di pizzo d'oro. Un lussuoso e quieto abito che,
pur ampiamente scollato, si conservava casto. La pelliccia
era di visone candido, ultima folle conquista dei
pellicciai. Ulla aveva un abito di grossa seta bianca,
sulla quale si rincorrevano preziosi ricami di gaietto
nero. La ardita scollatura era limitata da un bordo
di seta nera e la impareggiabile epidermide ne risaltava
in tutto il suo delicatissimo colore. Ca aveva zaffiri
stupendi. Ma Ulla esibiva vividi brillanti. La sua
pelliccia era di ermellino: ma un gran collo di zibellino
e altissimi polsi pure di zibellino la rendevano
di prezzo inestimabile.
Il palco di seconda fila e quasi centrale, accolse dame
e cavalieri.
In piedi dietro le due signore sedute, Gildas si guardava
attorno. La sala, colma di splendori, lo affascin,
immediatamente. E avrebbe dimenticato chi era con
lui se Ulla, tirandolo per la giacca, non gli avesse
detto:
Ti ho pensato molto, Gildas... E dico Gildas perch
cos non possono capire che fra noi due c' gi
una notte d'amore. Una magnifica notte, Gildas...
Per favore... egli ribatt, risentito. Non essere
impudente...
E Ca guard a lui, sbalordita. Non aveva capito le
parole, ma aveva immediatamente captato l'atteggiamento
di Gildas.
Ma Ulla rideva e cianciava. Molti binocoli erano puntati
sul palco di Monica.
Quando le luci si abbassarono, Monica avvert:
Giulietta balla nel primo movimento...
Giulietta. Fatic un poco a ritrovarla, tra quel turbino
di tut, di gambe agili, di piccoli piedi eretti
sulle punte. Ma poi la vide. Aerea e deliziosa, raccolto
il viso in un parrucchino che rivelava i tratti giovanissimi
del viso: agili le belle gambe, deliziosi quei
piedini che parevano ancora pi piccoli.
Giulietta ballava e pareva ella stessa musica. Nel
palco vicino, qualcuno disse chiaramente:
Per me la Colombo batter tutte quante ve ne
sono ora in circolazione... 6 brava quella Giulietta...
Speriamo non trovi subito un Romeo che ce la porti
via...
E poi il passo a due: Giulietta e il primo ballerino.
Giulietta... Cos irreale e agile, cos sicura, cos sorridente.
Cos bambina. E se il tut s'arrovesciava, eccola
ancora pi bambina, quasi bambola: fatta di veli e di
fiori, di piccole azioni aeree, di meravigliosi voli.
Quando il passo a due ebbe termine, ci fu un applauso
lungo, sincero e caloroso. Monica, battendo le
mani quasi furiosamente, disse forte:
Ma  davvero brava quella Giulietta...
E Giulietta si inchinava, equilibrandosi su i piedini.
Ritta sulle punte, congiungeva le braccia sul petto e si
piegava: e pareva una miracolosa bambola meccanica
ma tuttavia colma di grazia. Un poco discosto da lei,
quasi per lasciar piovere su lei sola l'applauso, il ballerino
sorrideva.
Ca Monica, battendo le piccole mani, mormor, convinta:
Giulietta  un amore...
E Giulietta in quel momento guard in alto: Ca si
sporse, agit festosamente la mano. Fu certa di essere
vista da Giulietta, ma con stupore si accorse che il
sorriso era repentinamente scomparso dalle labbra della
fanciulla.
Altre ballerine apparvero sul palcoscenico: il ballo riprese,
Giulietta fu una gran corolla viva fra tanti altri
fiori dai petali di tulle.
A tratti, nel rapido passare, Giulietta guardava in
alto. E sempre vedeva quella donna bionda e meravigliosa
nel palco di Monica: e sempre vedeva Gildas in
piedi, alle spalle della donna. Di dove era, pareva a
Giulietta che le spalle nude della donna bionda si appoggiassero
a Gildas. Di dove era Giulietta, con il suo
sguardo acuto, poteva sorprendere, a tratti, ora un
sorriso che la donna rivolgeva a Gildas ora l'atteggiamento
di lei che guardava su al giovane.
Sottile, penosa, insidiosa, la gelosia penetrava nelle
vene di Giulietta. E come la danza era calcolata alla
frazione di secondo, d'un tratto ella si sent perduta.
Una battuta era sfuggita alle punte dei suoi piedini, la
compagna che le stava a lato le sussurr, spaventata:
Attenta... Che ti succede?
Che ti succede... Con sforzo superiore alla sua volont,
Giulietta si riprese. I piedini volarono, puntarono,
scattarono. Ma il cuore era cos pesante che pareva
alla fanciulla di averlo chiuso fra catene.
Lass, con Gildas, vi era la pi bella donna del mondo.
Una donna cos bella e perfetta che Ca, a confronto,
spariva.
Il sincronismo dei movimenti si svolgeva perfetto
anche se Giulietta Colombo piangeva. Se ne avvide l'insegnante,
quella donna che per dieci anni aveva insegnato
a Giulietta le mirabili cose che le fanciulle andavano
svolgendo. Se ne accorse stando fra le quinte e
allibita domand a chi le era accanto:
Ma perch piange, Giulietta?
Qualcuno le rispose:
 commossa... Nessuna delle licenziate ha avuto
un successo pari al suo... E Giulietta ha cos tanti
fiori come nessun'altra...
Lacrime scivolavano sul viso della piccola ballerina:
rotolavano: rimbalzavano sul corsetto aderente, cadevano
sul tut, si facevano bere dal velo.
Quando il direttore d'orchestra pos la bacchetta, le
ballerine si inchinarono ai festosi applausi: e Giulietta
si chin pi di tutte perch non poteva mostrare al
pubblico quel suo viso bagnato. Fu tra le prime a fuggire.
Trov le braccia spalancate della sua insegnante,
vi si rifugi.
Ma tu sei matta! esclam la donna, tra spaventata
e sdegnata. Tu hai rischiato di mandare all'aria
e il tuo ballo e quello delle compagne...
Giulietta le sfugg, and nel camerino. Non aveva
ancora un camerino tutto suo: era ancora con le compagne,
con quelle che come lei davano il Passo di addio.
Ma neppure le ud entrare. China la fronte sul braccio
piegato, ella piangeva lamentandosi, travolta da un dolore
che nessuno poteva frenare. Si chinarono su di
lei le compagne. I tut palpitarono appena appena attorno
ai corpi gentili: e Giulietta parve un povero
fiore afflosciato in un bouquet dove altri fiori vivevano
pomposamente la loro vita.
Nel grande locale dove le otto ragazze avevano vissuto
le ore di ansia pi fonda, erano appesi i tut. E
se qualcuno schiudeva la porta, almeno uno dei tut
smuoveva i veli.
Ma perch piangi? domand Leda all'amica.
Proprio la sera del tuo trionfo... Io sono felice, io farei
piroette: e tu piangi!
Chine su lei, ora battendole una spalla nuda, ora tirandole
un lembo di velo, le amiche la soffocavano di
domande. Quando la porta si apr e l'insegnante apparve
sulla soglia, le ragazze sciamarono qua e l, per
far posto alla loro maestra: la sola forse che avrebbe
potuto chetare il gran pianto di Giulietta.
Potrei sapere che ti piglia? domand senza
dolcezza, ma gi pronta a diventare materna.
Non lo so, non lo so... pianse Giulietta.
E poi:
Vorrei la mamma...
Oh, poverina! scatt l'insegnante. Vuole la
mamma! E lo sai bene che non si pu far entrare la
mamma. Ch se tutte vengono qui si fa una baraonda
a non finire... Non puoi dire a me ci che hai? Male?
Stomaco? Pancia? Testa?
Ma Giulietta, china la faccia sul braccio piegato, agit
il capo.
Niente male fisico, dunque! esclam la maestra.
E allora  reazione nervosa e tocca a te fartela
passare con un buon sonno. Sbrigati e torna a casa.
C' il piccolo pullman del teatro che porter a casa
tutte: figlie, mamme e parentado...
E poi:
O sei innamorata e lui non t'ha mandato fiori?
Ma c'erano gli stupendi fiori di Gildas. Con il biglietto
di lui e la maestra l'aveva veduto quel biglietto.
Vik Gildas. Null'altro era scritto su quel biglietto.
Ma quel nome straniero era troppo noto a Milano perch
l'insegnante, che pur nulla sapeva del gioco del
calcio, lo ignorasse. Le incantevoli orchidee velate
d'oro erano l, su una panca: accanto vi erano i fiori
di Ca Monica, un canestro enorme, colmo di rose bianche.
E un poco pi discosti vi erano i fiori della mamma
e del babbo di Giulietta: un panierino di anemoni
che non avevano pompa, ma tanta dolcezza nei loro
colori.
Guard i fiori l'insegnante; scroll il capo e sorrise:
Fiori di un uomo e di quale importante uomo, ne
hai avuti, per bacco! Un paniere di orchidee bianche.
Tramutate in denaro ti concederebbero di acquistare
un abito di lusso in una sartoria elegante... Non ho
mai veduto a un Passo d'addio fiori simili...
E poi:
O non sono i fiori di Vik Gildas che attendevi?
Giulietta, d'impeto, si lev. Con un atto preciso e
deciso si tolse la leggerissima parrucca di seta. I capelli,
raccolti in treccioline cos da consentire alla gran
massa di stare sotto la parrucca, si rivelarono. Istintivamente
ella si guard nello specchio. Si vide sfatta
dal pianto, con gli occhi gonfi, il naso arrossato, il
trucco sciupato, le treccioline opache e sudate. Con gli
occhi della mente rivide la donna stupenda che era con
Gildas. Il cuore le cadde, i singhiozzi la soffocarono
ancora.
Oh, senti! scatt l'insegnante. Sbrigati e
vai a piangere a casa. Noi siamo stanche e i tuoi genitori
ti staranno ad attendere...
Tremando, battendo i denti come se avesse febbre,
Giulietta cominci a liberarsi dal tut. Le compagne,
in silenzio, le furono attorno. Confusamente capivano
che il pianto di Giulietta non era la conseguenza di una
reazione nervosa. E si prodigavano attorno a lei, per
aiutarla a liberarsi dal costume ed essere pronta ad
andarsene.
Quando fu vestita, chiusa nel cappotto bello, quello
delle occasioni pi preziose, si leg sul capo e attorno
al viso una sciarpa di seta. Aveva ancora le treccioline,
ma non aveva voglia alcuna di sfarle. Si vedeva brutta
e le pareva inutile tentare di esserlo meno. Aveva davanti
a s la visione meravigliosa della donna che era
con Gildas. E le pareva che ogni uomo, dopo aver veduto
quella donna, non potesse pi desiderare che la
bellezza di lei.
Si guard attorno: vide le orchidee di Gildas. Si accorse
che le compagne guardavano a quelle orchidee.
Orchidee bianche, candide, carnose e morbide a un
tempo. Non ne avevano mai veduto di orchidee simili
e forse ogni danzatrice sognava di averne almeno
una da appuntare sul risvolto del cappotto. Piano piano
Giulietta tolse il velo d'oro dal panierino. A una
a una sfil le orchidee, le compose in un mazzo. Ne
diede molte alla maestra: le altre distribu fra le compagne.
Non gliene rimase neppure una.
E tu? chiese Leda.
Giulietta Colombo scosse il capo e mormor:
Non importa.
Leda guard il bel panierino dorato: con evidente
rimpianto rinunci a prenderlo. Ma pieg il velo d'oro
e lo mise nella borsetta. Giulietta sfil alcune rose dal
gran paniere di Ca Monica. Se le port via. E quando
usc sotto il portico di via Filodrammatici, quelle rose
ella offr alla sua mamma. Poi in silenzio salirono tutti
nel pullman che doveva portare a destinazione le ballerine
e le loro famiglie. Nel pullman Giulietta rialz
il bavero, vi nascose la faccia. Vedeva biancheggiare le
orchidee che le sue compagne avevano in mano o sul
risvolto del cappotto: udiva, confusamente, il gran
parlare che tutte facevano, le risatelle felici, i commenti
fragorosi.
Scese Leda, scesero a una a una le altre. Poi Giulietta
trasal udendo sua madre che diceva:
Ma ti sei addormentata? Siamo a casa, Giulietta...
Discesero: il pullman se ne and. Salirono nella loro
casa. E la madre di Giulietta, tra seria e commossa,
disse forte:
La gente diceva che tu eri la migliore... Quella,
insomma, che ballava meglio di tutte... Io, che sono
sempre stata contraria a questa faccenda del ballo, devo,
per la verit, confessare che avrei voluto vederti
ballare sempre... Era bello, ecco, vederti...
Tuff la faccia nelle rose. Erano rose candide, fresche,
stupende. Avevano un lunghissimo gambo. E la
madre di Giulietta, con voce tremante, mormor:
Non abbiamo un vaso tanto alto... E mi spiace
tagliare i gambi...
Giulietta stava immota, in piedi, la testa china. Aveva
ancora le treccioline: e come il fazzolettone era scivolato,
quella sua testa piccola e cos coperta dalle trecce
sottili era quasi infantile.
Sono le rose di chi? domand la madre.
Di donna Ca... Erano tante e tante. Ho preso solo
queste e le altre le ho lasciate al custode, con il panierino
tuo e del babbo. Domani mattina, come si usa,
la moglie del custode le porter in Chiesa.
Poi, rapida:
C'erano anche tante orchidee di Vik Gildas. Orchidee
bianche. Le hanno volute le mie compagne perch
orchidee bianche non ne avevano mai vedute.
Nemmeno io... mormor la madre di Giulietta.
Almeno una per te dovevi tenerla...
Di colpo la ragazza si pieg, la sua fronte urt contro
il marmo della tavola di cucina. Il gran pianto che la
soffocava scatur ancora da lei come da fonte inesauribile.
Madonna santa! grid la madre accorrendo
presso la figlia. Madonna santa, la mia Giulietta sta
male...
Afferr la figlia con forza, credendo di sollevare una
creatura svenuta. Ma Giulietta le si butt fra le braccia
e le pos la fronte sulla spalla.
Mamma! Mamma! Mamma!
La donna scost la figlia: la guard negli occhi, esit.
Poi la scroll con violenza, con rabbia, con furore:
Che cosa hai combinato, tu? Dimmelo, sai, dimmelo
subito e ti perdono...
Ma Giulietta sapeva bene che sua madre non avrebbe
mai perdonato. Conosceva perfettamente la dirittura
morale di quella donna che per qualche tempo aveva
considerato peccaminoso anche il ballo in teatro. Perci
scosse il capo e rispose continuando a piangere:
Non ho fatto nulla di male... ma sono innamorata
da morire...
Di Vik Gildas, vero? chiese la madre.
E Giulietta, con il capo, afferm.
La donna cadde sopra una seggiola. Sorrideva. Aveva
pensato al peggio, aveva gi visto, rapidamente e fulmineamente,
il caseggiato posto a subbuglio per un
eventuale scandalo... Aveva anche intravisto un bambino
nato senza padre... Perci, udendo Giulietta mormorare
di quel suo amore e apprendendo che l'amore
si chiamava Vik Gildas, ella si sentiva in dovere di
ridere, di essere in pace e contenta: ch secondo la donna
amare Gildas era un po' come amare il sole. Tutti
potevano amare il sole: tant' non vi era pericolo di
poterlo avvicinare tanto da esserne bruciate.
Con voce contenta ripet:
Allora, sei innamorata di Gildas! E brava stupida!
Che ti fossi presa una cotta lo sapevo: che fosse
una cotta tanto grossa non lo credevo... Soltanto non
mi spiego perch non hai tenuto i suoi fiori e perch
ti disperi tanto proprio questa sera...
Perch l'ho visto in palco, mamma! Con donna
Ca e il commendatore. E con una donna bella, bella
come non ne ho mai vedute...  una svedese, una della
sua terra...
E se  della sua terra e della sua razza, se la
intenderanno fra loro. Spogliati, vai a dormire... E non
piangere pi, stupida, proprio la sera del tuo trionfo...
O non lo sai che  stato un trionfo?
Giulietta si strinse nelle spalle. Istintivamente si guard
attorno. Che le importava se era stato un trionfo?
Tutto era come sempre. La cucina e le sue poche e
modeste cose. La piccola casa semplice. Le persiane calate
e fuori nemmeno uno spicchio di luna.
Con intuito d'amore, la madre cap. Ne prov una
stretta al cuore e mormor:
Lo so... Forse avresti voluto trovare una piccola
festa qui, questa sera. Ma  tardi... Tuo padre torner
chi sa a quale ora... Mi pare che dopo la Scala i signori
Monica volessero andare a cena non so dove...
Chi te l'ha detto?
L'ha telefonato il babbo... Quando tu gi eri uscita...
Giulietta non parl. Raccolse i guanti, la borsetta, il
fazzolettone. Si avvicin alla mamma, la baci. Allora
la donna la prese per mano e la costrinse a seguirla
nella camera matrimoniale.
Volevo aspettare che ci fosse anche tuo padre...
Ma  poi lo stesso... S' comprato con denari suoi...
Ecco qua!
Apr un cassetto, ne tolse una scatola piccina. La
consegn a Giulietta. Ella l'apr. Vi era una catenina
a grossa maglia d'oro. Formava un braccialettino e vi
era una medaglia appesa. Da un lato vi era l'imagine
della Madonnina del Duomo: dall'altra era scritto:
Mamma e babbo nel giorno del passo d'addio. La
data e nulla pi.
La madre rovistava nel cassetto. Sul volto di lei, che
si rifletteva nello specchio era impressa una espressione
dura, decisa, forte. Di chi combatte con se stesso e
non si lascia vincere da emozione alcuna. Giulietta si
allacci il braccialetto al polso. Non era certo uno dei
monili che ella aveva sognato. Era un piccolo, modesto
oggetto forse pi adatto al polso di una bambina: ma
c'erano i risparmi dei suoi genitori e vi era, soprattutto,
il loro bene.
Grazie... mormor. E sii tranquilla, mamma...
Anche se amo, se amo tanto, non ti dar mai
dispiaceri...
Poi scapp e chiuse la porta della sua camera. Dentro
il cuore si urtavano le parole menzognere. Non ti
dar mai dispiaceri... Fino a quando? Sapeva bene,
Giulietta, che il giorno in cui per un fatto casuale sua
madre avesse saputo che la figlia era l'amante di Gildas,
il cuore della donna avrebbe patito del pi cocente
dolore... Bisognava andare avanti cauti. Vedersi
quando era possibile e fare in modo che una innocente
e semplice donna non sapesse mai che sua figlia non
aveva saputo attendere la sua ora.
Ma subito, dopo quei pensieri, ecco l'angoscia profonda
e la domanda tremenda:
Ma vorr ancora Giulietta, Vik, ora che ha veduto
quella donna? Quella donna che bussa alla sua porta ed
entra nella sua camera ed  bella come nessun'altra
donna del mondo? Vorr ancora una povera, piccola
ballerina, Vik Gildas, ora che ha accanto quella creatura
che pare la padrona del mondo?
L'angoscia la soffoc. Usc nel corridoio, sper che
sua madre non la udisse. Ma la donna ud e dalla
camera chiese:
Non perdere tempo a fare toeletta! Coricati presto...
Farai domani il bagno...
Sincera, Giulietta rispose:
Non volevo fare il bagno... Volevo telefonare a Gildas.
Ringraziarlo per i fiori...
Ma lo sai che sono le due dopo mezzanotte?
Ma Giulietta non rispose. Componeva il numero dell'albergo
di Gildas. E dall'albergo le risposero che il
signor Gildas non era rientrato.
Appendeva il microfono quando ud suo padre entrare.
Gli and incontro. E l'uomo le apr le braccia,
la baci, le disse confusamente tante e tante parole:
Come erano entusiasti i signori Monica! E anche
il signor Gildas. E tutta la gente... Sei stata la pi
brava, Giulietta e... e forse anche la pi bella!
Rise, guard le treccine della figlia, aggiunse:
Ma ora non sei pi bella. Come sei pettinata male,
Giulietta!
Ho ancora le treccine per la parrucca, babbo...
La voce alta e sonora della madre rimbomb nella
casa.
Lasciatemi dormire... Parlerete domani...
Giulietta, accennando al braccialettino, sussurr:
Grazie sai... E grazie per essere tornato pi presto
del previsto...
Butt l ci che le interessava:
Allora non sono andati a cena fuori i signori Monica...
No... Ho accompagnato loro due a casa, poi ho
accompagnato la svedese e Gildas all'albergo...
Rise, soggiunse:
Ma invece di entrare all'albergo quei due sono
filati chi sa dove in macchina. Ho sentito io che Gildas
diceva di andargli a prendere l'automobile...
Giulietta non parl. Sapeva che se avesse tentato di
aprire la bocca le sarebbe sfuggito quell'urlo disperato
che aveva in gola. E il padre, ridendo:
Mi pare che la bella signora svedese si diverta
pi con Gildas che con il marito... Lei cos bella e lui
sempre cos sbronzo...  roba da non credere. Un signore
cos importante...
Giulietta offr la guancia al padre.
Crollo dal sonno, babbo... Ancora grazie... Buona
notte...
Buon giorno! rise lui.
E se ne and.
Giulietta entr nella sua camera. Guard il letto e
le fece paura. Paura di tutti quei pensieri che le sarebbero
aleggiati attorno allorch ella si fosse coricata,
al buio. Paura della notte insonne, dei pensieri
tremendi che il dolore le avrebbe suggerito, delle constatazioni
atroci che il contegno di Gildas le avrebbe
portato.
Tolse il cappotto e si butt sul letto. Non aveva neppure
la forza di sfilarsi l'abito. Era il migliore che aveva.
Ma sentiva che sfilarlo le era impossibile. Spense
la luce, calc la faccia nel guanciale. Non piangeva
pi. E le pareva di essere in una aspettazione dolorosa:
come se da un istante all'altro qualche cosa
dovesse giungere ancora a sconvolgerla.
Il cuore le batteva, come per un presagio. E ogni
rumore le giungeva nitido, preciso, quasi insopportabile.
Ud passare nella strada la autospazzatrice: poi
ud lo scrosciare delle pompe che lavavano quelle vie
della periferia. Poi ud, e le parve di morire, lo squillo
del campanello del telefono. Balz dal letto, al buio.
Solo quando fu nel mezzo della stanza cap ci che
doveva fare. Trov l'interruttore della luce elettrica, lo
fece scattare. Apr la porta e come l'apparecchio telefonico
era a due passi dalla sua cameretta, pot subito
sollevare il microfono. Ud una voce affannata, irriconoscibile,
chiedere:
Chi parla? Sono il commendatore Monica...
Sono io, commendatore... Giulietta...
Per favore, Giulietta, avvisa tuo padre, perch
venga qui, subito...
S, commendatore, s... Ma... Ma  accaduto qualche
cosa?
S, Giulietta, sbrigati, per favore...
Ella si lanci verso la camera dei genitori. Apr
l'uscio.
Babbo! Babbo! Ti vuole il commendatore...  al
telefono...
La madre si era posta a sedere sul letto. Casta nella
sua linda camicia di lino bianco, pareva pi giovane
che durante la giornata. Con gli occhi spalancati, guardava
la figlia, mentre gi il padre di Giulietta era sparito.
Giulietta stava aggrappata al letto, piegata su se
stessa, era livida.
Che cosa succede? balbett la madre di Giulietta
vedendo riapparire il marito.
Sta male il marito della signora svedese... Devo
andare subito alla villa del commendatore... Chi mi
aiuta?
La donna balz dal letto, infil la sua vestaglia di
lana a quadretti bianchi e neri, si prodig per aiutare
il marito.
E Giulietta stava l, piegata, aggrappata al letto, dalla
parte dei piedi. Non ud neppure il padre che dopo
aver telefonato per avere un tass, si buttava fuori
dalla casa.
Santa pazienza che pasticcio! mormor la madre
di Giulietta rimettendosi a letto.
E poi, quasi accorgendosi solo in quel momento della
figlia, domand:
Ma tu che cosa fai? Vattene a dormire: sei bianca
da far spavento.
E poi:
Che cosa sar accaduto? Oh, quella povera signora
svedese! Speriamo che non le tocchi di restare
vedova in Italia!
Nelle sue parole vi era un fondo di comicit. Ma ella
non se ne accorgeva. Connetteva semplicemente, con il
suo buon cuore di donna senza complicazioni, ma tutta
bont.
Star male lontani dalla propria casa  sempre un
guaio...
Giulietta si eresse: si pass una mano sulla fronte e
mormor:
Dove sar la moglie di quel signore?
Ma che stai dicendo? Sar con il suo uomo, perbacco!
No... mormor Giulietta. Dianzi non era con
il suo uomo. Ha detto il babbo che dopo il teatro la
signora se ne era andata con Gildas... Chi sa dove...
Allora, la madre di Giulietta congiunse le mani. E
disse piano, con un sommesso tono di preghiera:
Madonna santa!
Madonna santa... E vi era tutto in quella invocazione.
Tutto ci che poteva sgorgare da un cuore semplice
e buono, che conosceva solo la via diritta, che
del matrimonio aveva il culto e il rispetto, che non
ammetteva deviazioni, che riteneva sacrilegio e colpa
imperdonabile il tradimento.
Il telefono fece risuonare la casa del suo richiamo.
Ambedue le donne ebbero un sobbalzo. Giulietta and,
correndo, all'apparecchio. Era Monica, domandava se
il padre di Giulietta era uscito.
E poi, sottovoce, a Giulietta:
Ma tu non sai dove pu essere Gildas?
Io? Oh, no, commendatore...
L'altro, febbrile, con voce colma di angoscia, disse
piano, esitante e umile:
Giulietta, cara... Tu non sai, per caso, se Gildas ha
un suo alloggio... Un luogo dove un giovanotto potrebbe
anche trovarsi con una donna... Dove...
La ragazza si sent cadere il cuore. Le parve che quel
suo cuore gi stanco per troppo amore diventasse di
marmo e cadesse come cade una pietra sospinta dal
ciglio d'un burrone.
Giulietta... Hai sentito quanto ho detto? Se tu ci
potessi aiutare! Questo uomo urla! Parla e smania e
nessuno capisce ci che ha! Ho due medici qui, ma lo
svedese nessuno lo conosce. Ho telefonato a tutte le
agenzie di viaggio per sapere se ci sia un interprete...
Nulla! Ci vuole Gildas... Mi hanno detto che se ne 
andato con la signora svedese. Se ne  andato in macchina,
non so dove...
Giulietta si port una mano alla gola. Poi rispose:
Prover, commendatore... Far qualche cosa...
Pos il microfono, ma rest l con le spalle appoggiate
al muro. Con parole velate e caute Monica le aveva
fatto capire troppe cose. Che era al corrente della
relazione di Gildas con Giulietta, che sapeva tutto il
resto: cio dell'appartamento e degli incontri con Giulietta.
And da sua madre. Disse con calma:
Il commendatore Monica vuole che vada da loro...
Non capisco perch, ma se dice di andare un motivo ci
sar...
Subito la donna balz un'altra volta dal letto e dichiar:
Vengo anch'io... Non  possibile che una ragazza
vada attorno a quest'ora, sola...
Oh, mamma! Prendo un tass e vado dai Monica...
Rimani qui, tu: te ne prego, mamma...
Si accorse con gioia che la madre si lasciava convincere.
Giulietta rapidamente sfece le trecce, lasci ricadere
i capelli, infil il cappotto, chiam un tass e
scese subito ad attenderlo sul portale.
Era notte buia e senza stelle. Dal chiarore dei fanali
della strada si dilatava una nebbia leggera: e per
una brezza lieve quella nebbia a tratti si spostava come
velo manovrato da mani di danzatrice. Infreddolita,
stanca, con il mento chiuso nel bavero rialzato. Giulietta
sal nell'automobile pubblica come questa si ferm
davanti a lei. Ed ella diede un indirizzo: quello della
casa dove per la prima volta aveva conosciuto l'amore.
Non aveva le chiavi. Ma sapeva gi che avrebbe
suonato e fatto alzare il custode.
La vettura andava rapida per le strade deserte. Milano
dormiva veramente e forse erano quelle le uniche
ore di sosta: che portano il sonno ai nottambuli,
quelle che ancora concedono poche ore di sonno ai
mattinieri. Qua e l, gli spazzini passavano la scopa
lungo il bordo dei marciapiedi. Ombre nette e senza
volto: mosse da un movimento ritmico, uguali per
tutti.
L'automobile si ferm, Giulietta scese, pag l'autista,
suon il campanello. Una luce verde, minuscola,
apparve subito sopra il campanello. Significava che il
trillo gi risuonava nella casa del custode. E infatti
egli apparve al di l del gran cristallo che fungeva da
porta.
Disse, rapida:
Il signor Gildas  uscito?
Ma... balbett l'uomo. Io non l'ho visto
entrare...
Forse  entrato molto tardi, spieg Giulietta. -
Salgo io... E lei scusi se l'ho svegliata. Ma come sa ancora
nella casa non c' telefono... Vada a riposare e
ancora scusi.
Il custode le apr la porta dell'ascensore, richiuse, la
cabina part. E si ferm e a Giulietta parve che anche
il suo cuore si fermasse.
Il ballatoio, la porta: la sua casa...
Prima ancora di suonare si chin, guard la serratura.
Era una serratura moderna, sottilissima: una
fessura da nulla nella mole massiccia e lucida della
porta. Ma per quella fessura Giulietta vide una striscia
minuscola di luce: splendeva laggi, dove il corridoio
terminava, dove vi era la stanza di soggiorno. Allora
ella alz la mano, e quella sua mano le parve inerte e
pesantissima, e suon. Si appoggi alla parete. Attese.
Un passo ben cadenzato risuon subito, una voce ben
nota domand:
Chi c'?
Vik... Sono Giulietta-
La porta si spalanc, gli cadde fra le braccia. Nell'attonito
volto di lui lesse, immediatamente, stupore,
dolore, anche risentimento.
Giulietta!
Vik... Non son venuta per sorprenderti... Sono venuta
a dirti che il marito di quella signora sta male...
Molto male... E Monica ti sta cercando dappertutto,
perch ha bisogno di qualcuno che parli lo svedese e
possa capire ci che quel signore va dicendo...
Vik Gildas chiuse la porta, pass un braccio attorno
alle spalle di Giulietta e con lei si avvi.
Vik, ella mormor ancora, fermandosi. Bisogna
che tu vada subito a villa Monica...
E poi:
Se la signora dorme, bisogna svegliarla...
Si appoggi alla parete, disperata, balbett:
Oh, Vik... Sei qui... Sei davvero qui...
Vi era in quella constatazione tutto il dolore del
mondo. E Vik Gildas lo sent e smarrito balbett:
Ma non  come tu credi, Giulietta...
Vide che la giovanetta vacillava: il volto di lei, improvvisamente
affilato, gli fece gran pena. Decisamente
afferr la ragazza per una mano, la trascin. E come
furono giunti nella stanza di soggiorno, ecco apparire
a Giulietta qualche cosa che non avrebbe dimenticato
mai pi.
Arrovesciata su un divano, come se qualcuno ve l'avesse
buttata, stava Ulla. Di sotto al suo corpo sfuggiva
la gran pelliccia di ermellino bianco: la pelliccia
cadeva come strascico sul tappeto e metteva una zona
candida su l'azzurro di esso. Il grande abito da sera
delineava il magnifico corpo, ricadeva anch'esso dall'ampio
divano. Le spalle nude affondate nel soffice candore
del visone parevano di alabastro rosato: e il
gran collier di brillanti sfavillava freddo e inerte su
quella palpitante meraviglia di carni rosate. Un braccio,
ricadente, concedeva alle dita d'una mano di affondarsi
nell'ermellino. Quel braccio aveva sfavillanti monili di
brillanti. L'altro braccio, ripiegato, portava la mano sul
petto della donna, proprio l, dove lo splendore di due
seni alti e prepotenti rivelavano una appiccatura statuaria.
I capelli biondi erano scomposti: la bocca era semiaperta
e le labbra contratte: al pari dei brillanti
splendevano i denti: e quel viso, sul quale erano calate
le ombre dei cigli, era pallido, qua e l imbrattato
dal trucco, comunque un poco ripugnante.
L'ho portata qui ubriaca da far paura, mormor
Gildas. Non osavo ricondurla all'albergo in
quelle condizioni... Dopo il teatro Ulla volle andare in
un locale notturno. L trov un liquore che secondo lei
non aveva mai assaporato. Le piacque troppo, quel
liquore. Cominci a farfugliare prima, a farneticare poi, a dire sciocchezze dopo. Sperai che tutto si limitasse a
ci, consolato dal pensiero che nessuno avrebbe capito
quanto Ulla diceva. Viceversa, d'un tratto inizi
una specie di baraonda con se stessa: piroette, danze,
atti abbastanza scorretti. Anche se nessuno poteva capire
quanto ella diceva, sarebbe bastato un atto suo
a rivelare la completa incoscienza in cui era caduta. In
macchina non potevo tenerla: urlava e smaniava. Cos,
pensai di portarla qui, dove con calma tutto sarebbe
passato... E appena qui cadde su quel divano: e
c' da quasi un'ora...
Giulietta guardava la donna e taceva. Nell'aria c'era
un profumo che stordiva.
Ecco, mormor Gildas. Il male che ho compiuto
 tutto qui... Ho accompagnato una donna ubriaca
in una casa dove nessuno poteva vederla. E
l'ho fatto anche per rispetto ai Monica...
Allora Giulietta torn alla realt. Guard Gildas e
disse, piano:
Se questa donna continua a dormire devi andare
tu a casa Monica... N i Monica n i medici intendono
ci che egli urla. Resto io a guardia di questi gioielli...
Prese posto sul divano, proprio poco distante dai piedini
di Ulla. Una scarpina era caduta, un'altra era ancora
sul piede.
Rimani tu? egli mormor.
Sii tranquillo...
Ma Gildas esitava. Alla fine spieg:
Se si sveglia e riacquista l'esatta cognizione delle
cose e dei pensieri, non capir nulla anche se le parlerai...
Forse  bene che...
Apr un cassetto: ne tolse un foglio e una matita.
Scrisse qualche cosa: parecchie righe frettolose. Consegn
il foglio a Giulietta, preg:
Se si sveglia e tu vedi che pu capire e ragionare,
falle vedere questo foglio...
Va bene! Ma corri, Vik... Se i Monica telefonano
a casa mia per cercarmi, mia madre, che mi crede da
loro, impazzir non sapendo dove sono... Te ne prego...
Vado... Vuoi chiudere tu la porta. Giulietta?
E sulla soglia:
Dovrai tenere anche tu le chiavi di casa...
Non posso, mormor Giulietta. Che cosa direi
a mia madre se me le trovasse nella borsetta?
Egli non aggiunse altra parola. Giulietta chiuse la
porta. E piano piano, sentendo che il pavimento oscillava
sotto i suoi piedi, torn nella vasta sala di
soggiorno.
Ulla era l. Splendida nel corpo e nel viso: regale
nel manto e nell'abito. Insuperabile nell'incanto dei
gioielli. Il piede libero dalla scarpina si delineava sotto
la calza diafana: e pareva, quel piede, un gioiello finemente
laccato. L'altro piedino calzava una scarpina totalmente
composta di strass. Cos che la caviglia pareva
emergere da uno scrigno colmo di pietre preziose.
Giulietta Colombo non aveva mai veduto nulla di pi
bello e di pi ricco. Si confrontava con quella donna e
si vedeva piccola, misera, mal vestita, modesta, con abitudini
modeste... Una piccola, povera ballerina che
poche ore innanzi aveva dato il suo Passo d'addio.
Nella poltrona posta accanto al divano Giulietta si
rifugi. Sul divano di raso dorato, Ulla pareva una fata
splendente che per malasorte fosse caduta in brutto
letargo. Giulietta la vedeva bene quella donna e stupiva
di non odiarla. Incosciente e indifesa, preziosa per
tutti quei monili che l'adornavano, Ulla era l e dormiva.
Giulietta si abbandon nella poltrona e tent di
non pensare. Soltanto, piano piano, come foglia che l'acqua
avesse travolta e che l'acqua in bonaccia riportasse
a galla, saliva dal cuore la memoria recente di
quel suo Passo d'addio. L'aveva atteso quasi con spasimo,
quel suo lancio sulle punte. L'aveva sognato, desiato,
amato, accarezzato, voluto e agognato. Ed era
giunto. Ed era stato l'inizio di un dolore che la bruciava
tutta, che aveva nome Ulla, che aveva nome Delusione.
Perch Ulla era l. Perch Ulla era stata con Gildas;
nella camera di Gildas. E poi Ulla, per via traversa, per
malasorte, per scherzo infame del destino, era penetrata
in quella casa che per Giulietta aveva nome Paradiso.
E il piccolo, cimato Paradiso si era repentinamente
oscurato. Giulietta sapeva oramai che non avrebbe pi
potuto pensare a quel Paradiso senza vedervi in esso
la bellezza di Ulla. Non era pi tutto suo quel nido
d'amore: Ulla vi aveva portato i suoi splendori. E Giulietta
sapeva di essere una ben piccola cosa a confronto
di quella donna stupenda.
E la donna stupenda si mosse: si mise su un fianco:
comp quell'atto con tale brusco movimento che se il
divano non fosse stato molto ampio sarebbe certamente
caduta. Dopo quell'atto, Ulla rest immota per alcuni
secondi: poi si mise supina e pieg le braccia nude
su il viso. Dai polsi di morbidissima linea scaturirono
miriadi di scintille. E d'improvviso, liberato il
volto, Ulla si mise a sedere, gli occhi spalancati, i capelli
arruffati, la bocca dischiusa, la fronte carica di
tempesta. Vide Giulietta. La fiss, poi con voce rauca,
disse qualche parola. Giulietta allora si avvicin a lei e
le tese il biglietto che Gildas le aveva lasciato. La mano
di Giulietta aveva un cos visibile tremito che sarebbe
stato impossibile a Ulla leggere quanto Gildas aveva
scritto. Se ne avvide, Giulietta: lasci cadere il foglio in
grembo alla donna. Ella lo raccolse, con volto serio e
attento lesse... Poi scoppi in una allegra, fresca, spontanea
risata. E repentinamente fu in piedi, incurante
di calpestare la pelliccia candida. Fu in piedi, viva come
non mai, arruffata come non mai e stupendamente
luminosa, con quei capelli che avevano il colore del
sole, con quella epidermide che faceva pensare ai fiori,
all'alabastro e ai toni preziosi dell'aurora pi limpida.
Non fu n spontaneo n facile il primo passo che
Ulla comp. Pareva che ella camminasse su terreno accidentato.
Ma poi ella si riprese: trascinandosi la stupenda
veste and diritta e sicura verso uno specchio.
Si guard, rise ancora. Poi and alla finestra. Scost il
tendaggio leggero che vi ricadeva: di tra le persiane filtrava
ancora la luce dei globi stradali. E tuttavia la
notte doveva essere prossima al suo termine.
Indifferente a Giulietta, fredda e tranquilla, la donna
passeggi per la stanza. Giulietta ne seguiva l'andare,
misurando l'altera bellezza della donna con la sua piccola,
umile persona.
Il cuore di Giulietta era gonfio di dolore. S'accorgeva
che Ulla neppure la guardava. Evidentemente la stupenda
donna non dava valore alcuno a quella ragazza
spettinata, con un cappotto di cammello, con il volto
stanco e triste, con le scarpe comperate in un negozio
qualunque. E inconsapevolmente Giulietta pativa anche
per quello: anche per quel disinteresse che la donna
dimostrava per lei che pure era donna. Per quel disinteresse
che era peggiore di una condanna e che comunque
la classificava creatura insignificante, non pericolosa,
assolutamente inadatta per suscitare una scena
di gelosia.
Tranquillamente Ulla si guard attorno e vide una
porta. Vi si diresse. In silenzio e chetamente Giulietta
la segu. Vide con spasimo che Ulla attraversava la piccola
anticamera ed entrava nella camera da letto. Su
una poltrona era buttato il cappotto di Gildas. E Ulla,
passando, vi lasci una carezza; una carezza voluta, che
le fece nascere anche un sorriso sulla bocca bella. Sulla
soglia Giulietta si ferm e guard il gran letto. Una
vertigine leggera leggera l'afferr. Port una mano alla
fronte, chiuse gli occhi, preg Dio di non farla cadere.
Quando sollev le palpebre, vide che Ulla aveva lasciato
cadere l'abito ed emergeva seminuda da quell'involucro
gonfio, ricco e voluttuoso che le era caduto
ai piedi. Ulla non aveva che un brevissimo indumento
di pizzo nero, senza bretelle. Chiusa soltanto in quell'indumento,
ella si butt sul letto. Giulietta serr forte
i pugni e cap, tremando di vergogna e sgomento, come
fosse possibile in certi casi diventare assassini. La provocazione
bionda era l. E Giulietta doveva vederla sul
letto che era suo. Suo e di Gildas...
Rivide il suo Gildas... Si port le mani alla bocca per
non urlare. E in quel momento ella vide un'ombra accanto
a s. Trasal. Ma subito si chet. Era Gildas.
Come se evocandolo ella avesse avuto il potere di farlo
apparire, Gildas era l. Ma non bad a Giulietta. Corse
a Ulla: fu per parlare. Ma la donna lo cinse al collo,
lo attir, lo baci sulla bocca.
Vide Gildas sciogliersi dalla donna senza reagire: vide
che egli le porgeva l'abito. Poi si accorse che egli
parlava a Ulla. E Ulla, subito, infilandolo per i piedi,
si rimetteva l'abito. Gildas allora si volse a Giulietta e
le disse:
Per favore, la pelliccia della signora...
Giulietta and a prendere la pelliccia: la sent floscia,
morbida, calda, profumata fra le braccia. Smani
del folle desiderio di avvolgersi per un istante in quella
meraviglia: ma sent che Gildas gliela strappava dalle
mani.
Vik... ella implor.
Si volse a lei e balbett:
Il marito di Ulla  morto... Vai a casa, Giulietta:
vai a casa, te ne prego. Tua madre ha telefonato ai
Monica, abbiamo detto che stavi rientrando... Te ne
prego, Giulietta, torna a casa... Prendi un tass... E
scusa... Se hai bisogno denaro...
Ella scosse il capo. E guard Gildas. Ma egli, d'impeto,
le volt le spalle, corse a Ulla che si destreggiava
per agganciare il grande abito da sera.
Di tra la connessura delle persiane calate penetrava,
malinconico, il primo chiarore del giorno.
Giulietta si avvi. Usc per prima da quella casa che
le avevano detto di considerare sua. Accost l'uscio,
guard la bella porta di massiccio legno pregiato e lucido.
Punt l'indice sul pulsante per chiamare l'ascensore,
attese. La cabina fu presto davanti a lei. Giulietta
vi entr, discese. Quando fu nella via si accorse
che Gildas le aveva detto una cosa inutile, cio di
chiamare un tass. Non poteva chiamare un tass dalla
casa perch ancora non vi era telefono. Ma a questo,
si disse Giulietta, Gildas non aveva pensato. Egli doveva
pensare a Ulla. Nell'alba mite, con le mani nelle
tasche del cappotto, con i capelli tutti buttati indietro
e il volto limpido e pallido offerto alla luce. Giulietta
and alla ricerca di un tass. Vide un posteggio, respir
di sollievo, sal su una vettura, diede l'indirizzo della
sua casa. E subito, come fu nella vettura, come essa
fu in corsa, fulmineo le entr nel cervello un pensiero:
Ulla  vedova...
Ulla. Splendida. Ricca. Elegante. Con le braccia attorno
al collo di Vik Gildas... Nella camera dove lei,
Giulietta, aveva conosciuto l'amore...
Si asciug gli occhi con furia quando scese dal tass.
Pag. Il portale era gi aperto, ma la portineria era
deserta. Giulietta sal alla sua casa e subito si trov
di fronte la madre.
Ero qui che non sapevo pi quali santi pregare... -
ansim la donna.
Giulietta mormor:
 morto quello svedese, mamma...
Dio santo, che disgrazia! Uno parte dalla sua citt
per venire a vedere quanto  bella Milano e a Milano
ci resta... Chi sa che spavento donna Ca! Morirle
in casa un estraneo! Guarda che grane si vanno a prendere
con i doveri dell'ospitalit... A noi, che non si
avrebbe posto per un gatto, certe cose non accadrebbero...
Ma non  poi necessario che ti disperi tanto,
stupida! Pu far impressione, lo so. Ma piangere cos,
come tu piangi, per un tale che nemmeno sai come
si chiama mi pare proprio da scemi!
Ma Giulietta, piegato il capo sulla tavola di cucina,
continuava a piangere. E sua madre era l, con la
mano appoggiata alla spalliera della seggiola sulla quale
era caduta Giulietta. E quella madre guardava la testa
china della figlia e non sapeva capire perch, alla fine,
la sua figliola si accorasse tanto per quello svedese che
neppure conosceva...
Poi, d'un tratto, la madre comp un gesto insolito in
lei. Piano piano, quasi cautamente, ella pass una mano
sul capo della figlia. Adorava quella sua creatura, ma
non era donna da tenerezze palesi. Il suo bene se lo
teneva dentro: e non sentiva la necessit di rivelarlo
con atti o parole. Ma quel pianto di Giulietta le aveva
toccato il cuore, forse perch quel pianto ella non sapeva
spiegarselo.
Basta... le disse. Non piangere pi. Forse tu
sei stanca. Meritavi di meglio dopo il Passo d'addio...
Invece non ti si  fatto nessuna festa, non hai avuto
da noi grandi sodisfazioni e per di pi sei stata coinvolta
in questa malinconica storia...
Prese una seggiola, la mise a lato di quella dove era
la figlia.
Sentimi bene, Giulietta... Ci che non s' fatto oggi
si far in seguito: magari d'agosto, quando il babbo
sar in villeggiatura con i signori e noi due andremo
in campagna da qualche parte... Ti comprer un paio
di abitini graziosi e magari... Magari si andr al mare.
Giulietta! Non sar la festa pi grande, per te?
Giulietta si sollev, butt le braccia al collo della
madre. Si serr a lei, forte, forte: e allora la madre si
svincol dalla figlia, l'afferr agli omeri, le piant
bene gli occhi in faccia e domand:
Ma tu piangi per qualche altra cosa? Che cosa
c'? Dillo, Giulietta! Qualunque cosa sia... Dillo...
E Giulietta, triste e accorata:
Nulla, c'... O perlomeno, soltanto sciocchezze. Mi
sono innamorata di Gildas e lui  l'amante della signora
che  rimasta vedova...
 l'amante... balbett la madre smarrita. Ma
se quella signora  giunta qui da pochi giorni!
Eppure, sono bastati pochi giorni perch quei due
se l'intendessero. E ora che la svedese  vedova...
Bene! scatt la madre. Che interessa a te?
Vedova o non vedova tocca a lei badare ai fatti suoi.
E tu fatti rientrare la cotta e non mi dare dispiaceri,
Giulietta. Perch dispiaceri non ne voglio, per colpa
di sciocchezze. E se piangi perch ti fa pena la morte
di quel signore, pazienza. Ma se piangi, per Gildas,
bada a te! Ti faccio passare io la mattana e non certo
con carezze...
Tacque. Guard la ragazza. Ordin:
A letto! Fila!
Giulietta and nella sua camera. Era giorno, oramai:
ma la cameretta era preparata per la notte. Giulietta
non ebbe neppure la forza di andarsi a lavare le mani.
Si coric, fu subito dominata da un sonno pesante e
fondo. Si dest di soprassalto, afferrata da un sogno
che somigliava a un incubo. Gildas, su la porticina d'ingresso
di un velivolo, la salutava. E le diceva, piano e
sicuro: Addio, Giulietta! Non ci vedremo mai pi...
Guard l'orologio. Erano quasi le undici. Balz dal
letto, infil la vestaglia, apr la porta. E subito le giunse
il ticchettare della macchina per cucire. Quando sua
madre aveva tutto riordinato, quando gi su i fornelli
era pronto il cibo in attesa della cottura, la donna
trovava il tempo per cucire qualche cosa: l'orlo di un
asciugamani, un grembiale da cucina, il risvolto d'un
lenzuolo. Cos era la vita della madre di Giulietta. Un
lavoro costante, monotono, continuo e sempre uguale,
che si interrompeva per poche ore una volta la settimana.
Giulietta serr forte i denti per non urlare. Non
avrebbe mai potuto adattarsi a una esistenza simile,
fatta di umile lavoro e di continue rinunce. Ma su dal
cuore, leggero come un sogno bello, un pensiero sal:
Neppure se tu fossi accanto a Gildas potresti vivere
cos? Se egli ti offrisse di vivere umilmente con
lui, non accetteresti?
Appoggi la fronte allo stipite: ascolt i battiti del
cuore. E amaramente si rispose:
Oh, s! Con Gildas anche in umilt. Ma che vale pensare
a una qualunque vita con lui, se per lui io non
sono cosa alcuna?
Il ticchettio della macchina per cucire fin. Giulietta
avanz, vide sua madre in piedi presso il balconcino
della cucina. Sbatteva vigorosamente quanto aveva cucito:
qualche filo bianco era nell'aria.
Oh! rise la donna. Te lo sei tolto il sonno?
Altroch! Solo mi spiace di non averti aiutata nelle
faccende.
Quando vai a scuola me la sbrigo pure da me...
Poi, rivolta alla figlia:
E ora, quale sar il programma di voi, prime ballerine?
Fulmineamente Giulietta Colombo piomb nella sua
vita di ieri. Quella nella quale non era ancora entrato
Vik Gildas. Sorrise senza gioia e rispose:
Dovr finire la stagione, s'intende. E poi cercher
una scrittura...
Si trover? chiese la madre.
Ma poi:
Comunque ne parleremo, Giulietta. Ora lavati, vestiti
e intanto ti preparo il caff. Latte non te ne do
ch penso vorrai fare colazione alla solita ora. Risotto
e una bistecchina. Ti va?
Invece di rispondere Giulietta domand:
Il babbo non  tornato?
No...
E tu hai telefonato?
S... Mi ha risposto un cameriere e mi ha detto
che sono tutti all'aria... Un brutto guaio, poveri signori
Monica... Un morto in casa, anche se non  un parente,
d sempre dispiacere... Per di pi quel povero
uomo non alloggiava nemmeno da loro... Ma!
Su quel ma pi sbuffato che sospirato, Giulietta
usc dalla cucina. Fece toeletta, si vest, torn dalla
madre. Bevve il caff, mise un grembiale, riordin la
sua camera.
Poi ud rientrare suo padre; e gli and incontro ansiosa.
Il volto pallido e stanco di lui le chiuse in gola
tutte le domande. L'uomo cadde su una seggiola, mormor:
Che notte e che mattina, Dio santo! A correre
come un pazzo alla ricerca della signora.  poi tornata
che albeggiava e in compagnia di Gildas...
Chi sa che disperazione vedendo il marito morto! -
mormor la madre di Giulietta inconsciamente, pensando
a ci che avrebbe provato lei se le fosse accaduta
la tragedia di perdere il marito. Da diventare matti,
povera signora!
Non  diventata matta, ripet il padre di Giulietta.
Ma si  seduta accanto al cadavere ed  rimasta
immobile, rigida, pallida: pareva di marmo. E
credo non dimenticher pi quella donna stupenda, in
grande abito da sera, con le spalle nude, seduta accanto
al marito morto, una mano ingioiellata sulla
mano del suo uomo... Poi donna Ca le mise sulle
spalle una sciarpa di pelliccia: ma la sciarpa presto
presto scivol e nessuno pens pi a coprire quelle belle
spalle.
E ora che faranno? domand Giulietta con voce
tremante.
Trasporteranno il morto in Svezia. Il commendatore
ha pregato il signor Gildas di accompagnare lui la
signora. Perch non conoscendo altra lingua che lo svedese,
la signora si troverebbe molto impacciata in questo
viaggio tanto triste.
Giulietta ascoltava e taceva. Sul suo viso pallido e
stanco non vi era altra espressione che quella di un
dolore contenuto ma profondo, senza rimedio, senza
speranze.
Ud confusamente sua madre che diceva:
Vatti a lavare le mani e poi vieni a mangiare.
Dopo dormirai un poco. O devi tornare dai signori
Monica?
Spero di no... Spero di essere libero fino a questa
sera.
Ecco! Allora sbrigati che il risotto  pronto.
Il marito se ne and e la madre aggiunse un piatto,
un tovagliolo e le posate sul marmo della cucina. Poi
prese il solito vasetto con poche margherite gialle, lo
mise sulla tavola, mormor:
C' da ridere pensando che tocca proprio a Gildas
di accompagnare la signora...
Sbirci la figlia: la vide con la testa china e gli occhi
bassi.
Non ne farai un dramma, vero?
Giulietta guard sua madre e non rispose.
Mettiti in mente che Gildas fa la sua strada e tu
devi fare la tua. E che ognuno, a questo mondo, deve
cercare il compagno o la compagna tra i suoi pari. Sarebbe
piaciuto anche a me sposare un milionario: invece
ho sposato un autista e sono stata felice forse
pi che se avessi sposato il milionario...
Sorrise al marito che tornava, scost la seggiola dalla
tavola, disse, con un sorriso affettuoso:
Mettiti qui e mangia. Ho preso una bottiglia di
Barolo. Sono stata matta?
Ma no! rise lui.
E allora bevi!
Gli vers un bicchiere di vino rosso, sput la solita
sentenza:
Il riso nasce nell'acqua e muore nel vino. Buon
appetito...
Due colline di risotto: e una montagna. L'autista demoliva
la sua montagna. La madre di Giulietta distruggeva
la sua collina: e Giulietta livellava piano piano
quella collina che aveva davanti. Se avesse potuto l'avrebbe
lasciata intatta la sua collina: ma sapeva che
avrebbe scatenato una ribellione violenta nella madre.
 stata una cosa tremenda, attacc il padre di
Giulietta. Pare dovuta all'alcool. Dicono che quel
signore svedese fosse bruciato dai liquori. Ricco e buono,
nemmeno brutto, che gli mancava per essere felice?
E invece beveva come uno che dovesse affogare chi sa
quali dispiaceri!
La donna ribatt:
Se avesse dovuto pensarci un mese come facciamo
noi prima di comprare una bottiglia di Barolo, a
quest'ora sarebbe ancora vivo e allegro... Non te ne
do pi di risotto. Mangia un poco di carne...
La bistecca non era grande come un piatto: era una
bistecca modesta. E modestissime erano quelle di Giulietta
e della madre. Ma una grande quantit di insalata
verde e rossa poteva colmare le manchevolezze della
carne.
Buona! disse l'autista.
E poi:
E non hanno parenti, non hanno alcuno. La moglie
erediter lo stabilimento, chi sa quanto e quanto
denaro... Neppure hanno figli, disgraziati! Chi sa poi
quando morir anche la signora a chi lasceranno il
denaro...
Si rimariter, azzard la donna, e si manger
tutto con il secondo marito...
Ma! sospir l'uomo. Speriamo non si sposi
Gildas, quella! Intanto che il marito moriva era con
lui, con Gildas. E ora Gildas l'accompagna in Svezia...
Giulietta si alz, d'impeto. Usc correndo dalla cucina.
Il padre guard esterrefatto la moglie e domand:
Ma che le succede? Le  andato qualche cosa di
traverso? Non star soffocando, dico!
Si era alzato, stava per correre anche lui fuori dalla
cucina. La moglie gli fece un cenno dicendo:
Lascia andare! Quella stupida si  innamorata di
Gildas e si dispera pensando che andr via con la svedese.
Io la lascio piangere. Ma se poi non la smette le
do tante sberle quante ne pu portare. Alla sua et 
facile innamorarsi: sono stata giovane anch'io e so
come vanno le cose. Ma che si sia tanto cretine da
pretendere che Gildas si occupi di lei, non lo ammetto...
Perch partendo da questo principio una nasce in portineria,
si mette in testa di finire a palazzo reale e
s'ammazza per disperazione perch il re, invece di sposare
la figlia della portinaia, sposa una principessa!
China la faccia sull'insalatina verde e rossa, l'autista
sospir:
Sarebbe piaciuto anche a me avere un genero come
Gildas! Ma lo sai quanti milioni guadagna ogni
mese quel ragazzo? E deve essere anche ricco di casa
sua: matto per il calcio non ha mai buttato via n denaro
n salute. Una posizione, s' fatto, che nessuno
gli toglier: nemmeno quando non sar pi in grado
di giocare...
E pur sapendo tutto ci hai osato pensare a un
Gildas quale genero? Ma sei matto anche tu come tua
figlia? Gi lo so, lo so da tanto.  tua figlia, io non
c'entro... Perch io ho la testa a posto e voi due la
testa l'avete posata su una nuvoletta che si era abbassata:
ora la nuvoletta  andata in alto e ha portato
lass le vostre teste. E a combattere qui, con due
scervellati, ci rimango io...
Respinse il piatto: infuriata. Si alz, and a prendere
le frutta. Due piccole pere terribilmente verdi.
Due piccole mele terribilmente rosse.
Mangia un poco di frutta...
Grazie, no. Un altro bicchiere, se non mi dici che
ti sto mandando in rovina con il mio alzar di gomito...
No, no, fin che ci sono io in rovina non si va.
Bevi! E pensa a quello che si dovr fare di Giulietta
ora che il Passo d'addio  stato dato!
Aspetter una scrittura, mormor l'uomo. Mi
raccomander al commendatore perch mi aiuti...
E la donna:
Se faceva la sarta o l'impiegata, a quest'ora guadagnava
qualche cosa...
Guadagner tanto da farti contenta, vedrai...
 proprio quel che voglio fare, star a vedere! -
protest la donna.
Paziente, il marito, sospir e soggiunse:
Bisogna dar tempo al tempo... E alla fine Giulietta
ci ha gi dato delle sodisfazioni... E altre ce ne
dar... Abbiamo poi solo quella! Ci fossero dodici figli,
be', si potrebbe anche essere preoccupati. Ma c' lei
sola e se si fa qualche sacrificio non  lei a chiedercelo...
La dolcezza dell'uomo smantell la fortezza da burla.
La donna scosse il capo, sorrise, mormor:
Se poi credi che non mi piacerebbe vederla in
alto, pi in alto di tutte, sbagli... Ma che ci arrivi con
le sue forze e onestamente. Questo lo pretendo...
Ci arriver... E se dovr farle dare una spinta,
gliela far dare dal commendatore... Lui conosce mezzo
mondo...
Povero uomo! Con la storia di conoscere mezzo
mondo gli capitano qui dal Polo Nord e gli muoiono
in casa...
Ma il marito:
Giulietta che far?
La madre, senza rispondere, and verso la camera
della figliola.
Sei viva o morta? chiese.
Ma non udendo risposta, apr. Giulietta era l, davanti
a quella toeletta che il padre le aveva fatto con
qualche assicella e che madre e figlia avevano ricoperto
di una gonnellona di voile azzurro a fiorellini
rosa. Con calma la ragazza si pettinava.
Oh, meno male! Non sei morta d'amore... E il
signor Gildas, andando in Svezia con la vedova, non
avr paura di lasciare qui un cuore a pezzi...
Giulietta annod la coda di capelli. Mormor:
Pare che tu me ne faccia una colpa! Alla fine
tutte le ragazze si innamorano e magari di un divo del
cinematografo che non incontreranno mai! Che t'importa
se io mi sono innamorata di Gildas? Non pretendo
cosa alcuna da lui. Soltanto mi piace volergli
bene...
E patire perch lui se ne va!
Giulietta si strinse nelle spalle. Si lev, disse alla
madre:
Ora passo dalla scuola... Vedo che c' di nuovo.
La madre pens che se Gildas era tanto occupato con
i Monica e con la svedese non avrebbe certo avuto
tempo di corteggiare sua figlia o quantomeno, di lasciarsi
corteggiare. Perci si limit a domandare:
E le lezioni al solito orario quando le riprendi?
La prossima settimana...
Bene! Quando ti so occupata sono pi tranquilla...
Vide che la ragazza infilava una blusa di lana bianca,
una gonnellina nera e il cappotto elegante. Fu per
protestare, ma poi tacque.
Giulietta and nella cucina: suo padre fumava una
sigaretta, leggendo il giornale.
Esco, babbo!
Si pieg su di lui, gli diede un bacio sulla guancia. E
disse, ridendo:
A te s e alla mamma no! Brontola sempre...
L'uomo afferr Giulietta che se ne andava, preg:
Dallo anche a lei!
Giulietta baci anche la madre che voleva essere riottosa:
poi se ne and.
Nella strada ella si guard attorno, come se sperasse
di vedere, non lontana, la vettura di Gildas. Ma Gildas
non vi era. Giulietta si avvi alla fermata del tram.
Attese, sal, come giunse in centro discese, and subito
alla Stipel, acquist un paio di gettoni, entr in
una cabina. E compose il numero dell'albergo di Gildas.
Gildas era appena rientrato.
Con gioia e stupore pot subito udire la voce di lui.
Vik... Devo vederti e parlarti... So che parti e
perci ritengo necessario...
La voce di lui, calda e calma come sempre, resa interessante
dall'accento straniero, rispose:
Avrei telefonato io, Giulietta, perch anch'io desidero
parlarti...
Ci si vede... Ci si vede l, Vik?
Dove vuoi tu...
Nella... Nella tua casa, Vik?
S, grazie...
Ella interruppe la comunicazione. E mentre si avviava
verso un tass per farsi portare alla casa dove ella
aveva donato il suo amore a Gildas, sent di essere
la pi debole, la pi vile, la pi assurda donna del
mondo. Era uscita da quella casa con la visione allucinante
di Ulla che cingeva il collo di Vik. In quella
casa ella era pronta a rientrare. Buttandosi alle spalle
ogni risentimento, ogni rancore, ogni gelosia...
Ma che cosa potrei fare? si chiese sconsolata.
Io amo Vik... E non posso ammettere che se ne vada
cos, senza spiegarmi il suo atteggiamento... Mi dovr
pur dire perch si sente in dovere di trattarmi tanto
male, quando io a lui ho dato solo il bene...
L'automobile pubblica si ferm, Giulietta scese. Il custode
le disse:
Il signore  salito in questo momento...
E a lei fece male il cuore, perch le pareva che dicendo
il signore il custode sottintendesse il vocabolo
marito o perlomeno, fidanzato... E invece lass, in quella
bella casa colma di luce, non vi era che un amante:
il quale se ne andava con una donna magnifica che gli
cingeva il collo e gli baciava la bocca...
Giulietta trov la porta socchiusa ed entr. Vide subito Gildas che le
andava incontro. E si ferm. Il giovane
le fu davanti, tese le mani, sorridente la bella
bocca.
Bentornata, Giulietta.
Come se ella fosse di ritorno da un viaggio ed egli
fosse rimasto in quella casa ad attenderla, tranquillamente.
Sono venuta a salutarti, Vik...
La voce di lei era tremante. E trepido era lo sguardo
che fissava il volto di Gildas.
Egli le mise ambedue le mani sulle spalle:
Ma dov' andata la mia Giulietta scacciapensieri?
Dov' la bella ragazzina allegra che ho conosciuto un
giorno?
Quella ragazzina non ti amava. Oggi, qui c' una
Giulietta che ti ama tanto e alla quale tu fai tanto
male...
Gildas le cinse la vita: la costrinse a seguirlo, la fece
entrare nella sala di soggiorno. Fulmineamente ella rivide
Ulla: riversa sul divano, seminuda, con la gran
pelliccia di ermellino e zibellino buttata sul tappeto
come uno strascico. Si guard attorno: tutto era in
ordine, tutto rivelava il passaggio di una mano che
aveva saputo rimettere ogni cosa a posto.
Inconsciamente domand:
Chi ha riordinato qui?
Ah, non lo so! Ne ho parlato al custode e deve
aver mandato lui una persona di sua fiducia... Non
potevo permettere che venissi tu qui a fare la cameriera.
A me sarebbe piaciuto, ella mormor. E non
mi sarei sentita cameriera, ma padrona di casa. Ma 
certo che non potr accettare di riordinare ci che la
signora Ulla o qualunque altra donna potrebbe buttare
all'aria.
Egli parve non aver udito. Sorridendo la fece indietreggiare
fino a che Giulietta sent dietro di s una
poltrona:
Gi! ordin Gildas.
Ed ella cadde nella poltrona.
Seduto davanti a lei, tenendole ambedue le mani,
Gildas cominci:
Tu hai ragione di essere sdegnata, Giulietta. Ma
quando quella donna buss alla mia porta io feci quanto
avrebbe fatto ogni altro uomo. La feci entrare. E
fu l'unica volta che quella donna divenne mia. Tutto
quanto puoi supporre che sia avvenuto qui  sbagliato...
Tu sei in errore, perch qui io portai una donna
ubriaca, che nulla capiva e che neppure ricordava di
essere femmina...
Ah, bugiardo! scatt Giulietta. Non ti ho
forse veduto mentre ella ti baciava? Non ho forse veduto
quella donnaccia che ti baciava proprio nel
momento in cui anche la pi disonorata delle donne
doveva avere almeno un poco di piet per il marito
morto? Ma tu pretendi che io non veda o che vedendo,
dimentichi subito quanto avr veduto? Ah, Vik!
Pretendi troppo da me...
Ulla mi ha baciato perch aveva ancora un poco
di sbornia nelle vene... Ma poi ce ne siamo andati...
E oggi o domani partirete insieme... ella balbett.
E quanto non  avvenuto qui avverr in
Svezia o chi sa dove... E io non posso nemmeno urlare,
perch tu mi diresti che non ne ho il diritto e
che alla fine tu non hai obbligo alcuno verso di me.
Oh, Vik! Non andare via! Lascia che se la sbrighi!
Che bisogno ha di accompagnamento una donna che si
porta via il marito morto?
Io devo andare, mormor Vik Gildas.
Tu vuoi andare! pianse Giulietta. Vuoi!
Ma torner... Ho il campionato da finire...
Si pass una mano su gli occhi, disse piano:
Giulietta... Ho anche tanto bisogno di vedere dove
riposa Nnina. Ne approfitto... Accompagno Ulla e poi
faccio una breve sosta nella mia citt... Saluto Nnina
e torno...
Ella scosse il capo, disperata:
Tornerai... Lo credo! Ma quante, quante cose saranno
cambiate! Quella donna non ti abbandoner pi.
Ora  libera. Perch dovrebbe rinunciare a un bel ragazzo
come te? Le piaci! Ti vorr... A lei baster averti...
Non le importer nulla se le dirai che ami
sempre Nnina... Che vuoi importi a lei se tu ami una
morta? Ella vuole te, vivo! E ti avr... E tu non tornerai
pi o tornerai con lei...
Ascolta bene, egli interruppe. Il commendator
Monica mi ha dato una settimana di licenza. Se fra otto
giorni non sar qui ti autorizzo a pensare male di me...
Vorr dire che mi sar trovato troppo bene con Ulla.
Giulietta serr i pugni. Ancora una volta ella cap
l'assassino. Colui che, offeso a morte, calpestato, vilipeso,
frustato, poteva anche uccidere per vendicarsi o
difendersi. Cap che in quel momento Gildas infieriva
su di lei come una belva infierisce sull'innocente antilope.
Oh, sapeva bene Gildas che ella poteva solo piangere
e non aveva arma alcuna per difendersi. Sent che
i pugni le dolevano. Sciolse le dita, si guard le palme.
Fu stupita vedendo macchie bianche e rosse che si andavano
scomponendo. Aveva temuto di vedere sangue.
Disse piano:
Va bene. Attender...
Sent le mani di lui attorno alle sue: cap, confusamente,
che egli le baciava le palme. Poi percep la mano
di lui nei suoi capelli. Poi ud la voce di Gildas che
sussurrava:
Torner e saremo felici... Almeno per qualche
mese.
Poi Giulietta ud un tintinno. Il giovane le metteva
in mano le chiavi della casa.
Le lascio a te, Giulietta.
Non posso tenerle. Se le trova mia madre mi ammazza...
Lasciale al custode...
Va bene, egli conferm. Le lascer al custode
anche perch verranno, forse, per il telefono.
Sar molto comodo averlo il pi presto possibile.
E poi:
Appena torner dovrai firmare alcuni documenti.
Sempre quelli che conosci... Se dovessi tardare, incaricher
Monica. Ti spiace?
Incontr lo sguardo di lei. E le chiese:
Ma tu che pensi, Giulietta?
Ella non rispose. Provava la sensazione intraducibile
di chi ascolta parole udite durante un sogno. Ella
sapeva bene che Vik sarebbe partito un giorno, ma
che quel giorno fosse gi arrivato non poteva ammetterlo.
E non importava nulla se il giovane le aveva detto
che sarebbe tornato e anche prima del previsto.
Che pensi? egli ripet. Non vuoi che Monica
si occupi di questa cosa? Che agisca per me se io
tarder?
Ma tu non devi tardare, Vik...
Non  nel programma, infatti. Ma quante cose
possono avvenire. Giulietta, e che un uomo deve prevedere?
Se morissi? Non avrei pace di l vedendo di
non aver fatto per te cosa alcuna. Voglio che tu abbia
la tua casa e un buon ricordo di Vik. E questo non lo
dico perch intendo sparire o morire o fuggire: ma
perch la vita  fatta di imprevisti e l'imprevisto pu
accadere anche a me... E ora su, Giulietta! Un bacio.
E a rivederci, cara...
Si sent sollevare, si trov sul petto di Vik. Era tanto
pi alto di lei, e a lei fu tanto facile piegare il viso e
posare la guancia sul petto di lui. Rimase cos, con la
tenera epidermide sulla stoffa morbida dell'abito maschile,
con gli occhi chiusi, aggrappata alle braccia di
lui: felice e disperata. Con un gran bisogno di piangere
e una disperata volont di resistere a quel pianto
e preparare a Vik un bel sorriso.
La sent piccola e salda, sinuosa e flessuosa: tutta
sua, tutta contro di lui. Un pensiero fugace, un desiderio
rapido, un preciso istinto lo afferrarono. Ma Giulietta
si lasci sfuggire un singhiozzo.
Scost la fanciulla, le tenne il volto tra le palme;
mormor:
E ora devi proprio sorridere... Me ne vado e voglio
portarmi via il ricordo di un sorriso tuo...
Giulietta, le braccia lungo il corpo, ritta su lo sfondo
di uno specchio, gli sorrise. E lui la vide tutta: pallida
e graziosa, con quella chioma gonfia che le giungeva
a sfiorare le spalle. Si accorse che ella, per abitudine,
teneva i piedi nel modo caratteristico delle
danzatrici: il tallone destro contro l'incavatura del piede
sinistro: come se stesse per spiccare in un aereo
passo di danza. Ripet:
A rivederci, cara... Consegna le chiavi... E se Monica
ti chiamasse, vai da lui, serenamente...
Su quelle parole, Vik Gildas usc. E Giulietta rimase
immota, sola, nel gran silenzio di una casa che
ella conosceva appena ed era sua.
Quando si mosse le parve di avere freddo. Si tocc
la fronte, i polsi, la nuca. Era madida.
Vag per la casa. Non osando toccare un oggetto, o
un mobile, incapace di pensare che ella era nella sua
casa e che ogni cosa le apparteneva. Davanti alla porta
della camera da letto esit: poi, di colpo, la spalanc.
Calate le persiane, ricomposto il letto, riordinata ogni
cosa, la camera era come il giorno in cui ella era entrata
l la prima volta. Mancavano le rose. E mancava
Gildas.
Il cuore le doleva: la mente non aveva pensieri che
fossero diversi da quelli che Gildas vi aveva fatto nascere.
Vik non torner pi... Vik non torner mai
pi... Cap di non poter pi resistere in quella casa.
Esit davanti a uno specchio. Chiuse gli occhi. Quando
li riapr le parve di rivedere tutto quanto la circondava
come se un tempo indefinito fosse trascorso. Le
parve di aver perduto Vik da anni e anni e di serbarne
il dolore cocente come se il tempo non fosse
passato e il tormento fosse quello del primo istante.
Automaticamente si avvi all'uscita, lasci le chiavi al
custode, raccomandandogli di aver cura della casa.
Giunse in piazza della Scala. And verso il teatro,
dalla parte di via Filodrammatici. E vide Leda, ferma,
immobile; sotto il porticato. Aveva un cappotto rosso
fiamma, scarpine rosse, una borsetta rossa: e aveva
le labbra in perfetto tono della fiammata che la rivestiva.
Giulietta! Non c' pi nessuno nella scuola. Ci volevi
andare?
No...
Che ti accade, Giulietta?
Nulla. Sono stanca e sento la primavera. Vorrei
un bel cappotto magari rosso come il tuo e non posso
comperarmelo.
Leda sorrise, tra ironica e comprensiva:
Mi hanno detto che giri di frequente con Vik Gildas.
Non ti fa regali?
No. Perch dovrebbe farmi dei regali!
Per la stessa ragione che il mio amico fa dei regali
a me.
Giulietta avvamp. E rispose:
Vik Gildas non  il mio amico.
E avrebbe voluto aggiungere:  soltanto il mio
grande amore.
Ma prefer tacere.
Una bella vettura rossa apparve: Leda rise forte dicendo:
A rivederci, cara!
Sal sulla vettura rossa: fu una fiamma tra le fiamme.
E tutte insieme si allontanarono, portate via da
un uomo.
Lentamente Giulietta raggiunse la solita fermata del
tram. Vi sal. Torn a casa e dovette essere lieta.
Il babbo se ne era andato. E la mamma parlava e parlava
di quel signore che era morto, che partiva in aeroplano,
chiuso dentro una bara. E poi dichiar:
Ma io, vedi, non vorrei andare neppure morta in
aeroplano. Mi fa paura l'idea di sollevarmi da terra.
Dio ci ha dato piedi, non ali...
Gli uccelli hanno piedi e ali... mormor Giulietta.
Stupida! Chi sa a che cosa pensi! E dove le abbiamo
le ali? E anche il signor Gildas che parte in
volo... Con la svedese...
Quando partono?
Alla una dopo mezzanotte, rispose la madre. -
Il babbo ha telefonato cinque minuti or sono: ha detto
che non sa quando torner perch deve accompagnare
tutti all'aeroporto... Tutti ma non il morto, si sa... Povero
il mio uomo, che morirebbe anche lui per l'emozione...
E poi:
Minestra e un uovo al latte. O lo preferisci al
burro?
Al latte, grazie...
Cena silenziosa. Minestra, un uovo al latte. Una di
quelle piccole mele.
Giulietta pensava a Gildas. Le avrebbe telefonato? Si
disse che no. Non voleva illudersi perch la sua sofferenza
diventava insostenibile e temeva di tradirsi. Aveva
paura di non controllarsi pi, di non poter pi
trattenere la sua disperazione. Perci considerava necessario
non creare sogni attorno a s per non vederli
crollare inesorabilmente.
Presto tutto fu pronto nella cucina. Tutto lucido, tutto
lavato, tutto deterso.
La madre di Giulietta and nella stanza di bagno, si
lav, indoss la vecchia vestaglia che tenuta con cura
non portava che, lieve, il segno del tempo. Disse alla
figlia:
Vado a dormire. Tu?
Mi lavo e poi mi corico. Buona notte, mamma...
E per poter tacere, per poter essere sola, apr sul
marmo della cucina un giornale e si finse attenta alla
lettura. Ud la madre andare e tornare: poi sent che
le gridava ancora una volta:
Coricati. Buona notte.
Si lev e si prepar per coricarsi. Poi and nella
sua camera e lasci la porta socchiusa. Si coric. Le
ore passavano. Un susseguirsi di minuti che congiungendosi
come le maglie di una catena trascinavano lontano
il tempo. Le 22, le 23, le 24... Nel buio, spalancati
gli occhi, il cuore in una aspettazione dolorosa,
Giulietta volle, repentinamente, che il tempo non passasse
pi. Perch non giungesse la una dopo mezzanotte,
perch non voleva dirsi che non doveva pi attendere
e che Vik Gildas se ne era andato senza mandarle
un altro saluto.
Ma l'ora pass. Un'altra se ne aggiunse. Un'altra ancora.
Ud il padre rientrare, ud la porta della camera
nuziale chiudersi. La casa torn nel silenzio.
E Vik Gildas era in volo, accanto a Ulla. Soli, vicini
nell'immensit dello spazio.
Si domand, e non seppe dirsi il perch, se c'erano
stelle. Non lo sapeva. Si lev cauta, cautamente fece
salire la persiana: le bast discostare le listelle di legno
per guardare fuori e vedere il cielo. Un diluvio
di stelle. Giulietta sollev ancora un poco la persiana,
scivol di sotto, fu sul balcone. La notte non era fredda,
il silenzio era immenso e le stelle erano troppe. E
troppo belle. Chi volava lass, non poteva essere che
felice. Chi volava in un cielo cos pazzo di luce, non
poteva pensare a chi moriva d'amore sulla terra. E
Vik era lass. Accanto a una donna stupenda. E non
importava nulla se in un aeroplano partito poco prima
o poco dopo vi era anche una bara: non importava
nulla. Perch essere lass, fra quelle stelle, in quella
pace, in quel chiarore mite e luminoso a un tempo,
doveva essere cos bello, cos fiabesco, cos stupendo, da
far tacere ogni pena, ogni affanno terreno, ogni rimpianto.
E certo lass, due innamorati potevano baciarsi.
Sotto le stelle, alti sulla terra, i baci potevano congiungere
per tutta la vita.
Giulietta guard l'orizzonte: dove le stelle erano ancora
pi fitte, quasi ammucchiate laggi da una folata
gigantesca. Non pianse, non si sent morire, non desider
di tornare indietro. Accett tutto. E disse piano
con una rassegnazione che le fece paura:
Non mi dimenticare subito, Vik... Almeno per un
giorno, per due giorni, ricordami ancora...
Poi fece calare la persiana e si coric. Dorm poco,
di un sonno colmo di spasimo. Si trov con gli occhi
spalancati e fissi alla persiana che, scesa male, lasciava
penetrare un chiarore roseo, festoso e annunciatore di
una splendida giornata.
Quando ud sua madre muoversi, si lev. E per dare
una spiegazione a quella agitazione che le faceva tremare
le mani, disse, tentando di essere gaia:
Ho sognato che dovevo dare il Passo d'addio. Mi
sono destata tutta madida... E il Passo d'addio  gi
andato e tutto  concluso e ancora ho paura come se
ogni cosa fosse da cominciare.
La madre spieg:
Forse hai mangiato in fretta. Non bere latte questa
mattina. Bevi solo una tazza di caff. Cos, se hai
qualche cosa che ancora non  andato gi, il caff te
lo manda via...
E Giulietta fu ben lieta di non dover mangiare. E
domand subito se il babbo avesse gi fatto colazione:
Dorme ancora! sorrise la madre, contenta. -
Ma tra poco dovr svegliarlo.
Giulietta si accorse di attendere suo padre quasi con
paura. Perch ella sapeva che le avrebbe parlato di
quei due che erano partiti, perch ella sapeva che una
sofferenza nuova le si preparava.
E come il padre apparve, gi chiuso nella elegante
divisa dei Monica, ella lo salut, festosa, gli vers il
caff, gli prepar la seggiola accanto alla tavola di
cucina.
Hai riposato bene?
Bene, grazie... Ma a tratti mi pareva di volare...
Forse mi aveva impressionato quell'apparecchio che attendeva
la...
Si interruppe e mormor:
S, dico, la bara...
Un brivido che la madre di Giulietta non seppe nascondere.
Ma che Giulietta cel chiedendo:
Perch? Sar pur stato un velivolo come un altro...
S, va bene... Ma pensare che quei giovanotti,
quelli dell'equipaggio, se ne andavano per aria con un
morto... Povera gente!
Ma Giulietta, sottovoce, guardando contro luce un
asciugamani:
E loro? Voglio dire, il signor Gildas e la signora...
Poi quasi a voler far intendere che la cosa non le
interessava molto:
Mamma, metti in disparte questo asciugamani. 
un poco ragnato: meglio rammendarlo prima che si
rompa di pi...
E al padre:
Volevo dire, quei due, erano tranquilli?
Altroch! Gente abituata a volare.
No, spieg Giulietta. Volevo chiedere se erano
tranquilli non per il volo. Ma di spirito. La signora
piangeva?
Lo sapr poi quella che si pu anche piangere?
Non rideva, certo, ma aveva gli occhi asciutti e parlava
sempre con il signor Gildas. Mi ha dato una mancia
che... Non ve lo dico. Sar una sorpresa. Poi ha
baciato il commendatore.
E donna Ca?
Donna Ca non  venuta all'aeroporto. Era sfatta
e stanca come se le fosse morto il suo pi caro parente.
Monica no: sai  un uomo e che razza di uomo,
anche! Baci anche lui la svedese. Si vede che in Svezia
si usa cos per fare le condoglianze. E poi la signora
spar dentro l'aeroplano e il signor Gildas rimase un
istante sulla porticina. Quando sorrise per salutare, la
luce gli fece splendere i denti. Che bel figliolo! Chi sa
la vedova come se lo terr stretto... E speriamo lo
molli e lo lasci tornare qui a finire il campionato...
Diamine! protest la madre di Giulietta.
Non vorr restare l a consolare la vedova se ha impegni
qui...
Su quella visione di Gildas che dall'aeroplano salutava
tutti. Giulietta serr forte le palpebre. Era il solo
modo che aveva per non lasciar sfuggire quel pianto
che oramai troppo sovente le saliva agli occhi e le
tormentava l'anima.
Per non restare nella sua casa a patire, Giulietta riprese
l'indomani le sue lezioni alla Scala. A casa tentava
d'essere serena, ma il cuore era tutto un pianto.
Per patire un poco meno, per sentirsi meno sola e
abbandonata, passava, talvolta, davanti alla sua casa.
Alla casa dove Gildas l'aveva amata. E un giorno ella
fu tentata di salire. Il custode le consegn le chiavi, le
annunci festosamente:
Hanno messo il telefono. Che fortuna, averlo tanto
presto!
Ella sal sentendo tutto inutile; anche il telefono. A
che sarebbe servito se Gildas era lontano, accanto a
Ulla?
In perfetto ordine, tepida e profumata, la bella casa
l'attendeva. Le persiane erano calate, ma non totalmente,
cos che di tra le listelle passava una luce mite,
dolce, riposante, che conciliava alla dolcezza di ogni
sogno pi bello.
Giulietta si guard attorno. E le spiacque di non
trovare un'ombra di polvere, un fiore da buttar via,
un cuscino da sistemare, una poltrona da spostare.
Tutto risentiva di una mano, mercenaria indubbiamente,
ma affettuosa e vigile.
Cauta, come se temesse di svegliare qualcuno, ella
entr nella camera da letto. Nell'aria vi era, con un
leggero profumo d'acqua di Colonia, un latente odore
di sigarette. Lieve, appena appena percettibile, e tuttavia
sufficiente a ricordare la permanenza di Gildas in
quella camera. Giulietta non si ferm: and nella grande
stanza di bagno. Attigua a essa vi era un piccolo
spogliatoio e l ella vide appesa la vestaglia di velluto
scuro di Gildas. Vi pass le mani, vi appoggi una
guancia. La stoffa morbida le comunic un languore
estremo. Il caro profumo che da quell'indumento si
sprigion, le penetr nelle vene. E il cuore pianse, disperato:
Vik! Oh, Vik!
Una pena struggente, gi prossima alla disperazione
l'afferr. Abbandon la stoffa che serrava al cuore, sulla
quale premeva il viso. Si guard attorno ancora una
volta, usc, chiuse a chiave, discese, riconsegn le
chiavi al custode.
La primavera avanzava, l'aria era gi mutata, tutto
si faceva pi bello: e Vik non c'era. E Vik non giungeva.
E i giorni sfilavano: cinque, sette, nove... Ci fu
una partita che la squadra di Vik non vinse: e si invoc
l'assente, e si attacc velatamente Monica che aveva
concesso al grande calciatore di andare in Svezia.
E ancora pass un giorno, e Giulietta pens, disperata:
Non torna pi...
Un mattino apr il giornale: nella pagina della cronaca
sportiva c'era un grande titolo su tre colonne. E
il titolo diceva: La inspiegabile mancanza di Vik Gildas
mette la sua squadra in pericolo. Naturalmente,
sotto il titolo si dicevano mille cose vere o non vere:
tra l'altro si accennava a una vera e propria fuga di
Vik Gildas.
Giulietta usc. Le pareva di essere morta e che qualcuno
spingesse avanti lei che non aveva pi vita. Entr
nella sede dei telefoni, compose il numero di casa
Monica. Al cameriere disse piano:
Potrei parlare con donna Ca? Sono Giulietta, la
figlia dell'autista.
Poco dopo, la dolce e quieta voce di Ca le giunse
all'orecchio:
Giulietta... Che sorpresa! Ti occorre qualche cosa?
Donna Ca, per favore... Mi conceda due minuti...
Ho tanto bisogno di parlare a lei!
Ma vieni, vieni!
Quando?
Quando vuoi, Giulietta.
Ci sar anche il commendatore? Vorrei parlare
anche con lui...
E allora vieni all'ora dell'aperitivo. Abbiamo due
industriali romani a colazione, mio marito non mancher...
Deve, necessariamente, essere qui prima di
colazione e potrai parlargli, Giulietta.
Grazie, donna Ca...
Attese l'ora di andare a villa Monica, spasimando. Poi
si avvi a piedi. Corso Venezia: e non finiva mai quella
lunga strada. E poi svolt e fu nella sognante via quieta
e serena, dove gli alberi, prorompendo dagli antichi
giardini, mettevano nella strada cittadina rabeschi arcaici,
impreveduti e straordinari nel cuore della citt
gi dominata dai grattacieli.
Un cameriere apr, Giulietta super la breve distanza
che separava il cancello dalla scalea d'ingresso alla
villa. E subito, nell'atrio, ecco apparire Ca: vestita di
bianco, con un bel jersey morbido, trattato a pieghe
larghe. Aveva una cintura rosso rubino, scarpine rosso
rubino e a sinistra, dalla parte del cuore, un mazzolino
di papaveri, mirabilmente riprodotti in rubini da
un orafo sorprendente.
Giulietta! Ma che c'? Ti trovo smagrita... mormor
Ca, guardandola preoccupata.
Se la prese per mano, la guid nel suo salottino.
La fece sedere e non ebbe il tempo di domandarle ancora
che cosa vi era e perch era tanto smagrita. Giulietta
si pieg su se stessa, cominci a piangere.
Un gran pianto, che a tratti pareva un lamento, e
che faceva tremare tutta la bella, aggraziata figura della
danzatrice.
E Ca, che non sapeva che fare, che aveva sempre
bisogno di essere aiutata, non parl: si allontan di corsa,
spalanc la porta del salotto dove suo marito conversava
gaiamente con i due industriali romani ed esclam,
disperata:
Miro! C' Giulietta che piange tanto...
L'uomo guard Ca, attonito. Evidentemente non aveva
capito quanto ella gli aveva detto. Ma poi si
lev, and verso la moglie, chiese:
Hai detto che Giulietta piange? E dov' Giulietta?
Ca, un poco sconvolta, non seppe rispondere che due
parole:
 qui...
Si volse, vide nell'altra sala Giulietta, accasciata e
in singhiozzi: disse forte:
O vieni, Giulietta! Vedrai che mio marito trover
da sistemare tutto perch tu non pianga...
Ma che cosa vuole? Che  accaduto? chiese
Monica.
Candida e sincera, Ca mormor:
Io non lo so, Miro...
E allora Miro Monica, con dolcezza, spost la moglie
che era sulla soglia, guard verso l'altra sala e
vide, a sua volta, la fanciulla. And verso di lei, ed
ella, come si accorse di avere davanti quello che in definitiva
era il principale di suo padre, si alz, lentamente,
in piedi. Nell'atto che ella comp il cappotto
le scivol dalle spalle, ed ella rimase con il maglioncino
candido, con la gonnellina color cammello, con
quel suo bel corpo ben rivelato, con quei suoi capelli
cos leggeri e folti e giovani.
Cara! mormor Monica. Che cosa ti succede?
Gli amici di Monica si erano a loro volta affacciati
alla porta: e tutti vedevano Giulietta che in piedi, la
faccia calcata tra le mani, piangeva senza ritegno, con
un abbandono che rivelava la disperazione.
Monica le mise ambedue le mani sulle spalle, la costrinse
a sedersi nuovamente, le domand:
Come posso aiutarti se non parli, Giulietta?
Allora la ragazza parl, ciangott, mise insieme tante
parole spezzate da singhiozzi. E tra il farfugliare emerse
chiaramente e pi volte il nome di Vik Gildas.
Tu piangi per Gildas? mormor Monica, alla
fine.
Non torner pi, non torner pi... pianse Giulietta.
Ma chi te lo dice. Giulietta? Gildas deve tornare!
E Giulietta, disperata:
Non torner. E io gli voglio tanto, tanto bene...
Monica non rispose. Il silenzio di lui parve a Giulietta
una conferma: sollev repentinamente la faccia,
guard Monica, si aggrapp a lui, domand:
Lo sa, vero, che Gildas non torner? Oh, se lei
sa qualche cosa lo dica, commendatore... Io...
Fu allora che ella vide i due amici di Monica. Si
guard attorno, smarrita. I capelli le piovevano sulle
spalle, il viso, piccolo, addolorato, affinato, emergeva
puro e innocente da quella chioma a riflessi chiari.
Gli occhi, dilatati, lucidi, mettevano due zone scure nel
volto sbiancato.
Giulietta, balbett Ca, smarrita. Sono amici,
non aver paura... Non c' alcuno qui che possa criticare
il tuo dolore...
Nessuno criticher mai il dolore di una giovane
innamorata, disse uno degli uomini. Che diamine!
Un dolore cos sincero non pu far nascere commenti:
al pi far ricredere molte persone ciniche.
Quelle che non credono nell'esistenza dell'amore vero...
Giulietta tent di sorridere. Ma il sorriso fu una
smorfia penosa su la bocca fresca, dove i denti lucevano
appena nella contrazione delle labbra.
Vuoi cominciare da capo, Giulietta, e spiegare bene
tutto? preg Ca.
Ma intervenne Monica:
Non c' molto da spiegare, Ca... Gildas... Gildas 
da qualche tempo l'innamorato di Giulietta. E ora questa
bamboccia pensa che Gildas non debba tornare
pi, perch Giulietta sa che  partito con Ulla...
Che me l'ha portato via! proruppe la ragazza.
Quella donna  andata da lui, di notte...  stata con
lui tutta la notte! E lo conosceva da poche ore... 
bella, la signora Ulla, pu fare quello che vuole di un
ragazzo come Gildas...
Ma che sai, tu? chiese Monica, preoccupato. -
Come puoi dire che Gildas sia l'amante di Ulla e...
Giulietta butt indietro i capelli: serr forte le mani
l'una nell'altra: dimentic tutti, anche se stessa e parl
e ridisse di quella notte in cui ella aveva telefonato e
aveva udito una voce di donna nella camera di Gildas...
A poco a poco, sulla bocca di Monica, apparve un sorriso
leggero: tra sprezzante e divertito. Alla fine mormor:
Che tipaccio, quella donna...
E poi:
Ma tu...
Paternamente accarezz il capo della ragazza:
T'ho vista cos piccina che mi pare assurdo trattarti
da donna innamorata... Comunque, voglio dirti,
Giulietta, che se Gildas ti ha voluta significa che ti
ama. E che non potr dimenticarti tanto facilmente,
anche se, nella vostra relazione, ha posto una parentesi:
quella che si chiama Ulla. Parentesi gi chiusa,
scommetto, perch se ama te...
Non mi ama! Mi ha presa perch...
Guard Monica e sorrise con tristezza. Poi soggiunse:
Mi ha presa perch mi ha voluta portare via a
un altro. Credeva che io potessi nuocere alla famiglia
dell'altro: e allora si  presa Giulietta senza amare
Giulietta...  per questo che io sono disperata. Mi sarei
accontentata di amarlo senza chiedergli amore: ma
se non torna, come posso amarlo? Neppure questo mi
sar concesso, oramai... E non ne posso pi, non ne
posso pi!
In quel momento un cameriere entr, port un telegramma.
Fulmineamente Giulietta pens:
 di Vik...
E non sapeva nemmeno lei perch le fosse nato quel
pensiero. E rest immota, le dita intrecciate, il volto
bagnato, a guardare quel pezzetto di carta gialla.
Miro Monica apr il telegramma: guard Giulietta.
Lentamente ripieg il foglietto, a occhi bassi mormor:
Gildas non pu tornare...
Allora Giulietta si port le mani al capo, serr la testa
come se un dolore atroce l'avesse repentinamente
colpita: chiuse gli occhi, si butt indietro, parve morta.
Ma non era nemmeno svenuta: vigile, attenta, ben presente
a se stessa, ella piangeva ancora, cos arrovesciata,
sempre con le palme serrate sulle tempie, sempre
con quel disperato viso lavato dalle lacrime. E
alla fine balbett:
Lo sapevo...
Miro Monica si era avvicinato all'apparecchio telefonico.
Gi chiamava l'allenatore della squadra, gi
parlava, esasperato, con lui:
Gildas telegrafa, dice che non pu tornare per non
so quale incidente avvenuto. A me non piace essere burlato
da alcuno e tantomeno da un tale al quale non ho
usato che cortesie. Si informi, telefoni, telegrafi, eventualmente
parta.
Pos decisamente il microfono, mormor:
C' da impazzire... Il pi serio e onesto ragazzo
del mondo parte autorizzato da me... E quando sta per
scadere la sua licenza telegrafa e mi dice che non torner
pi. Eh, no! Non mi sento nato per essere
preso a gabbo da un calciatore. Gildas torner. Oh, se
torner...
Si volse ai due amici, mormor:
Vi prego di scusarmi. Non...
Ma uno dei due, senza sorridere, mormor:
Ma tu hai guardato quella ragazza, Monica? Non
potresti aiutarla almeno nella vita visto che non puoi
aiutarla nelle sue pene d'amore?
E che dovrei fare?
Raccomandarla a qualche produttore cinematografico.
Era straordinaria quella figliola dianzi, mentre
parlava del suo amore, mentre piangeva, mentre si disperava.
Guarda un poco! Tante lacrime non sono riuscite
a rovinare un viso! Si vede che ha pianto: ma
si direbbe che il pianto le abbia dato una patina di
bellezza...
Accasciata sulla poltrona, strette le mani in grembo,
i capelli spioventi attorno al viso, mollemente appoggiati
alle spalle e alla schiena, gli occhi dilatati, la
bocca socchiusa, ella era l, immota, lontana, smarrita.
Sotto il maglioncino il seno si rivelava, nitido e
senza impaccio di sostegni. E come la stretta gonna
era andata in su oltre le ginocchia, ambedue le gambe
si rivelavano nella purissima, agile linea: e l'arcuato piedino
aveva appena appena la punta sul pavimento e
faceva pensare a qualche cosa di aereo e di straordinariamente
morbido.
Povera figliola! mormor Monica. C' altro
da dirle, ora, che di un probabile film... Balla anche benissimo.
 una delle prime ballerine licenziate recentemente
dalla Scala. Ma se le dicessi di reggersi ora
sulle punte, cadrebbe...
Come se Giulietta non avesse fatto altro che seguire
i suoi pensieri, chiese, guardando Monica:
E perch non torna, Gildas?
Non lo so. Ma dovr pure spiegarmelo! proruppe
Monica. Sarebbe troppo comodo agire cos e
piantare in asso una squadra a met campionato... Se
non riesco a sapere che cosa  avvenuto, partir io...
 cos facile sapere che cosa  avvenuto! mormor
Giulietta.
E Monica non rispose. I loro pensieri erano uguali.
Ambedue credevano di non sbagliare dando un nome
preciso a quello che Gildas chiamava incidente. Ambedue
sapevano che l'incidente si chiamava Ulla e che
se Ulla voleva trattenere Gildas, le sarebbe stato estremamente
facile.
Monica disse a un tratto:
Non mi sarei mai atteso da Gildas un'azione di
questo genere! Comunque, Giulietta, ci vendicheremo...
Ed ella sorrise di un sorriso straziante. Aveva diciotto
anni, amava perdutamente un uomo, era al suo primo
amore e non pensava alla vendetta. Pensava soltanto
a quel suo breve e stupendo sogno per il quale aveva,
con gioia, donato la sua purezza.
Si lev, mormor:
Devo andare... O a casa saranno tanto in pena...
Ca rispose:
Rimani. Telefoniamo noi a casa...
Ho...
Stava per dire che si vergognava, che non osava restare
con loro: ma poi pens che forse l'avrebbero
mandata a far colazione con suo padre, dove mangiavano
i domestici. Ne fu terrorizzata, per quel suo volto
che portava la traccia di troppe lacrime, preg:
Se mi vedesse il babbo, commendatore...
Non  possibile. Tuo padre  allo stabilimento. Ha
accompagnato l un rappresentante e torner solo questa
sera...
Ca accompagn in una camera degli ospiti Giulietta.
La preg di riordinarsi, di riprendersi, di essere tranquilla.
E rimase a guardarla mentre Giulietta si pettinava.
La ragazza compiva ogni atto con delicatezza
estrema, come se temesse di sciupare qualche cosa o
di provocare qualche rumore troppo forte o, quantomeno,
di dare noia con i suoi movimenti. Ca la guardava
con tenerezza: e fugacemente, dolorosamente pensava
che forse, se tutto fosse secondo i suoi desideri,
fra alcuni anni avrebbe avuto anche lei una ragazza
cos da adorare. Bast quel fugace pensiero per farle
colare improvvisamente, dagli occhi, due grosse lacrime.
Giulietta le vide, si pieg sulla donna, teneramente
domand:
Signora... Perch?
Perch ho anch'io le mie pene, Giulietta... Ti guardavo
dianzi e pensavo che se non fossi tanto sventurata
oggi avrei una bambina: e domani la bambina
sarebbe come te. Cos, come sei tu. Magari con una
pena d'amore, magari con i capelli folti e lucidi come
i tuoi... Lo vedi bene, Giulietta, che nessuno  felice!
E poi, quasi per avere il sopravvento sulla sua malasorte:
Ma tu dovrai essere felice, anche senza Gildas. Ti
aiuteremo, Giulietta, vedrai... Fidati di noi. Fidati di
me. Io...
Sorrise umilmente e mormor:
Io sono buona, Giulietta. E le persone buone portano
fortuna.
Giulietta le cadde davanti, in ginocchio. Mise la fronte
contro l'abito bianco di lei e le parve di essere davvero
davanti alla Madonna.
Mi aiuti, donna Ca. Mi aiuti a non morire, perch
i miei genitori non hanno che me...
Ca la sollev, se la tenne vicina. Poi la prese per
mano e insieme scesero nella sala da pranzo. Subito
i tre uomini guardarono Giulietta. Un poco a disagio,
ella attendeva di mettersi con gli altri a tavola: respir
di sollievo quando si accorse di avere un posto
a lato di donna Ca.
Nella sala luminosa entrava il sole passando di tra
le ricche tende color avorio antico. Un raggio mite s'allungava
al suolo, risaliva, accarezzava le spalle di Ca,
le baciava la nuca. Ed ella era cos soffusa di luce
che Giulietta pot guardare ancora lei come a una imagine
protettrice e divina.
Pi tardi, nel salottino di Ca, uno degli amici di
Monica diceva a Giulietta:
L'attendo a Roma presto. Io non m'intendo davvero
nulla di cinematografo e di provini. Ma la presenter
a un comune amico: e sono certo che potr
fare qualche cosa per lei.
Il sole bagnava appena appena gli alberi qua e l
scheletriti, qua e l teneramente coperti di foglie nuove,
quando Giulietta saliva su un tass per tornare a casa.
Nella borsetta aveva una banconota che a fatica Ca
era riuscita a farle accettare. Ma nel cuore aveva chiuso,
con tremenda decisione, il suo dolore. Chiuso con
violenza, cos da non consentirgli pi di traboccare.
Chiuso, per non patire, per non urlare, per non morire.
E come giunse a casa disse a sua madre:
Forse la strada giusta si sta delineando, mamma.
Donna Ca mi ha presentato a qualcuno di molto importante,
che mi far conoscere un produttore cinematografico.
Mi daranno parti dove dovr ballare e sono
certa che mi far onore...
La madre guard Giulietta, vide che gli occhi della
figlia erano disperati. Vide che quegli occhi avevano
pianto, che quelle labbra tremavano per trattenere una
angoscia che voleva traboccare.
Un lungo sguardo, quello della madre alla figlia. Una
quantit di domande che le labbra non lasciavano sfuggire.
Ma la certezza di essere davanti a una ragazza
che pativa fino a morire e che lottava fino all'estremo.
E non aver paura, mamma, sapr comportarmi
bene...
Mi ha parlato donna Ca, tronc la donna. -
Mi ha parlato dianzi. Sia come vuole essere. Ma se tu
avessi fatto la sarta...
Lo sguardo di Giulietta and a quel mobiletto che
racchiudeva la macchina per cucire e diventava tavolino.
Era l'orgoglio di sua madre, quel mobiletto. Con
gli occhi della mente Giulietta si vide davanti a quella
macchina, intenta a cucire. Non c'erano danze nella sua
vita, non vi era Passo d'addio, non vi era Vik Gildas.
Una sarta, piccola e umile come tante altre. E un grande,
umile, onesto amore, come per tutte le piccole
sarte del mondo.
Ma non era andata cos. Fra quel modesto trampolino
che poteva essere la macchina per cucire e il presente,
erano passati i dieci anni di scuola di ballo, vi
era stato il Passo d'addio e vi era stato Vik Gildas. E
poi Ulla.
Senza pi dire parola alcuna Giulietta and nella sua
camera e si butt sul letto. La faccia nel guanciale, i
capelli ammassati su una spalla, ella si abbandon a
quel suo tormento che le portava il fisico a una spossatezza
estrema. Sent avanzare il sonno: lo invoc come
il malato invoca il farmaco di guarigione. S'abbandon,
si addorment.
La madre dischiuse la porta: vide la ragazza addormentata
sul letto, si avvicin, tra spaventata e sorpresa.
Come turbata dallo sguardo che la scrutava, Giulietta
si mosse, cambi posizione, si mise supina. E allora
la madre vide che sotto i cigli della fanciulla, si
erano fermate due lacrime. Rilucevano come gemme: i
lunghi cigli le trattenevano. Come la creatura disperata
trattiene l'ultimo brano di un sogno, l'ultima parola di
una cara poesia, l'ultimo suono di una canzone che
non udr mai pi.
Piano, cautamente, la madre, chiuse la porta e se ne
and nella cucina. E come vi giunse, si guard attorno.
Tutto era come sempre: poche cose umili e pulite:
un vasetto di fiori, una seggiolina, le tende candide
e leggere. Tutto come sempre e tuttavia ogni
cosa pareva diversa. Forse perch da troppi giorni ormai
la cinciallegra non cantava pi.
La donna infil il ditale, prese l'ago, vi introdusse il
filo, cominci a ripassare i panni del bucato. Ballo, cinematografo
e la malinconia immensa di Giulietta...
Pos il lavoro, punt i gomiti alla tavola di marmo, si
prese il capo fra le mani... Ah, come era triste la casa
dove l'unica cincia non cantava pi!
Come era triste sentire che qualche cosa era mutato
e non sapere quale nome dare a quel qualche cosa che
portava ombre in quel piccolo cielo sereno di umile
casa...
E tutto and quietamente, per due giorni. Il terzo
giorno qualcuno suon alla porta della casa di Giulietta.
Ed entr una ragazza semplice, modesta, giovane
e gentile. Si guard attorno impacciata, chiese:
C' la signorina Giulietta Colombo?
No... rispose la madre. Le occorreva qualche
cosa dalla mia figliola?
La giovane, mormor, tra smarrita e dolente:
Sono l'impiegata del Notaio Accursi. Ho dimenticato
di telefonare alla signorina per la firma di certi
documenti. Se il Notaio rientra e non li trova firmati
mi licenzier. Sono in prova... Doveva passare la signorina
da noi: ho telefonato alla scuola: ma non c'. E
allora sono venuta qui; e mi scusi, mi aiuti, signora!
Ho bisogno di lavorare, se pu, non mi faccia licenziare,
se pu...
Ma io l'aiuto in tutto, cara! esclam commossa
la donna. Ma Giulietta non c' e non so di quali
documenti si tratti. Forse di quelli che occorrono per
il cinematografo?
La ragazza guard attonita la donna, serr forte al
petto una grande busta che teneva tra le mani: mormor:
No... Non so cosa alcuna io di cinematografo. Si
tratta...
Fulmineamente cap. Come in un lampo intu il disastro
che stava per combinare. Riud la telefonata del
Notaio a Monica, risent le parole che Gildas aveva
detto al Notaio. Ciangott:
Se non c' la signorina rimedier... Scusi...
Mi faccia vedere di che si tratta, sorrise la madre
di Giulietta. Forse posso aiutarla... E lei pu
anche attendere. Giulietta sar di ritorno fra poco...
No, no... Vado... Rimedier... Devo proprio andare...
Penso che il signor Notaio a quest'ora sar tornato
e se non mi trova...
La madre di Giulietta si mise con le spalle contro la
porta. Pallida, decisa, ben ferma nelle sue intenzioni,
disse forte:
No: lei non esce se prima non mi ha fatto vedere
di quali documenti si tratta. E se non vuole farli
vedere a me, lei rester qui sino a quando Giulietta
sar rientrata... Scelga. Per me  la stessa cosa.
La ragazza, pallida, con gli occhi pieni di lacrime,
balbett:
 per la casa, signora...
La casa? Ma quale? La nostra casa  questa, e
non c'entrano n avvocati n notai. Si paga l'affitto e
nessuno ci ha mai dato noie. E poi: Giulietta che c'entra?
La casa  intestata al mio uomo...
La ragazza butt sulla tavola la busta gialla, volt
le spalle alla donna, appoggi la fronte al muro, cominci
a piangere.
La madre di Giulietta apr la busta: vide alcuni fogli:
non cap cosa alcuna.
Leggeva nel dattiloscritto, frasi a lei inspiegabili: e
non capiva perch su una carta bollata ci fosse il nome
di Giulietta Colombo e su un'altra il nome di Vik
Gildas.
Con la punta dell'indice tocc una spalla della ragazza
e con molta calma le disse:
Non pianga ch si sistema tutto, per lei. Piuttosto
mi spieghi tutte queste parole... E sia calma e serena
perch nessuno ha mai dovuto patire per colpa mia.
Si figuri se voglio far patire lei, povera ragazza! Sieda.
Nel salottino, le offr una seggiola: la ragazza vi
prese posto, tenendosi il fazzoletto al naso, raccogliendo
in esso le lacrime che grondavano dagli occhi, spieg:
Il signor Gildas ha comperato un appartamento
nuovo. Ma subito dopo ne ha fatto una finta vendita
alla signorina Giulietta Colombo. Ora ci sono documenti
che la signorina deve firmare...
La madre di Giulietta si era seduta: aveva un gomito
sulla tavola e reggeva la guancia con la palma.
Ascoltava: e le pareva che le parole di quella ragazza
le giungessero come se le venissero dal di l di una
cascata. Le parole a tratti venivano sommerse ed ella
non le udiva pi. Tuttavia restava, nel suo cervello,
quel gran scrosciare d'acque: e si sentiva fredda, madida,
tremante, come se tutta l'acqua di quella grande
cascata le mandasse, sul corpo, spruzzi violenti.
Ha capito, signora? chiese la ragazza.
Ho capito. Lasci qui i documenti e li far firmare...
Oh, no! Non posso! Non devono uscire dallo studio
questi documenti... Ora, posso andare?
Vada...
Le apr la porta. Richiuse. Si trascin fino alla seggiola
dove dianzi si era seduta, vi si abbandon. Chin
la fronte sulla tavola, e finalmente pianse. Perch finalmente
aveva capito perch la sua bella cincia non
cantava pi.
Il tempo pass. La donna si asciug gli occhi. Poi
and a prendere l'elenco del telefono. Cerc il nome
del Notaio Acuirsi: lo trov. Compose il numero telefonico,
e a chi le rispose, ed era voce femminile, chiese:
Sono la mamma di Giulietta Colombo. Lei  la
signorina che due ore or sono era qui, da me?
Sottovoce, cauta, trepida fu la risposta:
S, signora...
La madre di Giulietta sent che la gola le diventava
dolente, come se fosse stretta in una mano crudele.
Soggiunse:
Giulietta  venuta?
S, signora...
Ha firmato?
S...
Sent che il cuore le saliva alla gola e la soffocava.
Riprese:
Cos che la casa  di Giulietta, oramai...
Certamente...
Grazie. Buona sera...
Il mondo era crollato. E aveva travolto la sua cincia.
Le pareva di vederla: piccola, quella cincia, con le ali
aperte ma fermate dalla Morte, stava l, presso le macerie
di quel mondo pulito, piccolo ma tanto onesto
nel quale era cresciuta. Quando ud il noto squillo che
Giulietta imprimeva al campanello per farsi subito riconoscere,
and ad aprire. Giulietta entr, sorrise, salut,
disse che pioveva.
Ma come sua madre non parlava, si volse: erano nel
minuscolo vano antistante la camera di Giulietta.
Ci che Giulietta vide sul volto di sua madre, fu
soltanto dolore. Il pi grande, il pi cocente, il pi
straziante dolore.
Mamma! balbett la ragazza. Che cosa c'...
E la donna era l, immota e guardava la figlia ferma
sulla soglia della camera. Alle spalle di Giulietta, appeso
a un attaccapanni, vi era il gran tut del Passo
d'addio. Non avevano ancora trovato un posto per metterlo,
quel gran tut, troppo grande per gli armadi modesti.
E pareva che su le spalle di Giulietta fiorisse una
nuvola o un grande fiore: o anche un sogno dipinto da
pittore d'avanguardia.
Mamma, mamma! grid Giulietta. Che cosa
 accaduto al babbo? Oh, mamma, parla!
Ma la donna, pacata, le rispose:
Il babbo sta bene, Giulietta. E tu devi tacere perch
io voglio che continui a star bene. Almeno lui,
Giulietta, almeno lui, povero uomo!
Vide Giulietta fare un passo avanti, poi retrocedere.
La fanciulla, in un gran lampo comprese tutto e l'anima
sua parve folgorarsi di terrore.
 venuta una scervellata qui per farti firmare
certi documenti. Ha sbagliato, non doveva certo venire
qui. Cos ho saputo. Gildas ti ha regalato una casa. E poi
se ne  andato. Io non ti dico brutte parole: tutte
quelle che il mondo penser di te io non te le dico.
Io ti dico che se fai sapere qualche cosa a tuo padre
io ti butto dalla finestra e poi dico che sei caduta.
Almeno, pianger su una disgrazia non su una vergogna.
E ora vieni ad aiutarmi perch sono in ritardo
con la cena...
Giulietta si spogli, indoss l'abito da casa. And
nella cucina, cominci a preparare le verdure. La madre,
sul tagliere, tritava erbe odorose.
Silenzio. Interrotto solo dai piccoli rumori delle stoviglie.
Freddo, asciutto, serio, era il volto della donna.
Pallido, triste, bagnato di pianto quello di Giulietta. La
madre accese il gas, vi mise la pentola, chiese:
Minestra e carne fredda: quella avanzata oggi. Va
bene per te?
S, mamma.
Al babbo dar anche un poco di formaggio. Ve
ne  solo per lui. Se ne vuoi, scendi a prenderlo...
Non ne voglio, mamma. Ma se...
La voce si spezz. Si butt addosso alla mamma, la
serr disperatamente a s, implor:
Sgridami, picchiami, ammazzami, se vuoi, ma non
essere cos, mamma! Oh, mamma! Gli voglio tanto bene!
Mamma, lo adoro! Mamma, se sei stata innamorata...
Lo sono stata, innamorata. Ma a letto ci sono
andata con mio marito. E siamo stati fidanzati sette
anni, perch si era poveri e di sposarci non si poteva
parlare... Sette anni di bene: perch lui sapeva che se
avesse allungato le mani gli avrei allungato un ceffone.
E ancora oggi, mi dice che ero un accidente e
gli facevo paura e gli facevo andare via i bollori. E
che dopo, quando tornava a casa, pensava che la vita
sarebbe stata bella, poi, con una donna cos. Bella e
placida. Una vita da trascorrere tranquilli, in piena fiducia,
fra reciproco rispetto. E fu cos. E tanti anni
sono passati, senza che un granello di sudicio venisse
attorno a noi. Ce l'hai portato tu, il sudicio. Ma lui
non deve saperlo. Perch io, Giulietta, non lo voglio
veder patire, quel mio uomo che ci ha dato tutto. Vita
calma, senza pensieri, con tutto il necessario. Ci ha
mantenute da signore, sgobbando sempre, rinunciando
anche alle ferie perch cos aveva salario doppio. E se
i signori Monica sono sempre stati generosi, lo si deve
a lui, che si fa volere bene perch  il galantuomo pi
galantuomo che esista...
Giulietta le stava addosso: piangeva sempre. Le braccia
lungo il corpo, incapace di abbracciare la figlia, la
donna le parlava.
E ora lavati la faccia e non se ne parli pi.
Soltanto... Soltanto se devi andare via, fai che sia presto.
Vai a Roma, vai dove vuoi. Io ho bisogno di non
vederti per qualche tempo.
Mamma, assolvimi! Mamma, ti voglio tanto bene!
S, me l'hai gi detto... E io ti ho gi detto come
si comportano le brave ragazze quando vogliono bene...
Ma io non potevo attendere di essere sposata. Gildas
non si sposer mai... Pensa sempre a quella ragazza
che  morta. E me lo disse. Mi disse che se volevo essere
la sua amante, non dovevo avere pretese... E forse
per compensarmi del male che mi faceva, mi don una
casa... Una bella casa, mamma.
Non mi interessa. A me piace questa, per la quale
paga l'affitto il mio uomo.
Ma un giorno, mamma, quando avr guadagnato
molto, saremo forse ricchi...
Allora la donna divent cos rossa da far temere per
lei. Un poco discosta dalla madre, Giulietta la guard,
mentre con una mano si tappava la bocca, quasi a voler
trattenere l'urlo di terrore che sentiva nel suo petto.
La donna sbotton la camicetta di lana: l'aveva chiusa
fin sotto la gola, quella camicetta, e aveva un collettino
staccabile di lino bianco. Come ebbe liberato il
collo, la donna parve respirare meglio. Ma la voce era
afona allorch ella disse:
Bada bene, Giulietta, a quello che dici. Perch se
non crepo per un colpo, pu anche darsi che ti faccia
fare quel volo dalla finestra. Attenta a te! Hai la casa
e tienila. Ma che nessuno lo sappia, fino a che io sono
viva!
Come vuoi tu, mamma... Io posso anche venderla
la casa, posso...
Quello che vuoi tu! url la donna. Quello che
vuoi tu! Ma stai zitta, zitta, zitta! Io non posso sapere
di pi, pensare di pi, conoscerti di pi!
Urlava.
La ragazza le cadde di schianto davanti: la donna
credette che volesse chiederle perdono. Ma poi vide
che Giulietta cadeva all'indietro, livida, i cigli socchiusi,
le labbra bianche.
Giulietta...
Trov la forza di sollevarla, di appoggiarla, seduta,
alla parete: apr un armadio, tolse la bottiglia dell'aceto,
bagn la fronte della ragazza.
Giulietta...
La sollev: la sent leggera e morbida. Vide che le
braccia di lei si abbandonavano, si aprivano. Una povera
cincia, caduta dal cielo.
L'adagi sul letto. Giulietta apr subito gli occhi, mormor:
Scusa...
Va meglio?
S, mamma, ma abbi piet di te e anche di me...
Fu per levarsi.
Che fai, dove vai, che vuoi?
Se viene il babbo...
 presto ancora...
Sedette sul letto, Giulietta si butt indietro, la nuca
affondata nel guanciale. Gli occhi chiusi. La bocca socchiusa,
la respirazione affannosa.
Allora la madre domand e la voce era incerta:
Vorrei domandarti una cosa, Giulietta. Ma ho
paura.
No, mamma... Non temere. La gente pu ancora
credere che io sia onesta...
E poi si mise bocconi, la faccia dentro il guanciale:
Oh, mamma! Una volta sono stata con Gildas, una
volta sola! E poi mi ha lasciata! Oh, mamma, quella
donna come  bella, come  ricca, come  elegante...
 la pi bella, la pi elegante, la pi affascinante donna
del mondo, mamma! Vik non torner pi...
E la madre mormor, convinta:
 gi cominciato il tuo castigo...
Si lev.
Mamma, non andare via...
C' la minestra da preparare. Chi sa da quanto
tempo l'acqua  a bollore... E se l'acqua bolle troppo,
diventa cattiva... Stai gi...
Si avvi. Giulietta vide che la madre camminava trascinando
i piedi. Una donna stanca. Come non l'aveva
veduta mai. Una donna che per un istante barcoll,
si appoggi allo stipite, prosegu.
Tutto girava, tutto pareva instabile, tutto pareva
crollarle addosso. Si lev, torn nella cucina, si abbandon
sulla seggiola. E la madre, buttando le verdure
nella pentola, disse:
Dovrai farti un abito per andar via... E bisogner
metter insieme un poco di denaro per l'albergo e...
Pensa a tutto donna Ca, mamma.
La donna guard stancamente la figliola: e stancamente
chiese:
Donna Ca sa?
Ment:
No, mamma. Al mondo sei tu sola a sapere...
Dio lo voglia...
E non parl pi. Ma Giulietta vedeva una donna che
si faceva forte, che reagiva e lottava con se stessa per
non piangere un atroce e recente lutto. La faccia della
madre era davvero cos: simile in tutto a quella di coloro
che sono gi spezzati dentro, che hanno il cuore
ferito e sanguinante e tuttavia non vogliono piangere.
Tutto andava come sempre. La minestra, il buon
odore di cibi casalinghi. Il piatto della carne fredda
preparato con cura: le fette sottili, uguali, un ciuffetto
di prezzemolo qua e l, ad adornare il piattino. La
fetta sottile di formaggio, su un piatto oblungo. E in
un cestello le poche mele, le piccole pere.
Tutto come sempre. E come sempre la solita domanda:
Che si fermi alla villa a mangiare?
Vuoi che telefoni, mamma?
Ma il campanello del telefono squill. And la madre,
Giulietta ud che diceva:
Ecco, si parlava di te! Allora non vieni a casa...
Pazienza. Cos, se mangi con il personale, parli di politica
e di ballo e ti diverti... Naturalmente Giulietta 
qui. Ti saluta e noi due si va a tavola...
Pos il microfono. And a spegnere la fiammella del
gas. Tolse i piatti fondi dalla tavola, intinse il mestolo
nella pentola, colm i due piatti fondi, li rimise a tavola,
uno per Giulietta, uno per s. Poi prese il piattino
della carne: tolse alcune fette, le mise su un piatto, lo
copr, lo ripose in quello sgabuzzino perennemente imbiancato
che lussuosamente chiamavano dispensa. L
vi era freddo e le vivande si conservavano. Vi era anche
una finestrina rettangolare, che dava sul prato.
Al di l della finestrella la donna vide il cielo buio,
senza stelle. Poi ud la pioggia gorgogliare chi sa dove.
Forse dal canale che scendeva lungo la casa.
Quando torn nella cucina vide Giulietta a capo basso,
davanti al piatto.
Mangia... sugger la donna. Mangia anche se
non hai voglia. Di lacrime e rimpianti non si vive.
Ma anche lei faceva una gran fatica a mandare gi
il cibo. Quando sent la mano della figlia cercare la sua,
sorrise appena. Un sorriso che parve il presagio di un
gran pianto. Un sorriso che si chiuse subito: come si
chiude in un cielo carico di nubi l'improvviso apparire
di uno sbadiglio di sereno.
Pi tardi, quando gi tutto era riordinato, quando
gi le due donne stavano per coricarsi, giunse il padre
di Giulietta. Ed era cos gaio, lustro e felice, che l per
l la donna ebbe timore che avesse bevuto.
Ma l'uomo prese la sua donna fra le braccia, la strinse
forte, le annunci:
Dimmi pure che sono un villanzone... Ma ho incaricato
il cameriere che serviva di stare attento a ci che
dicevano... E i padroni hanno parlato di Giulietta e
hanno detto che fra un paio di giorni partir. Vogliono
la conferma, l'avranno questa notte o domani mattina,
poi Giulietta se ne andr a Roma, far dei film e noi
saremo ricchi, perch la nostra Giulietta non ci dimenticher
e avremo una bella casa e...
E resteremo qui, dichiar la donna. Perch
io la madre dell'artista che tutti criticano perch non
si sa come guadagna, non la voglio fare...
Ma come! proruppe l'uomo. Tu sarai la
madre di un'artista che guadagna con il suo lavoro, di
una artista che facendo dei film mette insieme qualche
milione e...
Un'altra volta, su la congiunzione la donna mise un
punto fermo.
Quando vedr con i miei occhi i film fatti dalla
mia figliola pu anche darsi che cambi casa e vada
a stare meglio. Per ora non se ne parla perch io, qui,
ho tutto. Termosifone, scaldabagno, pavimenti lucidi e
ogni comodit. Qui sto e qui resto.
Ma non vuoi accompagnare tua figlia a Roma? -
domand l'uomo, esterrefatto.
No.
Non vuoi? chiese ancora l'altro, totalmente
smarrito.
No.
Ma i signori Monica hanno perfino detto che daranno
loro il denaro... Trover modo di restituirlo, sai...
Anche se gi so che non intendono fare un prestito,
ma aiutare Giulietta...
Ecco: aiutino Giulietta. Io non mi muovo.
L'altro, che aveva ancora il suo berretto di divisa fra
le mani, ne lustr la visiera: poi la rigir e la lampadina
vi si riflett. Era pensoso, triste, assorto. Guardava
timoroso la moglie e capiva che ella stava per
esplodere. Per di pi, a repentini pallori succedevano
sul viso di lei violente fiammate.
Ma non stai bene? domand umilmente, rivelando
preoccupazione e dolore.
Sto benissimo. Soltanto, non ne posso pi di
tutto quello che accade. Avevo fatto una figlia per averla
con me, fino al momento di mandarla all'altare. Invece,
la si mand prima a sgambettare su un palcoscenico
e ora la si manda a fare la scema al cinematografo.
S, scema, perch far anche lei quelle scemenze che
rivelano ci che una donna non deve rivelare, si far
dare quei baci che fanno venire il voltastomaco e che
insegnano agli innocenti...
Gridava. Giulietta la guardava timorosa. E l'uomo la
fissava allibito. Non aveva mai veduto la sua donna in
quello stato d'animo, non si era mai accorto che gli
anni erano passati anche per lei e che quella sera, la
sua donna, pareva quasi vecchia.
Se Giulietta deve andare a fare l'attrice, vada. Io
complice non voglio essere.
Ma... Ma fare l'attrice non  fare la delinquente! -
proruppe l'uomo. E per che diavolo parli di complicit?
Qui si tratta di stare a lato di una ragazza giovane,
che pu aver bisogno della mamma...
Figurati!
Un sorriso triste, dolorosissimo, straziante, fu sulla
bocca della donna. Che ripet:
Figurati! Non ha bisogno della mamma, va'! Lascia
che parta sola. Io resto qui.
E Giulietta disse piano, senza guardare il padre:
Ha ragione, babbo.  meglio resti qui. Anche per
te...
Per me? Ma io chiudo casa e vado a stare in villa.
Sono cos felici tutti e la camera per me  gi pronta...
Tu sai come vado d'accordo con tutto il personale...
Ecco! scatt la donna. Se ti piace stare in
villa con il personale, sta' pure. Ma la casa non si
chiude. La mia casa...
Si guard attorno, a mani giunte. Sorrise alle sue
piccole cose linde, ben note e care. Parve rivederle
dopo un tempo indefinito. Parve abbracciarle con quel
suo sguardo innamorato e devoto. Ripet:
La mia casa! Sono stata felice qui... Andatevene
voi due, se volete...
Allora l'uomo rise:
Ohe, donna! Che tu sia esasperata perch Giulietta
se ne va a fare il cinematografo, posso capirlo. Lo eri
anche quando doveva fare la ballerina. Ma che ti disperi
al pensiero di lasciare la casa, mi pare troppo...
E non ne parliamo pi, per l'amor di Dio! Vada sola,
Giulietta, se la caver bene.  importante, oramai... O
lo  quasi...
Guardava con orgoglio la sua figliola. Ella aveva la
solita coda di cavallo, l'abitino da casa, e stretto alla
vita un grembiulino rosso con le spalline.
C' un poco di caff? chiese l'uomo.
Dio santo! esclam la madre di Giulietta. Con
tutte le tue storie avevo dimenticato il caff! Scusa...
E ne bevi un altro sorso anche tu, cos mi fai
compagnia.
No: prendo la camomilla. Perch mi hai messa in
agitazione e se prendo caff non chiudo occhio. E voglio
dormire, dormire, dormire...
Chino il capo, triste il viso, Giulietta pens:
Vuol dormire, dormire, dormire, per non pensare...
Per non pensare a tutto il male che le ho fatto, a tutto
il male che non potr perdonare mai...
E si coricarono, come sempre. E come accadeva da
molto tempo oramai, Giulietta richiam alla memoria
tutto il suo breve sogno d'amore.
Una rosa ella pens, sarebbe durata di pi...
Neppure la durata di un fiore aveva avuto quel suo
bel sogno. E tuttavia ella poteva pensare a Vik Gildas
solo con amore. Amore grande, immenso, fatto di dedizione
assoluta. L'amore della sua giovane et, sbocciato
per un uomo bello, triste e lontano: lontano da lei con
il cuore, con il pensiero, con lo spirito. Ma a lei caro
come non lo sarebbe stato mai pi alcuno nel mondo.
Nel sogno di Vik, ella si addorment.
Quando si dest fu pronta a levarsi, a farsi toeletta,
a indossare l'abito da casa per le faccende. Ma squill
presto il campanello del telefono: e la voce di Monica
annunci a Giulietta:
Giulietta, fai la valigia! Devi essere a Roma questa
sera! Ti ho gi fatto prendere io il biglietto. Alla
stazione t'accompagner tuo padre il quale ti porta
anche un regalino della mia Ca. Cos, non ti offendere,
non farti dare denaro dai tuoi.  la mia Ca che vuole
pensare a te. Accetta. Le farai una cortesia...
Giulietta non rispose. Non aveva parole. E Monica
domand, perplesso:
Hai sentito, Giulietta?
Oh, commendatore...
Ma che fai? Piangi? Santo cielo come prendi male
la vita, Giulietta! Bisogna ridere quando viene la gioia...
E poi, sommesso:
Ma se piangi per Vik, hai torto. Non merita nemmeno
una lacrima, quel bel tipo... Parti e sii felice. E
per qualunque cosa, rivolgiti a Ca... Buon viaggio, Giulietta...
Due ore dopo, alla stazione, suo padre le diceva, con
voce tremante, le stesse parole:
Buon viaggio, Giulietta...
E il treno part. Giulietta vide suo padre sventolare
il berretto: vide rifrangersi sulla visiera il pallido sole
che si faceva strada fra la pioggia leggera leggera. Poi
non vide pi nulla.
Milano le restava alle spalle. Ed ella andava, sola,
verso una citt nuova per lei, portandosi il suo giovane
cuore colmo di un sogno che aveva avuto minor durata
di un fiore. Nella borsetta aveva una busta che
ancora non aveva aperto. Era di donna Ca. Giulietta
tolse la busta, la lacer, vi trov una lettera e un
assegno. Trem di sgomento vedendo la cifra che vi
era scritta. E il cuore le si gonfi di emozione leggendo
le poche parole: Giulietta cara, questo assegno avrei
voluto dartelo dopo il tuo Passo d'addio. E il dono nostro,
di Miro e mio. Ti servir per qualche abito e per
quanto vorrai tu. Non piangere pi, Giulietta. E cerca
di essere felice, pensando che la felicit completa non
esiste per alcuno. Nemmeno per Ca.
Poche parole venute dal cuore: e Giulietta lo sapeva.
Pieg l'assegno, lo mise nel portafogli, pieg la lettera,
la mise nella borsetta. Si tenne la borsetta in grembo,
guard il panorama che si snodava, veloce. Nella vettura-salone
c'erano poche persone. L'aria era fresca, la
poca gente intenta a leggere. E Giulietta cerc di fare
altrettanto. Suo padre le aveva acquistato, a caso, alcune
riviste: accanto a quella di sport vi era quella
politica e quella per pubblico femminile. Giulietta sfogli
le riviste: poi le mise a lato. Appoggi la nuca allo
schienale della poltrona, s'abbandon ai suoi pensieri.
Sapeva oramai che davanti a lei non vi era che una
strada da seguire. Quella che doveva portarla alla vittoria:
per vincere la battaglia con se stessa, per offrire
almeno una sodisfazione a quella sua mamma che era
rimasta a Milano, sola e disperata e chiusa in un dignitoso
silenzio che la rendeva straziante.
Bisogna che io conquisti qualche cosa, per risollevarmi
da questo fallimento...
Chiuse gli occhi: e subito li riapr. Nell'ombra calata
su le pupille, era subito apparso Gildas. E non voleva
pensarci. Voleva andare avanti, senza di lui, imparando
a poco a poco a non amarlo pi.
Quando fu il crepuscolo ed ella seppe che Roma stava
per avvicinarsi, ebbe paura. Paura di essere sola. Poco
prima di scendere si guard nello specchio del suo bauletto
di bellezza. Il volto pallido era riposato: la sua
giovanissima et poteva anche aver vantaggio su qualunque
tormento morale. I capelli, raccolti come il solito
nell'opulenta coda di cavallo, ricadevano soffici e leggeri
a lambire, appena appena, il bavero dell'abito a
giacca color vecchio avorio. Accanto a lei vi era un
soprabito nella stessa stoffa e nello stesso colore dello
abito a giacca. Aveva scarpe marrone chiaro, guanti
marrone, e il bauletto di bellezza era di pergamena color
avorio. Per acquistarle tutto quel completo i suoi
genitori non avevano badato al loro piccolo libretto di
risparmio. Il babbo di Giulietta aveva detto che sua
figlia doveva presentarsi molto elegante, molto corretta.
Perci, nella valigia, ella aveva un altro abito a giacca
e una redingote di grossa e pesante seta blu, ravvivata
da un gran bavero di organza bianca.
E il treno si ferm. Ella si sporse, per trovare un
portabagagli: e subito una voce maschile grid:
Ben arrivata, Giulietta...
Guard attonita chi le parlava e teneva alto il viso
verso di lei. Ma ella non riconobbe la persona che
teneva il volto sollevato verso il finestrino.
Ah, che cattiva fisionomista! Sono l'amico di Monica,
Giulietta.
Allora ella arross, mormor:
Scusi...
Scenda. Penso io a tutto. Ho ricevuto tali ordini
da donna Ca che se non ne metto in pratica almeno
un paio mi sentir un uomo indegno...
Si occup di tutto. Quando la valigia di Giulietta fu
collocata nella grossa vettura chiara che attendeva,
l'uomo le sedette a lato e le disse, gaiamente:
Dovr pure ripresentarmi... Ettore Valentini ed 
un nome che le dice un bel nulla. Sono industriale come
Monica e ho messo sottosopra amici che non vedevo
da anni e anni per accontentare lei, Giulietta.
Mi spiace! mormor.
Perch le deve spiacere? Ho ricordato di avere
persone influenti nel campo cinematografico e mi 
stato facile ottenere per lei quanto desideravo. Domani
stesso le faranno un provino.
Domani?
Eh, s! E non abbia paura perch nessuna persona,
mai,  uscita malmenata da questa prova. Per
la verit, Monica mi ha detto di non farle perdere
tempo. Ho ubbidito.
Era, Valentini, un uomo di media statura. Piuttosto
forte, aveva il viso largo, simpatico, aperto, non bello.
Ma il sorriso era bello. E anche facile e comunicativo.
Molto elegante e sicuro di s, Valentini poteva avere
da poco superato la quarantina.
Ho scelto per lei uno dei pi importanti alberghi
di Roma, sorrise l'uomo.
Ha fatto male, mormor Giulietta. Mi trover
a disagio.
Monica ha voluto cos e mi ha assicurato che lei
si trover benissimo. Come del resto penso io. Eccoci,
Giulietta. Le lascio il mio numero telefonico nel caso
volesse chiamarmi. Chiami a qualunque ora perch
sono un uomo libero e solo e quindi anche se chiamasse
all'alba o in piena notte non dovrei subire interrogatori.
Scese, l'autista scaric la valigia, gli inservienti del
grande albergo si presero il bagaglio di Giulietta. L'uomo
la salut, Giulietta fu sola: sola e terribilmente a
disagio in un ingresso luminoso, dove la gente passava
continuamente, dove lift elegantissimi manovravano gli
ascensori.
Un giovanotto in divisa blu a bottoni d'oro si impadron
di Giulietta, le sorrise, la fece entrare in uno
degli ascensori.
Terzo piano, ordin al lift.
Terzo piano. Una bella camera con le pareti foderate
di seta chiara a righe azzurre, con un enorme tappeto
chiaro, con un letto di ottone e distesa sul letto la
coltre simile a quella delle pareti.
E Giulietta non sapeva se dare mance o no, se salutare
o no, se togliersi il soprabito o attendere di essere
sola. E come fu sola, trasal perch squillava il campanello
del telefono. La voce cordialissima di Valentini,
domand:
A posto? Tutto bene? Ha mangiato in treno? No?
E che fa, la cura del digiuno? Telefoni perch le portino
la cena in camera. Cos riposa e non ha l'obbligo
di mutarsi d'abito...
Grazie...
Telefonare per farsi portare la cena. A chi, telefonare?
Sollev il microfono, subito una voce maschia
chiese:
Comanda, signora?
Vorrei cenare in camera...
Va bene, signora. Buona sera...
Giulietta sapeva che nei romanzi, solitamente, quando
una ragazza povera capita in un ambiente di lusso,
pensa che la bella fiaba comincia. Che il regno delle
fate entra in funzione. Per lei, era tutto il contrario.
Si sentiva cos sola, impreparata, sperduta, che il regno
delle fiabe diventava il suo, quello che aveva lasciato,
quello dove vi era la sua mamma che preparava il
minestrone, le fette di carne, le piccole frutta. Il suo
bel regno fatato era quello perduto: perch in esso ella
aveva lasciato la vera gioia, la vera felicit, il vero
benessere. Tutto ci che se ne era andato e che forse
non sarebbe tornato mai pi.
Si era tolta l'abito, era in vestaglia, quando bussarono.
Un cameriere spinse avanti una tavola a rotelle:
poi le offr il cartoncino con la lista delle vivande, perch
ella scegliesse. Nomi difficili. Trov una scappatoia
dicendo:
Non ho appetito e sono stanca. Faccia lei...
Va bene...
Sorrise appena appena, prepar la tavola posta di
sghembo presso una finestra.
Ripart con il tavolino, riapparve e sul tavolino fumava
qualche cosa. Mise il tavolino a rotelle accanto
alla tavola apparecchiata, domand:
Servo io o vuol servirsi con comodo?
Faccio da me, grazie...
Buona sera...
Vi era una crema, una fetta di carne con qualche
complicazione di salsa bianca e leggera. Un gran vassoio
di frutta, alcuni dolci. Acqua minerale, vino bianco.
Giulietta cominci a mangiare la crema. E pens ai
minestroni di Milano. Assaggi appena la carne, mangi
una banana. Non tocc un solo dolce.
Quando ebbero sparecchiato e fu certa di essere finalmente
sola, desider di udire la voce della sua mamma.
Si fece mettere in comunicazione con Milano, and
a lavarsi, si infil in un pigiama di seta rosa, nuovo
nuovo, attese.
Dal sottostante viale salivano, non fragorosi, i segni
della vita notturna. Le persiane erano chiuse e Giulietta
non os aprire. Aveva paura della notte: la
prima che passava sola, lontana dalla sua casa. Imagin
la sua cameretta: la sua casa, la cucina. A quell'ora
la mamma si preparava per andare a letto. Aveva chiuso
il contatore del gas, aveva staccata la corrente dal riscaldatore
elettrico, aveva fatto i conti di quanto nel
giorno era stato speso. Ed era sola. Sola come non
mai, perch Giulietta non sarebbe rientrata.
Quando le annunciarono che Milano era in linea, si
sent morire. Quando ud la voce di sua madre, ebbe paura che le cadesse il cuore.
Mamma... Ti penso tanto, mamma...
Quieta e ferma, di l rispose la donna:
Anche noi, Giulietta...
C', il babbo?
No. Ma mi ha telefonato di salutarti. Sapeva che
avresti chiamato. Poi ha telefonato la tua maestra,
dalla Scala. Ti manda molti auguri e vuole che ti faccia
onore. Buona notte. Giulietta. Non raddoppiare: chi sa
quanto costa...
Non raddoppio, mamma. Buona notte... E un '
bacio, mamma...
S, grazie...
Pos il microfono. E non seppe dirsi se sua madre ,
l'avesse anche ricambiato, quel bacio. Si coric. Ebbe
una gran voglia di piangere: ma scacci le lacrime. Il
letto era morbido, i lenzuoli finissimi, di lino morbido
e fresco. E la giovinezza di Giulietta era miracolosa.
Fu essa che le port il gran sonno pacificatore dei bambini.
Si dest: e la mente, come un lampo, comp una immagine: quella di Gildas. Dov'era? Benefico e benevolo, la
richiam il telefono. Era Valentini che le diceva:
Tra un'ora passer a prenderla, Giulietta...
Indoss l'abito a giacca, un abito ben fatto, color del
corallo. Ferm la sua chioma con abilit, ritocc appena
appena le labbra. Poi sent un poco di vuoto
allo stomaco: ma non pot ingoiare che una tazza di
caff. Quando le dissero che il commendatore Valentini
l'attendeva ella era pronta: fresca come una rosa di quell'inizio di primavera.
Nel corridoio dovette cercare la via per l'ascensore: la trov. Discese. Valentini parlava con due signori
e subito si conged da loro per andare incontro a Giulietta.
Buon giorno, Giulietta! Dio mio, come  giovane!
Meno di ieri! ella sorrise diventando per un
istante la Giulietta Colombo dei giorni felici.
Ma non si vede! egli ribatt, divertito.
La fece salire nella sua macchina guidata dall'autista.
E tutto si svolse con molta naturalezza. Sfil la
strada che andava a Cinecitt, il commendator Valentini,
molto ossequiato, non dovette fare anticamera. E
Giulietta si trov davanti ad alcuni uomini, alcuni dei
quali erano molto amici di Valentini e gli davano del
tu, altri, con calore, si presentarono a lui. E Giulietta
cap, se pur ve ne era ancora bisogno, che Valentini
era una potenza come lo era Monica. E anche comprese
che per tutta quella gente ella era gi l'amante
di Valentini o stava per diventarlo. Non le importava
nulla. Ben ferma nelle sue idee, sapeva che per superare
la sua immensa pena doveva arrivar a una meta:
e doveva essere una meta luminosa. Odiava tutti coloro
che le erano attorno, che la sogguardavano, che la pesavano,
che la spogliavano: e aveva la percezione esatta
che tutti quegli uomini le leggessero negli occhi quell'odio.
Poich gli sguardi loro mutavano espressione come
si fissavano in lei.
Conta di vedere se  fotogenica, disse a un tratto
Valentini. E questo lo potete dire voi. Della danza
me ne faccio garante io.  stata la migliore al Passo
d'addio e alla Scala  quotatissima. Si diceva a Milano
che doveva sostituire, il prossimo anno, la prima ballerina
assoluta.
Giulietta guard Valentini e gli sorrise. Egli argutamente,
ammicc: e quando pot, si avvicin a lei e
sussurr:
Ha visto? Lei credeva che soltanto le donne sapessero
mentire? Ci riescono benissimo anche gli uomini.
Lo so, ella rispose.
E l'uomo la guard, mentre la larga e simpatica faccia
di lui, repentinamente, si rattristava.
Coraggio e volont: ce la metta tutta, Giulietta.
Certamente...
Si impossessarono di Giulietta, le fecero togliere la
giacca e sotto ella non aveva camicetta. Aveva soltanto
la sottoveste, bianca e leggera: non aveva reggiseno,
non aveva null'altro. E un uomo disse: Che belle
spalle, che bel seno. Come  giovane e fresca! Ci pensi
tu, al trucco?
E la truccarono. E poi le prove. Su i capelli, gi i
capelli, aperte le labbra a un sorriso, chiuse le labbra
per una espressione di mestizia...
Ora balli... le disse poi qualcuno.
Non ho le scarpette...
Ma non ha portato il suo corredo di danzatrice?
S. L'ho all'albergo.
Rimandarono le prove di danza per l'indomani. Giulietta
fu libera. Ma Valentini volle parlare con qualcuno
che conosceva a fondo. Lasci sola Giulietta, torn poco
dopo, le disse:
Benone! Mi assicurano che lei  un amore...
Poi:
Vuole fare colazione con me? Sono le tredici. Si
potrebbe andare a colazione in un luogo verde e tranquillo.
Grazie... Ma sar una cattiva commensale...
Dovr pur mangiare, Giulietta... Perch morire di
fame, per amore,  troppo fuori moda.
Lo so, ella rispose. Ma non  colpa mia se
io amo come si usava una volta.
La macchina andava per un lungo viale dove le
piante mettevano rabeschi di oro e di nero sull'asfalto
chiaro. Valentini stava in disparte, Giulietta lo imitava:
tra loro vi era un grande spazio. E in quello spazio
Giulietta aveva abbandonata una mano. D'un tratto
sent la mano di Valentini su la sua: ne prov quasi un
dolore fisico: come se l'avessero pugnalata con una
lama che con la ferita le avesse data anche la sensazione
tremenda del freddo che ogni acciaio conserva. Ma non
cerc di distogliere la mano. Guard Valentini e chiese:
Voleva dirmi qualcosa?
No, l'uomo rispose, interdetto.
Credevo, ella mormor.
L'uomo, dopo una esitazione, tolse la sua mano da
quella di Giulietta. E non parl pi fino a quando giunsero
al ristorante. Aveva attorno molte piante con le
foglie nuove e qua e l si disegnava, come una spennellata
buttata a caso, il verde argenteo di un olivo.
Vi era poca gente e sebbene il locale volesse mantenere
una impronta rustica era palese che si trattava di
un ristorante di gran classe.
Giulietta tentava di essere gaia e non poteva. Cap
che una ragazza triste o musona non avrebbe rallegrato
il commensale e allora, abilmente, aggrappandosi alla
antica astuzia, quella che Gildas aveva tolto di mezzo,
mormor:
Mi spiace, commendatore, di non poter essere una
compagna allegra e senza pensieri. Ma lei lo sa che
cosa mi  accaduto. Sono una ragazza povera, figlia
di un autista. Ho sperato, con la mia arte, di innalzarmi
ed era nel mio programma di vita, una sola cosa:
sfruttare la mia arte, la mia giovinezza e quel poco di
bellezza che Dio mi ha dato. Mi credevo calcolatrice e
cinica, fredda e senza cuore. Mi sono innamorata di
Vik Gildas e subito mi sono accorta di essere una ragazza
come lo siamo quasi tutte noi che veniamo dalle
case popolari. Felici per un modesto abito nuovo, beate
per un raggio di luna che entra nella nostra cameretta,
liete per un mazzolino di mammole. Avevo creduto di
poter vivere solo ottenendo pellicce e brillanti: mi accorgo
che per avere Gildas sarei lieta di possedere una
casa anche pi modesta di quella che ho e di lavare i
piatti e strofinare i pavimenti.
Credo che tutte le ragazze innamorate la pensino
come lei, Giulietta. Soltanto, di ragazze veramente innamorate
oggi ve ne sono poche. Una volta le ragazze
pensavano al cuore prima e al frigorifero americano
poi, oggi pensano prima al frigorifero americano e poi
al cuore. Forse perch pensano che un cuore si pu
sempre mettere a congelare, cos che non vada a male
come sta andando a male il suo. Giulietta.
Crede? ella domand incerta.
Eh, s! Se il suo cuore fosse sano capirebbe di
essere stato trattato male. Ma lei, vede, non aveva il
frigorifero per metterlo al sicuro, cos  andato a
male...
Giulietta chin il volto, guard il suo piatto. Vi stava,
quasi intatto, il cibo. E ne ebbe una ripugnanza
violenta.
E deve mangiare, sa, Giulietta. Perch le prove
che le faranno fare saranno faticose.
E poi, fissandola con sguardo serio:
Si faccia un nome, Giulietta.  una rivincita sul
cuore.
Prover.
Sorrise all'uomo, chiese, timida:
Lei mi sar vicino?
Certamente.
E non le importer nulla se mi crederanno la sua
amante?
 a lei che potrebbe importare qualche cosa. Io
sono scapolo e libero. E un uomo non ha mai nulla da
perdere.
Le fece conoscere un poco di Roma: ma non tent
pi di prenderle la mano. Riaccompagn la ragazza all'albergo,
le disse:
Domani verr a prenderla. Riposi.
Fu una giornata eterna, per Giulietta.
L'unica consolazione ella la ebbe telefonando a sua
madre. Che tuttavia le disse:
Non telefonare tutti i giorni, Giulietta.  una
spesa...
Allora ella disse:
Ho avuto un grosso regalo da donna Ca... Non ti
preoccupare, mamma: lasciami almeno la consolazione
di udire la tua voce ogni giorno. Come  stato per tutti
i giorni della mia vita.
E fu verso mezzanotte che il telefono squill e che
la voce del centralinista le disse:
 chiamata da Milano.
Si sent morire: pens a mille cose e tutte dolorose,
come se per lei altro non aleggiasse che la sventura
sulla sua casa. Respir di sollievo udendo la voce di
Monica:
Bene, Giulietta! So che il provino del viso  andato
benissimo. Ora fatti coraggio e affronta le altre
prove...
Grazie, s, commendatore...
E non pensare troppo a Gildas.  inutile...
 inutile? Perch mi dice questo, commendatore...
Ti spiegher, Giulietta... Fra pochi giorni verremo
Ca e io, cost. Ci che conta. Giulietta,  che tu vinca
la tua battaglia.
E Gildas non torner, commendatore?
Torner... Per finire il campionato. Ma ti dir
tutto, Giulietta.
Ancora una parola, commendatore, la prego. Lei
sa qualche cosa di Gildas...
S...
E crede che io possa sperare, che io...
No, Giulietta, non sperare pi. Spera soltanto nella
tua vittoria come artista. Poi, l'amore verr. Non si
chiamer Gildas, ma sar un amore migliore. Vinci la
tua battaglia.  un uomo serio che te lo dice: un uomo
che direbbe la stessa cosa alla sua figliola, se avesse
la gioia di averne una.
Grazie...
E piomb sul letto, la faccia nel guanciale, le mani
fra i capelli. La conferma era pi atroce della constatazione
iniziale. Non poteva capire che cosa fosse avvenuto
in Gildas. Ma poteva dirsi, con disperazione, che
non sarebbe riuscita mai a odiare Vik.
Nel pianto, se lo ritrov vicino, in quella casa del
suo grande e povero sogno. Bello, gentile e triste: con
gli occhi grigi sempre perduti in quella sua passione
lontana, con la voce calda e calma, che sapeva tuttavia
distaccarsi sempre dal presente e sempre tesa al richiamo
di qualche cosa che non avrebbe trovato mai
pi.
Oh, Vik! pianse. Ti voglio tanto bene!
E poi si lev, and a lavarsi il viso: si ricompose.
All'immensa pena, si era aggiunta la volont di vincere.
Non sapeva bene per che cosa o per chi: ma sapeva
che doveva fare qualche cosa per avere una ragione
d'essere al mondo.
Il mattino dopo era pronta. Aveva raccolto in un
pacco la gonnellina di seta bianca che serviva in palcoscenico
per le prove importanti: gonnellina e corolla,
maglione rosa, scarpette rosa. E il corsetto aderente,
scollato, ma casto.
Valentini l'accolse con un ampio e felice sorriso. Ella
aveva l'abito a giacca color avorio. Era qualche cosa
di chiaro e di straordinariamente giovane in un giovane
mattino colmo di luce.
Buon giorno, Primavera! salut l'uomo.
Buon giorno, commendatore...
Un inserviente aveva tolto di mano a Giulietta il
pacco: l'autista se l'era posto a lato.
Che c' in quel pacco, Giulietta?
Il mio corredo per le prove, commendatore...
Non ha una valigia?
S: ma troppo grande per cos poca roba.
Posso mandargliene una che vada bene per poca
roba? Ho un amico che le fabbrica.
Oh... Allora...
E arross.
L'uomo vide quel rossore: domand, sommesso:
Perch  diventata rossa?
Non lo so! Neppure so di essere diventata rossa!
Vide il largo cordiale viso di Valentini diventare dolce,
quasi patetico. Lo ud mormorare:
 veramente cara, lei. Una cara, povera Giulietta
alla quale vorrei ridare un poco di gioia.
Il petto di lei si sollev per un grande sospiro. E la
bocca rimase chiusa su i denti piccoli e lucidi.
A Cinecitt discesero. Le solite storie del giorno innanzi.
Poi Giulietta and in un salottino, si spogli e si
rivest. Apparve a quella gente ritta sulle punte, con
le belle gambe disegnate dal maglione, con i seni alti
che appena appena si rivelavano all'appiccatura. Con le
perfette braccia, arcuate sul capo, in una positura elegante,
morbida, voluttuosa. Un pianoforte attacc l'Adagio
del balletto Il Palazzo di Cristallo dalla Sinfonia di
Bizet. Pass come velo nell'aria, la mirabile creatura:
l'operatore s'entusiasm, gli altri tacquero. E Ettore
Valentini si sent vecchio, lui che aveva poco pi di
quaranta anni, davanti a quella fanciulla che pareva
una bambina, appena di un poco cresciuta. Giulietta
ball come non mai: come neppure aveva danzato la
sera del suo Passo d'addio. Giulietta era la grazia, l'avvenenza
gentile, era la danza stessa. E come si pieg,
su l'ultimo accordo, gli uomini, inconsapevolmente, applaudirono.
Si sollev, li guard: ansimava appena appena,
pi per l'emozione che per la fatica.
Stava su le punte, immota, le braccia aperte. Li
guardava e aveva la bocca socchiusa: gli occhi erano
terribilmente tristi, e pareva dicessero:
Sono qui... Giudicate voi. Decidete voi della mia
vita...
Le disse forte un uomo cui tutti si inchinavano:
Se il provino rende ci che lei ha dato, domani
avremo una vera, splendida e nuova stella... Ma una
stella autentica, sa... Non fatta solo di bellezza. Fatta
anche di arte.
Giulietta si inchin, come sotto lo scrosciare di un
applauso. E l'uomo che l'aveva elogiata, si volse a Valentini
e gli disse, piano:
Ma lo sai che  un amore... Cara, semplice e
brava... Ti ringrazio, Valentini...
Poco dopo, con Valentini, tornava all'albergo. E l'uomo,
come la macchina fu lontana da Cinecitt, le disse:
Volevano offrirle un pranzo, festeggiare il suo
successo. Ho detto che no. Che lei vuole vivere tranquilla.
Ho fatto bene?
S. Le sono tanto grata...
La salut, le disse di telefonare per qualunque cosa
avesse desiderato. Si separ da lei.
Non telefon. Non aveva bisogno di cosa alcuna. La
sua vita che pareva un racconto di fate, si svolgeva per
lei nella realt pi fonda e pi malinconica. Ma una
settimana dopo, gi alzata e gi in attesa di andare
verso quel suo racconto di fate, le giunse la telefonata
di Ca Monica. Era a Roma, ospite di amici in una
villa. Avvisava Giulietta dell'arrivo di Miro Monica.
E Giulietta si prepar a ricevere Miro Monica: si
prepar come se dovesse andare incontro a qualche
cosa di irreparabile e tremendo che pretendeva tutta la
sua forza di volont.
Miro Monica fu da lei, in uno dei saloni dell'albergo.
Le and incontro, come ella apparve, le disse, con gioia:
Brava, cara! Siamo contenti, cos contenti che...
Sorrise, soggiunse:
E bisogna andare avanti, tenacemente, Giulietta.
Non fosse che per i tuoi genitori... Avanti a qualunque
costo...
E allora ella cap che Monica doveva dirle davvero
qualcosa che avrebbe potuto schiantarla. Chiam a s
tutte le sue forze, mormor, sedendo in una poltrona:
Sieda, commendatore. E mi dica...
Egli prese posto davanti a lei, avvicin la poltrona
cos da toccare quasi con le sue le ginocchia di Giulietta.
Gildas  tornato, Giulietta.
Va bene, mormor la giovanetta. E poi?
 cos difficile da dire...
Giulietta sorrise con una pena straziante: continu
per Monica: E le ha detto che sposer quella bella
donna che  rimasta vedova.
Magari! Magari si fosse davvero innamorato di
Ulla! Saprei come distoglierlo da quella donna, ammesso
che ne fosse incapace lui. Ma c' un'altra cosa,
Giulietta, che  pi pericolosa e che nessuno, probabilmente,
riuscir a vincere...
Cento pensieri, uno dietro l'altro, come grani di rosario,
si snodarono nella mente di Giulietta. Cento
supposizioni, cento dolori. A tutto ella pens. E a tutto
diede il nome della fine di lei. Ma non si attendeva
quanto Monica le disse:
Gildas, dopo aver accompagnato Ulla nella sua
casa, si rec a Stoccolma, per salutare quella tomba
a lui tanto cara: la tomba della sua Nnina. Da poco
era nella sua citt quando per la strada incontr la
sorella di Nnina, Ingrid. La giovane era simile in tutto
a Nnina: pi giovane di Nnina, ma uguale a lei.
Gildas l'aveva lasciata poco pi che bambina; in due
anni era mutata e si era fatta donna, per quel miracolo
di natura che in breve volgere di tempo muta un'adolescente
in giovane donna. Ella gli and incontro, gli
sorrise dolcemente. Poi si lasciarono. E Gildas and
nella sua casa deserta ed ebbe una febbre violenta. Solo
come era, non pot altro che chiamare il suo miglior
amico: il solo amico che egli abbia. L'amico fece trasportare
Gildas in una Clinica. E un giorno in quella
Clinica and a trovarlo la sorella di Nnina... Quando
Ulla torn, gi dimentica del suo recente lutto, fu la
sorella di Nnina che le imped di entrare nella camera
del malato. Quella ragazza che somiglia a Nnina
e si chiama Ingrid, toglier per sempre a te, Giulietta,
il tuo bel Gildas.
Miro Monica aveva parlato lentamente, senza guardare
Giulietta. Ma quando sollev le palpebre e vide la
fanciulla, rest senza respiro. Giulietta pareva di marmo.
Un volto appena appena rosato, ma pur sempre
immoto, rigido, statuario. Come se repentinamente la
ragazza si fosse pietrificata e di lei nulla pi avesse
palpito.
Ulla non ti ha portato fortuna, Giulietta. E io mi
sento un poco colpevole, anche se, lo puoi credere,
non abbia mai pensato, neppure per un istante, a
quanto poteva accadere presentando Gildas a Ulla.
Allora, il povero volto marmoreo parve rianimarsi un
poco: e la voce di Giulietta, afona, stanca, morente, si
ud appena mentre ella diceva:
Ma Vik... Che cosa dice Vik?
Dice che gli pare di ritrovare Nnina: e che la
vicinanza di Ingrid un poco lo solleva dalla sua pena.
Se almeno una persona della famiglia di Nnina si
avvicina ancora a lui,  come essere un poco assolto.
Dai vivi e dai morti. Da chi ancora pu parlare e da
chi non parler pi...
Tacque, sospir, soggiunse:
Forse, Giulietta, per me, per te, per chi sa quanto
 avvenuto fra Gildas e te, il comportamento di lui non
ha molte attenuanti. Non si comporta bene con te, io
sono il primo a convenirne. Nessuno si farebbe scrupolo
di definire mascalzone Vik. Ma c' l'attenuante
della somiglianza con quella morta. Ho veduto due fotografie,
quella di Nnina e quella di Ingrid. Posso assicurarti
che la somiglianza  sorprendente anche se 
molto facile trovare due sorelle somiglianti.
Tese la mano, capovolta: offr la sua palma forte
e sicura alla ragazza: istintivamente ella allung la sua
mano piccola, che aveva fossettine come quelle dei
bimbi.
Dimentica, Giulietta, e lavora... Ti farai un bel
nome. Lo so bene che  facile dire di dimenticare:
tuttavia dovrai davvero essere forte e andare avanti
senza Gildas.
La piccola voce afona e stanca, domand:
Gliel'ha detto lui, commendatore?  Vik che vuole
essere dimenticato?
Miro Monica non rispose. Ma dopo un silenzio breve
mormor:
Ha detto che vuole finire il campionato e andarsene.
Perch sente che Nnina lo chiama pi di prima.
Ma lui, implor Giulietta, lui ama quella ragazza,
quella Ingrid appena conosciuta?
Ancora Monica tacque: ancora egli rispose:
Forse non l'ama. Giulietta. Ma  affascinato da
quella somiglianza. E alla fine, perch vuoi perdere
tempo per un infedele che ti ha gi fatto patire tanto?
Giulietta chin il capo: alla sommit delle gote i
lunghi cigli misero due mezzelune tremule: due grosse
lacrime si staccarono da quei cigli, crollarono su l'abito
chiaro. Con le punte delle dita, leggermente, pietosamente,
come se livellasse la terra su una piccola tomba,
Giulietta livell quelle gocce: la stoffa le assorb: ma
vi rimase una macchia un poco pi scura.
Oggi verremo a prenderti per portarti a cena con
noi, Giulietta. Ca ha tanto desiderio di salutarti. Su,
Giulietta! Ah, come era bello vederti ridere sempre e
guardare il mondo con sfida! Sorridi, Giulietta: e sfidalo
ancora il mondo.  tuo. Sei giovane, bella, guardati
bene, sei intelligente. Serra i pugni, buttati avanti...
La vide balzare in piedi, serrare a pugno le piccole
mani: la vide piegarsi in avanti, come se stesse per
lanciarsi. Le sorrise, le disse, piano:
Cos... Brava!
Si era alzato anche lui, le stava davanti, la guardava,
commosso.
La incit:
Un gran nome, su un cartellone: Giulietta Colombo!
Pensa alla gioia di tuo padre, povero, caro
uomo! Lotta, Giulietta...
S... ella disse.
E batteva i denti, come per freddo o febbre.
Vendicati degli uomini che non sanno amare... Innamorati
di un altro, che ti ami, ti rispetti e ti sposi...
Non  possibile. Non amer pi.
Si dice sempre cos. Tutti, almeno una volta nella
vita, avremo detto cos...
Io l'ho detto ora: e vale per sempre. Io amo Vik.
Continuer ad amarlo. Mi ha tradita, ha fatto bene.
Non dovevo buttarmi tra le sue braccia. Mi ha trattata
appunto come si tratta una donna verso la quale non
si hanno doveri. Lo amer per sempre. E per non affogare,
ho il mio lavoro...
L'uomo la guardava e capiva che Giulietta non mentiva.
Vi era qualche cosa di cos alto e puro in quella
povera ragazza venuta da umile famiglia, che se ne
sentiva toccato nel pi profondo del cuore. Giulietta,
forse, apparteneva davvero a quella esigua schiera di
creature che sanno amare: e se amano  per tutta la
vita. Non volle pi discutere n parlare. Serr la mano
di Giulietta, le disse:
A questa sera...
Grazie. Dica a donna Ca che ho tanto, tanto bisogno
di vederla...
Lo accompagn fino all'uscita. Quando l'uomo, gi
in vettura, si volse, la vide ferma nella cornice del portale
alto sulla strada. Una figuretta che pareva di carta:
intagliata su lo sfondo scuro e lasciata l, per il gioco
di un bambino. Una figuretta fragile, immota, con le
braccia lungo il corpo, i pugni stretti.
La vettura spar, Giulietta risal nella sua camera.
Senza piangere, prese posto in una poltrona. Davanti
a lei vi era un grande specchio che la riproduceva tutta:
ed ella guard all'altra Giulietta e le disse:
Vik non torna pi...
E sapeva, Giulietta, che la storia non poteva essere
andata diversamente. Perch un filo stregato aveva condotto
la storia per quelle vie che il destino aveva
voluto. Era giunta a Milano la meravigliosa Ulla: il
marito di lei era morto ed era stato Vik che aveva dovuto
accompagnare la vedova in Svezia. E lasciata la
vedova al suo fragile dolore, era stato facile a Vik
raggiungere la tomba dove esisteva un dolore assai
meno fragile, un dolore tenace, cocente, costante. E
l, quel destino che aveva preso una strada tanto lunga
per spezzare il cuore di Giulietta, aveva portato di
fronte a Vik Ingrid che tanto somigliava a Nnina.
Sapeva Giulietta che non vi era pi nulla da fare.
Vik era perduto. E neppure l'amore pi grande del
mondo l'avrebbe riportato a lei.
Il trillare del campanello del telefono la fece balzare
in piedi. Era Valentini che le annunciava il suo
arrivo.
Ed ella si prepar: nel suo grande armadio c'erano
oramai alcuni abiti belli che aveva acquistato con il
suo denaro, tremando di sgomento per quanto la grande
sartoria chiedeva di prezzo. Ma lo sapeva che una
diva non poteva andare avanti con un abito semplice e
due abiti a giacca. Aveva escluso gli abiti da sera
troppo costosi ma si era adattata a qualche vestito elegante.
E ne indoss uno di seta pesante color banana.
La figuretta agile e tornita s'avvantaggi in quella veste:
Giulietta parve assai pi alta di quanto in realt
ella fosse. La coda di cavallo, che oramai era celebre,
s'inond di sole allorch ella si avvicin alla finestra.
Roma respirava tutta in quella felice primavera. Palazzi
eleganti erano davanti all'albergo. E folla elegante
passava nella via dove transitavano automobili da miliardari.
Doloroso ma caro un pensiero pass nella
mente della fanciulla. E quel pensiero la port alla
visione indimenticabile del panorama che ella vedeva
dalla sua casa. Un prato e case alte, massicce, con
tante finestre: ma pur sempre case popolari. E sotto
di esse s'allungava una strada di periferia, dove talvolta,
tra asfalto e marciapiede, nasceva un ciuffo d'erba.
Non passava mai gente elegante per quella strada.
Ma vi giocavano, molte volte, i ragazzi di quelle case
con tante finestre. E qualche volta vi passava la bella
macchina di Vik.
Il pensiero costante, dominante e doloroso ritorn, a
farla morire ancora un poco. Ma non imprec, non
pianse, non maledisse. Sorrise, di un sorriso straziante:
disse piano:
Mio caro Vik...
Poi avvisarono che era attesa, ed ella scese nell'atrio
dell'albergo. Valentini l'aspettava, devoto e serio, come
sempre. Con lui si diresse a Cinecitt.
E subito, l'uomo le disse:
Questa sera sar anch'io con voi, Giulietta. Miro
Monica vuole anche me nella villa di quei suoi amici...
Una villa grandiosa, Giulietta, a pochi chilometri dalla
Via Appia: ma come la vedrete vi parr di essere lontana
da Roma centinaia di chilometri. Hanno saputo
celarsi tanto bene tra gli alberi quegli amici di Monica
che qualche volta, anche loro stessi, dimenticano
di essere a Roma. A che ora verr a prendervi, Giulietta?
Non lo so. Telefoner io. Perch non so a quale
ora finir di girare qui...
L'uomo le strinse la mano. Ella scese, entr dove la
sua fiaba si svolgeva.
Non conosceva alcuno, non aveva voluto essere presentata
ad alcuno. Attorno a lei, cauta, cauta, quasi
pietosa, aleggiava la leggenda del suo infelice amore. I
maligni aggiungevano frange velenose, i buoni vi spennellavano
piccole nuvole rosa. Comunque, Giulietta Colombo,
che lavorava bene e seriamente, che non tentava
di emergere su alcuno, che non dava gomitate,
che vestiva bene ma assai sobriamente, che soprattutto
non voleva rubare l'amante ricco ad alcun'altra
donna, godeva di molta stima, di molto rispetto e di
molta dolcezza. Tutti erano dolci con lei: perfino il
regista.
Il film che Giulietta interpretava aveva il titolo romantico:
La ballerina non sogna pi. E Giulietta doveva
interpretare la parte di una danzatrice che deve
ballare anche quando si sa tradita, anche quando sa
il suo amore malato, anche quando sa che il suo amore
 morto.
In una visione, danzando, ella doveva vedere il suo
amore che moriva. E Giulietta Colombo, per un bisogno
dell'anima, pens a Vik. A Vik che ella doveva considerare
morto. Lo vide lontano, il suo Vik, in una terra
che lei sola imaginava: tra neve e silenzio, presso un
piccolo lago che s'increspava riflettendo i monti candidi.
Lo vide, il suo Vik, andarsene piano, con una
donna accanto. Una donna che si chiamava Nnina, che
si chiamava Ulla, che si chiamava Ingrid... Oh, troppe,
troppe donne nella vita di Gildas! E troppo grande
l'amore di lei, di Giulietta, per poter sopportare tutte
quelle donne...
Disse il regista, in una sosta:
Ecco, ora lei sa che il suo amore muore solo e
lontano. Ma lei deve terminare lo spettacolo nel grande
teatro. E balla piangendo, perch il suo amore non c'
pi.
Silenzio. E nel silenzio, nelle luci, nel caldo tremendo,
nel ronzare delle macchine, nell'immensit di un palcoscenico
sul quale, a sfondo, c'erano almeno cento ragazze
in tut candido, ecco Giulietta Colombo ergersi
sulle punte: e fermarsi un istante, immota, leggiadra
nel suo tut nero.
L'orchestra accompagn la danza della ballerina. Ella
comp i suoi passi, le sue piroette, i suoi volteggi. E
poi si disse:
Il mio amore  morto. Vik non torna pi...
Lacrime cocenti, quali nessuna donna nell'arte aveva
mai versato, cominciarono a scendere dai dolci e disperati
occhi di Giulietta. Lacrime vere, che scioglievano
il trucco e imbrattavano il viso: lacrime che colavano
sul petto, che a rivoli scendevano fino a insinuarsi
all'estremit delle labbra.
Qualcuno mormor, sgomento:
Dio mio, come piange...
Un macchinista si asciug, furtivo, una lacrima.
Due danzatrici, quelle che stavano pi prossime a
Giulietta, la fissarono, costernate. Poi serrarono forte le
palpebre, perch a loro non era permesso piangere anche
se il cuore traboccava di lacrime.
Il grande finale: lo scatto sulle punte, il grande inchino:
e un povero tut a corolla, adagiato sul pavimento.
Le macchine si fermarono, attorno fu silenzio.
Poi il regista guard Giulietta che stava ancora ferma,
china, sola sullo sfondo dei tut candidi. L'uomo uso
al comando guard quella piccola ballerina: le and
accanto, le tese una mano, l'attir, se la serr fra le
braccia. Poi la respinse, le volt le spalle e fugg.
Le due ballerine che dianzi avevano trattenuto il loro
pianto, non serrarono pi le palpebre. E due lacrime
belle caddero a loro volta sui candidi tut.
Cos, fra lacrime vere, dolorose e pure, Giulietta
Colombo si insinu tra le vere stelle.
Poco dopo, sola nel suo camerino, Giulietta si rivestiva.
La macchina di Valentini la riport all'albergo.
Ella sal nella sua camera, infil una vestaglia. Aveva
un'ora tutta per lei.
Telefon a sua madre, le disse che il film procedeva
velocemente. La madre le rispose che era contenta e
anche pi contenta che per il film lo era perch il
commendator Monica aveva dato quindici giorni di
permesso al babbo. E il babbo la salut al telefono,
e quando ella lo preg di raggiungerla rispose che non
sarebbe andato. Era meglio non dire che il padre era
un autista. E Giulietta grid:
Babbo! Guadagno molto... Vivrai senza fare nulla...
Di l, la voce cara e onesta rispose:
Sono in gamba, Giulietta. Perch non devo fare
nulla? Il denaro mettilo in disparte: caso mai ci aiuterai
quando saremo vecchi... Ma non raddoppiare, Giulietta...
E non li ud pi, quei suoi genitori. Ma le parve di
vederli. Il padre felice, euforico, anche un pochino
commosso. E la mamma seria: che aveva il cuore
grosso perch sapeva. E appunto perch sapeva non
poteva piangere. Nemmeno di orgoglio.
Valentini la trov pronta, con un abitino semplice,
di seta stampata, di un bel colore rosa sul quale smorivano
piccole e grandi foglie d'autunno. L'abito totalmente
plissettato, si apriva un poco all'orlo e nell'incedere
aggraziato somigliava a una grande corolla.
Un trionfo, Giulietta. Tutta Roma parla di voi...
Ma se ancora non  ultimato il film...
Ma tutti sanno che avete dato una interpretazione
commovente. Il regista  pazzo di gioia... Credo
vi offrir domani stesso un altro contratto. E io vorrei
pregarvi, Giulietta...
Si interruppe. Ella guard all'uomo. Lo vide serio,
assorto, anche lui un poco triste. Con dolcezza mise
la sua sulla mano di lui, chiese:
Perch non continuate?
Vorrei pregarvi, Giulietta, di accettare questo contratto.
Di non lasciarvi distogliere da cosa alcuna; perlomeno,
da alcuno...
Ella non cap. Ma forse nei suoi occhi pass qualche
cosa di duro e di scontento: ch subito Valentini soggiunse:
No. Voi credete che vi voglia mettere in guardia
da me stesso. Voi pensate che io voglia farvi proposte
per le quali potreste anche essere indotta a rinunciare
al cinematografo. Nulla di tutto ci, Giulietta. Ma
c' qualcuno che potrebbe farvi rinunciare alla vostra
arte.
E come ella lo guardava senza capire, ma con occhi
spalancati che rivelavano la totale incomprensione, egli
soggiunse, ancora:
Domani  domenica, Giulietta...
E allora, fulmineamente, ella cap.
Domani la squadra di calcio milanese si sarebbe incontrata
con una delle squadre romane. E Vik era
certo gi arrivato a Roma. Tutto questo Giulietta lo
cap: e stup di poter ancora respirare e di avere ancora
i regolari palpiti del suo cuore.
Vik... ella mormor. Vik  in questa citt.
E forse lo incontrerete, Giulietta, perch gli uomini
sono crudeli e qualche volta tornano alle donne
che hanno lasciato. Magari per inginocchiarsi davanti
a queste donne e chiedere loro perdono... Ma se tornasse,
Giulietta...
Ella non rispose: l'automobile filava veloce, quasi
senza rumore. E Giulietta guardava di tra i pini altissimi,
il quieto chiarore delle stelle.
Poi un cancello si spalanc. E poco dopo Ca Monica
stringeva affettuosamente fra le braccia la piccola Giulietta.
Gli amici di Monica erano coniugi di mezza et: cordiali,
tranquilli, sereni. Accolsero Giulietta con simpatia
sincera, le dissero che gi sapevano del meraviglioso
film che ella stava girando.
Ca parl di molte cose, la padrona di casa l'assecond,
gli uomini discussero di affari. Poi l'argomento
and su Giulietta e sulla bella carriera che si preparava
per lei. E allora Monica disse le stesse parole
che poco prima in macchina, aveva detto Valentini.
Non ti fermare, Giulietta... Vai avanti... Anche se
Gildas appare magari per chiederti perdono... Egli sa
che tu sei qui, naturalmente, oggi, all'allenamento, mi
ha chiesto di te.
Giulietta pos sul piattino la tazza che aveva tra le
mani. E come erano in un salone dove grandi poltrone
di raso color cielo mettevano una gran pace, ella si
guard attorno, sorrise, mormor:
Se mi avesse detto tutto questo per la strada, sarei
caduta, commendatore...
Tacque. Si distese meglio nella poltrona, mise le piccole
mani su i braccioli, riprese:
Continui, la prego, commendatore. Lei diceva che
Vik ha chiesto di me.
L'altro cap che una speranza leggera, imprecisa, fatta
di sole e di nulla, aleggiava attorno a Giulietta. Per
non ammazzarla, fu spietato:
Ah, ma non ti illudere! Quello  un pazzo che non
si accorge di essere crudele. Non torna sulle sue decisioni.
Ma forse...
Ancora si interruppe, ancora riprese:
Ma forse vuole chiederti perdono...
E Giulietta, con quel sorriso che toccava i cuori e li
colmava di pena, disse, come una eco fievole:
Gli uomini sono crudeli... Possono anche riapparire
quando una donna tenta di rassegnarsi. Possono
riapparire, per chiedere perdono e riaprire la ferita e
rinnovare il grande dolore... Ma io non ho paura di soffrire
troppo. A me bastava rivedere il mio Vik...
E allora tutti tacquero: Giulietta era piccola, ben
fatta, straordinariamente graziosa in quella poltrona di
seta color del cielo. Giulietta era meravigliosamente
giovane e aveva i capelli soffici raccolti a coda di cavallo.
Una ragazza sorprendente, modesta e cara: che
ognuno avrebbe imaginato ilare, felice, senza pensieri.
Che nell'aspetto pareva nata per le fresche risate.
E invece pativa come solo una donna provata dalla
vita, dall'amore e dagli affanni poteva patire.
Non soffrire pi, mormor Ca. Alla tua et
il primo amore dovrebbe essere come la prima poesia
recitata a scuola. La si ricorda, via via che gli anni
passano: ma poi, a poco a poco, se ne dimentica una
parola, poi un verso: poi un bel giorno ci si accorge che
la rima non la si trova pi...
Ma Ca tacque: Giulietta l'aveva guardata negli occhi.
E quegli occhi le avevano detto:
Il mio primo amore  stato anche un amore totale.
Non ho dato solo il cuore io, a Vik... Gli ho dato tutto
di me. Ed  per questo che io non posso paragonare il
mio primo amore alla prima poesia imparata a scuola...
La bella mano di Ca si pos sulla mano inerte di
Giulietta. Le due donne si sorrisero: poi Giulietta, che
dava le spalle alla porta, vide Ca mutare espressione,
farsi attenta, irrigidirsi un poco.
Miro Monica si lev, and verso il cameriere apparso
su la soglia.
Il cameriere si fece di lato: Miro Monica prosegu
e subito incontr lo sguardo attento di Vik Gildas.
Bene! mormor Monica stringendogli la mano.
 stato puntuale, Gildas. La ringrazio. Venga...
E Vik Gildas segu Miro Monica che rientrava nel
salone. Giulietta lo vide: rest immota nella sua poltrona.
Con gli occhi dilatati guardava il giovane che
avanzava. E tanto era il suo stupore che nemmeno si
accorse degli altri che si allontanavano. Solo quando
Gildas le fu davanti ella si accorse di essere sola con
lui. E allora, lentamente si alz, gli rest davanti, non
pi donna ma solo palpito. Pallidissima, con i tratti del
viso irrigiditi, con la bocca dischiusa su un grido e una
parola che si erano fermati nella gola, ella guardava
all'adorato senza poter compiere gesto alcuno.
Egli rest indeciso, un istante, poi tese ambedue le
mani. E disse piano:
Giulietta!
Era pur sempre la Giulietta delle giornate milanesi.
Fresca anche se un poco smagrita, resa pi dolce nei
tratti da una malinconia fonda.
Giulietta... egli ripet.
E allora la ragazza sorrise appena, mormorando:
Ben tornato, Vik...
Ti vuoi sedere, Giulietta? Io devo parlarti. Perch...
La sospinse un poco, la fece accomodare nella poltrona:
ne trasse vicina un'altra, sedette cos da poterle
sfiorare le ginocchia.
Giulietta. Mi sono comportato veramente in modo
indegno e se mi serbi rancore ne hai mille ragioni. Sono
stato un pessimo amico e un ancor pi cattivo amante.
Potrei accampare l'attenuante di essere maschio
e di aver ricevuto Ulla nella mia camera senza
aver desiderio alcuno di riceverla, ma sarebbe troppo
comoda una discolpa del genere. Tuttavia, posso giurarti,
Giulietta, che sarei tornato a te se un fatto imprevisto
non si fosse delineato nella mia vita. Mi vuoi
ascoltare con un poco d'indulgenza?
Ella era abbandonata nella poltrona: stancamente
una mano pendeva fuori dal bracciolo. L'altra mano,
sostenuta dal gomito puntato sulla poltrona, premeva
contro gli occhi. Come se ella non volesse vedere in
faccia colui che le parlava. Tuttavia, senza muoversi
dal suo atteggiamento, ella rispose con dolcezza:
Ti ascolto, Vik.
Come tu sai, Giulietta, partii con Ulla. L'accompagnai nella sua
citt, ripartii subito per Stoccolma. Ho
la tomba di Nnina a Stoccolma, l ho la mia casa e
il mio migliore amico. Andai a salutare la mia morta,
passai una serata con il mio amico, mi chiusi poi
nella mia casa. E l'indomani uscii, per tornare da Nnina:
ma d'un tratto, mentre camminavo, il mio cuore
si ferm. Avanzava e mi sorrideva, Nnina...
Si interruppe, tolse il fazzoletto dal taschino, lo pass
sulla fronte. Riprese:
Naturalmente i morti non tornano. Ma quella creatura
che sorridente e bionda avanzava, era pur tanto
simile a Nnina che non potei proseguire. Ed ella mi
fu davanti e io, d'un tratto, percepii anche il profumo
di Nnina, quel suo profumo leggero che qualche volta,
ridendo, io paragonavo al profumo dei biscotti appena
sfornati e cosparsi di zucchero alla vaniglia. Fu lei che
mi tese una mano domandandomi se non la riconoscevo.
Era la sorella di Nnina, quella che era in collegio
allorch avvenne la mia tragedia, quella che avevo veduto
poche volte appunto perch tenuta lontana dagli
studi. Quando l'avevo veduta l'ultima volta era una
ragazzina, che stava, per et, tra Nnina e Sveva: ma
per quel miracolo che natura compie sulle fanciulle,
Ingrid si era d'un tratto fatta donna: e quelle sue fattezze
che una volta somigliavano vagamente a quelle
di Nnina erano diventate quasi simili a quelle della
mia morta...
Ancora tacque, ancora con il fazzoletto si accarezz
la fronte. Riprese:
Poi Ingrid parl. E allora... Allora fu la voce di
lei che mi accarezz l'anima, la voce di lei che tornava,
che ancora diventava musica, che ancora vibrava
nell'aria... E io non so pi che cosa avvenne. Vidi
Ingrid roteare, poi Nnina cadere: poi non ci fu che un
fiume rosso attorno a me e mi sentii affogare. Quando
ripresi coscienza ero in una Clinica: e accanto avevo
la creatura che tanto somigliava a Nnina. Lo svenimento
mi aveva fatto cadere: il colpo alla testa non
aveva tuttavia provocato danni gravi. Comunque i medici
ordinarono alcuni giorni di quiete, nella Clinica. E
quando Ulla, gi dimentica del suo morto, venne per
salutarmi, Ingrid non la lasci entrare. Via via che mi
riprendevo, mi chiedevo come mai la famiglia permettesse
a Ingrid di restare con me. Ma ella mi spieg
poi che la sua famiglia aveva perdonato.
Ancora una volta egli si interruppe per riprendere
poco dopo:
E io non so. Giulietta, che cosa sia avvenuto in
me. So che dopo le spiegazioni datemi da Ingrid, qualche
cosa molto somigliante alla pace entr in me. Forse
furono le parole di Ingrid a donarmi questa pace: forse
fu il pensiero di essere stato perdonato: o forse fu
la gioia di vedere in Ingrid un poco della mia Nnina.
Ci che posso dirti, Giulietta,  che devo tornare lass,
il pi presto possibile. E vivere accanto a Ingrid. Per
poter andare avanti. Sono crudele, spietato, vile, lo so,
Giulietta.
No, ella mormor tenendosi la mano su gli
occhi. Nulla di tutto ci. Tu eri stato ben chiaro e
schietto con me, Vik. Tu non hai colpe. Nemmeno
quella di esserti fatto amare tanto da me. Te l'ho portato
io il mio amore: tu non me l'avevi domandato.
Soltanto, vorrei poter fare come te: scherzare con gli
uomini come hai scherzato tu con Ulla. E innamorarmi
repentinamente di un altro, come hai potuto fare
tu con la sorella di Nnina...
Ma io non sono innamorato di Ingrid! protest
Vik Gildas. Io non amo Ingrid... Ma debbo
starle accanto, perch restando vicino a lei mi pare
che Nnina non sia morta... Oh, lo so!  un ragionare
da pazzo egoista. Ma se tu sapessi che cosa significa
avere nell'anima la memoria di una fanciulla che cade,
con la fronte spaccata, se tu sapessi che cosa provo io
quando tutto ritorna a straziarmi, capiresti anche perch
io oggi abbia bisogno di quella voce che pu venirmi
solo restando accanto a Ingrid, che  soave con
me, che mi assolve, che mi riporter nella casa di
Nnina, che ha la voce e i tratti di Nnina. Non l'amo,
oh, te lo giuro, cara! Non l'amo. Ma ho bisogno di vivere
accanto a lei.
E la sposerai senza amarla? domand Giulietta.
Non so... Forse non la sposer mai. Ma io devo
restare lass.
E Giulietta non disse ci che pensava, non disse che
sarebbe stata felice di andare anche lei, lass. E che
si sarebbe adattata alla presenza di Ingrid, se Ingrid
poteva dargli pace. Non lo disse, perch sapeva che
sarebbero state parole inutili e anche assurde: e che
con Gildas ogni compromesso era inutile. Egli doveva
andare dove c'erano le superstiti memorie, dove egli
poteva ritrovare i luoghi dove era stato con Nnina e
un poco del volto e della voce che erano stati di Nnina.
Lenta ricadde la mano che fino allora aveva celato
gli occhi della fanciulla. Allora Gildas vide che tutte le
lacrime non piante erano negli occhi di lei: poveri occhi
stanchi, bruciati, lucenti.
Mia madre sa, ella disse piano, che sono
stata la tua amante. E qui sono venuta sola, perch
mia madre ha perduto un poco della sua Giulietta. E
la Giulietta che le  rimasta, non  quella che ella voleva:
perci non ritiene necessario essermi accanto. Ma
non importa. Andr avanti da sola. Sperando di poterti
dimenticare, Vik. Ho pianto tanto...
Lo so, Giulietta! Donna Ca e Monica soffrono
per te. E io darei qualunque cosa, Giulietta, per tornare
indietro, per poterti rivedere come eri allora,
quando ti conobbi e non mi volevi bene.
Ella sorrise, triste, rispondendo:
Spero di poter ritrovare un poco di pace, lavorando.
Il mio primo film si presenta bene. Dicono che
io abbia dato una interpretazione mirabile.
Con amarezza soggiunse:
Non  stato difficile penetrare nel personaggio
che dovevo rappresentare. Dovevo piangere sul mio
perduto amore. Bast che io pensassi a te che non
c'eri pi, per lasciar sgorgare il mio disperato pianto...
Balz in piedi cos repentinamente che Gildas ne fu
quasi spaventato.
Ora ti lascio andare, Vik. Domani hai la partita:
devi coricarti presto. Fai vincere la tua squadra, Vik.
E se puoi, questa partita dedicala a me.
Tese la mano, egli la prese fra le sue, la port alle
labbra. Ma d'impeto Giulietta gli si aggrapp al collo.
Punt la fronte sulla spalla di lui, lasci sfogo al suo
gran pianto. Vik Gildas se la sent fra le braccia: tremante
d'amore e di dolore. Sent contro il suo cuore
quel povero cuore che batteva con violenza: sent contro
la sua guancia l'umido delle lacrime. Poi lei, con
lo stesso slancio con il quale si era aggrappata a lui,
da lui si distolse, lo respinse, si butt sulla poltrona,
e balbett:
Vattene, Vik, vattene. E non farti pi vedere se
non vuoi che io muoia... Via, vattene via, per l'amor di Dio!
Curvo su lei, egli la guardava esterrefatto. E gli pareva
che quel pianto non da Giulietta sgorgasse ma
dal suo stesso cuore. Senza umilt, egli poteva finalmente
confessarsi di aver pianto anche lui, cos, quando
gli pareva che l'amore di Nnina per lui svanisse. Lo
conosceva bene, Vik Gildas, quel gran pianto. E non vi
era differenza tra il suo pianto di uomo e quello tanto
femineo di Giulietta: era pur sempre un gran pianto
d'amore, era pur sempre una grande disperazione.
Giulietta, perdonami...
Ella volse la faccia, fu con la fronte contro la spalliera
della poltrona, balbett:
S, Vik. Ma vai via...
L'uomo tese una mano, come se fosse in lui il desiderio di donare una
carezza a quella chioma disfatta.
Non os. Si allontan, raggiunse Miro Monica che nel
salotto attiguo passeggiava attendendolo.
Si guardarono, i due uomini: e subito Gildas prese
posto in una seggiola, si pieg in avanti, tormentandosi
le mani, e mormor:
Che cosa darei, commendatore, per vedere Giulietta
meno disperata! Che cosa posso fare? Che cosa
posso darle? Mi aiuti lei...
C' poco da fare, Gildas. Denaro non gliene occorre
pi perch ne guadagna quanto ne vuole, oramai.
La sola cosa che si poteva fare era di non cominciare.
Gildas, con immensa pena per s e per Giulietta, bisbigli:
Era cos viva, cos gaia, cos pronta a prendere ,
tutto dal lato divertente...
Ma quando ci si innamora, Gildas, il lato divertente
non esiste pi. Perch il cuore, e lei lo sa meglio
di me, il cuore non ride se custodisce un vero
amore!
Sono imperdonabile, disse ancora Gildas.
Perch neppure per un istante ho pensato che Giulietta
potesse innamorarsi davvero...
Miro Monica, che aveva paura di un Gildas tormentato
e capace di mandare all'aria una partita, intervenne
decisamente per dire:
Alla fine ha fatto di tutto, Giulietta, per acciuffare
Gildas! Aveva anche fatto credere di essere pronta
a diventare la mia amante... Torti ne ha lei, Gildas, ma
anche Giulietta, via, non  senza colpa... Non mi sciupi
il campionato, Gildas. E poich lei se ne vuole tornare
lass, finisca in bellezza. Conserveremo tutti, cos, un
grande rimpianto e uno splendido ricordo di lei. Vuole
prendere un liquore con noi, Gildas? O la sua aranciata?
Nulla, commendatore. Vorrei salutare le signore e
andarmene.
Salut tutti: poi si trov di fianco Ca.
Che le ha detto, Giulietta? ella domand.
Oh, signora! E stato un incontro doloroso. Non
avrei mai voluto fare tanto male a una donna... Ma 
destino che io non porti fortuna n a chi amo n a
chi mi ama...
Baci la mano di Ca, mormor:
Buona notte, signora...
Ella trattenne la mano di lui, lo guard con i dolci
e grandi occhi sinceri, gli disse:
Se un giorno avr bisogno di un vero, grande
bene, si ricordi di Giulietta. E se potr, vada a vedere
il film di lei. Ci vada, Gildas. Buona notte...
Fu nella notte serena, sotto un diluvio di stelle. And
al suo albergo, posto in alto, a Trinit dei Monti.
Si chiuse nella sua camera, si affacci alla finestra,
guard Roma. Cos solenne e splendente, non l'aveva
mai veduta. E se nell'aria tepida vi era un gran profumo,
era come se quel profumo non venisse dalla terra
e dai fiori, ma scendesse dalle stelle. Tuttavia il
pensiero del giovane valic lo spazio e fu l, dove dormiva
Nnina, dove viveva Ingrid. E ancora una volta
Gildas sent che per poter vivere senza Nnina doveva
tornare l, dove Nnina era morta, ma dove sbocciava
Ingrid che le somigliava tanto.
Si coric. Lo svegli una telefonata di Monica: doveva
comunicargli qualche cosa circa la partita. Sbrig
in fretta tutto quanto doveva sbrigare, all'ora esatta
era nello spogliatoio.
Vi era, allo stadio, una folla enorme, che poteva anche
far paura a gente meno salda di Gildas. Il suo
pubblico lo accolse in campo con uno scandito Gildas!
E la partita ebbe inizio. E fu un trionfo per Vik Gildas.
Un trionfo schietto, ch il suo gioco era schietto.
Un trionfo enorme, ch il suo gioco era potente. La
folla, che aveva bisogno di un idolo, innalz Vik alle
stelle. E il giovane dovette rifugiarsi nella macchina
di Monica per poter avere strada libera e tornarsene
all'albergo. Due ore dopo egli ripartiva per Milano, con
la vettura-letto. Nella cabina la cuccetta era pronta. Il
giovane infil il pigiama e si coric. Tent di leggere
un giornale: non gli fu possibile. Spense la luce, lasci
a vigilare la piccola lampada azzurra. E in quel mite
chiarore i pensieri di Vik si sfaldarono. Ora la mente
andava a Ingrid e Nnina, ora a Giulietta. D'un tratto
si accorse di soffrire pensando a quella fanciulla che
egli aveva avuto fra le braccia per una sola volta e
che tuttavia in quel breve incontro gli aveva donato la
sua purezza. L'alba lo sorprese sveglio. Pallido. Con gli
occhi stanchi e un forte male di capo. Per la prima
volta nella sua vita Vik Gildas ebbe paura di essere
finito. Giunto a Milano torn al suo albergo. Si coric,
si fece portare un caff. E il sonno non venne. E i
pensieri si sfaldavano ancora e ancora Gildas si sentiva
stremato di forze, senza volont, oppresso da qualche
cosa che non aveva, per lui, alcun nome.
Riusc a dormire qualche ora, dopo essersi deciso a
ingoiare quel farmaco del quale doveva fare un ben
cauto uso. Quando si svegli, la stanchezza perdurava.
Decise di rimanere a letto e si fece portare i giornali.
Naturalmente vide il suo nome: lesse le parole di elogio
per lui, riud, tramite la cronaca, le urla di gioia
dei suoi sostenitori. Non ne prov n piacere n gioia.
Doveva essere cos, era naturale che fosse cos. Volt il
foglio, cerc qualche fatto leggero cui aggrappare la sua
stanchezza e il suo scontento. Ed ecco un caro, dolce,
simpatico profilo di donna emergere di tra le parole del
quotidiano. Un profilo di ragazza con la coda di cavallo
quale pettinatura, un piccolo naso qualunque, due
labbra ben disegnate e un poco dischiuse, la fronte
alta e la grande, felice linea dell'occhio scuro. E la
didascalia diceva: Ecco la nuova rivelazione: Giulietta
Colombo, ballerina della Scala e destinata a una
stupenda carriera cinematografica.
Vik Gildas guard quella imagine: e con una commozione
sincera si accorse che Giulietta indossava, in
quella fotografia, il suo vecchio cappotto color cammello.
Lo ricordava bene, Gildas, quel cappotto, lo avrebbe
ricordato sempre. Perch Giulietta lo indossava
il giorno in cui egli l'aveva per la prima volta veduta e
Giulietta era una ragazza felice. Parlava del Passo
d'addio, delle sue speranze, dei suoi sogni. E Vik Gildas
sapeva che Giulietta era salita in alto, molto in
alto, rapidamente, per una via mai pensata: ma con nel
cuore un tormento quale mai, la ragazza allegra di un
giorno, aveva intuito.
Butt il giornale, si alz, usc. Anche Milano aveva
la sua giornata di sole. Pulito e chiaro, il sole baciava
ogni strada, ogni passante, ogni cosa terrena.
Gildas vag per qualche tempo, poi torn all'albergo.
Nella sua casella, vi era una lettera. Gliela consegnarono
e come vide il francobollo, Vik Gildas arross. Sal
nella sua camera, sedette presso la finestra, apr la busta,
trasse il foglio. Non era necessario voltare pagina
per leggere la firma: sapeva gi che vi era scritto:
Ingrid. E Ingrid gli diceva:
Caro Vik, sono molto sola da quando sei partito.
Sveva  dalla nonna e io mi annoio. Sono passata davanti
alla tua casa e mi  parsa terribilmente triste
tutta chiusa come . Quando tornerai, Vik? Vorrei che
fosse domani. Ingrid.
Gildas pieg il foglio, lo rimise nella busta, and a
mettersi davanti al grande ritratto di Nnina. E domand
all'imagine:
Sei tu che mi mandi un poco di pace? Sei tu, Nnina,
che torni e non vuoi che io sia terribilmente solo?
Dal suo calendario di squadra calcol quante settimane
dovevano passare prima che il campionato fosse
finito. Non erano poi troppe. Sarebbero passate rapide.
E poi via, verso la sua terra, verso le memorie di Nnina,
verso Ingrid. Rispose alla giovane amica:
Ingrid cara, torner presto, appena terminati i miei
impegni qui. E pensando a te, che somigli tanto a
Nnina, il cuore si fa pi leggero, perch mi pare che
un poco di lei sia tornata e io non sia pi troppo solo.
Vik.
Poi, l'indomani fu invitato a cena da Monica. E Monica
gli disse:
Giulietta partir fra pochi giorni per l'America.
Credo sia giunta a Milano, per salutare i suoi genitori.
I quali vogliono continuare a vivere cos, come
sempre, n intendono accettare denaro dalla figlia. E
io non so dirle, Vik, come mi senta a disagio ora che
per autista ho il padre di una stella. Ma quei due non
vogliono saperne di mutare abitudini. Dianzi il padre
di Giulietta mi diceva che se la figlia guadagna milioni,
tanto meglio. Serviranno per la vecchiaia di lei. Gente
come non ne esiste pi, Gildas. Il padre  orgoglioso,
si sa. Ma la madre, quando le ho telefonato, mi ha
risposto che lei sarebbe stata pi felice se Giulietta
avesse fatto la sarta e fosse stata nella sua casa a
cucire grembiali per le donne del caseggiato... Comunque,
sono contento che Giulietta se ne vada lontano...
Quando Monica tacque, Gildas guard donna Ca. E
per la prima volta not che il quieto e bel viso dai
tratti regolari era colmo di ombre. Con occhi corrucciati
Ca guard Gildas. Ed egli, sommessamente,
chiese:
Perch?
Alla domanda del giovane, Monica guard prima la
moglie poi Gildas. E fu Gildas che tentando di sorridere
rispose:
Donna Ca mi guarda severa. Che le ho fatto?
A me nulla. Ma non le perdoner mai, Gildas, di
aver fatto piangere tanto Giulietta.
Oh, Ca! esclam dolente Monica. Che stai
dicendo, ora? Ogni bella cosa ha la sua fine. E Giulietta
da questo dolore  emersa in piena bellezza. Ed
 diventata una stella.
La donna guard anche il marito con la sua nuova
espressione di corruccio. E l'uomo rise, accarezzandole
una mano.
Ca! Non facciamo un dramma di una cosa che 
una bella fiaba. Il Principe ha lasciato la Cenerentola:
ma Cenerentola ha spiccato il volo, un volo felice e
poser in un altro regno: dove non ci sar un principe
ma un re ad attenderla! Guadagner tanto denaro, sar
celebre, corteggiata, vezzeggiata...
E il cuore, Miro? ella domand, con malinconia.
E il cuore, chi glielo consoler?
Miro Monica port la mano della moglie alle labbra:
la baci, poi la riport sulla tavola. E disse piano:
Forse nascer un altro amore. Ma ci che conta
al mondo, Ca,  che viva sempre il nostro...
Vik Gildas prov una ribellione profonda, che tuttavia
non esplose, che si chet appena nata. Avrebbe
voluto dire a Ca che era stato per salvare un amore
da lui creduto in pericolo che si era preso Giulietta.
Ma cap che le sue parole sarebbero state inutili. Guard
i due che si fissavano, amorosi e devoti. E pens
che a quei due che si adoravano, egli aveva inutilmente
sacrificato Giulietta. Non vi era bisogno di prendere
Giulietta per toglierla a Monica! L'amore di Monica per
Ca non sarebbe mancato mai. Giulietta aveva giocato
una carta pericolosa e aveva perduto. Perch un vero
amore  come una fiamma a fuoco perenne: una fiamma
che si eleva al cielo e non si spegne mai, qualunque
sia il vento che le passa accanto.
La serata fin senza gioia: Giulietta Colombo era tra
loro. Piccola, soave, innamorata. E disperata.
Quando Gildas fu per andarsene, Monica gli disse:
Non pensi troppo alle parole di Ca. Lei sa come
 fatta mia moglie: soffre per tutti. Vorrebbe dare la
felicit a tutti... Buona notte, Gildas.
E Gildas se ne and. Nella sua camera rivide gli
occhi tristi e crucciati di Ca. E allora pens di compiere
un atto buono. Telefonare a Giulietta, farle un
augurio, dirle di essere felice...
Ma non ricordava pi il numero telefonico di Giulietta.
Fu costretto a cercarlo nel suo notes. Lo trov,
lo compose, attese. E la voce di lei, piccola, esitante,
trepida, gli risuon nel cuore:
Pronto! Chi parla?
Non rispose. E la piccola voce, fattasi ansiosa, come
presaga di qualche cosa fatto d'incanti, mormor:
Sono Giulietta... Chi parla?
Egli tacque. Silenzio di l dal filo e poi, sommessa,
quasi sospirata, la voce di lei:
Sei Vik? Non importa se non parli, Vik... Me ne
vado. Sola. Con te nel cuore, Vik. Buona notte, amore...
E poi la comunicazione venne tolta. Ma Gildas era
l, con il microfono serrato nel pugno, con gli occhi
colmi di pianto, con un'angoscia che gli stringeva la
gola e il cuore che palpitava come se stesse per spezzarsi.
L'intuizione di Giulietta gli diceva, ancora una
volta, l'immenso amore di lei. Perch solo un cuore
innamorato, uno spirito colmo di bene poteva individuare,
come Giulietta aveva individuato, chi parlava.
E poi i giorni passarono. Giulietta era partita: ma a
Milano veniva annunciato il suo film. Le riviste illustrate
portavano oramai tutte le fotografie della giovane
ballerina: la squisita figura di lei, in tut, spiccava
nitida e pura su le pagine dei settimanali in rotocalco.
Gi si attendeva con ansia il film che avrebbe
rivelato una nuova stella.
Una sera, Miro Monica telefon a Gildas e gli disse:
Vada a vedere il film. Io l'ho visto ieri, in visione
privata. Vada, Gildas. Forse Giulietta deve la sua
immediata celebrit al grande dolore che lei le ha dato.
Gildas attese un pomeriggio per recarsi a vedere il
film. Voleva andare in un'ora in cui non ci fosse grande
folla. Voleva, e non sapeva spiegarsi perch, essere
un poco solo con Giulietta.
E fu in una poltrona di galleria, in una sala semideserta.
Nella fila dove sedeva Gildas non vi era alcuno.
E alle sue spalle la solita, immancabile coppia, attendeva
il buio per serrarsi pi forte le mani nelle mani.
E Giulietta apparve. Deliziosa e soave nel suo tut.
Apparve sulle punte dei piedi, come lanciata da una
quinta, proiettata da una forza misteriosa davanti alla platea.
Braccia alte sul capo, in posa gentile e graziosa,
piedini sulle punte, splendide gambe affusolate,
nella classica elasticit di un maglione che, a tratti, riverberava.
Un rabesco, un sorriso, una piroetta. E la
gran chioma serrata, che sventagliava soffice nella danza
e dava al giovane volto una ingenuit nuova o una
arguzia sbarazzina o una infantile espressione che contrastava
con quelle gambe estremamente femminili, con
quelle braccia straordinariamente morbide, con tutta
quella persona dove la giovanile et non riusciva a
celare la conturbante linea.
Poi, la grande scena di dolore. Su lo sfondo di tanti
e tanti aerei tut candidi, ecco spiccare il tut nero di
Giulietta. Inesorabile lo spettacolo continua: e la danzatrice
piange. Inesorabile il direttore d'orchestra segna
il tempo, e la ballerina sa che il suo amore  morto.
Sorridono le danzatrici dal tut candido: piange la bella
danzatrice dal tut nero. E finalmente, il mirabile
primo piano: e le lacrime che sgorgano sul viso incavato,
scaturiscono, come da fonte, le lacrime dagli occhi
disperati:  pianto, vero pianto, nessuno pu esserne
ingannato. Pare lo sappia anche l'orchestra che
si fa languida, pare lo sappia il pubblico che non respira
pi. E lo sa Vik Gildas... Lo conosce bene, quel
pianto! Gli pare di udirne il lamento, i singhiozzi repressi,
il disperato dolore che nessuno pu contenere...
D'un tratto il giovane non vide pi. Istintivamente
port la mano agli occhi: sent che le sue dita si bagnavano.
Si lev, pass come un'ombra nel buio, usc
dalla sala. Nella Galleria sulla quale s'apriva il grande
cinematografo, penetrava l'ultimo raggio di sole. Si fermava
all'ingresso, quel raggio di sole: ma tutto ne era
illuminato. Gildas and, lentamente, a prendere la sua
vettura. Vi sal, sfren, part.
Non si rendeva conto di quanto accadeva in lui. Non
si capiva pi, non sapeva dirsi se ci che provava era
rimorso o pena o umiliazione. Era un sentimento nuovo,
che un poco gli ricordava la sua passione lontana.
E non sapeva dirsene il perch.
Giulietta scart la via aerea. Non voleva far sapere
che partiva n quando partiva. A Genova l'aveva accompagnata
suo padre con l'automobile che Monica
aveva messo a disposizione della ragazza.
A Genova ella butt disperata le braccia attorno al
collo del padre e disse, soffocata dal pianto:
Sii tranquillo, babbo. Lavorer e non far mai
cosa alcuna che possa spiacerti...
E poi, stretta a lui, quasi con spasimo:
Saluta ancora mamma... Dille che le voglio tanto
bene. E che me ne voglia anche lei.
Ma che stai dicendo, ora? ciangott l'uomo
soffocato dal pianto. Che stai pensando, Giulietta?
Mamma non  venuta perch sai come  fatta. Si vuol
far vedere forte e coraggiosa e poi ha il cuore che le
scoppia. Ma il bene! Il bene per te. Giulietta!  infinito,
cara!
Giulietta sapeva bene perch la mamma non era partita
con loro. Giulietta sapeva bene che sua madre non
rimproverava, ma aveva dentro, ben chiuso nel cuore,
quel grande dolore che la figlia le aveva dato. Sorrise
con pena. Guard suo padre ancora una volta, ancora
lo baci. Poi disse:
A rivederci, babbo.
E poco dopo era a bordo. Ma non affacciata a salutare
chi lasciava. Aveva detto al padre di andarsene
subito, che non le piacevano gli sventoli di fazzoletti.
E si ritir subito nella sua cabina. Monica aveva voluto
che ella avesse una cabina di lusso. E Giulietta
Colombo era l, in quella cabina che nulla aveva da
invidiare a un piccolo appartamento di grande albergo.
Dagli obl penetrava tutto l'azzurro del mondo. Il mare
era quieto, il cielo sereno. Quando la nave si mosse,
Giulietta si butt sul letto e affond la faccia nell'azzurro
della coltre. Non voleva accorgersi di quanto
avveniva: non voleva sapere che la nave se ne andava,
che l'Italia s'allontanava, che il suo cielo stava per
mutare.
Allorch sollev la faccia, non vide pi n case n
rive. Lontane, le coste si profilavano come un plastico.
E all'orizzonte il cielo si tuffava nel mare.
Come fu in piedi, si guard attorno. Il delizioso appartamento
tutto in azzurro e oro, aveva una sua piccola
e comoda stanza di bagno azzurra. Quasi impercettibile
era la corsa della nave, e lo sfuggire dell'acqua
morbido come una visione cinematografica.
La nave fece scalo a Napoli. Nessuno scese, ma alcuni
passeggeri salirono. Giulietta era sulla passeggiata,
cercando una poltrona a sdraio lontana da tutti. La
trov, ne prese possesso, vi si allung, mise i grandi
occhiali da sole. Ella aveva un abito bianco, di lana:
gonna a pieghe, giacca aderente e breve. I capelli raccolti
nella coda di cavallo, splendevano nel sole e Giulietta,
per poter posare comodamente la nuca alla tela,
si era tirata, su una spalla, la soffice chioma. Guardava
il mare. E d'un tratto, a suo lato, qualcuno la
salut:
Tutto bene, Giulietta?
Si sollev, di scatto. E vide il sorriso di Valentini.
Ma che fate qui, Valentini?
Lo vedete bene, Giulietta. Faccio il passeggero.
Ma... ella mormor perplessa. Ma ieri, quando
ci salutammo, perch non mi diceste che...
Perch voi vi sareste inquietata. Non verr in
America, siate tranquilla. Scender prima di avervi
annoiata.
Ma voi non mi annoiate, Valentini... Anzi!
Che cosa vuol dire il vostro anzi?...
Giulietta sorrise con tristezza, si tolse gli occhiali,
mormor:
Volevo dirvi che vi ringrazio. Mi fa paura la
prima sera a bordo. Sapendo che a bordo ho un amico,
mi parr di essere meno sola, meno abbandonata a me
stessa, meno disperata.
Se volete, io posso... Ma s, Giulietta! Posso venire
a New York.
Ella scosse il capo:
No. Voi tornerete indietro. E avrete gi fatto molto
per me. Gi voglio andare sola: per ridere se ne
avr voglia e per piangere tutte le volte che ne avr
bisogno.
Ma se un cavaliere vi fosse necessario, Giulietta,
per togliervi dalle costole ogni seccatore...
Ella scosse il capo un'altra volta:
No! Vedete bene che quando non si vuole la pubblicit
si riesce a eliminarla. Nessuno mi ha disturbata,
nessuno mi dar noia.
Capisco, Giulietta. Volete restare sola.
Almeno per ora, s, ella mormor.
Valentini le sedette accanto. Poi mise una mano in
tasca, ne prese una piccola scatola, la offr a Giulietta:
Un fiore. Giulietta? Un fiore che non appassir
e che vi parler sovente, spero, dell'amico Valentini.
Fece scattare egli stesso la molla dell'astuccio di
cuoio rosso. Una stupenda rosa canina, rossa come
fiamma per i rubini di cui era composta, scintill davanti
a Giulietta. Rubini per formare i cinque petali,
smeraldi, per comporre il breve ramo e le due foglioline.
Ah, no, Valentini! Io non accetto gioielli.
Ma questo non  un gioiello, egli tent. 
un fiore. E i fiori non si rifiutano mai. Mettetelo al
risvolto della vostra giacca: vi star bene, Giulietta.
Ma come Giulietta non si muoveva, tolse lui il gioiello
stupendo dall'astuccio, lo appunt al risvolto della
giacca.
Ogni altro fiore sarebbe appassito: questo no. Ho
cos la speranza di essere ricordato qualche volta, come
si ricorda un vecchio, buon amico.
Grazie, Valentini...
L'uomo non la guard, ma disse con semplicit:
E se un giorno, guarita del vostro grande amore,
di questa vostra grande passione, vorrete un nome
onorato e un cuore fedele, ricordatevi di me.
Ella rispose:
Non guarir mai...
Spero che s, Giulietta! Siete tanto giovane! E un
amore deluso non ha mai tolto la capacit di amare ad
alcuno. Tutti si soffre se per uno o l'altro motivo si
deve rinunciare a un amore: ma tutti si guarisce! In
ogni individuo c' tale potenza d'amore, da essere portato
presto o poi a dimenticare anche l'amore pi bello.
Tent di essere gaio e cinico aggiungendo:
L'amore  come l'epidermide, Giulietta. Se per un
incidente qualunque vi sbucciate un dito, il dito sanguina,
duole, vi porta magari febbre. Ma poi a poco a
poco l'epidermide si riforma: e della sofferenza di un
giorno non vi ricordate pi.
Dio voglia che sia cos, mormor Giulietta. -
Sono stanca di soffrire...
Mare ampio, passeggeri eleganti. E la sera che scendeva
quieta sotto la gran cupola del cielo.
A cena Giulietta si present con un abito bianco, un
poco scollato, stretto nel bustino, assai ampia la gonna
sulla quale, a tratti, vi era uno spruzzo di giaietto. La
giovane creatura, cos fresca e malinconica, venne subito
notata. Ma la presenza di Valentini imped ogni
approccio maschile. Poi Giulietta si ritir nella sua
cabina. La nave faceva scalo a Palma di Majorca e l
Valentini discese.
Quando mi vorrete chiamatemi, Giulietta, furono
le ultime parole. Vi raggiunger in volo, anche
se mi vorrete vedere per dirmi che vi sentivate
sola e avevate bisogno di un amico.
La nave ripart. E ogni giorno port a Giulietta un
cablogramma di Valentini. Non potendola seguire con
il corpo, la seguiva con lo spirito: non potendole ridire
di presenza il suo amore, glielo faceva intendere
affidando i suoi pensieri alle vie meravigliose dell'aria.
Quando la statua della Libert apparve, Giulietta si
sent morire. Tutta la distesa dell'Oceano era tra lei e
gli affetti pi cari. Tutto il suo mondo era lontano e
perduto: n ella sapeva quando l'avrebbe potuto ancora
raggiungere.
La cordiale, calda, simpatica accoglienza del suo produttore
e di alcuni sconosciuti, le tolse un poco della
grande pena che aveva nel cuore. Non vide nulla che
non fosse baraonda di automobili e di gente. Si affid,
passivamente, a chi doveva occuparsi di lei. Aveva
la sensazione di essersi appena destata da un sogno
senza pace: la mente era ottenebrata. Le braccia stanche.
Come fu all'albergo, chiese di poter telegrafare a
sua madre. Le dissero che tutto era stato fatto.
Ripos una notte e poi via, per Hollywood.
Un appartamento d'albergo, una cameriera negra ai
suoi ordini, molti fiori.
Poi Giulietta venne chiamata per la preparazione
della sua parte al teatro di posa. Ella sapeva solo
qualche parola di francese. Nulla conosceva dell'inglese:
una giovane interprete l'aiut.
La trama del film era molto romantica. Tutto faceva
perno attorno a una principessa erede di un
trono ma portata verso la danza da una viva passione.
Molte complicazioni avvenivano attorno a questa donna
illustre che era pronta a rinunciare al trono pur di
poter danzare su i palcoscenici del mondo. Solamente
il giorno in cui sbocciava in lei un grande e vero amore
per un giovane principe, ella poteva rinunciare alla
danza e dedicare tutta se stessa al suo giovane amore.
Il soggetto piacque a Giulietta. E come il film si
cominci a girare, la fama della giovanetta cominci a
farsi strada. Presto tutti parlarono della nuova stella,
presto tutti furono concordi nel dire che il film di
Giulietta Colombo avrebbe rivelato un'artista di immenso
valore oltre che di delicata bellezza. La pubblicit si
impadron del viso, del corpo, delle gambe di Giulietta:
ne valorizz gli occhi malinconici, la sua pettinatura
a coda di cavallo. Invent romanzi, attribu la
malinconia della ragazza a un grande amore perduto. Si
fece attorno a Giulietta un poco di mistero: qualcuno
disse che la brava e bella diva piangeva il suo amore
morto. Chi disse che ella era malata al cuore, chi le
fece un'aureola mistica. Giulietta lasciava dire: viveva
quieta nel suo appartamento d'albergo. E quando ebbe
fra le mani assegni che fatic a decifrare, scrisse a
Valentini e gli disse:
Ho degli assegni che non capisco. Perlomeno non
riesco a capire perch mi diano tanti milioni. Che cosa
faccio? Vorrei parlarvi...
Se lo vide capitare quarantotto ore dopo. Fedele e
devoto, ma anche un poco smarrito, egli guard le
somme colossali che Giulietta aveva incassato. E le disse,
semplicemente:
Dovrete depositarli in una Banca.
Non potrei mandarli a mia madre?
Se volete, Giulietta, mi posso occupare di tutto
io. Fatemi una delega...
Valentini, che aveva attraversato l'Oceano per lei, si
ferm pochi giorni, ripart. E il mondo che circondava
Giulietta comment. Un giornale importante, pettegolo e potente, scrisse:
Un grande industriale italiano  giunto per chiedere
ancora a Giulietta Colombo di diventare sua moglie.
Ma la giovane diva ha rifiutato. Forse il cuore di
Giulietta  chiuso per sempre all'amore. Questa romantica
fanciulla che serba un altissimo ricordo del solo
uomo amato,  davvero commovente soprattutto se si
pensa alla facilit che altre donne hanno di passare da
un uomo all'altro, da un divorzio all'altro...
Era fatta. Giulietta aveva la sua aureola: e ognuno
la rispett.
Il film volgeva alla fine. Gi i cinematografi se lo
contendevano per avere la possibilit della prima visione.
Con David Renoir, il suo produttore, Giulietta and
a vedere il suo film. David Renoir era vecchio, nato
in Francia da genitori franco-americani, era tuttavia
in America da molti anni. Aveva dichiarato qualche
anno prima di non voler pi girare film. Ma quando
aveva veduto Giulietta aveva cambiato parere. Alto,
asciutto, candido di capelli, con gli occhi grigi, piccoli
e stanchi, Renoir accompagn Giulietta verso la
gloria con la stessa trepidazione che avrebbe avuto per
una figlia. Non la difese dai lampi dei fotografi, sapeva
che Giulietta era fotogenica all'estremo e che da qualunque
parte venisse fotografata sarebbe riuscita bene. Ma
la difese dagli assalti dei curiosi. Quella sera Giulietta
portava un abito bianco, lungo, scollato, elegantissimo.
Sulle spalle aveva una stola di visone candido. Al
collo e ai polsi aveva preziosi monili di brillanti che
Renoir le aveva prestato. Quando Renoir le aveva detto
che doveva avere qualche gioiello, Giulietta aveva risposto:
Non ho denaro. L'ho mandato tutto ai miei genitori
e io posso vivere senza gioielli. Ho gi speso
molto per l'abito e la stola.
Dopo quella sua trionfale sera Giulietta ebbe, dalla
sua Casa di produzione, un altro assegno, accompagnato
da un biglietto di Renoir. Il biglietto diceva:
Un acconto su il nuovo film che farete con me.
Era un impegno e una sicurezza. Era denaro che affluiva:
era la fiaba splendida che continuava. Ma era
tutto inutile per Giulietta che amava con tutta l'anima
il solo uomo che l'aveva baciata.
Un giorno ella ebbe una lettera da Ca Monica. Le
diceva di aver veduto in visione privata il suo film
e di esserne entusiasta. Poi soggiungeva, con parole
velate, che doveva essere orgogliosa di se stessa e dimenticare
chi l'aveva dimenticata.
Sei tanto brava, bella e gentile, Giulietta. Avrai
tutto ci che vorrai dalla vita. Non patire per chi nulla
merita. Vai avanti e vedrai che il bene verr anche
per te...
Un mondo sfolgorante attorno a Giulietta: ogni onore,
ogni splendore. Ma ella viveva nel suo appartamento
d'albergo. Il lusso che l'attorniava non lo vedeva:
gli stupendi regali che cominciavano ad affluire
non la toccavano. Il pi bell'angolo del mondo era a
Milano, in quella casa nuova che Vik le aveva donato e
dove restava ancora la eco dolcissima del primo bacio
d'amore. L, era la vera ricchezza. Tutto il resto non la
sfiorava. Metteva i doni in una cassetta, spediva a Valentini,
tramite Renoir, il denaro che incassava. E per
s chiedeva poco. Non aveva molti abiti, ed era ammirata
per la sua schietta semplicit. Non portava gioielli
e la elogiavano per la sua parsimonia. Non partecipava
alle feste grandiose e la sua assenza veniva notata pi
che se ella fosse apparsa in pieno splendore.
Quasi ogni giorno leggeva giornali italiani. E finalmente
un giorno, quanto ella cercava senza timore, ma
quasi a conclusione di una aspettazione dolorosa, venne
annunciato.
Nella pagina sportiva vi era un grande ritratto di
Vik Gildas. E sotto di esso un articolo dedicato al bellissimo
calciatore. L'articolo diceva: Vik Gildas parte
domani. La squadra che per tutto il campionato egli
ha servito, ha lo scudetto. E lo scudetto lo si deve in
grandissima parte a questo perfetto calciatore svedese.
Tuttavia egli torna nella sua Patria: e nessuna offerta,
anche favolosa,  riuscita a smuoverlo. Non ci rimane
che salutare Vik Gildas, anche se nel nostro saluto c'
un poco di malinconia e un poco di risentimento. Non
ci rimane che salutarlo e augurargli nella sua terra il
successo che egli ebbe in Italia.
Giulietta lasci cadere il giornale. Guard la data, s
disse:
Vik  gi partito.
E le parve di averlo perduto un'altra volta, perch
oramai non sapeva pi quale direzione dare ai suoi
pensieri. Fino a quando Gildas era rimasto a Milano,
era stato abbastanza facile a Giulietta ritrovarlo. Al
campo, in automobile, per le strade milanesi, nella villa
di Monica. Ella, fino a quel momento, aveva potuto
ambientare il suo Vik. Ma egli era partito e Giulietta
non sapeva come fosse la Svezia: neppure poteva
imaginare Stoccolma: e i suoi dolenti pensieri vagavano
incerti, e Vik emergeva per lei da qualche cosa di impreciso,
lontano e irraggiungibile che si chiamava
Svezia.
Aveva pianto troppo, Giulietta, per quel suo infelice
amore. Non piangeva pi, oramai. Tuttavia sapeva che
era necessario buttarsi nel lavoro per non sentire il
suo cuore disperato, per non lasciar avanzare, piano
piano, anche il suo orgoglio ferito.
David Renoir le telefon quando ancora ella teneva
sulle ginocchia quel giornale italiano che le aveva portato
la triste notizia. Renoir l'invitava nella sua casa.
Ella accett, con gioia. Nella sua casa Renoir aveva la
moglie vecchia come lui, e una figlia vedova, con due
bambini. Andare in quella casa era per Giulietta l'unica
gioia. E una sincera gioia era per la famiglia Renoir
accogliere quella giovane attrice che era totalmente
diversa dalle altre. Per le altre le porte di casa Renoir
si aprivano una volta l'anno. Per Giulietta quelle porte
si spalancavano sempre, purch ella ne avesse voglia.
Accett di andare. E si prepar molto prima dell'ora
stabilita. Aveva bisogno di evadere dal suo tormento.
Aveva bisogno, soprattutto, di non pensare a Vik.
Quella sera, nella casa di Renoir, quasi con voce di
mistero, Giulietta e il suo produttore buttarono le basi
per un film grandioso. E Renoir le disse:
Prima di iniziare questo film, se vorrete potrete
andare a salutare i vostri genitori. Vi do due, tre settimane
tutte per voi. Giulietta.
In un chiaro mattino di sole, Giulietta part. Non aveva
avvertito alcuno: voleva giungere a Milano d'improvviso.
E a salutarla all'aeroporto americano non vi era alcuno.
Giulietta sarebbe parsa una passeggera qualunque
se non avesse avuto quella sua chioma dalla divertente
pettinatura. Una pettinatura che era diventata
famosa in America, che troppe riviste e troppi giornali
avevano riprodotto. Un giornalista la riconobbe,
ma era sprovvisto di macchina fotografica e Giulietta
rise allegramente dello sconforto di lui. La riconobbe la
hostess, che era giovane e innamorata del cinematografo.
La hostess le disse con semplicit:
A Milano troverete gran caldo...
Ripens a quanto le aveva detto la giovane hostess
allorch mise piede sull'aeroporto Forlanini. Tutto il
caldo della terra milanese le sal al viso, ma con quel
caldo anche qualche cosa di suo, di gi noto, di immensamente
caro. Era l'odore della sua citt, il colore
della sua citt: e tutto ci che di familiare le andava
incontro. Con una macchina pubblica si fece portare
a casa sua. La portinaia, anche quel giorno, non
vi era. Come sempre, la gente onesta di quel caseggiato
sapeva custodirsi da sola. E Giulietta sal alla
sua casa, sentendosi soffocare dal cuore che era salito
in gola. Davanti alla porta chiusa della sua casetta,
sent il ticchettare rapido della macchina per cucire.
Suon, e la mano le tremava e le gambe non la reggevano
e il capo le faceva male.
Al suono del campanello, il ticchettare della macchina
per cucire si tacque. Il passo ben noto della
mamma che si avvicinava costrinse Giulietta ad appoggiarsi
alla parete, ch l'emozione la faceva vacillare. E
la voce nota domand, rapida e decisa:
Chi ?
Giulietta non pot rispondere. Allora la domanda,
ancora pi decisa venne ripetuta. E, finalmente, Giulietta
pot dire:
Io, mamma... Sono io...
La porta si spalanc: Giulietta cadde in avanti, fra
le braccia della madre.
Giulietta...
Oh, mamma!
Due cuori battevano: tutto il resto era annullato. Il
cuore della madre e della figlia: pareva che l'uno
scandisse i battiti dell'altro.
Cos... Senza avvisare...
Per non farti stare in pena, mamma... Oh, mamma!
La donna chiuse la porta: si tenne la figlia per mano,
se la port nella cucina. Bolliva la pentola, sul
fornello a gas.
La macchina per cucire era stata trascinata nel vano
della porta-finestra; e sul balconcino scendeva e s'appoggiava
alla ringhiera, la ben nota tenda a righe
bianche e verdi. In quella penombra, la lucida cucina
attingeva frescura. E tutto era in ordine come sempre:
un ordine che rivelava l'estremo amore per la casa e
anche la parsimonia di chi vi abitava.
Giulietta si teneva stretta alla mano della madre, e
questa guardava alla figlia, come incantata. Alla fine
disse:
Sei sempre la stessa, Giulietta...
Non sei contenta?
Oh, s! Ma non capisco come hai fatto a diventare
importante pur conservandoti come eri...
 forse per questo, mamma, che sono diventata
importante.
E poi:
Il babbo?
Sul lago, nella villa del commendatore. Ma viene
sovente: quasi ogni giorno perch il commendatore ha
sempre qualche cosa da sbrigare. Io rester sola quando
andranno al mare. Allora, si sa, non potr correre
a Milano ogni giorno.
Giulietta si guard attorno, poi mormor:
La mia camera, mamma?
Lo sai bene dove ...
Fu Giulietta che trascin la madre avvinta a lei per
una mano. Anche su quel balconcino scendeva una
tenda a righe bianche e verdi. Ma oltre la tenda,
era calata la persiana: le stecche non erano perfettamente
congiunte. La penombra era deliziosa e delizioso
il fresco che era in quella camera. E tutto era
come sempre. Soltanto, non vi era pi appeso il tut.
Indubbiamente la madre aveva trovato modo di riporlo.
Perch non prendesse polvere o anche perch non
le destasse troppi ricordi.
Giulietta si serr forte alla madre, chiese sommessa:
Mi hai perdonato, mamma?
La donna volse la faccia. E senza guardarla rispose:
Vorrei non parlarne, Giulietta!
Mamma! Ho sbagliato, lo so. Ma se tu sapessi
quanto ho pagato il mio errore. Se tu sapessi, mamma,
quanto ho pianto, quanto ho patito...
Si interruppe, soggiunse premendosi sul petto le
mani della madre:
E quanto patisco ancora... Oh, mamma!
La donna non parl. Aveva tra le braccia Giulietta:
e se la teneva stretta, quasi a convincersi di averla
veramente vicina, di nuovo sua, tornata a lei per non
partire mai pi.
Con dolcezza Giulietta si distolse dalla madre, disse
piano:
Arriver il mio baule. Ho un dono per te, mamma.
Una giacca di agnello persiano. Dicevi che era il
tuo sogno per le domeniche d'inverno. Ci ridevi, sopra
questo tuo sogno, perch eri convinta che una giacca
di persiano non l'avresti avuta mai. Ti avrei portato
la pelliccia intera, ma non l'avresti indossata.  denaro
guadagnato con il mio lavoro, mamma. Siamo ricchi,
mamma...
Lo so, la donna rispose. Ci  stato comunicato
dalla banca il deposito che hai fatto a nome nostro.
Ma noi non vogliamo un soldo, Giulietta. Noi,
di questi tempi, abbiamo risparmiato denaro. Non
c'eri tu, si comperava meno roba...
Ma bisogner pur cambiare casa, mamma! Io non
posso permettere che la vostra vita continui cos. Tu
a lavorare tutto il giorno, il babbo a fare l'autista...
Non  nemmeno dignitoso da parte mia: e si finir con
il dire che sono una figlia crudele, perch pur guadagnando
tanti milioni vi lascio vivere in una casa come
questa.
Per noi  la pi bella del mondo. E sarebbe da
matti spendere tanto denaro per acquistare un appartamento
quando si spende tanto poco d'affitto in questa
bella casetta.
Allora, Giulietta, piano piano, mormor:
Non ci sarebbe bisogno di acquistarlo l'appartamento.
C' il mio...
Ah, no! Mai! si ribell la donna. In quella
casa mai...
Allora Giulietta dichiar:
Va bene, mamma. Vi andr ad abitare io quando
mi fermer a Milano.
Come un lampo, ella pens a Valentini. Cap che sua
madre si sarebbe chetata e avrebbe ripreso a vivere
serena, se ella avesse trovato un marito. Perci, rispose:
Mamma, c' un signore di Roma, amico del commendator
Monica, che vorrebbe sposarmi. Ha parecchi
anni pi di me, ma  molto fine, molto buono e molto
ricco. Mi sposerebbe domani, solo che gli dicessi di s.
E perch non dici di s a quel bravo uomo che 
disposto a prenderti anche cos, anche senza...
La parola dura fu nell'aria: Giulietta chin il capo
e la madre tacque.
Ma poi riprese:
Perch non ti metti a posto? Tu lo sai bene che
di un'attrice senza marito si dicono tante cose. Tante
cose non belle.
Ma se sposassi quell'amico del signor Monica non
potrei pi fare l'artista.
Meglio! proruppe la madre. Meglio! Sposati.
Solo cos io sar in pace. Non ci tengo a essere
madre di un'artista celebre, non sono nata per questa
parte. Io sono nata per diventare nonna. Perch io, da
quando ti ho messa al mondo, ti ho sognata con l'abito
bianco e un marito che ti portava all'altare. Tu, l'abito
bianco non lo metterai pi. Ma se trovi un galantuomo
che ti sposa cos come sei, non aspettare. L'arte, per
quel poco che ne so, non dura tutta la vita. Soprattutto
quando  un'arte che si basa sulla bellezza e la freschezza
di una donna. Baster una malattia, Giulietta,
per buttarti a terra. E nessuno pi ti vorr: n come
sposa n come attrice. Mi ridai la gioia, se ti sposi...
Ed ella rispose piano:
Va bene, mamma.
Ma non sapeva esattamente che cosa avrebbe fatto.
Si rendeva conto di aver dato una speranza a sua madre,
sapeva che quella speranza avrebbe reso felice la
donna. Ma non poteva dirsi fino a quale punto le sarebbe
stato possibile assecondare i sogni di sua madre.
L'indomani mattina i giornali annunciavano l'arrivo di
Giulietta Colombo. Le telefonate ebbero inizio, Giulietta
fu costretta a lasciar entrare nella sua modesta casa i
fotoreporters. Cos si scrisse che la grande diva voleva
vivere modestamente, anche se oramai possedeva una
fortuna, anche se oramai avrebbe potuto concedersi
ville e palazzi.
E poi ebbe un poco di pace. E un giorno, usc, sola.
Prese un tass, and nella sua casa. Il custode ne conservava
le chiavi. Come la vide si tolse il berretto e le
sorrise. Poi disse che la sua figliola maggiore voleva
un autografo. Giulietta la accontent, poi sal nella sua
casa.
Calate le persiane, sciolti i tendaggi, privi di fiori i
vasi, assonnita come tutte le case che da mesi non accolgono
voci e sospiri, la dimora aveva, pur nel suo
lusso, una impronta di squallore.
Giulietta avanz cauta, come se temesse di destare
qualcuno. E nella camera da letto, si ferm, repentinamente,
gli occhi fissi a un rettangolo bianco che
spiccava, infilato nella cornice di un grande specchio.
Si avvicin, vide che si trattava di una busta. E sulla
busta era scritto: Per Giulietta.
Rest immota, incapace di sfilare quella busta dalla
cornice. Gli occhi fissi a quelle due parole tracciate
con mano sicura e non frettolosa.
Le parve che la sua mano fosse straordinariamente
inerte, pesante, rigida, allorch tent di portarla verso
quella cornice. La fanciulla guardava con occhi spalancati,
quelle due parole: Per Giulietta. E finalmente
ella pot muovere la mano, sfilare la busta dalla cornice,
trattenere quella busta con le dita che tremavano.
Si trov e non seppe come, accosciata sul tappeto.
Lacer la busta, trasse il foglio. Non aveva mai
veduto la scrittura di Gildas, ma le parve di riconoscerla,
come se ella per tutta la vita altro non avesse
fatto che leggere lettere di lui. Non ebbe bisogno di
vedere la firma: sapeva che chi le scriveva era Gildas.
E lesse:
Giulietta, sono nella mia camera d'albergo e ti scrivo.
Poi porter questa lettera nella tua casa perch
non so dove spedirla e non so da chi questa lettera
potrebbe essere letta. Giulietta: oggi, mentre guardavo
il tuo grande film, io ho udito dei singhiozzi. Perch
il tuo pianto era cos grande, cos vero, cos tacitamente
straziante, che tutti, attorno a me, erano commossi.
Io no. Io non ero commosso. Io ero disperato.
Perch quel tuo pianto io potevo capirlo e di esso me
ne sentivo la causa, di esso mi sentivo colpevole. Giulietta...
Tu piangevi per il film, come piangevi per me.
Con gli stessi occhi dolenti, con la stessa bocca socchiusa
quasi a cercare pace per l'affanno che ti soffocava,
con lo stesso viso reso smunto e lavato dalle
lacrime... Giulietta! Mia cara, bella, buona Giulietta!
Io me ne vado. Ma prima della definitiva partenza, devi
sapere che se non ci fosse nella mia vita quel dramma
che non sar mai lontano, e questo mio patimento
che non potr mai essere remoto, se non ci fosse tutto
questo, cara, io mi inginocchierei davanti a te. Per dirti
che ti voglio mia per sempre, con il mio nome e il
mio cuore per te. Per dirti di perdonarmi il mio atteggiamento
dei tempi passati, per scongiurarti di credere
che non c' alcun amore nella mia vita. Il mio
amore l'ho ucciso io. E chi poteva prendere il posto
di Nnina deve starsene lontano, perch io voglio cos,
perch non posso mettere un'altra donna al posto che
doveva essere di colei che io ho ucciso. Non avrei pace,
Giulietta. E mi sentirei l'ultimo dei delinquenti,
perch sarebbe troppo comodo uccidere e avere poi il
coraggio di riprendere a camminare mentre qualcuno
da te eliminato non potr seguirti mai pi. Non si pu
ammazzare e dimenticare e rifarsi una vita. Quando si
uccide si deve poi avere almeno l'onest di non pretendere
la felicit. Non posso essere felice. Non devo esserlo.
Nnina non si offende se io ti dico, Giulietta,
che se Nnina avesse meritato il mio oblio, oggi io
sarei davanti a te, in ginocchio, per dirti di non piangere
pi. Perch Giulietta, io t'amo. Questa sera, per
la prima volta ho capito di amarti. Ed  perch saresti
il premio pi bello che non ti voglio. Dimenticami,
Giulietta. Tuttavia, per te, io voglio ogni felicit.
Soprattutto quella che io non ho potuto darti. Vik.
La lettera finiva cos, con il nome tracciato chiaro,
deciso, sicuro. E Giulietta, quando sollev lo sguardo,
apparve trasfigurata. Era tutta rosea, gli occhi le splendevano.
Le mani non tremavano pi. Tutto il dolore
che ella aveva provato per l'abbandono di Vik, era
svanito. Vik l'amava. Tutto il resto non aveva valore. E
non importava nulla se egli se ne era andato, se egli
per un bisogno di pace si era rifugiato l dove una
fanciulla somigliava a Nnina. Non importava nulla se
Vik non sarebbe mai pi tornato. Vik l'amava. Ella
poteva conquistare il mondo, raggiungere le stelle, sfidare
il sole. E qualunque pena l'avesse afferrata, qualunque
delusione l'avesse colpita, qualunque male l'avesse
assalita, non si sarebbe piegata. Perch, certa
dell'amore di Vik, ella avrebbe continuato il suo cammino.
Senza pi chiedere nulla n a Dio n agli uomini.
Pieg la lettera, la mise nella borsetta e le parve un
posto indegno di essa. La trasse di dove l'aveva riposta,
la infil nel seno: sent gli angoli della busta pungere
l'epidermide delicata, sorrise contenta.
Il custode che la vide scendere sorridente e luminosa
la guard e le sorrise: ma negli occhi aveva un
grande stupore.
Sorridendo, a testa alta. Giulietta torn a casa. Vi
era la mamma, che preparava le solite cose. Le disse
e la voce era serena come non mai:
Mamma. Quando avrai qualche minuto di tempo
avvertimi. Ti devo dire una cosa bella.
Per le cose belle il tempo si trova sempre -
rispose la donna.
Allora Giulietta, in silenzio, ma sorridendo luminosa,
prese la madre per mano, la guid nella sua cameretta,
le disse, battendo sulla sponda del letto:
Mettiamoci qui, mamma.
E come ebbe la madre accanto, trasse dal corsetto
la busta, la stese, disse con gioia:
 una lettera di Vik, mamma...
Allora, la donna fece l'atto di levarsi. Ma Giulietta
la trattenne, la guard, implorandola con lo sguardo.
Che vuoi me ne importi delle lettere di quel
giovane? Non pretenderai che gli sia riconoscente!
Vik, mamma, non vuole riconoscenza. Vik se ne
 andato e non torner pi. Ma Vik, mamma, in questa
lettera che ho avuto oggi, mi dice una cosa grande.
Vuoi ascoltare, mamma?
E la donna, dura e scontenta:
Quando hai ricevuto questa lettera?
L'ho trovata, mamma... Vik l'aveva lasciata nella...
nella casa...
Ah...
E oggi sono andata l. E ho trovato la lettera.
Che non ha data ma certo  recente. Perch in essa
parla del mio film. Di quando venne dato a Milano...
Ti prego, mamma, ascolta...
Con voce chiara, alta, armoniosa, come se si abbandonasse
a un pensiero lirico, Giulietta cominci a leggere
quella lettera. E il cuore le palpitava di un palpito
nuovo e il sangue affluiva rapido nelle vene e il
volto si arrossava di gioia ed emozione: e il seno si
sollevava, rapido, come se quella gioia fosse troppo faticosa
da sostenere. E come ebbe finito ud, smarrita,
che sua madre diceva:
Mi pare la lettera di un pazzo. Non sa quello che
vuole, quel tuo Gildas. Ed  troppo comodo dire a una
ragazza che per lui si  rovinata,  troppo comodo dire
che la si ama ma non la si sposa perch non sposandola
egli si punisce! La punita  la ragazza, non lui!
Va', che l'ha trovata la strada giusta per non avere
scocciature! Prima non ti voleva perch c'era la morta:
poi c' stata la viva e che razza di viva! Poi, se ho ben
capito,  arrivata la sorella della morta.
Balz in piedi: soggiunse, livida di giusto rancore:
Ah, se prima mi era odioso ora mi viene voglia
di maledirlo... Non me ne far dire di troppo grosse,
Giulietta. E non ci pensare pi a quel farabutto...
Ma la ragazza protese le mani, parve voler soffocare
le parole nella bocca della madre, implor:
No, mamma, no... Non insultare Vik. Io sono contenta
cos. Mi basta sapere che mi ama. Non chiedo di
pi, mamma.
Ti ama! Ti avr amata per quella mezz'ora che 
durato il film. Perch ti avr veduta bella e brava. Ci
sono tanti uomini che si innamorano delle attrici... Ma
a quest'ora, il tuo Gildas, neppure sa che tu sei al
mondo. Se ti avesse voluto un grammo di bene ti
avrebbe ricordata...
Giulietta ripieg il foglio, lo ripose in un cassetto,
mormor, sconsolata:
Non vuoi capire, mamma... Ma non importa...
E di quella lettera nella piccola, modesta e lucida
casa non se ne parl pi.
Un pomeriggio Ca Monica telefon a Giulietta e le
disse:
Vieni a cena con noi. Giulietta, questa sera.
Oh, donna Ca! mormor la ragazza confusa.
Lei  sempre troppo buona con me...
L'altra domand, graziosamente:
O non vuoi venire perch ti senti celebre?
Donna Ca! Sono cos felice di venire da lei! Cos
felice...
E allora ti mandiamo a prendere.
Comprese la bont di Ca, ancorch non ve ne fosse
bisogno quando vide che alla guida della macchina di
casa Monica vi era un autista a lei sconosciuto. Poich
il padre di Giulietta si ostinava a fare l'autista, i Monica
avevano mandato alla ragazza un altro dipendente.
E suo padre, quella sera, fu in libert.
Nella sua borsetta la fanciulla aveva la lettera di
Gildas. E mentre la vettura andava verso villa Monica,
la fanciulla pensava al momento in cui avrebbe potuto
far leggere quella lettera a donna Ca. Le pareva di
riscattarsi, di poter avere ancora e totalmente la stima
della gentile e saggia creatura: le pareva di rendere
pi bello, pi umano, pi logico il suo amore per
Gildas e pi perdonabile la sua colpa. Sapeva bene
che in fondo all'anima vi era l'orgoglio della donna che
pur sapendosi abbandonata poteva dirsi, finalmente,
di avere avuto il suo grande amore. E si sentiva paga,
oramai, ch il bruciante dolore non doveva pi abbinarsi
alla grande umiliazione.
Entr sorridente e graziosa nella casa dei Monica.
Aveva un abito rosa, da mezza sera, scollato a barchetta,
aderente nel bustino, gonfio nella gonna. Aveva
la sua pettinatura a coda di cavallo: il volto era pulito
e sereno. E gli occhi ridevano. Ma subito, come ella
entr nel salone dove Ca le andava incontro, gli occhi
non risero pi. Immoto, sorridente ed elegante, vi
era Valentini a lato di Miro Monica. E Giulietta guard
a lui, poi mormor a donna Ca:
Non sapevo...
 una sorpresa che ti abbiamo fatto, Giulietta.
Valentini strinse la mano di Giulietta, e la giovane,
guardandolo, vide qualche cosa di nuovo negli occhi di
lui. Erano gli occhi di un uomo che poteva adorarla,
e glielo diceva guardandola. Si sent avvampare. Ritrasse
la mano, si volse a donna Ca, disse piano:
Lei ricorda sempre Giulietta, donna Ca. E io che
le devo tutto non sapr mai che cosa fare per dimostrarle
la mia...
Miro Monica intervenne ridendo:
Ah, Giulietta! Hai studiato la lezioncina e ce la
vieni a recitare! Lascia andare, cara! Siamo felici di
averti qui. Ecco tutto...
Nel bel salone che in un tempo non remoto era
parso a Giulietta un sogno irraggiungibile, ella si trov
ospite di riguardo, ammirata, ben voluta, vezzeggiata.
Poco pi tardi, nella ridente sala da pranzo, ella si
trov di lato Valentini, che la guardava incantato, che
mangiava poco, che rivelava un atteggiamento quasi imprevedibile
in un uomo sicuro e potente quale egli
era. Donna Ca e Miro Monica erano quelli di sempre;
a tratti ella sfiorava una mano del marito. A ogni
poco l'uomo posava la sua palma sul braccio nudo della
sua donna, per chiederle qualche cosa, per dirle qualche
cosa.
 la pi bella, la pi cara, la pi simpatica coppia
del mondo... mormor d'un tratto Valentini a
Giulietta. Non ho mai veduto due sposi cos serenamente
innamorati l'uno dell'altro.
 vero, ella afferm.
E Valentini, subito, sommesso:
E sarei un marito come Miro Monica anch'io, se
la donna che tanto amo mi dicesse di s...
Ella volse a lui i grandi occhi scuri: quegli occhi limpidi,
un poco dilatati, dove era tanto facile leggere ogni
parola taciuta. Lo guard, sorrise con malinconia, rispose,
piano:
Lo so, Valentini, che sareste un adorabile marito.
E allora, Giulietta, perch non vi decidete? Vi
spaventano gli anni che ho in pi di voi? Non ve li
far sentire, Giulietta...
Aveva parlato sottovoce, mentre Monica e sua moglie
ridevano raccontandosi qualche cosa. Ma d'un
tratto ci fu silenzio: attento e discreto il cameriere
offriva le frutta. E Giulietta guardava donna Ca che
dolcemente le sorrideva. Poi fu la signora che domand:
Potrei sapere di che parlavate?
E nel chiedere ella sorrise a Valentini ed il suo era
un sorriso di gaia complice.
Giulietta arross ancora: chin le palpebre, mormor:
Di tante cose, donna Ca...
Ma Valentini, incoraggiato da un rapido segno di
consenso di donna Ca, soggiunse:
Non  vero. Non si parlava di tante cose. Ma di
una sola. Quella che  il mio pensiero dominante. Un
caro, dolce, tormentoso pensiero dominante.
E Ca, con il gaio tono di poco prima:
Potrei sapere il vostro pensiero, Valentini?
Oh, sii, esclam l'uomo. Io esprimevo in
parole i pensieri miei a Giulietta. E le chiedevo di
diventare mia moglie.
Silenzio. E tutti gli occhi fissi a Giulietta. E la giovane
taceva assorta, rigirando nel piatto, delicatamente,
la stupenda pesca primaticcia dai vividi colori.
Parl Miro Monica, per primo e la sua voce risuon
calda, chiara, quasi piena di tenerezza:
 una cosa grande, Giulietta, questa che Valentini
ti offre. E sono lieto che questa domanda venga
fatta nella nostra casa. Spero che nella nostra casa
si possa brindare a questo fidanzamento.
I dolci, malinconici occhi di Ca fissarono Giulietta.
A quegli occhi Giulietta chiese forza, a quel volto buono
e gentile Giulietta domand ispirazione. E Ca cap. E
disse, con la sua voce buona:
Bisogna concedere a Giulietta di pensarci...
Sapeva che Valentini aveva gi offerto il suo nome
a Giulietta. Avrebbe voluto aiutare quel generoso uomo.
Ma capiva che il momento non era opportuno. Perci
ripet:
Comunque, prima che Giulietta riparta, qualche
cosa decider. Non  cos, Giulietta?
S, donna Ca... rispose la ragazza, riconoscente.
Si lev donna Ca, andarono nel salone per il caff.
E subito Giulietta le fu accanto, subito implor:
Donna Ca... La prego... Le devo parlare...
Questa le sorrise. Poco dopo le chiese:
Hai veduto le trasformazioni nella villa, soprattutto
nella mia camera? Vieni, Giulietta...
La ragazza segu la signora. Ambedue furono al piano
superiore. Nulla era mutato. E donna Ca spieg:
Naturalmente volevo poter essere sola con te,
Giulietta...
Nel boudoir di donna Ca, tutto ovattato di sete color
argento, con un tappeto color rosa corallo, con pochi,
deliziosi mobili dai legni elaborati d'oro zecchino, dalle
sete a righe minute color argento e corallo. Giulietta
si sent sicura. E disse piano, senza timore:
Non potr mai sposare alcuno, donna Ca. Perch
Vik Gildas mi ama.
Il gioioso stupore di donna Ca la commosse. Ma fu
costretta a confessare:
Mi ama. Tuttavia non mi sposa...
E poi, aprendo la piccola borsetta, mormor:
Legga, donna Ca...
Le consegn la lettera, quella lettera che Giulietta
conservava come la pi preziosa cosa del mondo. Incit:
Oh, legga, la prego!
Donna Ca sedette in una poltroncina, cominci a
leggere. Giulietta era seduta nella poltroncina posta davanti
alla toeletta, e guardando lo specchio vedeva se
stessa e donna Ca. Pot cos accorgersi che con il
mutare d'espressione di donna Ca anche lei, Giulietta,
mutava espressione. Gli occhi di donna Ca si erano
fatti scuri, la fronte colmata di ombre, la bocca aveva
assunto una espressione che un poco somigliava al
dispregio. E Giulietta vedeva se stessa mutare viso:
non c'era pi gioia nei suoi occhi, non c'era pi luce.
Ogni vivido splendore spariva; nei suoi stessi occhi
Giulietta vedeva nascere a poco a poco una fonda
preoccupazione, quasi un allarme.
Mascalzone! mormor Ca, d'un tratto.
Butt la lettera sulla toeletta, guard Giulietta, disse
forte:
Ma questo ragazzo crede che a lui sia tutto concesso!
Ma ti accorgi di avere a che fare con un pazzo
egoista, che con la giustificazione di aver un delitto da
espiare fa i suoi comodi, piglia ci che vuole e butta
via quanto ha preso? Mi vuoi dire, Giulietta, a che
serve questo suo inutile amore per te? Meglio era
tacere! Meglio era lasciarti in pace, cos che a poco a
poco, convinta di essere stata ingannata, ti fosse possibile
dimenticare quanto vi era stato fra te e lui... Ti
ha veduta nel film, gli sei piaciuta, ha creduto di
amarti. Ma sei piaciuta a tutto il mondo. E saranno
migliaia e migliaia gli uomini che sogneranno di te
piccola ballerina infelice, che sai commuovere tutti nel
tuo film.
Erano, su per gi, le parole che Giulietta aveva
udito da sua madre. Con maggiore umilt, con parole
semplici, la madre le aveva detto quanto donna Ca le
stava dicendo. Il cuore di Giulietta batteva forte: ed
ella non sapeva per chi o per che cosa. Era smarrita,
pativa, voleva difendere Gildas. Perch non voleva che
le portassero via l'ultimo sospiro del suo povero sogno.
Non voleva credere che Gildas non l'amasse. Era troppo
bello credere a quanto egli aveva scritto. Era divinamente
bello credere che Vik le voleva tanto bene ma
se ne andava, perch rinunciare a Giulietta voleva dire
punirsi, inibirsi la felicit, abbattere quel ponte d'incanto
che poteva portarlo verso la gioia.
Donna Ca! esclam la ragazza. Non ha mentito
Vik in quella lettera! Vik ha capito che piangevo
pensando a lui... Vik le conosce le mie lacrime, Vik lo
sa il mio gran pianto, Vik ricorda la mia disperazione.
E mi ha ritrovata nel film, disperata, piangente, innamorata
come mi ha conosciuta. E allora ha amato la
sua Giulietta che gli vuole tanto bene. E se prima non
capiva il mio amore, il film glielo ha rivelato. Oh,
donna Ca! Mi lasci credere in questa lettera! Non
distrugga tutto, la prego! Ho bisogno, tanto bisogno
di credere che Vik mi voglia un poco di bene. Altrimenti
tutto  inutile. Inutile che io lavori, inutile che
io sia celebre, inutile che vada in America a fare dei
film, a guadagnare tanto denaro, a destare l'ammirazione
di tanta gente. Tutto  inutile, donna Ca, se lei
mi toglie questa lettera. Se lei me la annulla, se lei mi
dice che  falsa, inutile, bugiarda...
Ca ascoltava la ragazza. Giulietta aveva ripreso la
lettera, ma non l'aveva riposta nella borsetta. L'aveva
ripiegata con cura, l'aveva posta nel corsetto.
Quell'atto devoto, quella cura tenerissima per una
lettera che Ca considerava quantomeno inutile, tolsero
alla signora la possibilit di controllarsi. Quasi con ira
donna Ca esclam: Se ti avesse amata, almeno un
poco, sarebbe rimasto accanto a te. Magari senza sposarti.
Ma pronto sempre a proteggerti e soprattutto lieto
di averti vicina. Ti ama e se ne va. Per castigare se
stesso ti lascia sola. Tu hai sempre avuto fiducia in me,
Giulietta! Perch non vuoi averne ora?
Che debbo fare? mormor la ragazza.
Scendi. Tendi la mano a Valentini. E digli di s.
Ma io amo Vik...
Passer.
E lui mi ama...
Sarebbe qui, se ti amasse. Poteva restare qui, guadagnare
milioni e rendere felice te. Se ne  andato a
piangere su i suoi delitti e a respirare accanto a chi
somiglia alla sua Nnina. E neppure per un istante ha
pensato che ammazzava anche te. Senza revolver: ma
dandoti una morte pi lenta e pi atroce! Quando un
uomo ama, non fa patire la creatura amata. Io lo so!
Allora Giulietta mise la mano nella scollatura: trasse
la lettera di Vik Gildas, la guard, disse piano:
Sono stata felice per qualche ora, donna Ca, per
merito di questa lettera...
Non sei stata felice. Sei stata illusa. Strappa quella
lettera, Giulietta...
Gliela tolse di mano, soggiunse, con un sorriso:
O dalla a me...
Giulietta si lasci togliere la lettera dalle mani. Vide
che donna Ca la metteva in un cassettino, chiudeva
a chiave.
E ora scendiamo.
Scesero. Gli uomini si volsero. Valentini era pallidissimo.
Attento e un poco ansioso appariva Monica.
Donna Ca sospinse Giulietta verso Valentini.
Come se ricordasse una lezione, Giulietta tese la mano
a Valentini. Egli l'afferr subito, la serr fra le sue.
La ragazza sollev il viso pallido, guard l'uomo, in un
sospiro mormor:
S...
E l'uomo non l'abbracci. La guard arrossendo a
poco a poco, come se per la gioia tutto il suo sangue
affluisse al viso. Dischiuse le labbra, quell'uomo. E con
voce chiara e commossa disse una parola sola:
Grazie.
Poi circond la vita di Giulietta, la port davanti a
Monica, disse:
Ecco, Miro: ho atteso tanto. Ma la creatura che
attendevo  arrivata.
Commosso, sconvolto, Monica si sent terribilmente
stupido dicendo:
Meglio tardi che mai... Sarete certo felici...
Appoggiata a un mobile, pallida di emozione, la dolcissima
Ca guardava Giulietta. La vedeva piccola, gentile,
aggraziata. Sapeva quanto quella creatura aveva
sofferto. La rivedeva in pianto, disperata e innamorata.
Dal cuore, serena e sincera le sal una invocazione:
Oh, Signore! Guarda se puoi a questa creatura!
Proteggila. E fai, o Signore, che ella abbia un amore
bello e santo come il mio!
E fulmineamente il pensiero and a quella lettera
chiusa a chiave in un cassettino del boudoir: come in
un lampo davanti a Ca si lev la bella, maschia ed
elegante figura di Vik Gildas.
Ingenuamente, come una bimba che patteggi con Dio,
Ca aggiunse alcune parole alla sua pia invocazione:
Signore! Che ella abbia con Valentini un amore
bello come il mio...
Ma sent di aver sbagliato tutto. Confondeva l'imagine
di Gildas con quella di Valentini. E le pareva che
Gildas fosse ancora l, in quel salotto. Seduto nella
solita poltrona, sorbendo, distratto, la sua spremuta
d'arancia.
Sent la manina di Giulietta sfiorare la sua mano.
Incontr lo sguardo della ragazza. Quello, pi intento,
di Valentini.
A che pensava, donna Ca? chiese Valentini.
Non pensavo, ment arrossendo. Guardavo...
Valentini teneva con delicatezza un braccio attorno
alle spalle di Giulietta. E Miro Monica diceva:
Pensa ai tuoi genitori, Giulietta! Impazziranno di
gioia! Era nel loro programma vederti sposa! A loro,
che importano i film? Un bel nulla! A loro interessa il
matrimonio e una nidiata di bambini...
Ca oscill: Monica si addent un labbro. E ridendo
soggiunse:
O anche niente bambini. Si pu essere felici ugualmente.
Se ci sono bene. Se non ci sono pazienza. Ci
che conta  che voi due possiate andare avanti cos...
Prese una manina di Giulietta, la mise sulla palma di
Valentini. E ripet, commosso:
Cos.
Poi, come se accogliesse sulla sua palma un fiore,
vi pos la mano della sua Ca. E aggiunse, con voce che
tremava di tenerezza:
E possiate andare avanti cos. Come noi due. In
una comprensione assoluta, in una tenerezza fatta di
immensa dedizione.
Ca pieg il capo, pos la tempia sull'omero del marito.
E Valentini guard Giulietta. Allora la ragazza vide
che gli occhi dell'uomo, occhi che le erano sempre
parsi indifferenti o comunque incapaci di esprimere
grandi emozioni, mutavano luce e colore ed espressione:
perch erano gli occhi di un uomo che voleva piangere.
Dal cuore, come petalo che torna a galla, sal alla
gola di Giulietta una emozione pacificatrice. Sorrise a
Valentini, imit l'atto compiuto da Ca.
L'uomo non disse nulla. Non l'abbracci, non comp
gesto alcuno.
Fu Monica che interruppe il lirico silenzio. Fu Monica
che disse:
E ora bisogner farla capire a tuo padre che io
non posso tenerlo pi... Glielo devi dire tu, Giulietta.
Io non voglio mandarlo via.  lui che deve andarsene.
O mi costringer a guidare, a portarlo in viaggio e ad
aprirgli la portiera. Non fosse che per rispetto verso
il mio amico Valentini!
Ci sar tempo per tutto, sorrise Giulietta.
E poi, quasi dominata da un pensiero:
Ora, ci che conta  che mamma sappia... Pativa
tanto per la mia posizione, per quello che era avvenuto,
per...
Si interruppe. Si accorse di aver sbagliato i tempi.
Vide Ca un poco smarrita, Monica con le labbra strette
e Valentini tutto proteso ad ammirare una incantevole
statua di malachite riproducente una casta fanciulla a
reggere sul capo un agnellino. E la statua aveva un
nome: Innocenza. E gli occhi di Giulietta, quando Valentini
torn a guardarli, rivelavano innocenza. Anche
se ella, innocentemente, aveva buttato fra loro la memoria
amara della sua disavventura con Vik Gildas.
Quasi timoroso di udirla parlare di ci che non doveva,
Monica sorrise a Giulietta osservando:
Forse vorrai andare a casa, Giulietta, Per dare la
notizia bella alla mamma...
Oh, s!
Ti faccio accompagnare. Non da tuo padre. Lui, lo
troverai gi l... Gli ho detto che questa sera potevo
fare a meno di lui...
Se ne and sola. Grata a Valentini di lasciarla sola.
Aveva la solita chiave e apr. E vide che tutto era
immerso nel buio. Esit, pensando che forse era meglio
lasciar riposare i suoi cari. Forse la bella notizia che
li avrebbe resi felici poteva anche darla l'indomani.
Ma vide apparire e sparire, sotto la porta della camera
nuziale, un lampo di luce. Qualcuno aveva acceso e
spento. Come per avvisare che almeno uno dei due era
sveglio. Allora, con dolcezza, buss e sommessamente
chiese:
Posso entrare?
Fu il padre che le rispose:
Altroch, Giulietta!
Ella entr e subito si accorse che la madre fingeva
di dormire. Il padre aveva accesa la piccola lampada
sul tavolino da notte. E stava seduto sul letto, chiuso
nel pigiama a righe bianche e azzurre, vistosissime.
Non vorrei svegliare mamma... attacc Giulietta.
La donna si mosse, apr gli occhi, si mise a sedere a
sua volta, chiese:
Diamine! Che c'? Si dormiva da poco...
Non  vero! rise l'uomo. Non dormivi! E
comunque, se Giulietta ha voluto salutarci, abbi pazienza!
L'uomo era totalmente sereno. Come se nell'aria, per
lui, ci fosse un presagio di immensa gioia.
Tu... disse Giulietta. Tu babbo sai qualche
cosa?
Di che? domand l'uomo.
Non hai sentito parlare di nulla a villa Monica?
Tra il personale non si dice cosa alcuna su me e sul
commendator Valentini?
Il padre la guard, tra sorridente e dubbioso.
Ma, osserv pensoso, in casa Monica si dice
un gran bene di quel signore. Ricchissimo, generoso,
affarista dall'occhio sicuro. Galantuomo. Ma tu, che
c'entri?
C'entro, babbo... Perch il commendator Valentini,
cos ricco, buono e galantuomo, mi ha chiesto in sposa.
E ancora non aveva finito di parlare che l'uomo si
era buttato fuori dal letto ed era corso presso la figlia.
E la madre di Giulietta si era messa a gridare:
Torna a letto! Non sta bene che un padre si
metta davanti alla figlia quando ha addosso solo il
pigiama...
Ma l'uomo and all'attaccapanni, sfil la vestaglia,
una modesta e linda vestaglia fatta di lanetta grigia.
Vi si avvolse e guardando la moglie, dichiar:
Ora svegliati, perch se non hai capito ci che
Giulietta ha detto significa che dormi. Una madre
quando sente la figlia dire di queste cose non pensa
al pigiama del manto: pensa alla grande fortuna della
figlia...
D'impeto, and presso la donna. La scroll delicatamente
ma decisamente:
Ma tu, donna, da qualche tempo non hai il cervello
a posto! Ma hai sentito che ha detto Giulietta?
Ho sentito...
Ma hai udito bene? Hai capito chi sposa Giulietta?
Ho capito. Ma non ci credo.
Mamma! protest Giulietta. Ma il commendator
Valentini ha chiesto la mia mano davanti al
commendator Monica. N Valentini n Monica sono dei
mascalzoni. Se io ti dico che Valentini mi vuole sposare
significa che questa  la verit.
Il padre si era seduto nella poltroncina, a piedi del
letto. Stava curvo, aveva le mani sulla faccia, come se
meditasse su quanto andava accadendo alla sua donna
da qualche tempo. Non la capiva pi, quella sua limpida
donna. Trasal e liber la faccia dalle mani allorch
ud che Giulietta diceva:
Valentini non  molto giovane, comunque ben
lontano dall'essere vecchio, non splendido, ma certo
non brutto. A Roma mi ha molto aiutata. Moralmente,
mamma. Quando cap che in America ero un poco
smarrita, capit gi, per poche ore, per dirmi che non
ero sola e potevo contare su di lui. Fu sempre rispettoso
e corretto con me. Non lo amo. Lo stimo molto e
sar per lui una moglie devota e fedele.
Allora la madre di Giulietta guard il marito e disse:
Mi pare di diventare matta. Lo sai fare un caff?
Con la macchinetta riesce anche a un bambino. Vai a
fare il caff e intanto io cerco di capire bene ci che
dice Giulietta. Vai, per favore.
L'uomo ebbe un atto di scontento, un altro di smarrimento,
un altro che rivelava esattamente come egli
continuasse a non capire la sua donna. Ma se ne and.
E subito, la madre di Giulietta:
Pazza! Canaglia! Ti sei fatta chiedere in sposa da
un uomo simile e sei stata... Ma se non glielo dirai tu,
glielo dir io a quel signore che tu non sei una brava
ragazza, glielo grider io...
Giulietta protese le mani, supplicando:
Mamma! Zitta, per carit! Mamma! Non inganno
nessuno, io. Valentini lo sa che ho amato Gildas. Lo
sa che...
Silenzio. E nel silenzio aleggi quanto non si doveva
dire. Ma la donna, ansante, quasi disperata, attacc:
E ti sposa lo stesso?
S, mamma...
Che razza di cretino! Con tante brave ragazze che
potrebbe sposare, ecco che si va a prendere l'amante
piantata di un calciatore... Mondo sporco! Senza rispetto
per la purezza! Mondo sudicio che piglia ci che viene,
senza chiedere di dove viene...
Mamma! Ora sei cattiva, con me! Tante ragazze
sbagliano...
E tante sbaglieranno! Se si illuderanno che dopo
l'errore capiter per tutte un cretino che le sposer.
E invece, a salvarvi, sarete poche... Il mondo non va
avanti, se chi fa il male avr premi!
Parlava come una nemica. E Giulietta la guardava
disorientata: A un certo punto ebbe paura che la
mente di sua madre si fosse sconvolta. Ma poi la vide
sbiancare, calcarsi la faccia tra le mani, cominciare a
piangere. Allora cap che sua madre aveva avuto solo
una reazione violenta, quella che l'aveva portata dalla
incredulit alla constatazione di una sistemazione onesta
per Giulietta. E poich, la candida donna, altro non
chiedeva che di vedere la figlia onestamente sposata,
aveva mutato la sua gioia in esplosione ostile, poi in
pianto.
Cos Giulietta si trov fra le braccia della madre che
piangeva e diceva:
Bisogner che vada poi a Cascia, il pi presto
possibile. Mi spiace, ma gliela devo...
Che cosa, non capisco...
La mia catena d'oro, a Santa Rita.
Portargliela, mamma, se  un voto. Poi te la regaler
io una bella catena...
Ah, no! E allora che sacrificio c'? Niente pi
catenelle, per me. E si vive benissimo... E ora parlami...
Dimmi come  quel signore...
Stava per descriverglielo quando entr il padre. Aveva
un vassoio, una tazza, la macchinetta. Mancava la
zuccheriera e la donna scroll il capo dicendogli che
doveva dormire anche lui, perch la zuccheriera era
accanto alle tazze per il caff. E rise. E bevve il caff
che era molto forte. Poi sorrise e ammicc a Giulietta.
E questa, dolcemente, attacc:
Valentini  buono, mi vuole tanto bene. E io gli
vorr un grande bene. Quando vorrai conoscerlo verr
qui...
Qui? fece il padre. In questa casa?
Perch? scatt la moglie. Che cosa ha questa
casa?
Subito intervenne Giulietta:
Certo, che ha?
E subito la mente and a Vik. Che era stato in
quella casa, che si era sentito felice e sereno, che aveva
ritrovato un poco di pace. Il cuore le si torse. Serr
i denti, riprese:
Verr qui. Quando vorrete voi.
Poi, d'impeto:
Il commendator Monica, babbo, non ti vuole pi...
Che cosa?
Si era appoggiato al letto, la guardava spaventato.
Non ti vuole pi come autista. Come suocero del
suo amico Valentini s. Bisogna davvero capire, babbo,
che tante cose cambiano, ora. Se non volevate vivere
con i miei denari di attrice, dovrete ora vivere decorosamente
per Valentini.
Con il danaro di chi? chiese la donna.
Di chi vorrete. Mio o di mio marito. Insomma, ne
parleremo. Ora, sono tanto stanca...
Baci i suoi genitori, se ne and.
Una cara alba quieta e malinconica si adagiava sul
prato sottostante quando Giulietta entr nella sua camera.
Sedette sul letto. Le pareva di vivere fuori del
mondo. Confusamente si diceva di essersi fidanzata con
Valentini e se si domandava di quale colore erano gli
occhi di Valentini non sapeva rispondersi. Si diceva di
essere oramai legata a un galantuomo che le voleva
bene e nulla sapeva dell'uomo che stava per diventare
suo marito. E quando lo sarebbe diventato? E che cosa
avrebbe fatto, lei, frattanto? C'erano i contratti di lavoro,
c'erano tante cose da sistemare e stabilire.
Si afferr la testa fra le mani. Aveva, dentro il capo,
un rumore di acque. Gli occhi, a tratti, le si annebbiavano.
Confusamente, su la sua angoscia, galleggiava
solo un pensiero felice. Quello che le veniva dalla gioia
di sua madre. Lo sapeva, Giulietta, che sua madre era
felice. Perch la vedeva inquadrata, accanto a un uomo,
con la fede al dito. Per sua madre questa era la sistemazione,
la conclusione gentile di una vita cominciata
male. Per la donna saggia il matrimonio era tutto. Ma
per Giulietta era qualche cosa che non riusciva a pensare.
Anche perch l'unione con Valentini coronava i
sogni della Giulietta ragazzina: della Giulietta che voleva
diventare ricca, a qualunque costo e per qualunque
via. Ricca lo era e ricchissima sarebbe diventata.
Ma la Giulietta ragazzina non vi era pi. La Giulietta
ragazzina spavalda era morta il giorno stesso in cui si era
innamorata follemente di Vik Gildas. E oramai la ricchezza,
e tutto quanto era giunto, non le interessava
pi. Una sola cosa al mondo esisteva: un caro amore
lontano. E il terrore di non poter mai pi dimenticare
due begli occhi grigi.
Le ore passarono, senza pace. Poi Giulietta sprofond
inconsapevolmente nel sonno. Vestita, pallida, supina e
con le braccia raccolte sul petto come se fosse morta
la trov sua madre il mattino e si spavent e la scosse
e la chiam:
Giulietta! Giulietta!
Le sorrise, passandosi una mano sulla fronte. Mormor:
L'emozione, mamma... Mi aveva tanto stancata che
sono crollata sul letto e mi sono addormentata...
Fu in piedi, rapida. Fece il bagno, ne emerse rosea,
levigata, riposata. Chiam in azione tutte le sue forze,
quando ud squillare il campanello del telefono and
ella stessa a rispondere. Era Valentini che le chiedeva,
trepido, di poterla salutare, rispose:
Dove? Nella mia casa?  cos piccola...
Ma l'uomo disse che le case piccole erano le pi
belle. E poi aggiunse:
Trover i vostri genitori, Giulietta?
Le dava ancora del voi, quasi fosse ancora incerto
sulle intenzioni di Giulietta. E aveva nella voce una
esitazione infantile, che sorprendeva Giulietta e le faceva
male. Si sentiva indegna di un simile amore. E si
convinceva che qualche cosa, in quella storia era tutto
troppo bello, troppo fantastico, troppo romanzesco.
Disse a lui, con dolcezza:
I miei genitori vi attendono. Con...
Sorrise, soggiunse:
Con paura.
Paura? domand Valentini e la sua voce era
quasi dolente. Paura di che?
Di voi. Che siete importante, in alto, tanto diverso
da loro...
Oh, Giulietta! Fatemi venire da voi. E tutto sar
pi semplice!
Prima di lui non giunsero grandi fasci di fiori. Ma
una scatola d'argento, enorme, cesellata, rettangolare
con gli angoli smussati. Sul coperchio vi era una grossa
pietra: un crisoberillo lucente. Torno torno, altre pietre,
buttate a caso: coralli, topazi, malachite, turchesi.
Dentro non c'erano che dolci.
In una scatola trasparente, chiusa da un nastro e
precedentemente avvolta in carta velina, vi era una
rosa. Una sola. E un biglietto.
Al mio fiore bello, un fiore altrettanto bello. Ettore.
La madre di Giulietta si volse per non far vedere le
lacrime. Poi, finalmente, mormor:
 una fiaba...
Giunse il marito. Si vest dell'abito grigio perch non
era ancora mezzogiorno e aveva imparato che a quell'ora
i signori ridono se vedono qualcuno vestito di blu.
La madre indoss il suo abito grigio chiaro, con il baveretto
candido, con i polsini candidi. Tra le due punte
del baveretto ferm la spilla d'oro. Quella di nozze.
Raffigurava un quadrifoglio: dove le quattro foglie si
congiungevano, al centro, vi era un diamante piccino
piccino, cos piccino che qualche volta pareva non ci
fosse.
E Giulietta aveva uno dei suoi abiti di quando era
fanciulla. Gonna bianca plissettata, maglioncino rosa,
senza maniche, un poco scollato. Era l'abito delle grandi
occasioni, l'anno prima. Aveva pensato di indossarlo
per Gildas, un giorno, quando fosse arrivata la buona
stagione. Lo indossava per Valentini. E Vik Gildas non
vi era pi.
And ad aprire all'uomo. Elegante, un poco forte, non
alto, con il grande viso sorridente, ma un poco smarrito,
l'uomo la guard, da capo a piedi. Poi tese le mani,
chiese:
Non  cambiato nulla, vero? I pensieri di ieri
sono quelli di oggi?
Oh...
Gli bast la rapida, sincera esclamazione: mormor:
Ho paura...
E poi sorrise ai genitori di lei e disse, forte:
Ma non paura di loro! Ma della mia felicit!
Nel dire cinse le spalle di Giulietta, la guid verso
i genitori. Si present, li guard sorridendo. E allora
cap ci che era veramente attorno a lui. Schiettezza,
bont, operosit, senso puro dei doveri. Cap quanto
doveva essere stata atroce per Giulietta la sua delusione
e come ella avesse patito dovendo portare in
quella piccola casa lucida e chiara la certezza di un
irreparabile errore. Se quell'errore allo stato iniziale gli
aveva dato noia, in quel momento pot superarlo. Non
era un peccato quello che Giulietta aveva commesso:
il suo amore per Gildas non era stato peccaminoso.
Era stato come un grande male, una feroce malattia:
Giulietta aveva dovuto subirla. Ne era uscita affranta.
Toccava a lui, Valentini, guarirla.
E disse con dolcezza:
Giulietta sar felice con me. Sapr compensarla
di avere molti anni pi di lei, di non essere bello e
di non avere nessun fascino.
Oh... esclam la madre di Giulietta.
Ed era la stessa esclamazione della ragazza. Con lo
stesso, sincero rammarico, con la stessa, involuta intonazione
di rimprovero.
Poi andarono in quel salottino tutto lucido, sedettero.
C'erano tante cose da dire. Ma d'un tratto Valentini
si accorse che non vi era pi nulla da dire. Giulietta
mancava di tutto. Le avrebbe dato tutto. Giulietta
aveva una modesta casa di modesta gente: le avrebbe
dato la pi bella casa del mondo. I suoi genitori erano
povera gente semplice, pulita e onesta: avrebbe aiutato
anche loro. Restava da definire la questione impegni
che Giulietta aveva in America. Ne parl:
Ora deve Giulietta decidere ci che vuole fare.
Tornare laggi?
 necessario, ella rispose. Mi sbrigher in
fretta.
Lo credi necessario tornare, cara? domand
l'uomo attaccando finalmente il tu. Non pensi che
pagando una penale...
No! ella sorrise. Voglio fare ancora qualche
cosa di bello e di buono. Cos che, entrando con te
nella tua societ, abbia anch'io qualche cosa da offrire
al tuo mondo: perlomeno un nome. Il mio nome di
artista.
A me basta il nome che hai, Giulietta.
Grazie... Ma bisogna aiutarmi a non sentirmi Cenerentola!
Ti prego...
Va bene. Come vuoi tu.
Saranno pochi mesi. Tre, quattro, non di pi. E
potrai passarli con me, laggi, se i tuoi impegni...
Io posso stare in qualunque parte del mondo,
Giulietta. Purch in questa qualunque parte ci sia tu...
Poi mise una mano in tasca e disse:
La mano. Giulietta!
Ella tese la mano. Senza parole egli apr l'astuccio
che aveva tratto di tasca. Infil sulla manina di lei un
anello con un brillante a forma di mandorla. Una cosa
senza pari: un pezzo unico, che Giulietta guard, senza
parlare.
Ma Valentini trasal. Una mano leggera, calda, timida,
si era posata sulla sua. Era quella della madre di
Giulietta. Subito, l'uomo mise l'altra sua mano su
quella della donna, cerc di guardarla in viso: ma la
madre di Giulietta chin il capo. Due lacrime scesero
dai suoi occhi, finirono sulle mani di Valentini.
Signora...
Le volevo dire tante cose: dirle la nostra gioia.
Ma non posso dire troppo...
Il cuore di Giulietta trem. Ancora una volta ella
capiva quel pianto. Era quello di una madre che dopo
aver veduto la sua creatura in pericolo di affogare
la vede tornare alla riva sorretta da coraggiose braccia
salvatrici. E incapace di ringraziare il salvatore, la
madre non poteva far altro che piangere, per ringraziare.
Ma Valentini si commosse. Pens che forse quella
cara e semplice creatura si sentiva anche felice per la
posizione che la figlia acquistava. Disse:
Sono io che devo molto a Giulietta, signora... Le
pare che un brutto uomo come me abbia davvero diritto
a un fiore quale  Giulietta?
E la madre, sincera:
Lei non  brutto! E poi, che crede abbiano pi
di lei gli uomini belli?
E avrebbe potuto aggiungere che nulla avevano pi
di lui gli uomini belli come Vik. Quegli uomini che
carpivano i cuori, rovinavano le creature e poi se ne
andavano.
Giulietta, quasi a distruggere tutti i pensieri che sentiva
aleggiare attorno a s, chiese, fuori tempo:
Forse vuoi un aperitivo... Ma qui non ve ne sono.
Nessuno ne beve. Tuttavia, posso scendere a prendere...
E lui la guard, tramortito. La sua Giulietta! Con la
gonna bianca e la blusetta rosea! Che scendeva a prendere
l'aperitivo. Le serr le mani, se le tenne nelle sue,
disse:
Stai qui... Non mi occorre nulla... Soltanto, bisogna
stabilire qualche cosa per questa sera. Una cena,
dove vorrai tu, con i tuoi genitori...
No, no! esclam allarmata la madre di Giulietta.
Noi no! Noi sappiamo che Giulietta sar
felice con lei. Tutto il resto per noi  un tormento...
E allora l'uomo parl di altre cose. Di ci che Giulietta
doveva fare per affrettare la fine dei suoi impegni.
Quando se ne and era stato stabilito tutto.
Giulietta sarebbe partita fra due giorni. E Valentini
l'avrebbe accompagnata in America.
Come furono sole, la madre abbracci Giulietta e le
disse piano:
Grazie... Anche se ti costa...
E poi cominci a cianciare come non mai. Parlava di
nozze, di nipotini, di cose belle. Poi aleggi attorno
Vik. E la donna disse:
E che non appaia mai pi. Perch se una faccia
verr rotta a questo mondo sar la sua. E gliela romper
io.
Poi, di scatto:
E quella casa, quando la venderai?
Allora a Giulietta cadde il cuore. La casa di Vik! La
casa del suo primo, ultimo e bel sogno! La casa dove
era stata felice per un giorno!
Che cosa debbo fare, mamma?
Vendere quella casa! Fare in modo che nessuno
sappia mai che  stata tua... E dimenticare ci che 
avvenuto l... Dovresti odiarla, quella casa!
Come potrei, mamma? Sono stata felice in quella
casa. La felicit di un giorno e forse meno...
E voleva aggiungere quanto poteva durare un fiore.
Quanto poteva durare la freschezza di una rosa. Ma la
mamma avrebbe riso di quelle parole e avrebbe trovato
modo di calpestare quel fiore anche se oramai
appassito. Allora, al silenzio di Giulietta, la donna insinu:
Io farei un voto alla Madonna... Vendere la casa,
dare il danaro in beneficenza. Per ringraziare Dio della
fortuna che ti ha portato facendoti incontrare Valentini...
Va bene, mamma. Come vuoi tu. Lascer una delega
al commendator Monica. Sei contenta, cos?
Con il capo, la madre afferm. E Giulietta usc per
andare a salutare la casa di Vik. Le pareva facile tornare
l. Ma sapeva di tornarci per l'ultima volta. E
allora, aprendo quella casa, ebbe, violenta, la sensazione
di entrare per vedervi qualcuno che era morto.
Si guard attorno. Vi era la vestaglia di Vik, il suo
rasoio elettrico, il suo pigiama. Tutto in ordine e il
pigiama era stirato e ripiegato.
Incerta, esitante, quasi impossibilitata a connettere,
si domand che cosa mai doveva fare di quelle cose.
Donarle a chi? Lasciarle? E dove sarebbero finite?
La mamma le aveva detto di fare un voto alla Madonna.
Ma fino a quale punto doveva farlo, quel voto?
Disperata, si avvicin all'apparecchio telefonico. Compose
il numero della sua casa, alla cara voce di sua
madre rispose dicendo:
Mamma... Sono qui... Nella casa di Vik... Ascolta,
mamma. Ci sono qui alcune cose di Vik. Che ne faccio?
Buttale nella spazzatura...
Non posso, mamma...  una vestaglia bella, un
bellissimo pigiama... Potrebbero essere utili a qualcuno.
Regala tutto al portinaio... E per l'amor di Dio
che non ti venga in mente di portare a casa qualche
cosa di lui! Porterebbe sventura...
No, mamma, nulla, sii tranquilla...
E ringrazia Dio, Giulietta! Che se andavi avanti
con quel calciatore, chi sa come finivi... E come si
finiva noi, Giulietta, ammazzati dalla vergogna... Se tu
sapessi come sono finite male certe ragazze che tu
conosci... Meglio non parlarne. Ma un giorno mi ha
telefonato la tua maestra della Scala, ed era tanto felice
per te... Dovresti andarla a trovare... Per dirle che
ti sposi...
Glielo dir poi. Ora devo sbrigare questa faccenda
non lieta per me, mamma...
Ecco, sbrigati! E pensa al bene che hai avuto,
Giulietta! Pensa bene...
E poi le disse:
Cara...
E Giulietta pos d'impeto il microfono e si butt con
la faccia sul guanciale.
La mamma tornava sua. E lei tornava a essere la
Giulietta della sua mamma. Perch Vik moriva e perch
ella sposava Valentini.
Si lev. And a prendere la vestaglia, la pieg. Ma
d'un tratto le mani si fermarono. Tremavano quelle
piccole mani delicate. E nel tremito scintillava come
una cosa miracolosa il superbo brillante tagliato a mandorla.
Lentamente Giulietta and alla toeletta. Prese le piccole
forbici. Tagli un pezzetto della cintura che serrava
la vestaglia. Tagli un pezzetto di seta, un centimetro
di memorie, una misura infinita di bene. Quel
tesoro da nulla, ella mise nella borsetta. Poi si decise,
si avvi, and nella piccola anticamera di servizio, con
il citofono chiam il custode e semplicemente gli disse:
Venga su, per favore. Ho qualche cosa da dirle...
Ossequiente, berretto in mano, l'uomo si present
sulla soglia.
Qualche cosa non era in ordine, signora?
Tutto in ordine, grazie. Soltanto...
Si interruppe: si pass la mano sulla fronte e su gli
occhi. Era molto difficile da dire la grande, estrema
frase. E la butt fuori, con voce soffocata:
Vendo la casa. Io parto... Lascio a un mio amico
l'incarico di liquidare tutto. Ma non voglio lasciargli
la biancheria e altre cose... Regalo a lei tutto. Le potr
essere utile...
Forz la voce, aggiunse ridendo e nel ridere risuonava
nella sua voce una non lontana eco di pianto:
Anche questa, veda! Una bella vestaglia... Forse
sua moglie ne far un abito... Il pigiama invece  per
lei... E il rasoio elettrico...
Rideva cos stranamente che l'uomo, immoto, era
costretto a guardarla. E gli pareva che quella ragazza
pallida e graziosissima da un momento all'altro dovesse
tonfare a terra, morta.
Quando tacque, Giulietta ansava. Come se il dire fosse
stato faticoso ancor pi di una greve salita.
E come l'uomo restava fermo e continuava a fissarla
ella soggiunse, un poco impaziente:
Prenda, prenda tutto... Io devo andare... Chiami
sua moglie, se crede...
E la donna sal. E ascolt quanto il marito le andava
ciangottando. Ma allorch vide Giulietta sollevare i bei
lenzuoli, i ricchi asciugamani, la odorosa biancheria,
divenne pallida e chiese:
Per noi?
S... Cos qualche volta mi ricorderanno...
Si sentiva morire. Le pareva che le portassero via il
cuore, pezzetto per pezzetto. Il suo povero cuore di
buona ragazza innamorata.
Cariche le braccia, lucidi gli occhi, tesa a un sorriso
che restava immoto sulle sue labbra, la donna se ne
and. Ringraziando, parlando, tenendosi il berretto sotto
un'ascella, brandendo il rasoio elettrico, l'uomo segu
sua moglie. E Giulietta raccomand:
Anche le cose di cucina... Io vendo i mobili e i
muri... Ma fate presto, per favore...
E non volle vedere altro. Sent che portavano via
qualche cosa che risuonava con tocchi metallici. Senza
volgersi grid:
Anche i bicchieri, anche il resto...
Ripet:
Qui devono restare i mobili e le pareti...
E rise delle sue parole. Ma si sentiva impazzire. Alle
sue spalle, lei consapevole, distruggevano la sua casa,
la sua unica ora di felicit, il suo amore, il suo Vik.
Oh, Vik!
D'un tratto cap che avevano portato via tutto.
Allora telefon a Monica. Lo chiam a casa, certa che
egli doveva essere l per i doveri di ospitalit verso
Valentini.
Le rispose il cameriere, le disse che s, che il commendatore
era in casa. Allora preg:
Gli dica, per favore, che  Giulietta che vuole
parlargli. Ma non si faccia sentire, la prego...
Festosa e cordiale, la voce di Monica le giunse subito
all'orecchio:
Giulietta! Che novit ci sono?
Commendatore... Ho promesso a mia madre di
vendere l'appartamento. Quello di Vik... Mamma vuole
che io offra in beneficenza il ricavato...  un voto alla
Madonna. Devo ubbidire.
Fai bene, Giulietta...
Se ne occupa lei di questa vendita, commendatore?
Certamente. Vivi tranquilla, mi occupo io di tutto...
Ma per l'amor di Dio sii serena perch tu sei la ragazza
pi fortunata del mondo. Non sciupare nulla,
Giulietta. Non dimenticare che per poco sciupavi tutto...
Non lo dimenticher mai, commendatore...
E poi:
La mia mamma  felice, commendatore.
Lo credo! rise Monica. Ti vede sistemata e
in quale modo! Hai patito, Giulietta. Ma hai avuto anche
una grande ricompensa...
Ed ella non rispose: perch non sapeva quale era
la grande ricompensa. Perch se non vi era pi Vik
Gildas tutto il resto non era molto importante per
lei. Comunque, quando pot, sussurr:
Sar degna di Valentini e del suo bene.
Brava! A rivederci, Giulietta...
E poi i preparativi per un'altra partenza. E questa
volta all'aeroporto a salutarla and ancora suo padre.
Con un abito grigio comperato fatto, ma che gli stava
bene, con una cravatta azzurra che aveva scandalizzato
la moglie e con la barba fatta tanto bene da
rendergli le guance lustre, il buon uomo and a vedere
la sua Giulietta che partiva in volo. La madre non vi
era. Bench oramai rasserenata, sentiva di non poter
sopportare la visione di quell'aeroplano che decollando
le avrebbe portato via la figlia.
Un saluto a Giulietta, un nodo di pianto ricacciato
nel cuore: il velivolo fu nell'aria. Il caro viso di Giulietta
non si vide pi.
Accanto a lei, Valentini le sorrideva mentre Milano
gi sfilava sotto le grandi ali.
Per nascondere la sua emozione, Giulietta gir la
faccia verso il finestrino. Cerc la Madonnina d'oro.
Non la vide. Mormor:
Pare strano! Ma tutto sparisce d'un tratto quando
si  in volo...
Che desideravi vedere? chiese Valentini alla fidanzata.
La Madonnina...
Egli sorrise e disse:
 laggi... La si intravede...
Ella frug con lo sguardo nello spazio. Finalmente la
vide, la sua Madonnina. And un poco oltre con lo
sguardo, pens:
E l c' la Scala. Il Passo d'addio e tutti i sogni finiti...
Poi non guard pi. Accanto a lei, a suo lato, stava
Valentini. Il velivolo scivolava nell'aria. Vi era solo una
vibrazione leggera leggera e un vago rumore di motori.
Placida nel cielo saliva la luna allorch il velivolo atterr
a Fiumicino. Una notte romana, qualche preparativo, e
poi ancora all'aeroporto per il gran balzo oltre Oceano.
Giulietta part: e a veder decollare il velivolo rimase
Valentini. La fanciulla aveva pensato che era meglio
cos. Meglio partire sola, tornare in America, terminare
i suoi impegni, diventare una stella di prima grandezza.
E offrire la sua celebrit a Valentini perch egli potesse
essere orgoglioso di lei. Perch nessuno potesse dire che,
alla fine, Valentini si era rotto la testa sposando la figlia
di un povero autista. Valentini doveva sposare una
grande artista: e il pubblico non cavilla molto quando
una donna, da qualunque casa esca, porta un diadema
fatto di celebrit.
E Giulietta Colombo fu ancora una volta nell'albergo
signorile dove aveva iniziato la sua fulgida carriera americana.
Dove ognuno la rispettava e soprattutto rispettava
la sua vita quieta, seria, assennata. Dove nessuno
la turbava e dove anche le lettere degli ammiratori
giungevano caute, come farfalle leggere che osassero posarsi,
appena appena, accanto all'artista gentile.
Ogni giorno, nell'ora pi comoda per Giulietta, ma
certamente non altrettanto comoda per Valentini, egli
le telefonava. Un saluto, un pensiero, un augurio, anche
una parola d'amore. Ogni giorno, un fioraio americano
portava a Giulietta alcune rose rosse: rose come ne
sbocciavano a milioni nei giardini italiani. Erano il
pensiero caldo e cavalleresco di Valentini.
E ogni giorno Giulietta, andando agli studi per lavoro,
portava con s una di quelle rose. Non venivano
dall'Italia quelle rose: ma erano un poco il profumo
della sua terra. E dovevano portarle fortuna.
Il film di Giulietta Colombo andava avanti senza intoppi.
La bella danzatrice stava diventando la nuova
passione delle folle.
Poi Valentini scrisse: Il tempo non passa mai. Concedimi
di venire cost almeno ogni due settimane...
Giulietta rispose di s. E poi sorrise. Ogni due settimane
un uomo si sarebbe spostato dall'Italia all'America
per lei. La vita era diventata facile, per chi soleva
viaggiare seguendo le vie del cielo. La distanza non
esisteva pi.
Ma se Giulietta pensava alla Svezia, ecco la distanza
diventare enorme. Il pensiero andava a quella terra,
lentamente, smarrendosi. Era un brancolare nel buio.
Ch Giulietta non sapeva imaginare la Svezia e solo la
vedeva candida, sfocata, come un paesaggio nevoso
emergente appena appena da una nebbia leggera dove
non penetrava mai il sole. Era difficile raggiungere Vik
Gildas. Pareva a Giulietta che il paesaggio le fosse ostile
e che ostilmente le vietasse di penetrarvi e di trovare
Vik.
Sul volto della bella attrice, sul viso della diva che
sorgeva in pieno splendore, vi era sempre quella espressione
un poco smarrita che le veniva dalla ricerca
affannosa e dolorosa di un caro amore che non vi era
pi.
Quando Valentini giunse, la giovane donna lavorava
al suo film. Concessero al grande industriale italiano di
assistere alle riprese. Ed egli la vide, la sua Giulietta,
con quel viso bello, fresco e gentile, dove gli occhi erano
dilatati, colmi di espressione e tuttavia perduti in un
punto lontano. Era quello sguardo che affascinava la
folla: forse perch la folla captava quanto vi era dietro
di esso. Forse perch la folla vagamente sentiva che gli
occhi di Giulietta, cari occhi che avevano tanto pianto,
inseguivano ancora quella malinconia. E lo cap anche
Valentini: e ne pat, perch egli sapeva ben dare un
nome alla malinconia di Giulietta.
La sera, dopo aver assistito alla ripresa, Valentini
non pot far a meno di parlare con la giovane. E le
disse, con dolcezza:
Come eri bella, Giulietta, oggi, mentre lavoravi!
Soltanto... soltanto, ho patito. Giulietta, guardandoti...
Patito? E perch? ella domand, incuriosita e
preoccupata.
Perch ho veduto nei tuoi occhi una sofferenza.
La sofferenza di chi cerca qualche cosa in cui, tuttavia,
non spera pi.
Ella chin il capo. Ma poi sollev il fresco viso e
limpidamente rispose:
Io non spero pi e non cerco pi. La mia vita
sei tu...
E gli sorrise. Ma Valentini vide che era un povero
sorriso e non pot essere felice.
Scorrevano le ore. Valentini doveva ripartire. Giulietta
chiese una giornata di riposo per dedicarla al fidanzato.
Le venne concessa. Insieme andarono a vedere il primo
film di Giulietta che ancora si proiettava nei cinematografi
migliori.
Il primo film di Giulietta Colombo, quello girato in
Italia, quello che anche Vik Gildas aveva veduto. E
d'un tratto Giulietta sent la mano di Valentini attorno
alla sua. Si volse a sorridere all'uomo e vide che i tratti
di lui si erano irrigiditi. Domand sommessa:
Perch?
Andiamocene! preg l'uomo.
Uscirono. Furono nella vettura. E subito ella domand:
Perch? Che cosa  avvenuto?
Ah, quanto ho patito! Ora che ti amo non posso
pi sopportare quel tuo pianto dedicato a un altro!
Una cosa tremenda per chi ti vuole bene. Giulietta,
una cosa insopportabile! Vederti patire cos... Per quel-
Ma tutto  passato... ella, mormor. Oggi
non piangerei pi cos...
Davvero? domand quasi angosciato. Ne sei
certa?
Pi che certa...
E si sfocava sempre pi il paese di Vik: ma dalla
nebbia di esso emergeva, chiaro, triste e bello, il volto
del giovane.
A che pensi, Giulietta?
Non seppe mentire. Lo guard: e negli occhi di lei
c'erano tutte le parole che ella non sapeva o non voleva
dire: ma che erano una rinuncia.
Disse Valentini e la sua voce era dolente:
Vorrei che tu non soffrissi pi per lui, Giulietta.
Non  gelosia.  bene per te. Non voglio che tu patisca...
E poi, quasi con umilt, soggiunse:
Devi capirmi, cara. Forse in me, per tutti questi
anni che ho pi di te, c' anche una tenerezza paterna.
Oh, non ridere, Giulietta! Io ti amo e il mio  amore
di uomo, lo sai bene, non di padre! Ma per quel latente
senso o sentimento di paternit che  in ognuno di noi,
io soffro se tu soffri, come un padre appunto soffrirebbe
vedendo patire la sua figliola. Non pensare pi a
lui che se n' andato...
E soggiunse, amaro e un poco beffardo:
Se n' andato vilmente all'inseguimento di un
nuovo amore! Non pensare pi. Pensa alla vita che ci
attende. Sarai mia regina di bellezza, di lusso, di armonia.
Non avrai un giovane marito, ma avrai un uomo
che sapr renderti felice. E forse, per essere felici,
vale la pena di rinunciare a un giovane maschio che
saprebbe darti qualche amarezza... Io...
Con atto tenero Giulietta mise la sua mano sulla
mano dell'uomo. Poi sorrise, poi ammicc, lieta, all'autista
che davanti a loro guidava, indifferente. Alla fine
si avvicin all'uomo, offri la bocca. E come si stacc
da lui, disse, con una risatina lieve:
Tu non devi pensare che a essere contento... Tutto
il resto  lontano.
Grazie...
L'automobile andava e si era inoltrata tra ville basse,
eleganti, qualche volta stravaganti, comunque ricche.
Le ville degli artisti di maggior nome. Alcune erano
illuminate, altre affondate nel buio.
Ti piacerebbe vivere qui? domand l'uomo.
Oh, no! La nostra Italia...
E l'uomo:
Fra due giorni io vi sar...
E presto vi saremo tutt'e due: insieme...
Pieg il capo, lo pos sulla spalla di lui. Non era
la spalla di Vik, del suo grande amore perduto. Ma era
una spalla salda e sicura. Chiuse gli occhi, si abbandon
a quella riposante spalla.
Dobbiamo tornare verso l'albergo, Giulietta?
S...
Valentini diede ordini all'autista: parlava perfettamente
alcune lingue e Giulietta ne ammirava la disinvolta
sicurezza, dicendosi una volta di pi che Valentini
era un uomo prezioso. Ma subito ricord Vik: che conosceva
altrettanto bene le lingue. E allora pat perch
le era parso di offendere Valentini. Si appoggi meglio
alla spalla di lui, continu a tenere gli occhi chiusi.
Quando li riapr, ed era passato alcun tempo, vide le
luci al neon della citt. Luci dappertutto, pubblicit
d'ogni genere, il lancio di un film romantico accanto
a quello di una birra speciale. E poi l'annuncio luminoso
di una grande partita di calcio: e luminosissimo
un calciatore in corsa, preceduto da un pallone. E quel
calciatore rideva. Aveva il volto bruno, i denti bianchi.
Correva su un telone e pareva vivo. E somigliava straordinariamente
a Vik. Ella ebbe un gemito, calc la bocca
sulla spalla dell'uomo ed egli chiese, smarrito:
Ma che c'?
E poi vide anche lui quel giocatore. Allora serr le
mascelle. Strinse i pugni. E disse:
Ma non  lui...
Lo so.
Tuttavia ti era parso...
Ment:
No. Ma quel giocatore me ne ha ricordato un
altro: vile. Perci ho sofferto...
E si sent straziare perch aveva chiamato vile il
suo amore. Ma non poteva far soffrire troppo Valentini,
non voleva essere crudele con lui. E Vik, cos
lontano e indifferente, non avrebbe nemmeno sofferto
se avesse saputo che una Giulietta Colombo, da lui abbandonata,
lo chiamava vile.
All'albergo si separarono.
Una notte pass. L'indomani Giulietta accompagn
all'aeroporto il suo futuro sposo. E quel giorno non
sfugg i fotografi. Si lasci fotografare al braccio di
Valentini, sorridente e serena, con i grandi occhi ben
aperti e la soffice coda di cavallo ondeggiante nel vento
che gliela portava ora su una ora su l'altra guancia.
Rimase a veder decollare il grande velivolo. Torn
verso l'uscita. I fotografi incrociarono i loro lampi per
ritirarla, qualcuno le chiese:
Quando si sposer?
Ella rispose:
Appena terminati i miei impegni qui.
Lascer il cinematografo?
S...
Eppure le ha dato molte sodisfazioni...
 vero. Ma io desidero la quiete della casa e
della famiglia.
Poi, la solita domanda indiscreta:
Lei ama molto il suo fidanzato?
Molto...
Lei  tanto giovane che indubbiamente  al primo
amore...
E Vik fu l, nella sua anima. Rispose:
 il primo amore...
Un fotografo colse la grande malinconia di quel
viso: l'immensa tristezza di quei due occhi belli. E
forse qualcuno pens che Giulietta Colombo al di l
della bella fronte alta e serena, aveva un grande pensiero:
forse fatto di rimpianti, comunque alla disperata
ricerca di un sogno che si era perduto chi sa
dove.
Poi Giulietta risal sulla vettura che doveva portarla
all'albergo. Si sporse per un sorriso: il vento,
penetrando dai finestrini, le port, di colpo, i capelli
sulla guancia. E la bella chioma soffice e folta port
via una lacrima.
* * *
La donna si affacci alla porta-finestra e vide sul
terrazzo coperto Vik Gildas immoto nella poltrona a
sdraio. Egli leggeva una rivista illustrata.
Nel cielo di Stoccolma correvano molte nuvole senza
minaccia. Comunque il sole era pallidissimo e l'aria
appena appena tepida. Su quel terrazzo che d'inverno
diventava veranda chiusa e sopra il quale una tettoia
di ardesia lasciava pendere pochi rami teneri di una
pianta rampicante, c'erano alcune poltrone con bei
cuscini azzurri. C'erano alcune seggiole a sdraio pure
azzurre e, nota divertente, un tavolino tondo di cristallo
giallo. Un gran sole allegro nell'azzurro dei mobili
e dei cuscini. Accanto a s Vik Gildas aveva un
porta-riviste di lacca gialla. Il porta-riviste era colmo
di settimanali e quotidiani: sulla tavola di cristallo vi
era un gran portacenere azzurro dove molti mozziconi
dicevano quanto il giovane aveva fumato.
Signor Vik... A che ora la cena?
Egli si volse alla donna che era cuoca e governante.
Tardi... rispose. Non ho appetito.
La donna se ne and. Vik rimase ancora solo. Guard
l'ora. Erano le diciotto. Cap che se fosse rimasto in
casa non avrebbe avuto poi desiderio neppure di un
poco di cibo. Si diresse alla sua camera, un'ampia,
chiara stanza da letto, dove i mobili moderni avevano
una impronta personale e dove tutto rivelava,
con un sobrio buon gusto, una solida ricchezza. E mentre
egli varcava la soglia, l'apparecchio telefonico posto
sulla piccola tavola a lato del letto, trill. Gildas, prima
di andare all'apparecchio, esit un istante. Guard l'ora.
Sorrise. Esattamente alle 18,15 di ogni giorno Ingrid
gli telefonava. Sollev il microfono e senza attendere
voce alcuna, salut:
Buona sera, Ingrid.
La voce calma, dolce, quieta di Ingrid gli port fulmineamente
un gran rossore alla fronte. Come se la
vampa che gli straripava dal cuore incendiasse anche
la radice dei suoi capelli. Era la voce di Nnina, forse
ancora pi dolce, ma con la stessa cadenza, la stessa
erre un poco arrotondata, le stesse inflessioni morbide
e concilianti.
Vik... Vorrei andare a teatro, questa sera.
Va bene. Esco a prendere i biglietti. Dove?
Ella spieg dove voleva andare. Si salutarono. Vik
pos il microfono. Tolse la giacca da casa, infil una
giacca da passeggio, usc.
Per la via ampia, dove crescevano alberelli sottili,
con poche fronde teneramente verdi, dove il marciapiede
era ampio come una strada, dove i negozi avevano
vetrate teatrali a contrasto delle poche cose che erano
esposte, Vik Gildas camminava lento. Qualcuno lo riconosceva
e salutava. Ed egli, a ogni saluto pensava,
sconsolato:
Ma chi salutano? Il calciatore Vik Gildas? O l'uomo
che la giustizia ha assolto? Perch il pubblico mi
ama? Perch so tirare dei palloni in una rete o perch
io fui chiamato assassino e poi assolto? Si vuole ammirare
il calciatore? O si vuole far intendere che mai
mi si calcol colpevole? E tuttavia io ho ucciso! Io ho
tolto la vita a Nnina, ben consapevole di ci che
facevo. Io ero geloso, pazzamente geloso... Io ho voluto
uccidere...
Una bocca bella, due occhi incantati e dolci e una
voce cara, fermarono i suoi pensieri. Ingrid gli era davanti
e diceva un poco sconvolta:
Oh! Nemmeno mi vedevi! A che pensavi?
Non le rispose. Le serr forte la mano e poi si diresse
al solito bar dove ogni sera a quell'ora prendevano
l'aperitivo. Nel bere, guardandolo da sotto in su,
ella gli sorrise con gli occhi. Poi uscirono, fecero ancora
pochi passi insieme, poi Vik disse:
Vado a prendere la macchina, cos ritirer i biglietti...
Per la prima volta ella preg:
Vorrei fare una breve corsa in automobile con
te, Vik... Mi piace tanto quella tua bella e potente macchina
italiana!
Ed egli disse, tranquillamente:
Attendimi qui...
Perch? Vengo con te fino alla tua casa. Non 
lontana...
Insieme, verso la casa di Vik. E la gente li guardava
ch erano una stupenda coppia.
Come giunsero davanti alla palazzina di Vik Gildas,
egli esit prima di dire a Ingrid:
Vuoi entrare?
Ella guard su, quasi vedesse per la prima volta
quella graziosa casa un poco simile a certi chalets svizzeri.
Poi domand, sommessa:
Nnina sarebbe venuta qui,  vero?
Sottovoce, come se temesse di disturbare la sua
morta, Vik Gildas rispose:
S... Ella diceva che la mia casa era deliziosa...
Lo , mormor Ingrid. E a me piace molto.
Se ci fosse un bosco si potrebbe crederla una casa di
fate...
E invece non vi  che un grosso mago. Forse
nemmeno generoso e buono. Ma vuoi entrare, Ingrid?
Ella esit un poco e poi decisamente pass. Nel vestibolo,
incontrarono subito la governante. Che guard
senza sorrisi Ingrid e che disse, solo per obbligo:
Buona sera...
Ingrid prosegu. Attravers con Vik il vestibolo, usc
dalla parte posteriore della palazzina: e l vi era uno
spazio lastronato, una specie di cortiletto elegante con
qualche vaso di fiori. Oltre di esso vi era l'autorimessa
che aveva una sua uscita e che portava su un pezzo
di strada privata. Quel pezzetto di strada privata aveva
sottili alberi che Vik vi aveva fatto piantare. Era un
vialetto in miniatura, una cosa da burla e tuttavia
estremamente poetica.
Oh! Come  bello! ella esclam, contenta.
Non avevi mai veduto il mio grande viale?
Mai.
E Gildas, pensoso:
Piaceva tanto a Nnina anche se allora gli alberelli
erano alti come un bimbo di otto anni...
Fece uscire la vettura nel vialetto. Ne percorse un
tratto. Prima di varcare la soglia di quel viale limitato
da un grande cancello, Vik Gildas si ferm appunto
per chiudere il cancello. Quando risal nella vettura
e fu per rimetterla in corsa, Ingrid preg:
Fermiamoci un momento...
Egli rest immoto, le mani sul volante.
 bella la tua casa, Vik...
 una semplice casa per un uomo solo e nella
quale ho cercato di portare qualche comodit... Per
me  anche troppo...
Sarebbe anche troppo per due... ella ribatt
con un sorriso.
E si gir un poco per guardare la casa che emergeva
da quel doppio filare di alberelli. Era come se la
casetta chiara avesse uno strascico verde: e ne facesse
pompa.
Poi, d'improvviso, ella disse piano:
Mi piacerebbe tanto abitarvi... Non mi posso pi
vedere nella nostra vecchia casa. Tutto crolla...
Tutto crolla? E perch? chiese Vik Gildas un
poco stupefatto.
Perch per rimettere in piedi tutto occorrono quei
milioni dei quali noi non possiamo disporre. Non sono
andate molto bene le cose per il babbo... E del resto,
ricchi non siamo stati mai anche se dall'apparenza si
poteva supporlo.
Disorientato, Vik guard la ragazza. Non capiva dove
volesse arrivare. Confusamente si diceva che forse Ingrid
voleva chiedergli denaro per essere utile in famiglia.
Ed egli era pronto a darlo quel denaro. Si sentiva
colmo di obblighi morali e materiali verso la famiglia
di Nnina, ma non sapeva come offrire il suo
appoggio morale e il suo denaro. Non pot quindi parlare.
Attese che Ingrid continuasse il suo dire e infatti
la ragazza riprese:
Una casa dove tutto  vecchio, oramai...
Ed era palese che ella era dominata dalla visione di
una dimora che oramai le era diventata ostile.
Non  possibile, allora, mutare casa o...
Mutare casa no di certo! ella rise.  brutta
e vecchia ma nostra. Se qualche cosa  possibile da
mutare  la mia posizione di fanciulla...
Rise, ambigua e graziosa a un tempo, soggiunse:
La soluzione migliore sarebbe che me ne andassi
io.
Dove? chiese Gildas.
Non mi devi domandare dove, mi devi domandare
come...
Non capisco...
Oh, Vik! Vorrei sposarmi e andarmene!
Egli tacque. Poi sommesso chiese:
Sei fidanzata?
Ma no! Non sono fidanzata. Sono soltanto innamorata.
E scrollando un poco la testa e guardandolo con gli
occhi di Nnina, balbett:
Di te, Vik... Perdutamente innamorata, Vik...
E allora, dal cuore di lui, un grande cuore colmo
di affanni, di pentimenti, di amarezze, di delusioni e
di sogni, sal un nome mai dimenticato. Quello che era
stato della sola donna sognata: quello che era dolce e
faceva un poco pensare ai bimbi nella cuna: Nnina...
Io non sposer mai alcuno, Ingrid. E tu lo sai... Io
non posso pi avere felicit, non posso avere una famiglia.
Si ribellerebbe Nnina alla quale ho impedito
di avere felicit, di avere una sua adorabile famiglia...
La vide impallidire: un pallore immenso, che a poco
a poco si fece livido. Era forse un pallore che somigliava
un poco a quello della persona furente, non
della persona dolente. Era come se dentro la ragazza
mille ribellioni cozzassero insieme, scatenando una
gran furia, un infinito livore. Ma poi, repentinamente,
come riapparire di sole dopo gran burrasca, il viso di
lei mut. Una luce calda, il suo pi ricco colore, quell'ideale
luminosit dello sguardo, riapparvero. E con
voce rassegnata, disse con tanta dolcezza:
Sei tanto caro, Vik... Sei pi generoso di me. Io
sarei felice di prendere il posto di Nnina.
Fulmineamente, negli occhi dell'anima, a Vik apparve
Giulietta. Chiara e luminosa e tutta viva: come l'aveva
veduta la prima volta e portava un cappotto qualunque,
la pettinatura a coda di cavallo e aveva tanti sogni
e pareva la pi sicura e la pi spregiudicata ragazza
della terra. E invece Giulietta era la pi dolce,
la pi cara, la pi semplice: quella che si chiamava
gioia, che aveva la voce di una bambina e sapeva amare
come nessuno l'avrebbe amato mai pi. Gli fu
davanti, la sua Giulietta. E subito l'aspetto di lei mut.
Non fu pi la Giulietta del primo giorno. Ma quella
degli ultimi giorni. Quella che piangeva in modo straziante,
che sapeva patire senza lagnarsi, che sapeva essere,
lei cos giovane, dignitosa come una dama, fiera
come una regina.
Forse, egli cominci e le parole gli salivano dal
pi profondo del cuore, forse io posso ancora amare,
Ingrid. Ma non potr mai accettare questo amore
anche se nato in me e da me. Perch non ha diritto
alla gioia chi ha troncato la gioia altrui.
Cos che, attacc Ingrid ridiventando dura e
ostile, cos che se ti innamorassi respingeresti l'amore?
Per rispettare la memoria di Nnina?
S, Ingrid...
E se tu mi amassi, Vik...
Sarebbe lo stesso, Ingrid. Ho lasciato in Italia
una ragazza che mi adorava. E che forse avrei amato
con il tempo, che...
Si interruppe ed ella ordin:
Continua.
... e che talvolta mi manca. Oh, non fraintendere!
Mi manca, non la donna, ma la sua dolcezza, il suo
amore, la sua bont...
Vorrai ritrovarla, allora, questa donna?
No. Ella ha oramai fatto la sua strada. E io mi
sono comportato cos vilmente con lei, cos indegnamente,
che neppure oserei pi tenderle la mano. Per
timore di vedermela rifiutare.
Quindi, con lei, tutto concluso?
La guard. Non capiva esattamente Ingrid. Tuttavia
rispose:
Tutto concluso perch io non mi sposer mai e
perch, ti ho detto, Giulietta non vorrebbe mai pi
accettare un mascalzone come me.
Si chiama Giulietta?
S. Giulietta Colombo. Un cognome molto comune
in Italia. Tuttavia ella ha saputo innalzarlo. 
oggi una delle pi quotate dive del cinematografo.
Ah! ella esclam quasi con un grido. Ora so
di chi parli. Le riviste illustrate sono piene di lei e
del suo viso. E nella rivista pi recente questa famosa
Giulietta  fotografata accanto al fidanzato. Fai bene
a non pensare di tornare a lei. Mascalzone o no, ti
rifiuterebbe. Sposa un uomo che deve essere una potenza
nel mondo finanziario...
Sorrise perfida, riprese:
Ti dar le riviste. Vedrai come se ne sta bene
aggrappata al suo miliardario...
Ed egli invece di rispondere domand:
Fidanzata Giulietta?
Fidanzata...
Sono contento. E vorrei che ella fosse felice. Lo
merita.
E poi:
Possiamo andare, Ingrid? O non troveremo pi
biglietti.
Andiamo, ella afferm. E scusa, Vik...
Di che?
Di averti detto che ti amo tanto.
Egli prese una mano di lei e la port alle labbra.
Poi in silenzio sfren la macchina e part.
Scese davanti al teatro per comperare i biglietti. Risal
pochi minuti dopo, domand:
Vuoi andare a casa, Ingrid?
S. E se vuoi, entra...
Si sent morire. Non poteva entrare nella casa di Nnina:
perch da quella casa Nnina era uscita chiusa
in una bara. E Vik non poteva pensare di varcare
quella soglia perch gli sarebbe sembrato di andare a
cozzare contro quella bara, che era lunga e sottile:
che, dove c'erano i piedini, era piccolissima come se
radunasse due piedini di bambina.
Un giorno, rispose senza convinzione, un giorno
forse verr. Non oggi, Ingrid.
Ferm la macchina poco lontano da quel palazzone
giallo con le persiane color marrone. Disse ancora:
Scendi qui, per favore, Ingrid. E questa sera ti
attender qui. A rivederci, Ingrid.
A rivederci, Vik...
Gli tenne un poco la mano prima di congedarsi da
lui. Mormor:
Bruci... Non stai male, Vik,  vero?
No, cara. Buona sera...
E se ne and. Ma, stranamente, gli parve di avere
accanto Giulietta. Quel posto lasciato vuoto da Ingrid
era pur stato occupato da Giulietta, molte volte. Perch
mai, pi: avendo lasciato Ingrid egli aveva la sensazione
di aver lasciato da pochi istanti Giulietta?
Forse perch anche Ingrid, come Giulietta, gli aveva
detto di volergli tanto bene?
E poi ricord ci che gli aveva detto Ingrid. Giulietta
era fidanzata. Si ferm a una rivendita di giornali.
Acquist riviste di ogni paese. Ne ebbe un fascio
tra le mani, le butt nell'automobile, ripart. E come
giunse a casa cominci subito a sfogliare le riviste. Facile
fu trovare le imagini di Giulietta Colombo. Ogni
rivista portava alcune fotografie della oramai celebre
e deliziosa diva. E Giulietta gli fu davanti agli occhi,
luminosa e malinconica, in tut e in abito da sera,
cara e dolce sempre, con quei suoi occhi belli che non
sapevano pi essere contenti. E poi, eccola con il fidanzato.
Ella si appoggiava un poco alla spalla di lui
e teneva una mano infilata sotto il braccio dell'uomo.
Le piccole mani di Giulietta, quelle manine che avevano
anche qualche fossetta si affidavano oramai a un
altro uomo. Giulietta era guarita, dunque.
Ma si accorse, repentinamente, che il cuore gli faceva
male. Ah, come era facile per le donne dimenticare!
Ulla aveva subito dimenticato un marito che,
malgrado le sue manchevolezze, era pur stato un buon
marito. E Giulietta, che sapeva piangere con cos lucenti
lacrime, aveva potuto subito dimenticare il suo
Vik e accettare l'amore di un altro. Forse, pens
il giovane e lo sguardo suo era fisso alla dolce bocca
di Giulietta, forse io non merito che questo. Fugaci
amori senza domani. Un uomo come me non pu pretendere
di pi.
Cen di malavoglia, tentando di leggere qualche riga
di quelle riviste che si era portato a casa. Ma la mano
voltava sempre le pagine, e lo sguardo andava sempre
alla ricerca di quel perduto volto, di quei cari occhi,
di quella bocca che lo aveva baciato.
D'impeto si lev, and nella sua camera.
Davanti al ritratto di Nnina, disse forte e chiaro
come se volesse farsi sentire, a sua condanna, dal mondo
intero:
Sono incapace di amare! Non amo che te, Nnina,
e pretendo che le altre donne mi siano fedeli...
Ma subito si chiese che vi fosse di errato nella sua
frase. E allora cap che delle altre donne non gliene
importava cosa alcuna, che se vi era una donna al
mondo che gli era rimasta nel cuore questa donna era
Giulietta. E cap che egli pativa perch Giulietta lo
aveva dimenticato e se ne andava, verso la felicit, accanto
a un altro uomo.
Con rabbia riapr la rivista alla pagina dove Giulietta,
su lo sfondo di un quadrigetto, stava appoggiata
alla spalla del suo futuro sposo. Sorrideva Giulietta.
Sorrideva la piccola bocca bella: ma gli occhi
no. Gli occhi erano pur sempre quelli che nel primo
film avevano destato tanta ammirazione e tanta commozione:
perch erano i pi cari e tristi occhi del
mondo e potevano restare dolci e tristi anche se la
giovane bocca rideva.
Allora, freddamente, Vik Gildas guard Valentini.
Non bello, non giovane, non ben fatto. E la didascalia
diceva: Il futuro sposo della giovane e bella diva 
uno degli uomini pi ricchi d'Italia. Egli ha superato
la quarantina, mentre la giovane fidanzata ha poco pi
di diciotto anni...
Male al cuore. E una pena fonda per Giulietta. Non
poteva Giulietta amare quell'uomo di oltre quarant'anni.
Non era possibile che Giulietta, cos sincera e
appassionata, si fosse innamorata di quell'uomo. Giulietta
voleva concludere, con un atto di ribellione, la
sua modesta vita di ballerina e la sua splendida esistenza
di attrice. Giulietta voleva sistemarsi, per tutta
la vita: per prendersi la rivincita e su la vita e su
gli uomini. E anche, Vik Gildas lo sapeva, su di lui che
l'aveva ingannata e abbandonata.
Fu la governante che gli disse:
Se vuole andare a teatro, signor Vik,  tempo...
Ed egli usc ad attendere Ingrid. Ella apparve: aveva
un abito bianco, gonfio. Sul braccio aveva una stola
di volpe bianca. Ogni donna, la sera, nella citt svedese,
anche se di piena estate, soleva uscire con qualche
cosa per coprirsi. E la volpe bianca, quando Ingrid
fu seduta a lato di Gildas, palpit come cosa viva.
Egli la guard, disse piano:
Ne aveva una anche Nnina...
 la sua... rispose Ingrid.
L'uomo ferm di colpo la vettura. Si scans, parve
aver paura di quella cosa inanimata e candida.
Perch la porti tu? mormor angosciato.
E perch avrei dovuto lasciarla nell'armadio a
ingiallire? Una volpe cos bella oggi costa troppo perch
io possa comperarne un'altra...
E se io te ne compero una ancora pi bella e ti
prego di lasciare questa dove Nnina l'aveva lasciata,
dove certamente si custodisce tutto ci che Nnina
aveva...
Oh! ella esclam scontenta e un poco annoiata.
Abbiamo buttato all'aria tutto! Perch conservare
tutto come lei aveva lasciato? Sarebbe stato un tormento
inutile. Che non avrebbe riportato a noi la nostra
Nnina.
Vik Gildas continuava a non capire quella ragazza.
Talvolta gli pareva che ella odiasse Nnina. Tal altra gli
sembrava che ella avesse tanto nel cuore Nnina da
voler distruggere ogni ricordo di lei per patire meno.
Gildas guard la volpe. Era candida e bella e faceva
un gran mucchio soffice su le ginocchia di Ingrid.
Tese la mano, quasi volesse accarezzare quella
stola: ma non comp l'atto.
Da quanto tempo porti la stola di Nnina?
Oh, da subito... Voglio dire, da quando ho cominciato
a portare abiti da signorina.
E allora, pens Gildas, non valeva nemmeno la pena
di accarezzare quella stola. Oramai il caldo contatto di
lei non vi era pi. Oramai la pelliccia conservava solo
il contatto di Ingrid, il calore di Ingrid, anche il profumo
di Ingrid.
Ma vi era sempre tanto male nel cuore. Perch attorno
a lui tante, troppe cose si sfaldavano. Giulietta
se ne andava con un altro. E Ingrid andava distruggendo
tutto ci che era stato, di Nnina. Giulietta aveva
ragione. Ingrid no. Sarebbe stato tanto facile conservare
religiosamente le cose di colei che non vi era
pi!
Io non so, disse a un tratto Ingrid. Io non
so davvero perch tu debba tormentarti sempre e
troppo per la morte di Nnina. Sei stato assolto: basta,
non chiedere di pi.
Egli pot dire, in un balbetto confuso:
Ma tu sei pazza...
Oh, meno di quanto credi! Sono una ragazza con
gli occhi aperti. E so che di rimpianti non si vive.
Io s.
Sei sciocco a farlo...
L'afferr per le braccia e la scroll:
Ma tu, disse con voce tremante di furore -
ma tu lo sai che stai parlando di tua sorella? Della
nostra Nnina che io ho ammazzato?
Figurati! Certo che lo so... Ma appunto perch lo
so ti dico che non vale la pena di patire tanto per la
tua morta.
Allora Gildas si pass una mano sulla fronte: poi si
calc la faccia tra le mani e mormor, inorridito:
Vattene via... Che non ti veda pi... Io posso assolverti
solo pensando che sei una ragazza crudele...
Una ragazza che ti ama, Vik!
Ah, no! Chi pu parlare cos di una sorella adorabile
e tragicamente morta non  capace d'amore! Tu
non puoi amare: sei negata all'amore se puoi aver
dimenticato che Nnina  morta per mano mia e che
io ho voluto ucciderla.
Rabbrivid e si sent coprire di un sudore gelido allorch
ud la voce di lei che diceva:
 vero. Tu hai ucciso. Ma forse avevi ragione tu...
Ragione? Ma quale demone ti fa parlare, Ingrid?
Quale diabolico veleno hai in te per poter avvelenare
cos crudelmente la memoria di Nnina?
S'afferr al volante. Poi, d'improvviso sfren e part
quasi volesse con la velocit del mezzo meccanico allontanare
da s la voce ostile, nemica e crudele di
Ingrid.
Se la trov poco dopo seduta in poltrona accanto
a lui. E si accorse che ella sorrideva serena ascoltando
il comico di una rivista. Sul palcoscenico c'erano
molte donne belle e Ingrid domand, d'un tratto:
Ti piacciono?
Che cosa?
Quelle donnine...
Mi sono indifferenti...
E non parl pi. Si accorse che molta gente lo guardava.
Si accorse che anche Ingrid lo guardava pi del
necessario. Infastidito domand:
Ma perch mi guardi, Ingrid?
Perch mi piaci tanto, Vik...
E lui:
Quanti anni Hai, Ingrid?
Quasi diciotto...
Come Giulietta quando l'aveva conosciuta. Ma Giulietta
era buona e Ingrid no. Ma Giulietta era schietta
e pulita e Ingrid era falsa e dentro le macerava
qualche cosa di sudicio.
Si sent oppresso. Domand, timidamente:
Ci tieni molto a vedere la fine dello spettacolo?
Le fu grato allorch ella rispose:
Proprio no.  una delusione. Preferisco uscire,
fare un giro con la tua macchina e poi andare a dormire...
Uscirono. Nella macchina egli domand:
Dove?
Dove vuoi tu...
Egli guid la macchina verso il Viale della Regina. E
subito apparvero a loro quei caratteristici piatti di
terracotta, appesi a tre catenelle e colmi di fiori. Tutta
la poesia del mondo era in quei fiori penduli, curati
con amore estremo, quasi a sfidare natura che fiori a
quella terra ne voleva dare pochi. E con la poesia dei
fiori stupendi, la lunga teoria dei negozi privi di saracinesche.
E poi, d'improvviso, il trapelare, da via a
via, delle pinete, della teoria di betulle, di tutto quel
verde che gli svedesi volevano ed era la loro vittoria
sul clima spesso ostile. La sera era tranquilla: da
molte case esplodeva la luce dalle finestre: e quella
luce ancora e sempre illuminava gli immancabili vasi
alle finestre, i teneri fiori, la meticolosa coltivazione.
Forse, mormor Gildas, non c' in nessun'altra
parte del mondo tanto amore per i fiori come da
noi...
Forse, sospir la ragazza. Anche perch ognuno
vuole ci che deve conquistare con molta fatica.
Gildas non diede peso alle parole, ma segu il proprio
pensiero:
In Italia, dove i fiori nascono anche sulle rocce,
nessuno pensa, alla domenica, di adornare con fiori le
automobili. Da noi, invece, la domenica  la festa dei
fiori. Tutte le automobili se ne adornano...
Ma Ingrid preg:
Fermati.
Egli ubbid. Silenzio anche tra le fronde che pur
palpitavano, vibravano, s'accarezzavano l'una con l'altra.
Tu hai detto, oggi, Vik, che non potrai mai pi
amare...
Ella aveva attaccato cos d'improvviso il suo dire che
il giovane trasal come se lo destassero bruscamente da
un sonno profondo. Non rispose e la ragazza continu:
Tu hai detto di essere incapace di amare perch
Nnina...
No! allora egli interruppe. Non  esattamente
cos. Io volevo dire che ammesso che io mi
possa ancora innamorare reagirei contro me stesso e
il mio amore. Perch io non ho pi il diritto di amare
di vero amore e di trovare appunto, in questo amore,
la mia felicit. In definitiva, Ingrid, anche se mi innamorassi
fuggirei il mio amore. Se gli uomini non mi
hanno punito,  la mia coscienza che mi punisce.
Calma e chiara fu la voce di lei:
E tutto questo perch?
Tutto questo perch? egli ripet sbalordito.
Ma lo sai pure il perch!
Lo so. Perch hai ucciso! E perch hai ucciso Nnina
con una revolverata sei disposto a far morire me
di dolore...
Tu non ami. Tu giochi all'amore. E comunque,
non sei tipo da morire per amore.
Ella affond le mani nella volpe bianca e Vik si
sent cadere il cuore. Gli era parso, per un istante,
che le mani di Ingrid facessero male a Nnina: che
quelle belle mani lunghe, delicate, finissime, simili a
quelle di Nnina, scarnificassero il volto della povera
morta, lo dilaniassero. Afferr la stola, se la port
contro il petto, la serr disperatamente. Poi la butt
indietro, sul sedile posteriore e disse, con voce che
non ammetteva repliche:
Se verrai ancora con me, non la portare questa
volpe. Vai nel negozio che vuoi, acquistane un'altra.
Fammi mandare a casa il conto. O dimmi quanto vuoi,
per averne un'altra, cos che io non veda pi questa...
E a casa che dir? ella chiese beffarda.
Quello che vuoi tu. O quello che ti dico io. Cio
che io non voglio pi vedere in giro le volpi di Nnina,
che ne patisco, che si riponga la roba di lei. Ci
sar pure un cassetto, un armadio che non vi serve e
dove potrete mettere le cose che furono sue... Le cose
pi importanti...
Le cose pi importanti! esclam Ingrid interrompendolo.
Oh, quelle le ho io!
Vi era un cos forte tossico nelle parole di lei che
il giovane rest senza respiro.
Che cosa hai tu? egli domand, sentendosi soffocare.
Oh, alcune cose! Che erano care a Nnina. Le
tengo in un cassetto. Un giorno te le dar.
Afferr le mani di lei. Le strinse forte, implor:
Oh, dammele quelle cose che lei aveva! Te ne
sar grato, Ingrid, sempre...
Te le dar, ella sorrise. Ma non ora.
Come vuoi, tu, Ingrid...
Tornava ad avere fiducia in lei. Si diceva che era
una piccola pazza, cresciuta in fretta, avida di sensazioni
nuove. La guard con tenerezza. Mormor:
Come le somigli, Ingrid!
E perch non puoi volermi bene, allora...
Ma ti voglio bene, Ingrid...
Lo so. Lo stesso bene che potresti volere a Sveva,
alla sorellina minore, quella che portava i biglietti alla
sarta.
Cara, piccola Sveva! mormor Gildas.
Lo vedi? Lo stesso bene che vuoi a Sveva. Non
so che farmene. Guardami! Lo vedi che ho gli occhi
di Nnina? E le mani? E la voce? Perch non mi dai
un bacio, Vik?
E come egli taceva, la voce di Ingrid si fece aspra,
quasi cattiva, nel dire:
Oh, ma che ti credi, alla fine? Perch, se non mi
amavi, sei tornato a Stoccolma? Perch, se non mi
amavi, mi hai illusa? Tu sei troppo pieno di te, Vik...
Le donne ti hanno viziato. E ora ti credi in diritto di
illudere ogni ragazza e di buttarla via come un cencio...
Ma io non sono un cencio. Io ti amo e ti voglio...
Vik Gildas l'ascoltava, quietamente. Non un atto di
lui tradiva l'interno sgomento. Soltanto, piano piano, la
sua mente valicava monti e mari, raggiungeva Milano,
una casa umile, dove una piccola danzatrice, anch'essa
umile, piangeva. E il pianto di Giulietta gli torceva il
cuore. Perch era un povero pianto senza speranza,
senza ribellioni, senza ira, senza rancore. Era il pianto
di una ragazza che per aver amato di profondo amore,
si adattava a tutto: anche all'abbandono pi vile, anche
al tradimento pi crudele.
Non mi rispondi, vero? attacc ancora Ingrid
aspra e autoritaria. Non sai che dire... Oh, vali assai
meno di quanto credevo e forse ebbe ragione Nnina!
Allora parve che sulle spalle di Gildas cadesse una
frustata. Con voce afona domand:
Che ragione ebbe Nnina? Che vuoi dire? Perch
sei continuamente reticente?
L'altra diede una scrollata di spalle: una scrollata
volgare, piazzaiola, di ragazza che ha poco da perdere
e molto da imparare.
Oh, nulla! ella esclam. Quando mi inquieto
non misuro le parole. Tuttavia devi convenire,
Vik, che sei tu la causa della mia esasperazione.
Allora, con calma, quasi serenamente, egli disse:
Continuo a non capire, Ingrid... Tu hai detto di
amarmi. Ma io non ti amo. Io sono felice di restare
accanto a te perch tu mi ricordi Nnina.  un poco
di lei che torna, gi lo dissi. Ma non  possibile che
io riversi su di te l'amore che ebbi per Nnina...
Ingrid aveva le labbra serrate, gli occhi foschi, il viso
livido. Della gentile bellezza di lei non restava pi
cosa alcuna. Attacc, con voce sibilante:
Eppure tu hai sofferto per Nnina...
Il giovane la guard interdetto:
Ho sofferto? Ma sempre soffro! I rimorsi...
No! Tu hai sofferto prima di ucciderla. Hai sofferto
atrocemente... Non  forse vero?
Oh, s!
Perch eri geloso, vero?
S...
Di quel baronetto...
Vik Gildas serr le mani una nell'altra, balbett:
Non dire... Non ricordare quell'uomo.  stato la
causa di ogni male... Mi fece perdere la testa e la
ragione. Perch se avessi ragionato avrei capito che
erano tutte idee mie, tutte fisime di uomo geloso, tutte
apparenze che solo la mia furiosa gelosia rendeva
realt...
Ingrid, con voce fredda, disse chiaro:
Apparenze fino a un certo punto. Il baronetto
corteggiava veramente Nnina...
Lo ammetto. Ma Nnina non lo vedeva neppure.
Quasi sinistra risuon la voce di Ingrid che diceva:
Anche questa  un'idea tua, Vik...
Un'idea mia che cosa? ansim il giovane.
Che Nnina non si accorgesse del giovane baronetto
che la corteggiava. Se ne accorgeva anche troppo.
Prova ne sia che non esitava poi eccessivamente
a farsi trovare sulla strada di lui...
E istintivamente si scost, come se temesse che dopo
aver sputato quel veleno, non ci fosse pi salvezza per
lei e Vik la uccidesse.
Ma il giovane non si mosse. Soltanto, con voce morente,
chiese:
Puoi ripetere ci che hai detto...
Lo ripeto. Anche se mi ammazzi. Perch ne ho
abbastanza di sentir parlare di Nnina come se fosse
la perfezione fatta donna. Tutti sanno quanto valeva
Nnina. Tu solo, cieco e stupido, non hai mai veduto
niente. E se l'hai ammazzata, ebbene, sappilo, hai fatto
bene! Non si meritava di meglio la tua Nnina...
Vide che il giovane, piegate le braccia sul volante,
curvava su di esso il capo, poggiava la fronte su le
braccia.
Vai via, egli disse. Vai subito via, Ingrid...
Perch tu stai ammazzando la mia morta al solo scopo
di prenderne il posto. Sei la pi sporca e vile ragazza
che io abbia incontrato... Vattene, Ingrid... Vattene perch
le tue menzogne meriterebbero...
L'altra spalanc la portiera. Grid:
Le mie menzogne! Ah, come sei ridicolo, Vik...
Vedrai, vedrai se saranno state menzogne le mie...
Allora il giovane l'agguant a una spalla. Trasse la
portiera, richiuse con un colpo violento:
No, sai... Troppo comodo sarebbe lasciarti scappare.
Tu non te ne vai. Tu mi devi dimostrare che Nnina
non era l'angiolo che io credevo...
Ti dimostrer tutto quello che vorrai! grid
l'altra, rabbiosa e viperina. Cos, se una ragazza
innamorata come me ti dir che ti ama, non ti renderai
pi ridicolo respingendo un amore sincero per
essere fedele al pi sporco e infedele amore... E ora
portami a casa, perch se rimango qui ti dico anche
quello che questa sera non voglio dirti...
E poi, ridendo:
Ma domani, documenti alla mano, saprai tutto...
Verr a casa tua, con Sveva...
Sveva? E che c'entra la piccola Sveva?
Oh, c'entra! Perch sebbene piccina, ricorda...
Rise ancora, mostrando i bei denti lucidi e uguali,
soggiunse:
Ricorda la sarta... La famosa sarta alla quale portava
i bigliettini...
Vik Gildas rimise in moto la vettura. In silenzio accompagn
la ragazza alla sua casa. Quando ella fu a
terra, le domand:
Verrai tu da me?
S... ella rispose, pronta. Perch nella mia
casa soffrirebbero troppo udendo quello che gi sanno
ma che vogliono dimenticare... Buona notte, Vik... E
disincantati.
Vik non seppe dirsi mai come pot giungere alla sua
casa. Mentre pilotava la vettura aveva la sensazione
di andare a zig-zag. A tratti, non sentiva pi la strada
sotto di s, ma aveva, latente, l'impressione di starsene
sollevato da terra. Quando giunse alla sua dimora, lasci
la vettura all'aperto. Sapeva che non gli sarebbe
stato possibile farla entrare nell'autorimessa. Sal nella
sua camera, si butt sul letto, cap di avere la febbre.
Il cuore batteva con violenza, rapidamente. Le tempie
gli dolevano come se tutto il sangue vi fosse affluito
e le congestionasse. Alla governante, accorsa, disse:
Per favore... Buio. Silenzio. Ho male di capo.
Atroce...
Buio, silenzio. Le tempie che martellavano, il cuore
che pareva andare a pezzi. E le parole di Ingrid, le
infami, infamanti parole di Ingrid...
Sicuro come era dell'onest di Nnina, egli si sentiva
impazzire dicendosi che Ingrid uccideva Nnina.
La uccideva nell'anima, cos come lui l'aveva uccisa
nel corpo. Ma era dunque possibile che la giovane dilaniasse
la sorella morta, solo perch voleva prenderne
il posto? Era ammissibile che una sorella diventasse
jena, raspasse la fossa di una morta, ne togliesse il cadavere
per farne scempio? Poteva accadere tutto ci?
Si rispose che s, poich Ingrid aveva potuto fare
tutto ci. Ma poi si domand, e il cuore divenne colmo
di pianto:
Ma di quali documenti parla, Ingrid? A che allude?
Che cosa mi far vedere a dimostrazione della sua
verit? Che cosa sa Ingrid che io non so? Che mi dir
domani? Quale tormento mi attende? Quale pena dovr
sopportare?
Fu una notte tremenda, peggiore di ogni notte trascorsa,
peggiore ancora di quelle che aveva vissuto
dopo aver ucciso Nnina.
L'alba lo trov vestito, pallido, stanco, senza forze. La
governante che insisteva per chiamare un medico ebbe
una insolita, irata risposta. Chiuso nella sua camera,
Vik Gildas non volle vedere alcuno. Non mangi, non
si diede pace. E poi, d'un tratto, and a mettersi davanti
al ritratto di Nnina.
E allora, d'improvviso e non seppe dirsi perch,
fiss gli occhi di Nnina. Soltanto gli occhi, come se
ella non avesse che quelli. E a poco a poco, quegli
occhi, lo irrisero. Come lo avevano irriso quelli di Ingrid.
Guardati cos, senza la cornice del volto, senza la
grazia del sorriso, quegli occhi erano come egli non
li aveva mai veduti. Freddi, distaccati dal sorriso, parte
a s del volto. Occhi scrutatori, in fondo ai quali vi
era il desiderio di beffare il mondo, nel profondo dei
quali sorgeva, inconsapevolmente, un sarcasmo irridente,
palese, potente.
No... balbett Vik Gildas. Non  vero che i
tuoi occhi erano cos, Nnina... Ingrid mi ha suggestionato...
Ingrid ha tentato di uccidere ogni memoria
cara... Tu non eri cos, Nnina, non lo eri, mia Nnina cara...
La governante dischiuse l'uscio, entr portando il
caff. Lo vide davanti al ritratto di Nnina, biascic
qualche cosa. Si volse a lei, gi viperino: chiese:
Che cosa hai detto?
Che non guarir mai se rester sempre davanti a
quel ritratto... Ci che  stato  stato... Non si tormenti
pi...
 molto facile la tua conclusione. Assai meno
facile far tacere i miei rimorsi...
Oh, i rimorsi! Risolvessero qualche cosa! Non ne
abbia pi del necessario...
Fu tentato di acciuffare la donna e scrollarla. Si
trattenne. La guard e le parve che ella sorridesse,
agra. Si disse:
Impazzisco...  la fine che spetta a molti assassini...
Si comincia con un omicidio, si finisce tra i
pazzi...
Vai, per favore... ordin.
Poi, mentre la donna si avviava:
Deve venire qui, oggi, la signorina Ingrid... Con
la sorellina.
Va bene...
Chiuse la porta a chiave. Attese che il tempo passasse.
Sent che la barba gli pungeva le dita allorch
se le pass su le guance. Ma cap che anche manovrare
un rasoio elettrico sarebbe stato immane fatica. Rest
come era.
E quando la governante gli disse che gi, nella sala
di soggiorno c'erano Ingrid e Sveva, discese.
Erano sedute accanto, su un divano di cuoio rosso. Le
due figurette vi parevano disegnate. Rossi erano i gerani
che facevano cascata sul davanzale basso e largo
e che occupava met della vasta sala. I gerani che
non traboccavano si ergevano, scarlatti, quasi per guardare
ci che avveniva nell'interno della casa.
Buon giorno, Sveva... Sei cresciuta anche tu.
Era cresciuta, Sveva, ma era pur sempre una bambina.
E non somigliava a Nnina ch Sveva era tipo
a s, con altri colori e altra espressione.
Se tu sei calmo, Vik, io comincio subito...
La voce della ragazza era ferma e chiara.
Cominci subito che cosa?
A raccontarti la storia. La brutta storia...
Sedette davanti a Ingrid e Sveva. La prima lo guardava
fremente, con le piccole narici palpitanti. L'altra
si guardava attorno distratta, con la curiosit innocente
dei bambini.
Nnina non ti  mai stata fedele. Poich certe
cose non le posso dire davanti a una bambina, pigliati
questo pacchetto e divertiti... Sono le lettere di lui, del
baronetto. Le aveva conservate, quella sciagurata... Le
aveva nascoste nel sottofondo di un cassetto. Rimettendo
in ordine la sua camera ci capitarono in mano.
Tacque, riprese subito:
Sveva potr dirti che le lettere le venivano consegnate
dal baronetto stesso, che questa innocente raggiungeva
dove Nnina stabiliva. Puoi interrogare Sveva.
Ricorda bene tutto...
Sveva guard Vik, poi la sorella. I grandi occhi della
bimba erano limpidi: una piccola ruga sulla fronte rivelava
che ella faceva un poco fatica a ricordare ci
che era avvenuto in un passato non remoto nel tempo
ma remoto per la sua mente infantile. Quel volto, quegli
occhi, soprattutto, quella piccola ruga, straziarono
Vik Gildas che mormor:
No... Non voglio sapere nulla da Sveva... Dammi
quel pacchetto... E dimmi, Ingrid... Dimmi una cosa
sola. Perch mi fai tanto male? Perch demolisci la
sola donna che ho amato? Dimmelo, Ingrid!
Perch ti amo. E perch io so che demolita la tua
Nnina troverai ancora la via dell'amore...
Tacque, si alz, disse:
I miei genitori sanno tutto... Sanno anche che io
ti amo. Andiamo, Sveva...
Afferr la piccola per mano, si avvi. La governante
le accompagn alla porta. Ma Vik rimase in piedi, immoto,
davanti al piccolo divano rosso dove vi era soltanto
quel pacchetto. Un pacchetto di carta velina, con
un elastico rosso che lo teneva chiuso.
Si pieg, fu per raccogliere il pacchetto. Gli parve
piombo. Lo lasci ricadere. Poi ancora si pieg, finalmente
afferr il piccolo pacco. Lo mise in una tasca
della giacca, si avvi. Risal alla sua camera, and
sulla veranda. Aveva bisogno di aria. Per non morire
soffocato. Aveva soprattutto bisogno di ritrovare la
sua mente, il suo cuore, il suo coraggio. Per poter
aprire quel pacchetto. Se lo sentiva nella tasca, come
una cosa viva, come qualche cosa che pesasse troppo
per essere ancora sostenuto. Di colpo, con una reazione
che gli port nelle membra un vivo spasimo,
trasse il pacchetto, lo butt sulla tavola rotonda. Poi
lo guard. Un innocente pacchetto: carta bianca, elastico rosso. Una cosa
da poco anche quale volume. Avvicin
le mani, sfil l'elastico. Sfece il pacchetto. Lettere.
Poche. Carta grigia, calligrafia quadrata, sicura.
Soltanto un nome sulla busta: Nnina.
Vik Gildas si trov seduto davanti a quelle lettere.
Nove lettere. Tutte uguali. E la busta era sempre strappata,
come se colei che aveva ricevuto le lettere le
avesse attese con ansia e tolte dalla busta con furore.
Calmo, apparentemente tranquillo, Vik Gildas sfil
da una busta una lettera. Foglio disteso, grigio, uno
stemma gentilizio, in azzurro, a sinistra. E in inglese,
le parole.
Mia adorata Nnina, non importa se il tuo fidanzato
non vuole vederti accanto a me allo stadio. Noi
avremo modo di vederci sempre nella mia casa... Mia
Nnina. Torner presto a Londra, mi occuper per il
mio divorzio. Perch tu possa essere mia anche davanti
agli uomini. Non mi basta averti qualche volta
tra le braccia nella mia casa... Io ti voglio per sempre,
Nnina...
Vik Gildas si tocc il petto dalla parte del cuore.
Stup di sentire il suo cuore battere: batteva male, a
colpi violenti talvolta, a lenti colpi tal altra. Ma batteva.
Ed egli ne fu stupito perch credeva che il
suo cuore si fosse fermato. Per sempre.
Non arriv alla fine di quella lettera. Ne prese un'altra:
Mia Nnina, oggi ho avuto paura che Sveva si tradisse.
Forse  pericoloso affidare le lettere alla piccola.
E la storia della sarta non mi tranquillizza pi.
Sar bene, cara, che tu trovi modo di telefonarmi. Avvisandomi
del tuo arrivo. Io non posso stare senza di
te... E ti avrei gi portata via se non avessi a Londra
quella moglie che vorrei non esistesse pi. Nnina...
Quel tuo fidanzato  ingombrante: caparbio, geloso e
noioso. E sono lieto che di lui tu rida. Altrimenti diventerei
anch'io geloso...
Vik Gildas sapeva di essere vivo. Soltanto, stupiva di
non sentirsi vivere. Si tocc la fronte, le guance, non
percep il passaggio delle sue mani sul viso. La sua
materia era diventata insensibile: come se tutto il
suo corpo fosse stato sottoposto ad anestesia.
Un'altra lettera:
Nnina mia, non ti ho potuto vedere ieri. Perch?
Avrei desiderato parlarti, dirti che sono disperato. Il
divorzio non sar tanto facile da ottenere... Comunque,
io ti amo. E non importa nulla se dovr dividerti con
un pi o meno compiacente marito...
Allora la mano di Vik Gildas attanagli quella lettera
infame. E dalla gola di lui, con un gemito, usc la
maledizione pi fonda per colui che aveva osato scrivere
quelle parole di fango.
E poi, d'impeto, si disse:
No,  menzogna... queste lettere le ha scritte Ingrid...
Per uccidere un'altra volta Nnina...
Ma quasi a ridere di lui e della sua credulit ecco
scivolare, da una busta, un foglietto bianco. E la calligrafia
di Nnina fu sotto lo sguardo di Vik Gildas.
Ella scriveva, in inglese:
Mio caro amore, ho tanta paura... Se la paura che
mi d la febbre ha fondamento, io dovr affrettare le
mie nozze... Non so che cosa inventer con il mio fidanzato,
ma  certo che qualche cosa dovr pur dire,
perch egli accetti di sposarmi e accetti anche il resto...
Non dispero. Quando un uomo  innamorato
come V. una donna pu chiedere e ottenere tutto...
Solo io voglio che tu non mi manchi. Perch io amo
te, soprattutto. Ho avuto il tuo dono. Troppo bello,
troppo prezioso. Come lo giustificherei? Lo metto in
disparte, lo porter quando sar la signora G. E dir
di averlo avuto da una vecchia zia...
Allora la governante accorse perch Vik Gildas urlava:
Basta! Basta! Basta!
E poi accorse un medico. E Vik Gildas venne coricato,
delirante, nel suo letto. Fu il medico che disse:
 una ricaduta... Si ripete, in forma assai pi grave,
la malattia di qualche tempo fa...
Ma poi, dopo che ebbe fatto una iniezione a Gildas,
il medico gironzol per la casa. Conosceva Vik da
tanti anni. Poteva concedersi la libert di mettere le
mani su le cose che appartenevano a Gildas. E mentre
il giovane, assopito, riposava, mentre la governante gli
teneva ferma sulla fronte la pezzuola immersa precedentemente
nell'acqua gelida, il medico si chin su
quelle lettere grige rimaste sulla tavola rotonda della
veranda.
Il medico ne lesse, una, due, tre. Poi le raccolse in
un mucchietto, le riavvolse nella carta velina, vi gir
attorno l'elastico rosso, ficc tutto in tasca. Come
troppe persone di Stoccolma il medico sapeva che Nnina
non era morta in odore di santit. Come troppe
persone di Stoccolma, il medico sapeva che Nnina,
uccisa da Vik Gildas, era una ragazza da poco. Ma che
le lettere comprovanti la miseria di lei giungessero a
Vik Gildas, il medico non l'aveva mai pensato. E si
spiegava cos il grave attacco di Gildas. Quel delirio,
quella precedente disperazione.
And presso il giovane, con un cenno fece allontanare
la governante. Il giovane aveva aperto gli occhi.
Come va, Gildas?
Meglio...
Un brutto attacco... Nervi, sai... Nervi malandati.
Allora, piano piano, dagli occhi di Gildas cominciarono
a scivolare le lacrime. Grandi, lucide, dolorose
lacrime. Che il medico lasci scorrere, anzi incoraggi:
Povero Vik! Ho veduto le lettere... Le ho io, in
tasca. Ora capisco. Anche se non so dirmi come mai
queste lettere siano giunte a te... Mi dirai poi... Ora
non pensare pi. Ora manda via dal tuo cuore anche i
rimorsi. La legge di Dio e degli uomini impedisce di
uccidere, lo so. Tu hai ucciso, Gildas, e hai compiuto un
delitto che gli uomini hanno assolto forse perch gli
uomini sapevano quanto tu non sapevi. A farti perdonare
da Dio penserai tu. Ma ora bisogna che ti riprenda.
Che da quest'altro attacco tu emerga forte
come prima. Vik Gildas ha davanti la sua carriera...
Finita... egli balbett piangendo. Non potr
mai pi giocare...
Lo dici ora... Ma quando sarai guarito...
Le lacrime scendevano lente per il viso bruno di
Gildas. Dai bellissimi occhi ricchi di folti cigli scuri e
ricurvi, si sprigionava la pi profonda espressione di
dolore. A nulla Vik Gildas reagiva. Piangeva e pareva
che egli si abbandonasse quasi con volutt a quella debolezza.
Pareva che egli ci tenesse a rivelare che era
un uomo finito, capace di piangere, incapace di reagire.
Ora basta, ordin il medico. Hai pianto, hai
patito, hai urlato. Ora chetati. Non piangere pi...
Invece di ubbidire, Vik Gildas mormor:
Ingrid... La sorella di Nnina mi ha portato quelle
lettere. Perch Ingrid mi ama... E sapendo che volevo
restare fedele alla memoria di Nnina, mi ha dato
l'arma per uccidere quella memoria...
Con gli occhi velati dal pianto Vik Gildas guard il
medico. E vide la faccia indifferente di lui. Il volto di
chi apprende qualche cosa che sa da tempo e che comunque
non gli interessa pi.
Una infamia, mormor Gildas. Forse lettere
apocrife...
L'altro pass una mano su la fronte del giovane, disse
piano:
Non sono lettere apocrife. Sono verit. E invece
di star male e piangere, evadi da questo tuo dolore che
 stupido...
Con fatica il giovane si sollev a sedere: afferr una
mano del medico, quasi in un soffio implor:
Mi dica...
Non ora. Quando starai bene...
Per farmi stare male ancora? Voglio sapere ora...
Il medico lo prese alle spalle, lo fece riadagiare, gli
disse:
Stai gi. E ascolta. Con due parole ti dico tutto.
Perch bastano due parole.
Tacque, guard il giovane, nel viso gli pass un'ombra
di pena, di piet, di tormento. Disse piano:
 vero...
Che cosa?
Ci che  scritto nelle lettere. Nnina era donna
da poco. Tu non sai: tutti gli altri sanno. Accade. C'
anche un detto internazionale che spiega come l'interessato
sia sempre l'ultimo a sapere. Tu hai fatto male a
uccidere. Ma lei... Lei non  da rimpiangere.. E ora
basta. Pace ai morti. E ai vivi. Il vivo sei tu. Basta,
Vik.
Crollava il mondo, per Vik Gildas. Il cielo scendeva
sulla terra a travolgerla, le acque inondavano il creato.
E non sarebbero pi tornate le stelle n il sole sarebbe
ancora apparso nel cielo e la luna non avrebbe pi
donato al mondo il suo chiarore. Tutto era finito. Perch
Nnina, l'adorata, l'amata, la rimpianta, aveva tradito.
E poich, riprese ancora il medico, implacabile
e poich gli uomini ti hanno assolto e lei aveva
peccato, ripeto ancora una volta che ti devi riprendere
e tornare a vivere. E ad amare.
Amare! esclam Vik calcandosi la faccia tra le
mani. Amare! Chi? Come potr avere ancora fiducia
nell'amore? Nnina che adoravo mi tradiva e non so
perch n per cosa... E Ingrid che dice di amarmi
rivela un cuore perfido ch per raggiungere il suo
scopo non ha esitato a rivelare il peccato della sorella
morta! Il medico, paziente e saggio, sugger:
Sei giovane, sei bello, sei ricco. Verr un grande
amore anche per te e sar quello vero... Ci sono tante
brave ragazze nel mondo, capaci di amare e capaci di
dare la felicit a un uomo. Sappi attendere...
Diede una manata sulla spalla del giovane:
Sei forte e saldo, Vik! Avrai la vittoria anche in
questa battaglia. Sarai felice! A rivederci, Vik... Torner
pi tardi...
E Vik fu solo.
Con tanti fantasmi attorno. Fantasmi beffardi, che
lo irridevano, che gli aleggiavano attorno la loro ironia,
che lo insultavano e si pigliavano gioco di lui che
aveva amato ed era stato deriso.
Seduto sul letto, la faccia tra le mani, un poco accasciato
su se stesso, Vik Gildas tent di riordinare i
suoi pensieri. Ma era difficile. Perch egli doveva partire
dall'inizio. Dai giorni felici in cui aveva incontrato
Nnina, ai giorni tremendi del lungo pianto. Confusamente
si diceva che la sua mano era stata armata
dalla certezza, non dal sospetto. Vagamente, come se
tutto gli apparisse di tra nebbia greve, si spiegava quel
suo atto folle, quella sua volont di uccidere. Non sapeva...
Ma dentro di lui, latente, la certezza era in
atto. E il revolver non era stato maneggiato da inesperto.
Il revolver era stato puntato su colei che lo
spirito inquieto gi definiva ingannatrice.
Salivano a galla, da una remota profondit dello spirito,
le azioni di quei giorni, di quell'ultima ora. E a
poco a poco Vik Gildas si diceva quella che allora era
stata una verit trattenuta, soffocata, taciuta: ma che
era ben viva in lui nel momento del delitto. Non lui
aveva ucciso Nnina: ma il suo spirito che sapeva del
tradimento.
Trasal udendo la presenza di qualcuno. Era la governante
che reggeva su un vassoio una boccetta, un
bicchiere, un cucchiaio.
Il medico ha detto di dargliene ogni ora...
Con atto gentile egli respinse il vassoio. Guard la
donna e chiese:
Tu sapevi?
Che cosa? mormor la donna.
Che Nnina mi tradiva...
L'altra pos il vassoio, and a riordinare qualche
cosa e pot cos voltargli le spalle.
Non so cosa alcuna, rispose la donna.
Sarebbe onesto sapere qualche cosa, invece... -
insinu Gildas.
Allora la donna si volse e lo guard bene nel viso.
I morti si devono rispettare. Anche se sono stati
i pi meschini peccatori... E lei dovrebbe dimenticare
tutto. E fare in modo di restare per sempre lontano
da quella gente. Da tutta quella gente...
E Vik Gildas, calcandosi ancora la faccia tra le mani,
ansim:
Buio...
La donna pens che desiderasse restare al buio. Le
persiane erano chiuse: splendeva, mite, la lampada notturna.
Spense anche quella, cautamente se ne and.
Ma Vik non voleva il buio, aveva voluto dire che il
buio era dentro di lui, che non vedeva pi, che non
capiva pi, che si smarriva.
Si riadagi, la faccia nel guanciale. E riud le ultime,
ferme parole della governante.
... restare per sempre lontano da tutta quella gente...
Quella gente era la famiglia di Nnina. Quella famiglia
che forse sapeva, tollerava o anche appoggiava l'ambigua
situazione di Nnina. Un baronetto valeva assai
pi di un calciatore. Il calciatore si poteva tenere fino
a che fosse definita la posizione di quel baronetto che
doveva divorziare e non divorziava mai.
Gli sal alla gola una nausea fonda. Pens:
Meglio morire... Per non conoscere pi fino a dove
pu giungere il marcio del mondo... Meglio morire...
Perch il mondo non mi dar mai pi una gioia... Ne
io avr mai pi fede in alcuno e tantomeno nell'amore...
E allora, d'improvviso, come proiettata sulla parete,
pass davanti a lui una imagine leggiadra: figuretta
gentile, piedi da bambina, mani piccole e una ondeggiante
coda di cavallo: Giulietta. Occhioni ben spalancati,
sorriso fresco, voce cauta e buona. E quel tut
che ondeggiava lambendo le cosce mirabili. E quei piedini
nelle scarpette di raso, che eseguivano rabeschi e
stavano eretti a sorreggere un corpo che pareva un
fiore...
Giulietta. Il diversivo di un'ora... La fanciulla che aveva
carpito per toglierla a Monica, che aveva posseduto
per un bisogno di maschio: e che gli aveva dato,
in cambio di tanta aridit, di tanto disamore, di tanta
indifferenza, la sola, grande e splendida prova d'amore
che una donna poteva dargli.
Giulietta. Cos felice e lieta di vivere quando egli
l'aveva conosciuta. Cos disperata, triste e sperduta
quando egli l'aveva tradita e abbandonata. Giulietta...
La ridente fanciulla dei primi tempi. La triste, malinconica
e silenziosa donna degli ultimi giorni. Giulietta...
Colei che sapeva patire e tacere. Colei che se
n'era andata per le strade del mondo senza nulla chiedere
a lui. Senza mai rivolgere a lui, che pure l'aveva
fatta donna, il pi lieve rimprovero...
Chiare, precise, limpide come acqua pura, emersero
per Vik Gildas le poche ore trascorse con Giulietta. E
per gradi, come se si snodasse un film, come se qualcuno
gli narrasse la meravigliosa avventura, egli ricord,
per la prima volta, quel tenero amore che gli
aveva donato Giulietta. Trepida, cara, affettuosa, sorridente:
e poi triste, sfiduciata, disperata-
si accorse di balbettare:
Giulietta... Giulietta... Oh, se tu potessi perdonare...
Nello spirito malato e stanco del giovane penetr,
subitamente, quel bisogno, quell'ansia, quella necessit.
Il perdono di Giulietta. E come averlo?
Giulietta Colombo, celebre oramai, aveva forse dimenticato
il male che le era venuto da Vik Gildas. Ma
se un giorno, la memoria di Gildas fosse tornata In
lei, ci sarebbe stato, in essa, anche un senso di perdono?
Non seppe rispondere a se stesso, Vik Gildas. Rest
immoto, supino, ad attendere che il tempo passasse.
Il mattino dopo la governante lietamente gli annunci
la visita del suo unico e diletto amico: Gustavo
Scialk. Tornava da un lungo viaggio all'estero, aveva
saputo della malattia di Vik, correva da lui.
Si abbracciarono con fraterna tenerezza. Si guardarono.
Gustavo, forte, biondo e roseo, splendeva salute.
Vik pallido, stanco, pareva emergere da una terribile
malattia.
Tenendo la mano dell'amico nelle sue, Vik Gildas
disse e pareva si confessasse:
Ho saputo... Ho saputo che Nnina mi tradiva...
L'amico avvamp come un colpevole e mormor scontento:
E chi si  incaricato di toglierti ogni illusione? Io
istituirei la pena di morte per chi si incarica di uccidere
i sogni, di calpestare le speranze, di annullare le
memorie care...
Ma Vik Gildas, ridendo, rispose:
Se n' incaricata Ingrid. Perch mi ama e per
togliermi dal cuore la sorella ha ritenuto necessario rivelarmi
la tresca di lei.
L'una vale l'altra, scatt Gustavo con voce dura.
E forse  un bene che tu abbia saputo... Potrai
cos riprendere la tua vita di uomo sportivo, toglierti
da questa disperazione che a lungo andare avrebbe
fatto di te un essere inutile. C' la tua folla che ti attende
ancora, Vik... Una folla che ti ama. Sei giovane,
Vik!
Ma sono stanco!
Ti riprenderai... Giocherai ancora per qualche anno.
E poi diventerai mio socio. Io ho intenzione di
ampliare il mio stabilimento e anche di non avere ogni
gravame sulle mie spalle. Buttati nel tuo sport, ora
che sei giovane. Domani, quando i campi di gioco non
potranno pi essere la tua palestra, verrai con me. E
da buoni amici, quietamente, lavoreremo. Un grande
stabilimento per la fabbricazione di sci  sempre una
moneta sicura. Sei d'accordo?
Vik sorrise serrando forte le mani dell'amico. Poi
domand, sommessamente:
Tu credi che potr tornare il Gildas dei campi
di gioco?
Tornare? Ma lo sei ancora! rispose sincero l'amico.
Lo sei! Ma  necessario dimenticare ci che
 stato.
Quando fu nuovamente solo, Vik Gildas si distese.
Una stanchezza fisica, che si andava facendo dolce, si
impadroniva di lui. Nella mente permaneva una specie
di stupore, come se a lui avessero rivelato, d'improvviso,
l'esistenza di un altro mondo, dove altri uomini,
altre donne, vivevano la loro vita portando dolore, tradimento
e menzogna come avrebbero portato una face
accesa. Un altro mondo, sudicio, saturo di fango e cattiveria,
esisteva. Non l'aveva mai supposto, Vik Gildas.
Ma oramai lo sapeva perch sapeva che Nnina
lo aveva tradito.
Disse a se stesso e fu come se parlasse a un'altra
creatura presente:
Bisogner che io parta, che io me ne vada... Non
posso rimanere qui a farmi deridere... Bisogner mettere
altro tempo fra me e il mio definitivo ritorno a
Stoccolma... Bisogner che io...
Ed ecco nella sua mente apparire Ca Monica. Dolce
e riposante e sincera. Ca Monica alla quale avrebbe
detto la verit e alla quale avrebbe detto che egli voleva
tornare a giocare in Italia. L'Italia non gli aveva
dato che gioie: soprattutto quella che era stata la pi
limpida e la pi pura: quella che aveva un nome qualunque:
Giulietta Colombo.
Chiuse gli occhi sul pensiero di un ritorno a quella
terra colma di sole che lo aveva accolto come un prezioso
amico. Dorm un poco. Riapr gli occhi quando
si accorse che qualcuno era entrato nella sua camera.
Il medico. E il medico gli concesse di alzarsi. E poi
gli disse:
Parti. Appena ti sar possibile.
L'indomani Vik Gildas si lev, and alla sua scrivania,
trasse un foglio di carta da lettere, inizi la sua
lettera cos:
Mia cara donna Ca, scrivo a Lei perch non ho il
coraggio di scrivere al commendatore il quale si sar
fatto di me un poco sereno concetto. Scrivo a Lei
per dirle che ho patito tanto, qui. Un patimento che,
tuttavia, mi ha portato alla guarigione. Io le voglio
dire, in brevi parole quanto mi  accaduto. Lei sa che
io sono tornato nella mia Patria perch ho ritrovato,
in Ingrid, la mia morta. Ma Ingrid mi volle subito un
bene diverso dal mio: io le davo tenerezza, ella voleva
amore. Quando fui costretto a dirle che non potevo
amarla perch io non avevo diritto alla felicit, mi
rispose portandomi un pacchetto di lettere. Quelle che
Nnina scriveva al suo amante. Il famoso baronetto
inglese con il quale Nnina mi tradiva... Per togliermi
dal cuore la memoria di Nnina, Ingrid mi rivel la
tresca della sorella. Tresca della quale tutti erano al
corrente, meno, naturalmente, Vik Gildas. Tante cose
si spiegano cos, donna Ca... Si spiega anche la clemenza
dei giudici... Io, malato, non avevo assistito a
tutto il processo. Ma certamente le deposizioni non
furono a favore di Nnina. E si disse che il colpo del
mio revolver era partito inavvertitamente, certo ci fu
chi volle che quel colpo fosse partito per vero caso...
Comunque, i fatti sono questi, donna Ca. Io non posso
restare qui, perch tutto mi arde attorno. Fra qualche
tempo avr superato questa pena che, con mia
meraviglia, non mi ammazza. Ma per ora devo partire.
E vorrei tornare in Italia. Sempre che il commendator
Monica mi rivoglia per la sua squadra. Vik Gildas si
far onore. Perch se prima Vik Gildas giocava pensando
che Nnina voleva le vittorie, oggi Vik Gildas
giocher per ringraziare quel pubblico che lo accolse
con entusiasmo e gli diede sodisfazioni senza fine.
Chieda Lei, donna Ca, al commendatore, se posso ritenermi
ancora legato a lui e a quella squadra che
oggi sinceramente amo. Le bacio le mani, donna Ca.
Vik Gildas.
E come ebbe scritta quella lettera, si sent quasi felice.
Poco dopo il suo amico telefon invitandolo a
colazione. Accett, usc, comunic all'amico di aver
chiesto a Monica di essere riassunto nella sua squadra.
L'amico fu lieto della decisione, brindarono alla rivincita
che Gildas andava prendendo su se stesso e le ore
passarono tranquille.
Due giorni dopo Gildas riceveva un lungo telegramma
di Monica. Il commendatore era felice di riavere
Gildas, gli comunicava che desiderava rivederlo subito
a Milano. E gli faceva intravedere un contratto ancora
migliore del precedente.
Accompagnato all'aeroporto dal fedele amico, Vik Gildas
part. Vide la sua terra allontanarsi, fasciata di
nebbia leggera. Vide i molti laghi impicciolire, le case
sparire... Fu alto nel cielo, in rotta verso la terra di
Giulietta.
Se lo disse con un senso di pace:
Io torno nella citt di Giulietta...
All'aeroporto, ad attenderlo, vi era Monica e c'erano
parecchi ammiratori e dirigenti. Per qualche istante
Vik Gildas rimase senza parole. Perch non aveva pensato
che quelle persone potessero dimostrargli tanta
gioia, tanta simpatia e tanto affetto. Commosso, silenzioso,
con un dolce sorriso sulle labbra, Vik Gildas
mont nella macchina di Monica, sedette accanto a
lui. Guidava un autista anziano: ma non era il padre
di Giulietta. Monica, mentre la vettura era in corsa,
mise sotto gli occhi del giovane il contratto. La cifra
era superiore a quella dell'anno precedente e il giovane,
schiettamente osserv:
Ma non doveva, commendatore, aumentare il compenso...
Io ero contentissimo anche lo scorso anno...
Al figliol prodigo che torna, bisogna pur offrire
un vitello grasso! rispose Monica ridendo. E comunque
io so che lei mi render somme colossali...
Non  molto forbito il mio dire, Gildas, ma anche questo
 un affare...
Poi, quasi a mitigare le sue parole che potevano
sembrare dettate da venalit, soggiunse:
E per di pi noi ritroviamo un amico. Perch lei
lo sa bene, Gildas: Ca e io la consideriamo un grande
amico.
Gildas non seppe rispondere: serr forte la mano di
Monica e abbass le palpebre. Stando cos, quasi a
celare dietro le palpebre la sua vergogna, domand:
Donna Ca le ha detto...
Ca mi dice sempre tutto, Gildas... E non pu
imaginare quale pessima impressione mi fece quanto
lei scrisse... Solo perch ho rispetto dei morti mi sono
trattenuto dal pronunciare parole troppo dure nei riguardi
di quella ragazza... Una ragazza che ha rischiato
di rovinare lei, Gildas. E da viva e da morta. Bisognerebbe
tentare di non pensare pi a quella donna... Perch
il pensiero di lei  come aria avvelenata: uccide a
poco a poco. Bisogner non ricordare pi, Gildas...
 ci che sto facendo, commendatore...
Bene! Dimentichi! E si guardi attorno! Il mondo
 pieno di belle e brave ragazze...
Poi, sommesso, come se parlasse soltanto per s:
Se tutto fosse stato rivelato prima, come sarebbe
stato bello, Gildas, non lasciarsi sfuggire Giulietta! Le
voleva un grande bene, Gildas. E ha patito per lei
quanto poche donne saprebbero patire... Povera Giulietta...
Vik Gildas tacque un poco. Poi tent:
Giulietta ora  felice. Ha un grande nome e si
prepara a un grande matrimonio... Ha raggiunto quanto
voleva...
Ah, no! esclam Monica sincero. Giulietta ha
raggiunto quanto voleva prima di amare lei. Ma dopo,
dopo essersi innamorata di lei, le sarebbero bastate due
camerette e l'amore del suo Vik. Ma non ne parliamo
pi, Gildas. Le cose oramai vanno come dovevano andare
e Valentini merita ogni rispetto e ogni sodisfazione.
Un uomo migliore di lui Giulietta non poteva
trovarlo. Anche perch la ricchezza di Valentini  colossale.
E Giulietta, che  intelligente, vuole appunto
aggiungere bacche d'oro alla sua corona di gloria per
poter dire che se Valentini le porta un'immensa fortuna,
ella gli offre uno splendido nome di artista. Mi
dicono che il prossimo film di Giulietta sar qualche
cosa di eccezionale. Sar programmato il prossimo
inverno. Dopo di che Giulietta abbandoner il cinematografo
e diventer la signora Valentini.
Vorrei che ogni felicit fosse per Giulietta... -
mormor Vik.
E Monica rispose:
Anch'io.  una ragazza che merita ogni bene...
Poi la macchina si ferm davanti all'albergo di Gildas.
Lo stesso dove egli aveva alloggiato la stagione
precedente. Monica, salutandolo, gli disse:
Ca  nella nostra villa sul lago. Settembre, sul
lago,  un incanto. Andremo lass appena avremo sbrigato
tutto qui... Oh, dimenticavo. Tenga!
Prese dalla vettura un fascio di giornali. Li offr a
Gildas.
Parlano di lei e del suo ritorno, Gildas. Veda come
sono tutti favorevoli... E sia contento!
Monica se ne and, Gildas ritrov il suo appartamento
di un giorno.
E tutto era come allora. Soltanto, sul mobile di fronte
al letto, non vi era pi il ritratto di Nnina.
La cameriera che festosa salut Gildas vide che il
ritratto mancava. Fu per chiedere se doveva, come una
volta, acquistare i fiori. Ma non os. Pens che, forse,
il ritratto era ancora chiuso nei bagagli che dovevano
giungere. Ma i bagagli giunsero, ogni cosa venne sistemata
e il ritratto non apparve.
Poi, dopo un paio di giorni, si accorse che Vik Gildas
era, se non allegro, meno tormentato. E allora, con
la filosofia spicciola della gente semplice, si disse:
Chi muore giace e chi vive si d pace...
Si abitu cos a non vedere il ritratto e un giorno l,
dove vi era stata l'imagine di Nnina pos una
enorme bottiglia d'acqua di Colonia. Era una bottiglia
elegante, con il tappo sfaccettato. Quando vi batteva
un bench minimo riverbero, da quel tappo scaturivano
mille felici colori. Era la gaiezza dove un tempo vi era
stata la malinconia.
Una settimana dopo il suo arrivo Vik Gildas rivide
Ca. La rivide nella bella villa sul lago di Como. La villa
era alta sulla strada, per accedervi bisognava seguire un
ampio viale di ortensie azzurre. Pareva che per andare
lass si dovesse valicare il mare o superare un pezzo
di cielo. E vestita di azzurro era Ca quando gli and
incontro con il caro sorriso sulle labbra, con la cordiale
accoglienza di sempre, con quel suo viso gentile,
che ispirava fiducia e tenerezza.
Ecco il figliol prodigo che torna, Ca, avvert
allegramente Monica. Bisogner stare attenti affinch
non ci sfugga pi.
E Vik Gildas sorridendo a Ca rispose:
Non c' pi motivo che io fugga. Una volta vi
era una passione lontana che mi chiamava nella mia
terra. Ora nella mia terra non ho pi cosa alcuna. Ora,
forse, i ricordi migliori io li ho qui.
Vide gli occhi di Ca fissarlo. Poi vide passare in
quegli occhi un'ombra di rimprovero. Cap, sorrise,
mormor:
Posso ripeterlo, donna Ca. I ricordi migliori della
mia vita sono qui, in Italia.
Tacque e riprese:
E precisamente a Milano...
Erano entrati in un salotto luminoso. Le pareti erano
chiare, i mobili chiari con stoffe azzurre e gialle. Non
vi era tappeto, ma il pavimento pareva fatto a onde:
di marmo azzurro interrotto da lievi strisce bianche ondose
come quelle azzurre. Per le ampie vetrate entrava
il sospiro dei monti: e da esse si scorgeva la distesa
del lago, in pace. All'altra sponda, dove la zona era meno
ubertosa e meno ricca di ville, le rive si incupivano:
e i monti emergevano massicci, quasi severi da quelle
acque dai toni fulvi.
Ca, Monica e Gildas si affacciarono a una grande
finestra. Restarono un poco silenziosi. Poi Monica si
scus dicendo che doveva telefonare a Milano. Ca rimase
con i gomiti puntati al davanzale di marmo azzurro,
la faccia dolcemente raccolta fra le palme. Gildas
aveva lo stesso atteggiamento, ma invece di raccogliere
il volto tra le mani lo teneva sorretto, per il
mento, dai pugni chiusi. Silenzio fra i due e attorno.
Un silenzio greve di domande. E la domanda che Ca
temeva sbocci:
Lei non ha pi veduto Giulietta, donna Ca?
S... Quando venne a Milano, per presentare Valentini
ai genitori.
Sent che Gildas sospirava. Un sospiro colmo di affanni.
E poi ud che egli le chiedeva:
 felice, Giulietta?
Anche Ca sospir prima di rispondere:
Felice come pu esserlo una ragazza che pur
essendo convinta di sposare il pi perfetto gentiluomo
per quale ha una immensa stima, non pu certo dirsi
di realizzare il suo sogno.
Ed ergendosi, fissando Vik che a sua volta si era
eretto:
Il sogno di Giulietta era lei, Gildas. Io spero ardentemente
che Giulietta possa essere felice anche senza
realizzare il suo sogno...
Gildas, d'improvviso, riprese l'atteggiamento che aveva
dianzi: ma non punt pi i pugni sotto il mento:
calc la faccia tra le mani, mormor angosciato:
Ah, se avessi saputo prima ci che appresi recentemente
a Stoccolma! Ah, donna Ca, come non  stata
generosa la vita con me! Mi ha portato al delitto, ha
fatto di me un assassino e...
Basta, Gildas! Non ritorni sul tormento antico!
Oramai lei deve andare avanti. Volgersi indietro per
vedere tante vergogne  indegno di lei...
Scendeva dai monti quel sospiro leggero che muoveva
appena appena le cime degli alberi. Il lago era liscio,
tranquillo e all'altra sponda le rive si coloravano
d'argento.
Certamente, mormor Gildas d'un tratto. Certamente
Giulietta non si stabilir a Milano...
No, rispose Ca. Si stabilir a Roma perch
Valentini ha il suo lavoro appunto a Roma.
E allora, donna Ca... Allora, da lei che ha fatto
tanto per me, io vorrei un dono. Immenso...
Dica, Gildas...
Preghi Giulietta di cedermi quell'appartamento.
Quello nel quale la baciai per la prima volta. Rester
l invece che all'albergo. E vi ritrover, a ogni ora, la
bont di Giulietta. Dopo aver conosciuta la cattiveria
di una donna, devo pur trovare la bont di un'altra per
non essere troppo amareggiato... E so che l io ritrover
un poco di fiducia nel mondo.
Quell'appartamento... cominci donna Ca.
Deve essere in vendita... O  gi stato venduto. Giulietta
ha pregato mio marito di venderlo e di dare il
ricavato in beneficenza. Logicamente, diventando la moglie
di un uomo come Valentini, Giulietta non poteva
tenersi quanto le aveva regalato lei, Gildas...
Egli stava diritto, le braccia serrate al petto, lo
sguardo perduto lontano: forse non vedeva n monti n
acque e nemmeno la marea di fiori azzurri. Forse egli
vedeva soltanto un tut candido e una soffice pettinatura
che nella danza ondeggiava come un velo.
Disse e la sua voce era grave e dolente a un tempo:
Giulietta non poteva agire che cos... Solo una
brava ragazza come Giulietta poteva pensare e agire
cos... Soltanto mi spiace che in quella casa ove
eravamo stati solo noi, ch era nuova, ci siano ora persone
estranee...
Rise, la sua voce fu amara e ironica:
Lo vede, donna Ca, che la vita mi maltratta
sempre? Io in verit non merito molto bene dalla
vita: ma convenga che se ho fatto il male lo pago...
Ca pos sul braccio di lui la sua manina lieve. Poi
sollev lo sguardo a fissare Gildas. Ed egli cap che
Ca lo voleva consolare o forse gli voleva dire di credere
ancora nella vita.
Non ho pi voglia di credere, disse il giovane
come se fossero giunte a lui tutte le taciute parole
della donna. Non ho pi voglia di cosa alcuna! Lo
vede bene, donna Ca! Mi si toglie anche il nido dove
io avevo sperato di ritrovare l'unico sogno puro della
mia vita.
Dir a mio marito di vedere se si pu riscattare
quell'appartamento... mormor Ca.
Inutile oramai! Se vi saranno altre persone avranno
gi scacciato i sorrisi di Giulietta. I pochi, malinconici
sorrisi di Giulietta. E avranno calpestato anche
il suo pianto... No, non vale neppure la pena di pensarci
pi perch non vi troverei pi la sola creatura
che mi ha amato. La sola che avrei potuto amare per
tutta la vita.
Ca Monica ebbe un guizzo.
Che cosa ha detto, Gildas?
Nulla di strano, donna Ca. Ho detto che dopo
tante amarezze il mio solo rifugio sarebbe stata Giulietta.
Ma naturalmente la vita non vuole darmi pace:
anche Giulietta non  pi mia. E nemmeno la casa dove
avrei potuto ritrovare un poco di lei.
Ma perch, Gildas, scatt Ca Monica, perch
lei vuole sempre vivere guardandosi indietro? Il
passato non deve pi essere ricordato. Si rifaccia un'esistenza
e vada avanti!
Una risata allegra mise punto fermo alle parole di
Ca. E Monica, entrando, domand:
Con chi predica la mia Ca? Con Gildas, naturalmente!
Si avvicin ai due, mise attorno alle spalle dell'una
e dell'altro un braccio.
Che c'? chiese guardando teneramente la moglie.
Lo sgridavo, ella rispose arrossendo un poco.
Perch Gildas vuole sempre avere rimpianti. Prima
rimpiangeva quella sciagurata ragazza. Ora rimpiange
Giulietta. E io gli dicevo che Giulietta  avviata alla
sua esistenza felice e non si deve turbarla...
No! mormor Gildas. Non  esattamente
cos, donna Ca. Io ho rinunciato a Giulietta perch so
bene che non la merito pi. Ma chiedevo di poter
acquistare l'appartamento nel quale l'avevo per la prima
volta baciata. Era un poco ritrovare la piccola
ragazza felice... Quella che mi sventagliava i soffici
capelli sotto il viso. Quella che poi, d'improvviso, non
rise pi e per colpa mia pianse tanto... Volevo acquistare
quell'appartamento. Ma donna Ca mi diceva
che forse  gi venduto. E da questo la mia ribellione.
E il mio dire che la vita, per me, non aveva
piet...
Disse Monica:
Non so ancora se l'appartamento sia stato venduto:
ma credo di s... E credo che con il ricavato si
sia creato un piccolo nido per bimbi gracili. Giulietta
era contenta di questa soluzione. Era pronta a versare
anche altro denaro cos che il nido potesse avere
ogni comodit...
Vik Gildas ebbe un sorriso amaro: si volse a Ca e
disse piano:
Non pensiamoci pi... A me  vietato riavere anche
i ricordi.
Fu Monica che per toglierlo da quella pena cominci
a parlare di calcio. Accenn a Gildas la nuova formazione
della squadra, gli chiese qualche consiglio, gli
ripet che a Milano il rientro di Vik Gildas era atteso
con viva gioia.
La giornata pass serenamente. Nella casa di Ca e
Miro Monica tutto scivolava beatamente, come se tutto
quel piccolo mondo felice fosse racchiuso in modo da
vietare ogni turbamento ai suoi abitanti. Pareva che
oltre quelle ortensie, oltre quelle piante, oltre quel
viale non ci fosse pi cosa alcuna. Il male, la cattiveria,
gli intrighi non potevano giungere lass a turbare
la tenerezza di quei due sposi felici.
Dopo cena Vik Gildas torn a Milano. Aveva lasciato
la sua macchina a Stoccolma, cedendola al suo fedele
amico costruttore di sci. Fu appunto mentre la vettura
percorreva l'autostrada che Gildas chiese all'autista:
Che vettura mi consiglia? Io sono senza macchina
e ne vorrei una...
Comperi una Giulietta Sprint, rispose quello.
E Vik Gildas sent un pugno nel mezzo del petto.
Per un giovanotto come lei, aggiunse l'autista
la Giulietta Sprint  molto adatta. Corre,  snella,
non occupa molto spazio...
Rise e riprese:
Senza aggiungere che  l'ideale per due persone...
Il cuore pesava nel petto di Gildas.
E tutti i pensieri che aveva creduto perduti nel tempo
e totalmente svaniti dalla sua memoria tornavano a
lui a frotte. Erano i pensieri di allora: quelli che Giulietta
aveva fatto nascere, con il suo dire, con il suo
cianciare, con le sue risatelle e con quella sua albagia
innocente, che poteva farla credere calcolatrice, arida,
senza cuore.
Sapeva oramai di non avere capito cosa alcuna di
Giulietta. Tentava di assolversi dicendo a se stesso che
allora c'era Nnina nei suoi pensieri. Ma si rendeva
conto di aver sciupato un amore bello quale mai pi
avrebbe trovato nella vita.
Scese all'albergo. And nella sua camera e si sent
disperato. Solo, lontano da tutti, senza una persona
amica accanto a lui. Fu una notte inquieta, colma di
tormenti. Sentiva il cuore dolergli e si disperava constatando
che quel dolore aveva un nome qualunque: Giulietta
Colombo. Si chiedeva se quell'amore era esistito
anche prima, anche quando egli nulla sapeva del tradimento
di Nnina. E doveva dirsi di s, che egli aveva
amato Giulietta, ma aveva soffocato quell'amore per
rispetto alla morta. E allora, nel guanciale, soffoc
un'onda di rancore: per lei, per quella morta che lo
aveva calpestato quando era viva, che gli aveva inibito
la felicit quando era morta. Un'onda di rancore per
Nnina, che era stata doppiamente crudele e che, forse,
aveva davvero meritato di morire come era morta.
Si plac all'alba, quando si disse che bisognava
perdonare. Si dest scontento, usc, and a cercare la
vettura che aveva il nome della graziosa danzatrice.
Gliene promisero per pochi giorni dopo una rossa, velocissima,
agile.
E quando ebbe la vettura rossa, and dove era andato
con Giulietta. Strade percorse con lei, luoghi dove
si era fermato con lei. Come allora. Ma allora il cuore
di lui restava chiuso perch l'uomo non voleva aprirlo
a quel tenero amore. E ripercorrendo quelle strade il
cuore si apriva, ma Giulietta non c'era pi.
In quel tormento, in quel rimpianto, i giorni passarono.
I giocatori vennero richiamati al lavoro, gli
allenamenti ripresero. E i giornali parlarono di Vik
Gildas che era in forma stupenda, ancor migliore a
quella del campionato precedente. E una rivista in rotocalco
port la grande, chiara fotografia del bellissimo
calciatore a bordo della sua Giulietta Sprint.
La rivista valic lo spazio, valic l'Oceano, raggiunse
una valorosa, giovane attrice italiana che voleva restare
vicina alla sua Patria almeno tramite le riviste
che da essa le giungevano. E Giulietta Colombo, quieta
e tranquilla nella sua camera d'albergo, ebbe tra le
mani quella rivista italiana. Lo sguardo and alla imagine indimenticata: l'occhio vide la didascalia: Il
grande campione Vik Gildas a bordo della sua Giulietta.
Silente, quieta, umile, una lacrima sbocci dagli occhi
di Giulietta. Scese lenta, cadde su la fotografia di Vik
Gildas.
Vik...
Il grande amore mai spento fu tutto in quel nome
piccolo, breve, adorato. La immensa passione mai soffocata
fu tutta in quella invocazione fatta di umilt,
di delusione e di sofferenza.
Vik...
Scendevano le lacrime. Aleggiava nell'aria il caro,
piccolo nome.
E fuori, per la immensa citt dove era calata la sera,
il nome di Giulietta Colombo scintillava nell'aria come
una stella meravigliosa.
Uno struggente bisogno della sua terra, della sua
famiglia, delle piccole, umili cose che aveva lasciato,
afferr Giulietta. Si affacci un istante a guardare
quella terra non sua e che pure l'aveva tanto festosamente
accolta: si sent piccola e sperduta in un mondo
troppo vasto per lei e troppo ricco per lei.
Torn alla sua poltrona, riprese la rivista dove vi
era la fotografia di Vik, con l'unghia segn il rettangolo
dove era riprodotto il bel viso del giocatore. E poi
rest incerta a guardare quel solco leggero lasciato
dalla sua unghia. Si lev, si avvicin a un mobile, prese
le piccole forbici, con cura segu il segno dell'unghia.
Ed ella ebbe cos tra le mani un ritratto di Vik.
Ma non posso conservarlo ella pens. Io sono
fidanzata a Valentini... Non posso tenere per me questa
imagine anche se per me  la pi cara imagine di creatura
umana...
Fu per lacerare quel rettangolo: non pot. Lo ripieg,
lo mise nel suo bauletto di bellezza. Nessuno avrebbe
mai rovistato l dove ella teneva quanto poteva
servirle in viaggio per riordinarsi. E alla fine non era
gran male conservare una imagine che le ricordava un
sogno perduto e al quale aveva per sempre rinunciato.
Si coric presto. Ebbe la solita telefonata di Valentini.
Gli comunic, tentando di essere lieta, che il film
era prossimo alla fine e che presto, libera da ogni impegno,
sarebbe tornata in Italia.
Si addorment. Si lev per tempo. Puntuale e seria
nel suo lavoro come sempre ella si rec al teatro di
prosa. Ebbe la solita accoglienza deferente e festosa,
gir le ultime scene del film. E poi seppe che il direttore
generale della casa produttrice desiderava parlarle.
Quell'uomo potente le offriva un contratto stupendo,
perch ella restasse o quantomeno accettasse di girare
un altro film. Fulmineamente Giulietta pens che accettando
avrebbe ritardato le sue nozze. Ma saggiamente
si disse che ritardare le nozze significava sperare ancora
in qualche cosa che non sarebbe mai avvenuta.
E allora decise di mettere un punto fermo. Di distruggere
per sempre le speranze e andare, definitivamente,
verso la sua nuova esistenza. Rispose quindi no al
grande produttore.
E la sera stessa, quando Valentini le telefon, gli
disse, ed era totalmente serena:
Vieni a prendermi... Qui non ho pi nulla da
fare...
Tre giorni dopo Giulietta Colombo salutava la moltitudine
degli ammiratori, dei giornalisti e dei dirigenti
che all'aeroporto volevano vedere un'ultima volta quella
dolce e malinconica creatura che aveva portato un
soffio di serena bont in un firmamento dove tutti
tentavano di splendere di una pi viva luce.
Valentini era accanto a Giulietta: e poteva vedere
che in tutti vi era un poco di malinconia. La malinconia
senza lacrime di chi saluta qualche cosa di molto
caro destinato a non farsi ritrovare mai pi.
Il volo fu rapido e felice. E Giulietta giunse a Roma
in piena bellezza. Fotografi, ammiratori, ammiratrici
anche a Roma. E finalmente la pace dell'albergo. E l'indomani
i giornali che annunciavano il definitivo addio
di Giulietta Colombo alle macchine da presa.
Valentini, dalla sua casa, le telefon e le disse:
Ti ho mandato tutti i giornali che ho potuto trovare.
Ci sono tante fotografie. In una, vedi miracolo,
sembro quasi bello anch'io. Conserva questi giornali
che salutano la stella e inneggiano alla futura sposa. E
dimmi tu, cara, quando potr vederti...
Poco dopo le consegnarono giornali e riviste. Ed ella
sfogli gli uni e le altre senza interesse. Sorrise vedendo
la fotografia che Valentini aveva allegramente
segnato di rosso, appunto perch in essa appariva anche
lui quasi bello. Cominci a ripiegare tutto, per
conservare tutto come Valentini aveva suggerito. E
d'un tratto le sue mani si fermarono su un quotidiano.
In una pagina dove c'erano le notizie sportive, in una
mezza colonna, a caratteri piccini, era scritto: Le
partite di calcio che verranno giocate entro il mese
nella Capitale.
E Giulietta Colombo seppe cos che quindici giorni
dopo a Roma avrebbe giocato la squadra di Vik Gildas.
Bisogna che io parta prima si disse. Bisogna che
Valentini non insista per farmi restare qui a vedere cosa
fanno gli operai nella nostra futura casa... Bisogna
che io sia a Milano, presto... Ho bisogno di essere accanto
alla mamma...
Ma piano piano, come tossico che a poco a poco
trapela e avvelena l'aria, un pensiero si fece largo nella
sua mente e vi domin:
E perch lasciare Roma? Non vive forse a Milano
Vik Gildas? Che importanza pu avere per me se egli
viene qui dove io sono con il mio fidanzato?  meno
tormentoso per me saperlo qui di passaggio per poche
ore che a Milano per tutte le ore di tutti i giorni...
E decise di restare e quando telefon a sua madre
le disse:
Ci vedremo fra una ventina di giorni, mamma.
Ora Valentini vuole che mi riposi qui e veda tutto
quanto si sta facendo nella nostra futura casa...
E la madre, felice e serena rispose:
Va bene cos, Giulietta... Ma non telefonare tutti
i giorni...
Docile, buona, gentile, la fanciulla assecondava sempre
Valentini. E allorch andava con lui a vedere la
splendida villa che si andava adornando per riceverla,
non trovava che parole di elogio: e soltanto, qualche
volta diceva:
 tutto troppo bello...
Un giorno Valentini ribatt:
Non bisogna dimenticare che io sposo una famosa
diva! Non ti pare che la mia diva meriti tutto questo?
Giulietta sorrise e non rispose. Guardava tutto ci
che le era attorno e continuava a sorridere. Valentini
si accorse, d'un tratto, che quel sorriso era fermo sulle
labbra, che gli occhi non vi partecipavano. Domand,
sommesso e trepidante:
Sei contenta, Giulietta?
Molto! Perch lo domandi?
Perch approvi tutto, assecondi tutto, ammiri tutto...
E non dovrei agire cos, se approvo tutto, se
tutto mi piace?
Non lo so, Giulietta, mormor l'uomo pensoso.
Non lo so! Perch qualche volta tu sei cos buona
e conciliante da sembrare rassegnata. Ti comporti, in
definitiva, come chi accetta perch non ha potuto avere
ci che voleva. Mi capisci, Giulietta?
Ti capisco. Ma sei in errore. Io ammiro tutto e
di tutto sono contenta perch tu stai preparando per
me quanto renderebbe orgogliosa la pi esigente donna
del mondo. Tu sai di dove vengo. Puoi ben credere,
quindi, che non saprei scegliere n un tappeto n un
tavolino: ma che posso vedere tutto il bello che tu
stai preparando per me. Un bello che viene e questo
lo comprendo bene, da una grande esperienza e da un
congenito buon gusto...
Vide l'uomo arrossire di gioia. Si commosse per
quel rossore. E ancora una volta cap che se ella non
aveva raggiunto il sogno aveva tuttavia raggiunto un
uomo degno della pi alta considerazione e del pi
completo rispetto.
Poi un giorno, Valentini le telefon dicendole che doveva
partire, immediatamente, per Parigi. Partiva in
volo, sarebbe rimasto assente quarantotto ore. Tent
anche, timidamente:
Vorresti venire, Giulietta?
Ella rispose che no. Preferiva restare quieta a Roma
ad attenderlo.
Era un gioved. La domenica si sarebbe giocata a
Roma la partita con la squadra milanese dove era Vik
Gildas.
Giulietta si fece portare tutti i giornali. La partita
veniva annunciata senza clamore, la formazione includeva,
naturalmente, il nome di Vik Gildas. Erano le
prime partite della nuova stagione: pronostici non era
n facile n possibile farne. Comunque un quotidiano
rilevava la splendida forma del famoso giocatore svedese.
Pass il gioved, il venerd, il sabato mattina Valentini
telefon da Parigi dicendo che doveva ritardare
la partenza. Era assai irritato, perch con la domenica
che si frapponeva egli doveva necessariamente restare
un giorno in pi lontano da Giulietta. Ma assicurava
che per marted sarebbe tornato e prometteva
un colossale gioiello di orafo parigino. Per Giulietta
la giornata di sabato fu un tormento. Era certa che
Vik Gildas era giunto a Roma. E d'improvviso si trov
alla finestra, intenta a respirare profondamente,
quasi a cercare nell'aria tepida e odorosa di fine estate,
il respiro di colui che si chiamava Vik.
D'un tratto ella pens:
E perch non andarlo a vedere mentre gioca? Forse
me lo toglier dal cuore se penser che in definitiva
egli  un giocatore come un altro... Forse questa sar
l'ultima volta che lo vedr. E avr cos concluso il
mio dolore. Mi innamorai perdutamente di lui vedendolo
in campo: forse, rivedendolo a distanza di tempo,
questa mia pena finir...
E sapeva di mentire con se stessa. Ed era conscia
della sua menzogna e della sua vilt. Ma non sa
difendersi dai suoi stessi sentimenti. Ed era ben
decisa ad andare a vedere Vik Gildas.
Telefon al centralino, disse con serena calma.
Per favore... Procuratemi un biglietto per la partita
di calcio che si gioca domani...
Le risposero che sarebbe stato difficile avere un
biglietto, che tutto forse era prenotato. Ribatt:
A ogni costo. Voglio andare a vedere quella partita.
Poi, umilmente, spieg: . , .
 la mia squadra che gioca. La mia squadra milanese...
E le parve di aver messo a nudo il suo cuore. Ma
non se ne vergogn.
Quando le portarono il biglietto conquistato con
molto denaro, si sent smarrire. Come avrebbe potuto
affrontare il pubblico? E se l'avessero riconosciuta? E
se qualcuno della folla, accorgendosi di lei, avesse
fatto ressa, richiamando l'attenzione di qualche giornalista?
E se la stampa avesse poi riportato che alla
partita di calcio aveva assistito Giulietta Colombo?
Domande a ripetizione: tutte in fila, tutte logiche. e
la pi illogica conclusione:
Vado lo stesso. Metter un abito semplice, chiuder
i capelli in un fazzoletto... Nessuno mi riconoscer...
La domenica mattina ella aveva gi studiato il suo
abbigliamento. Un abito a giacca grigio, un fazzoletto
grigio, a turbante, attorno al capo.
Quando le comunicarono che la vettura per andare
allo stadio era pronta, si sent sicura di s anche se
il cuore le batteva forte e un madore leggero le inumidiva
la fronte. .
La piccola, giovane donna pass inosservata: il pubblico
aveva ben altro di cui occuparsi. E poich era
un pubblico completamente sportivo, non si lasciava
deviare da ci che poteva essere estraneo al gioco.
Giulietta Colombo trov posto fra un signore anziano
e un ragazzo poco pi che adolescente. L'uno e
l'altro fumavano nervosamente, fissando il campo. Finalmente
il ragazzino si volse a qualcuno che gli stava
a lato e disse forte:
Mancano due minuti...
Il signore anziano si protese un poco, lo guard e
rivelando di essere un romano puro ribatt:
Tre...
Va bene, scand gi innervosito il milanese. -
Ora saranno due anche per lei...
Senza badare molto alla cavalleria parlavano sporgendosi
in avanti, cos da mettere Giulietta fra le loro
due teste. Ella fu per chiedere se volessero essere vicini,
ma sobbalz all'urlo del giovanottino:
Eccoli eccoli! Viva Milano! Viva Milano!
Giulietta ebbe anche una gomitata: ma non se ne
accorse. Sul campo i giocatori milanesi accoglievano,
composti, il saluto dei concittadini. E Vik Gildas, alto,
diritto, compostissimo, guardava alla folla, immoto.
Vik! url il giovanottino. Vik... Sii un dio
anche oggi, come sempre! Vik...
E la folla milanese url:
Vik! Vik! Vik!
Di lontano Vik Gildas fece un cenno di saluto: lev
un braccio, lo agit un poco, poi lo lasci ricadere. Fu
per andarsene: repentinamente si volse, guard il punto
dove era immota Giulietta. Certamente egli non vide
nella folla il piccolo viso innamorato, tuttavia Giulietta
cap che lo sguardo di lei era giunto fin l, per un
fluido potente e misterioso che solo la voce del vero
e immenso amore poteva ispirare.
La partita ebbe inizio. E subito Vik Gildas domin
nel campo. Giulietta lo vedeva correre agile, sicuro,
pronto: udiva gli urli del pubblico che inneggiava al
meraviglioso calciatore. Fin il primo tempo, i calciatori
se ne andarono, la folla ondeggi, inizi le discussioni:
e Giulietta fu sola, tra quella moltitudine affannata.
Sola, con gli occhi fermi al campo, che era
immenso e deserto. Scivol il tempo, i giocatori riapparvero,
Giulietta ud ancora gli osanna a Gildas. E
poi qualcuno alle spalle di Giulietta disse:
Mancano tre minuti alla fine...
Tre minuti. E poi ella non avrebbe mai pi veduto
Gildas.
Tre minuti. Che scivolarono rapidi come acque sopra
un pendio. E Giulietta Colombo vide il suo Gildas andarsene,
tra i compagni, mentre la folla urlava ancora
il nome del grande calciatore.
Allora ella si mosse, lentamente. Non aveva fretta di
andarsene. Se le fosse stato possibile sarebbe rimasta
l ad attendere la sera, per veder scendere le ombre
dove per l'ultima volta aveva veduto Vik.
Ma qualcuno la sospinse, dovette forzatamente avviarsi,
si trov all'uscita, si guard attorno. Non si orientava
pi, non riusciva a capire dove fosse la macchina
che doveva riportarla all'albergo. Finalmente, ed
era passato un tempo assai lungo, ella pot orientarsi,
e fu lieta di udire la voce dell'autista che le diceva:
Signorina... Sono qui...
Era l'autista dell'albergo, quello che l'aveva portata
allo stadio e che l'attendeva da tempo. Si affid a lui,
presto raggiunsero l'automobile. Ella vi sal. Si sentiva
stordita e stanca: i rumori le giungevano ovattati. Ma
trasal udendo l'autista che diceva:
Non potr correre, signorina. Davanti a noi ci
sono due vetture con i giocatori: sono letteralmente
assediate...
Non importa, ella mormor.
Quando la vettura dove era Giulietta pot raggiungere
l'albergo, molto tempo era passato e gi nel cielo
sereno s'annunciava l'avvicinarsi della sera.
Ella entr nell'albergo. Si ferm, di colpo. Nell'atrio,
pallido e stanco, l'attendeva Valentini. Le and
incontro, calmo e sorridente, le serr una mano, disse:
Ero preoccupato, Giulietta...
Se avessi saputo che rientravi prima del giorno
stabilito non sarei uscita, ella mormor.
E poi, schietta e decisa:
E tantomeno per andare a una partita di calcio.
Lo so che sei andata a una partita di calcio. Mi
hanno appunto detto qui di averti procurato il biglietto.
Giulietta sorrise: si avvi all'ascensore, vi entr seguita
da Valentini.
Nel salotto prossimo alla sua camera da letto, Giulietta
si liber del fazzoletto che le racchiudeva i capelli,
tolse la giacca, apparve con la camicetta bianca
e la gonna grigia. Ed era fresca e giovane anche se un
poco pallida.
Valentini domand:
Posso fumare?
Non mi ha mai dato noia il fumo, ella rispose.
Lo sai bene..
Sedette, mormor:
Siedi, per favore...
E subito disse con calma serena:
Lo so di aver fatto male andando alla partita dove
giocava Vik Gildas. Ma ho voluto controllare il mio
cuore. Mi ero innamorata di lui, perdutamente, vedendolo
giocare. Volevo sapere se, rivedendolo nelle stesse
condizioni, avrei sofferto.
L'uomo non rispose. Guardava il portacenere dal
quale saliva una nuvola leggera leggera di fumo chiaro.
Finalmente chiese:
E le tue impressioni quali sono state?
Non lo so, rispose Giulietta. Perch tutta la
partita s' svolta per me come se io fossi dentro una
stanza di cristallo. Tutto era ovattato attorno a me. E
forse era ovattato anche il mio cuore.
Questo non spiega nulla, Giulietta, rispose Valentini.
Io voglio sapere se hai sofferto rivedendolo.
No... rispose la giovane. Non  stata una
sofferenza.  stata una malinconia.
E senza pi pensare soggiunse, inconsapevolmente:
Come quando si vede qualcuno o qualche cosa
che poi non si vedr mai pi.
Rimpianti, allora? domand Valentini con voce
tremante.
Non lo so, non lo so! rispose Giulietta addolorata.
Non mi chiedere che cosa ho provato...
Allora l'uomo si protese: con il martelletto di cristallo
batt violentemente sul mozzicone di sigaretta.
Alla fine esplose:
Ma come! Non devo chiedere? Mi assento per due
giorni, butto all'aria tre affari di somma importanza
per poter tornare qui prima del previsto, arrivo felice
e gioioso, cerco la mia fidanzata e mi dicono che 
uscita per andare a una partita di calcio. Poich 
domenica non potevano inventare n sarte n modiste...
N io avrei dato ordine di mentire, interruppe
Giulietta. Io agii chiaramente, chiesi una vettura
dell'albergo, se vi fosse stata la tua avrei usufruito
di quella...
Bene! Ammiro la tua lealt, convenne Valentini.
Ma vorrai ammettere che di quanto hai fatto
io possa non esserne lieto. O mi dai torto?
Non ti do torto.
Oh, meno male!
E scatt in piedi: una mano in una tasca dei calzoni,
l'altra occupata con l'ennesima sigaretta, l'uomo
rivelava una agitazione superiore a ogni aspettativa di
Giulietta.
Seguiva l'andare di Valentini, avrebbe voluto pregarlo
di fermarsi e di ascoltarla. Ma senza che ella
parlasse l'uomo si ferm davanti a una tavola appoggiata
contro un muro e destinata a sostenere un enorme
vaso colmo di fiori.
Perdio! scatt Valentini. Mi domando che
cosa si dir di te e di me quando si sapr che sei
andata a una partita di calcio per vedere il tuo grande
amore, il tuo grandissimo Gildas?
Io spero che nessuno sappia del mio amore per
Gildas, mormor Giulietta. E sono convinta di
essere passata totalmente inosservata...
L'uomo batt, fulmineamente, un violento pugno
sulla tavola: le rose traballarono, qualche petalo cadde.
Tu speri di essere passata inosservata! Ma non
mi far ridere! Domani tutti i giornali diranno che in
tribuna, in incognito, vi era Giulietta Colombo. La
quale Giulietta ha una tenerezza immensa per il bel
calciatore svedese. E io, perdio...
Un altro pugno sulla tavola: un altro precipitare di
petali. E la voce furente dell'uomo:
Io, perdio, la figura dell'imbecille non voglio
farla!
Giulietta si sentiva madida dalla fronte ai ginocchi.
Vedeva, improvvisamente, un Valentini nuovo: lo assolveva,
lo giustificava, gli dava mille ragioni. Ma si
accorgeva che quell'uomo era diverso da quello che aveva
conosciuto: dal tenero fidanzato adorante, pronto
a ubbidire e di una gentilezza quasi servile.
Che c'? egli scatt. Perch mi guardi come
se io avessi torto?
Ma no! ella disse con calma. Tu hai ragione.
L'ho detto. Ti guardo perch mi accorgo che
sai battere pugni sulla tavola.  la prima volta che
lo vedo fare. E non mi piace.
No? Dovrei chiederti perdono per essere arrivato
prima del tempo stabilito?
Ella lo guard addolorata. Crollava qualche cosa ancora
attorno a lei: ed ella aveva creduto che dopo
il gran crollo del suo sogno nulla pi potesse crollare.
Invece, qualche cosa che doveva finire attorno a lei
vi era ancora: ed era l'illusione di aver trovato in Valentini
un uomo che oltre a desiderarla potesse anche
capire qualche sua leggerezza e perdonarla con un
senso di affetto paterno che l'et poteva certo conferirgli.
Io non pretendo nulla, mormor Giulietta.
Solo ti chiedo scusa. E ti assicuro che nulla del genere
si ripeter mai pi. L'ho detto. Era un voler collaudare
me stessa.
Storie! grid l'uomo. Era un voler rivedere
Gildas. Si capisce! Gildas  giovane,  bello,  l'idolo
della folla. Io non sono che un pachiderma carico di
quattrini, al quale ci si unisce legalmente per avere
una posizione e per avere, magari, un gerente responsabile...
Allora Giulietta, serrando i pugni, gli si avvicin, lo
guard bene in faccia, gli disse forte:
Non ho bisogno di denaro perch ne ho e tu lo
sai. Non sono una scervellata civetta che abbia intenzione
di tradire chi le d il suo nome. Sono andata
a vedere Gildas cos, perch mi piaceva vederlo. Ho sbagliato:
ma quando si  disoneste non si va a vedere
l'uomo che si rimpiange mentre egli gioca su un campo
e attorno ci sono migliaia e migliaia di spettatori.
Quando si  disonesti si agisce diversamente. Perch
sarebbe stato molto facile per me telefonare a Vik e
dirgli che volevo vederlo, da solo...
Il respiro le manc: sent che il cuore, d'improvviso,
le era salito in gola. Riprese tuttavia:
Ma se tu hai paura di me, se non ti fidi, se temi
di avere da me, in cambio del bene che mi hai offerto,
tradimenti e vergogne, sei ancora a tempo. Possiamo
lasciarci senza diventare nemici...
Ecco la bella frase! Me l'aspettavo! La signorina
desidera fare ci che vuole e se quanto vuole fare io
lo disapprovo, scodella la frase: lasciamoci senza rancore!
Eh, no, perdio! Sei la mia fidanzata. Tutti lo
sanno e tu mi sposi. Ma se dovesse accadere una cosa
come quella di oggi, potrei anche non rispondere delle
mie azioni. Tanto, un commendator Valentini, sar
sempre creduto pi di una ex-ballerina...
Giulietta serr forte le palpebre per trattenere le
lacrime che le bruciavano gli occhi. Ma le lacrime scesero
ugualmente: grosse gocce che crollarono come se
fossero di vetro. Piccola e graziosa, con la blusetta
bianca e la gonnellina grigia, con la coda di cavallo
che cadeva afflosciata forse perch era stata a lungo
serrata dentro il fazzoletto. Con il volto pallido sul
quale le lacrime scivolavano, ella era commovente. E
Valentini si commosse. Le and vicino, le mise sulle
spalle le mani, la scroll dolcemente:
Giulietta! Io non voglio che tu pianga. Io voglio
soltanto che tu capisca dove sei arrivata e come attrice
e come donna. Hai un grande nome come artista.
Avrai un grande nome come donna. Ti pare possibile
che io possa ammettere di vederti inseguire per le tribune
degli stadi un cretino che per vivere rincorre
una palla?
Vik non  un cretino, ella ribatt. E la sua
professione non si limita a rincorrere una palla. Comunque
io non andr mai pi a vedere Vik che gioca.
Puoi giurarmelo?
Ella lo guard, nei suoi occhi pass uno sconforto
senza fine. Rispose: Bisogna credermi. Perch se
tutta la mia vita deve essere imperniata su giuramenti,
significa che la fiducia in me  finita e allora,
se non c' fiducia, bisogna rinunciare a una vita a
due...
Valentini sospir. Aveva sotto le palme gli omeri
gentili ma ben torniti di Giulietta. Alla sua palma si
comunicava il tepore di quella carne giovane. Ed egli
non voleva perdere quella carne giovane: ne era formidabilmente
attratto ed era troppo furbo e troppo
calcolatore per non rendersi conto che la sottomissione
di Giulietta era giunta al suo termine. Disse allora,
semplicemente:
Va bene. Mi fido di te...
E se la strinse con violenza al petto, cerc la bocca
di Giulietta; incontr due labbra umide e amare di
lacrime. Non aveva mai avuto n grandi passioni n
grandi amori. Le donne che erano state sue per un
giorno o un mese o una stagione, sapevano a priori
che presto o poi sarebbero state liquidate. Non aveva
mai dovuto vedere lacrime quando era giunto il momento
del distacco. Tutto si era limitato a un atto
pi o meno cauto d'infilare un assegno in una borsetta.
E tutto era finito cordialmente, magari con una
risata o un sorriso.
Le lacrime di Giulietta gli fecero provare una sensazione
nuova, intraducibile, fatta di diffidenza, di dolore
e anche di esasperazione. Perch piangeva, Giulietta?
Per le parole dure che egli le aveva detto o
perch sapeva di non dover pi rivedere Gildas? O
forse ella piangeva perch la visione recente di lui la
tormentava cos da sentirsi disperatamente infelice?
Non poteva, Giulietta, rinunciare a quel bel giovane?
Tanto lo rimpiangeva? Tanto la attirava da commettere
la sciocca imprudenza di recarsi in uno stadio per
vederlo giocare?
Saliva, dall'intimo di Valentini, un sentimento nuovo.
Che non aveva un vero nome, forse perch ne aveva
molti. Gelosia, dignit offesa, superbia avvilita, orgoglio
di maschio, presunzione di uomo. Tutto cozzava
in lui. E tutto sfoci in un grido esasperato:
Ma si pu sapere perch e per che cosa piangi?
Nel dire, aveva distolto le mani da lei, si era allontanato
di un passo, la guardava, esacerbato
Io non voglio lacrime quando rivolgo dei giusti
rimproveri.
E Giulietta, subito, come se avesse pronta la risposta:
Sono troppe le cose che tu non vuoi. E i padroni
non mi piacciono.
Valentini serr i pugni. Le volt le spalle e se ne
and. Allora Giulietta cadde in una poltrona, calc la
faccia tra le mani e si abbandon al suo pianto.
Capiva che nella sua vita, dove erano entrate gloria
e ricchezza, la lunga teoria di lacrime non era ancora
finita. E si domandava perch, invece di darle gloria
e ricchezza, Dio non le aveva dato un poco di gioia.
Era pur stata felice quando non aveva che un cappotto
per andare alla scuola e uno di gran riguardo per le
giornate pi importanti! Era pur stata felice quando
si fermava davanti alle vetrine a guardare ci che sapeva
di non poter mai avere! E nel momento in cui
poteva dirsi di avere tutto, si accorgeva di essere infelice
pi di ogni altra persona del mondo. Perch il
cuore era colmo di amore per chi non le apparteneva,
e l'anima era colma di pena per le parole che Valentini
le aveva detto ed erano dettate da un furore geloso
che si sentiva incapace di sopportare.
Ebbe un istante di sollievo pensando che forse Valentini
non si sarebbe pi fatto vedere. Sper in quel
distacco come l'assetato spera in una pioggia benefica.
Ma il campanello del telefono squill: Giulietta
sollev il microfono e ud la voce di Valentini che le
diceva:
Perdonami...  la gelosia che mi rende cattivo...
Verr a prenderti per la cena... Mi perdoni?
A denti stretti, ella rispose: S...
Che poteva dire ancora? Tutto era tracciato oramai.
Una strada che ogni donna del mondo le avrebbe invidiato.
Doveva percorrere quella strada. Ma non sapeva
in quale modo. Si sentiva inesperta, inadatta, maldestra.
Fu un istinto di salvezza, lo stesso che guida gli
animali pavidi, a suggerirle di cercare Miro Monica.
Dove?
Incaric il centralinista di telefonare nei maggiori alberghi
della citt. E anche a quella villa dove Miro
Monica era sempre ospite allorch soggiornava a Roma.
Quindici minuti dopo, dalla villa degli amici di Monica
le giunse la risposta: il commendator Monica era
atteso per cena. L'avrebbe chiamata lui.
Allora Giulietta pens a come liberarsi dalla cena con
Valentini. Lo richiam al telefono, gli disse:
Non voglio uscire questa sera. Se vuoi ceneremo
qui. Nel mio salottino o nella sala del ristorante.
Quando Miro Monica le telefon, ella respir di sollievo
e subito gli disse: Commendatore... Potrei vederla?
Ho qualche cosa di molto grave da dirle...
Vengo, Giulietta... Ma che cosa c'?
Glielo dir fra poco... La prego, venga subito...
Quando Miro Monica entrava nel salotto di Giulietta,
il telefono annunciava alla giovane che il commendator
Valentini stava salendo da lei. Cos che Giulietta
pot appena sussurrare a Monica:
Mi aiuti... E giudichi lei...
Valentini, come vide Monica, impallid. Non si attendeva
di trovarlo a Roma e tantomeno nel salottino di
Giulietta. E fu la giovane che spieg, rapida:
Ho pregato io il commendatore di venire qui, perch
possa giudicare quanto  avvenuto e vedere fin
dove sono colpevole.
Monica aggrott la fronte fissando Giulietta:
Che hai combinato?
Un sorriso amaro, fatto di scoramento profondo, fu
sulle labbra di Giulietta. Anche Monica la credeva capace
di qualche cosa di non pulito: anche Monica ammetteva
subito che lei potesse combinare qualche cosa
di riprovevole.
Scosse il capo mestamente, disse piano:
Ora parler sinceramente, commendatore. Lei giudicher.
Ma Valentini, scattando: Son cose nostre. I panni
sporchi si lavano in famiglia!
Ma panni sporchi non ve ne sono, precis Giulietta.
Quindi io posso e devo parlare.
Guardando Monica, disse con semplice lealt:
Oggi ero sola, perch Valentini era o credevo fosse
ancora a Parigi. Cos, per collaudare il mio cuore,
io decisi di andare a vedere la partita, naturalmente per
vedere Gildas e sapere cos fino a qual punto fosse
ancora malato o fino a quale misura fosse guarito il
mio cuore.
Menzogne! grid Valentini. Tu sei andata
allo stadio per inebriarti un poco! Oh, lo so! A voi
ragazzine certe sensazioni fanno piacere...  come essere
fra le braccia del maschiotto che vi piace...
Lasciala parlare, Valentini, preg Monica.
E ti infinocchier come sta infinocchiando me! -
url l'altro.
Monica lo guard un poco sorpreso, poi, tentando di
scherzare chiese:
Dove hai imparato a urlare tanto? Che diamine!
Nessuno qui  sordo!
E a Giulietta:
Continua e sii precisa.
Ma  tutto qui, commendatore! Sono andata a
vedere Gildas, mi sono sentita come ovattata. Non so
spiegarle. L'ho veduto come se tra me e lui ci fosse
una barriera di cristallo. Il cuore ha patito un poco,
naturalmente, ma mi sono detta che io appartenevo a
un altro, che Gildas era legato ai suoi tormenti...
Monica guard Giulietta. Fu per interromperla, si
chet, tacque. E la ragazza riprese:
E mi sono anche detta che io oramai avevo dato
la mia parola a Valentini, che Valentini meritava ogni
stima e ogni rispetto...
Bella stima, perdio! Bel rispetto, accidenti! Credendomi
assente sei andata a vedere il tuo amante... E
non so che cosa sarebbe avvenuto se quel bellone si
fosse avvicinato a te...
Non sarebbe avvenuto nulla! mormor Giulietta.
Perch io non sono come tu credi. Ho una
onest e...
Oh, santo cielo! L'onest di certe donne dura fino
al presentarsi dell'occasione di non essere pi oneste! -
grid Valentini.
Ma smettila di urlare, scatt Monica. Vuoi
che ti sentano nel corridoio?
E che cosa devo fare? Bisbigliare parole di perdono?
Dire a Giulietta che ha fatto benone ad andare
a lucidarsi le pupille? Dire che ci torni, che insegua
negli stadi e nelle camere da letto il suo bel Gildas?
Ma lo sai che domani i giornali diranno che tra il
pubblico plaudente vi era anche Giulietta Colombo?
E chi ti dice che i giornali ne parleranno? domand
Monica.
Oh, lo prevedo! ribatt Valentini. Pettegoli
come sono i giornalisti e pettegoli come siete voi del
calcio, ci terrete immensamente a far sapere che anche
le celebrit cinematografiche assistevano alla partita. E
cos, per gradi, vedrai che uscir il commento maligno
e si dir che Giulietta Colombo, fidanzata del commendator
Valentini, era alla partita perch un giorno
Vik Gildas era l'eletto del cuore di Giulietta.
Tu hai poca considerazione dei giornalisti e della
gente del calcio, Valentini, osserv Monica. E
credo che la tua gelosia ti renda molto ingiusto.
Ma che gelosia! url l'altro toccato nel vivo.
Io non sono geloso. Io sono un uomo che pretende
rispetto, soprattutto dalla donna che dovr portare il
mio nome. Alla fine, io non sposo una verginella...
Allora Monica serr forte le mani su i braccioli della
poltrona e con voce tagliente, dove a fatica l'ira era
contenuta, disse chiaro:
Ma tu lo sapevi che Giulietta aveva avuto un
amore. E non  stata Giulietta a chiederti di sposarla.
Sei stato tu a offrirle il tuo nome, sei stato tu a entrare
nella sua vita.
Gi, rise male Valentini. Ci sono entrato di
mia volont. Perch credevo che Giulietta, fiera di diventare
mia moglie, non commettesse errori gravi.
Non  un errore grave quello che ha commesso -
dichiar Monica.  una leggerezza.
Ebbene! url Valentini. Io non tollero nemmeno
una leggerezza! Io voglio Giulietta perch mi
piace. Ma non voglio corna. Non sono nato per portarle.
E forse, se ho atteso fino a questa et per diventare
marito,  stato appunto per timore di diventare
cornuto...
Sibilante e sferzante giunse la frase di Monica:
Hai ben poca considerazione di te stesso ammettendo
di aver sempre temuto di diventare un cervo con
molte ramificazioni! Io che stimo me stesso e soprattutto
stimo assai mia moglie, non ho mai, neppure per
un istante, temuto le corna!
Ma tua moglie era pura quando l'hai sposata...
Giulietta Colombo balz in piedi: teneva la testa
bassa, le braccia lungo il corpo, i pugni stretti. E
stando cos, pallidissima e immota, disse chiaro:
Ecco. Io non sono pura. Io ho avuto un amante.
E non intendo essere tormentata per tutta la vita. Lasciami
quindi libera e sii libero anche tu. Ho sbagliato
andando a vedere Gildas. Lo ammetto. Ma posso
anche dire, fieramente, di aver avuto solo Gildas nella
mia vita. E se Gildas non mi avesse lasciata sarei
stata la donna pi fedele, pi devota, pi felice del
mondo. Ma con te, non varr essere devota o fedele:
nulla varr. Perch baster un'ombra per scaricare su
di me tutti i tuoi sospetti. E vivere cos non si pu.
Finiamola, Ettore!
Sfil l'anello, si avvicin all'uomo, glielo porse. Egli,
invece di prendere l'anello, diede un tale colpo alla
mano che lo porgeva da far traballare la ragazza. L'anello
schizz lontano, Valentini afferr Giulietta per
le spalle e sibil:
Bada che gli schiaffoni che tengo in serbo, possono
anche giungere ora... Riprendi quell'anello, rimettilo
al dito e smettila di fare la cretina. Sei mia, ti
sposo, e...
Monica afferr le mani di Valentini, a forza le tolse
dalle spalle di Giulietta:
Ohe! disse chiaramente. Ti stai rivelando,
Valentini! Non sapevo che in te ci fosse anche un uomo
violento! E i violenti a me non piacciono. Gli uomini
che promettono schiaffi, li detesto... E non posso tollerare
che davanti a me si maltratti una donna...
Basta! pianse Giulietta. Basta! Io non ti
sposer mai, mai, mai! La fame, la miseria, il lavoro,
magari, ma una vita d'inferno quale potresti darmi
tu non l'accetter mai...
E Monica, con una bella risata:
Stupida! Perch pensi a fame e miseria? Sei
ricca, non hai bisogno di alcuno. Sei stata una formichina
adorabile che ha risparmiato. Hai una posizione
invidiabile. Se vorrai lavorare lavorerai, ci sono
venti Case cinematografiche pronte a scritturarti oggi.
E poi...
Tacque. Giulietta, di tra le lacrime, lo guard. Vide
un sorriso di trionfo sulle labbra di Monica. Ma non
cap quel sorriso. Asciug gli occhi, si guard attorno,
cominci a cercare l'anello. Valentini si era accasciato
su una poltrona: gomiti sui ginocchi, faccia calcata
fra le mani, restava immoto e pareva piangesse. Quando
sollev il viso vide Giulietta, carponi, che guardava
sotto un mobile. Sotto quel mobile ella allung un
braccio, ne trasse l'anello, lo tese a Monica:
Per favore. Glielo dia lei, commendatore, a Valentini.
Io vado nella mia camera. E considero davvero
finita questa faccenda. A che ora parte il primo treno
per Milano, commendatore?
Valentini balz a lei come una belva e Monica stup
che quell'uomo massiccio potesse scattare come un
acrobata:
Te ne vai? sibil Valentini. Ebbene, portati
via anche questo...
Lo schiaffo fu solo nell'aria. Monica aveva afferrato
il braccio di Valentini e lo aveva trattenuto.
Questo no, Valentini! O perderai anche la mia
stima...
Giulietta se ne era andata. E i due uomini erano di
fronte.
Siedi, Valentini e cerchiamo di ragionare, consigli
Monica.
Aveva nella mano lo stupendo anello che Giulietta
gli aveva consegnato: nel dire giocherellava con esso,
tentando di infilarlo via via su ogni dito. L'anello si
fermava alla prima falange e l'uomo, constatando l'esigua
circonferenza del cerchio, sorrideva.
Sorridendo, riprese:
Pur ammettendo che Giulietta abbia commesso
una leggerezza, non ammetto le tue scenate. Sei stato
violento, volgare, anche, scusami, villano. Se non ti
avessi trattenuto avresti schiaffeggiato Giulietta.
Non lo meritava, forse?
No.
Cos che io dovrei accettare le corna!
Ma che corna d'Egitto! scatt ancora Monica.
Una donna che vuol cornificare un uomo non va in
uno stadio dove ci sono migliaia e migliaia di persone.
Gi, rise sardonico Valentini. Anche Giulietta
dice cos...
Perch  cos! E stupisco che tu non te ne renda
conto! Che diamine, non sei un ragazzino, anche se
stai proprio comportandoti come uno studente al suo
primo, disperato amore.
Io ho una dignit da salvaguardare! E Giulietta
deve metterselo bene in mente. Non voglio si dica che,
gi lo si sapeva, che io, sposando una sgualdrinella,
avevo compromesso la mia dignit di uomo...
Giulietta non  una sgualdrinella, ribatt con
rabbia Monica. E che avesse avuto Gildas lo sapevi...
Dio santo! grid Valentini. Tu ripeti le
stesse parole di Giulietta. Finir con il credere che anche
tu non sia stato indifferente alle grazie della mia
fidanzata...
Monica si lev: tese la mano, disse:
Prendi questo anello prima che te lo tiri sulla
faccia. E non considerare pi Giulietta tua fidanzata.
Anche se volesse sposarti glielo direi io di non farlo.
Perch ora anch'io ti conosco. E se per te, come industriale,
potr avere sempre stima e considerazione,
per te, come uomo e maschio avr sempre qualche
dubbio. Anzi, molti dubbi...
Valentini, fremente, si lev a sua volta. Vide gli occhi
di Monica. Vi lesse troppe cose. Prese l'anello, lo
mise in tasca. Rise dicendo:
Voglio vedere come finir la tua Giulietta! Io spero
si ravveda e accetti ancora il mio nome. Ma se non
si ravveder sono certo che finir male...
Io no, disse Monica. Io sono certo che finir
bene. E sar felice.
Te la prendi tu? sibil Valentini.
No. Ma qualcuno che sar felice di averla per
tutta la vita c' gi nel mondo. A rivederci, Valentini...
E non telefonare a Giulietta. Partiamo.
Insieme? insinu viperino l'altro.
Insieme.
Valentini se ne and ridendo, di un riso che era
tossico. E Monica rest un minuto fermo, nel mezzo
del salotto, le mani serrate alle tempie. Non gli importava
nulla di quanto era avvenuto: in quel momento
dimenticava tutti gli episodi che avevano composto
quell'ultima ora. Ma era esterrefatto per ci che
di se stesso aveva rivelato Valentini. Un uomo simile,
violento, cattivo, diffidente, sotto il perfetto industriale,
egli non l'aveva mai supposto. E la rivelazione
lo annientava come se la rivelazione lo toccasse personalmente.
Buss leggermente alla porta della camera di Giulietta.
Subito la porta si apr. La ragazza aveva ancora
la blusa bianca e la gonnellina grigia. Si era ricomposta
il viso e uno sbaffo di cipria era sulla guancia
fresca e giovane.
Non ti sai neppure pi dare la cipria! sorrise
Monica. Guardati nello specchio. Sembra che ti
abbia baciata un mugnaio...
Giulietta pass la piccola mano sulla guancia, tolse
la cipria, sorrise. Un povero sorriso stanco, triste, avvilito.
Vieni. Dobbiamo parlare, Giulietta...
Scusi, commendatore. Parleremo poi. Ora vorrei
sapere quando si potr partire.
Fra due ore c' un rapido, Giulietta. E partiremo.
Lascia tutto qui, verrai poi a fare i bagagli che devono
essere molti.
Molti, s...
E allora verrai poi a prendere tutto. Qui fai
chiudere, consegni la chiave, nulla sar toccato e tu
potrai con cuore pi leggero venire qui.
Grazie, commendatore...
L'altro trasse un gran sospiro, guard la ragazza:
Hai fatto male andando alla partita, Giulietta.
Lo so.
Ma lui, Valentini, ha fatto peggio insultandoti
come ti ha insultata. Del resto, meglio cos. Penso che
sarebbe stato un guaio continuo vivere con Valentini.
Poi, tentando di essere calmo e di non lasciar trasparire
i suoi pensieri:
Che farai, ora?
Lavorer. Penso mi vorranno ancora per qualche
film...
Ti vorranno? Ma ti contenderanno, cara!
E allora, vede, commendatore, la mia vita avvenire
 gi segnata. Lavoro. E denaro per rendere contenti
i miei.
E il cuore, Giulietta?
Il cuore...
Si interruppe, riprese con dolce malinconia:
Il mio cuore  ancora nelle mani di Vik. Glielo
lascio. Un giorno, se incontrer qualcuno che possa
capirmi, me lo far ridare. Ma per ora, mi piace che
sia l, da lui...
Quanto bene gli hai voluto! mormor Monica,
quasi con dolore.
Tanto, commendatore.
E l'uomo:
E se Vik tornasse a te, Giulietta?
Oh... Perch mi fa domande che sa inutili, commendatore?
Dentro il petto, il cuore di Monica danzava. Una danza
felice. Un cuore matto che andava qua e l, insolitamente,
come se fosse diventato un piccolo corpo
umano instabile, incoerente, messo l per danzare a
indice di una felicit immensa.
Che pensa, commendatore?
Nulla, cara. Ma, non so dirti perch, ho il cuore
che mi balla. Mi pare di aver dentro una personcina
con gambe e braccia e un faccino tutto ridente. Strano!
Al posto di un cuore ho, in questo momento, una ballerinetta
in tut: una ballerina felice che sta sulle punte,
piroetta, canta, gioca...
Non sono certo io, sospir Giulietta.
Tent di scherzare e disse:
Lo dir a donna Ca che lei si tiene le ballerinette
al posto del cuore...
Glielo puoi dire. Cos gliene spiegher la ragione...
C' una ragione? domand la ragazza.
C'.
Lei  contento che io non sposi Valentini? Sapeva
che non sarei stata felice con lui? Forse, lei voleva
solo vedermi sistemata, pensando, come pensa la
mamma, che una donna si deve sposare...
Eh, no! Non sono tanto scemo da pensare che una
donna si debba sposare e che per farlo non badi a chi
sposa... Io credevo davvero che Valentini ti avrebbe
resa felice. Supponevo che la grande differenza di et
lo rendesse anche paterno. Invece, la grande differenza
di et l'ha reso Otello, per nulla paterno e molto
bestiale...
E allora lei  contento?
Molto! Contento, cio, di averti evitato un pericolo
di infelicit...
E alla mia mamma spiegher lei tutto?
Certamente. Senza dirle, tuttavia, che sei andata alla
partita. Le dir che ti rinfacciava sempre il tuo
errore e che ti faceva volgari scenate di gelosia...
Dica ci che vuole, commendatore. Ma se pu, mi
aiuti a non piangere pi. Piango da tanti e tanti mesi!
Vorrei avere un sorriso. Anche piccino. Ma che mi
venga su dal cuore: spontaneo, per farmi convincere
che ci sia ancora un poco di felicit per me...
Monica era tornato nel salotto, Giulietta lo aveva
seguito: sedevano ambedue di fronte. E Monica non
trasal quando il campanello del telefono squill accanto
a lui.
Rispondo io, Giulietta?
S, grazie...
Monica sollev il microfono, ud la voce di Valentini:
Sei tu, Monica? Fammi parlare con Giulietta.
Perch sono disperato. Voglio mettermi in ginocchio
davanti a lei, chiederle perdono, dirle che non ripeter
mai pi le scene di oggi.
Monica tapp il microfono con una mano, disse a
Giulietta:
Se ti chiede perdono perdona pure. Ma digli di
no. Che non vuoi pi sposarlo. Ti prego, ubbidisci...
La ragazza lo guard, senza capire. Monica le pass
il microfono. E Giulietta disse, con voce dolce:
Sono Giulietta, Valentini, dica...
Oh, Giulietta, gi mi dai del lei! esclam disperato
l'uomo. Io non posso vivere senza di te. Io
vengo a inginocchiarmi davanti a te... Giulietta, perdonami...
Giulietta, sii mia per sempre e sarai felice. E
non me ne importer nulla di Gildas, di altri. Sapr
apprezzare la tua seriet e non ti parler mai pi del
passato... Giulietta! Per piet! Non mi togliere la tua
giovinezza! Giulietta, ho quattro anni in pi di quanti
te ne ho confessati... Non sono giovane. Ho bisogno di
te perch tu sei tutto... Non puoi capire che cosa sia
per un uomo anziano come me la tua fresca et... Mi
umilio, parlo come non avrei parlato mai. Sono un
disgraziato come tanti. Sono un tale che nell'et in
cui gli altri rinunciano all'amore si sente innamorato
di una creatura giovanissima... Impazzisco, se mi manchi...
Giulietta si era fatta rossa e poi quella fiamma a poco
a poco si era mutata in pallore: come se il sangue le
fosse sfuggito dalle vene. Ascoltava, con gli occhi dilatati
dalla sorpresa, anche dal dolore e forse anche dalla
vergogna. Sentiva nella voce di Valentini qualche cosa
di vecchio, di stanco, di vizioso, che la turbava e nauseava
al tempo. Sentiva anche piet. Ma gli occhi
di Monica la ammonivano e dicevano:
Bisogna fare in modo che Valentini rinunci a te...
E Giulietta rispose:
Valentini... Si sarebbe infelici in due... Lei non
serbi rancore a me, io non ne serber a lei. Ma 
meglio per tutt'e due che ogni cosa sia finita...
Silenzio di l. Poi la povera voce di un uomo che
implorava:
Giulietta... Giulietta...
Ella porse il microfono a Monica e Monica disse
piano:
Valentini, scusa se interferisco... Ma  bene che
tu non pensi pi a Giulietta. Ella mi ha confessato che
sperava di poter parlare con Gildas.
Vide la ragazza scattare in piedi come se qualche
cosa di mostruoso si fosse parato d'improvviso dinanzi
a lei. Vide gli occhi dilatati di Giulietta fissarsi a lui,
smarriti e disperati. Sorrise appena, fece un cenno
alla ragazza, parve dirle, con quel cenno:
Stai cheta... Lasciami fare... So io perch agisco
cos...
E Giulietta, d'incanto, si plac. Riprese posto nella
poltrona, chin il capo, ascolt Monica che diceva:
Forse  stato un bene per tutti che tu sia tornato
anzi tempo, Valentini. Giulietta dianzi mi diceva
che ha per te la massima stima, la massima deferenza,
la pi grande ammirazione. Mi diceva ancora che non
ti avrebbe mai tradito, perch lei  fondamentalmente
onesta. Ma confessava di amare sempre lui, il bel Gildas...
Di amarlo come allora e malgrado tutto.
Tacque, fece scivolare fuori dal taschino della giacca
il grande, elegante, candido fazzoletto di lino. Se lo
tampon attorno al mento, sulla fronte.
Riprese:
Giulietta  sincera. Credeva di essere guarita e
invece non lo .  una povera ragazza che quando
potr e rifar i bilanci del suo cuore, dovr scrivere
un solo nome nella sua partita d'amore: Gildas. E mi
pare che tu non debba correre il rischio di avere una
moglie che con il corpo si corica con te, ma che coricata
accanto a te, penser a un altro. Sono sdoppiamenti
che vanno sempre a vantaggio dell'assente.
Sono cose che sai anche tu, Valentini. Quindi ringrazia
me che ho saputo far confessare Giulietta e ringrazia
anche Giulietta che non ha voluto portare oltre
la sua menzogna... Che stai dicendo, Valentini? Tu
parli tanto affannato che capisco poco... Ah, dicevi che
si commenter e che tu farai la figura del cretino? Ma
no! Potrai sempre dire che sei stato tu a mandare all'aria
tutto. Il mondo crede pi facilmente a un grande
industriale come te piuttosto che a una ragazza come
Giulietta. Perch le ragazze come Giulietta di solito
si tengono ben stretto l'industriale e si guardano bene
dal piantarlo. Ma s! Dillo pure che sei stato tu a
mandare all'aria tutto...
Tacque. Guard Giulietta. Con le braccia abbandonate
fuori dai braccioli la ragazza pareva un piccolo
alato stanco per un faticoso volo.
Che dici, Valentini? Ah... Vuoi sapere che cosa
fa Giulietta. Sta preparando i suoi bagagli. Parte con
me... Non ti accorare, Valentini... Tra noi maschi possiamo
anche dircele certe cose: il tuo non era amore
che veniva dal cuore. Era l'altro amore... L, vecchione,
che sei un bel suino anche tu! Allegro e se
sei credente accendi un cero per scampato pericolo...
Pos il microfono, si lasci andare sulla poltrona davanti
a Giulietta, sbuff:
No, questa del cero non dovevo dirla. Sono stato
irriverente con il Cielo. Pazienza-
Giulietta sollev le palpebre, fiss Monica.
Tu vuoi sapere, cara, perch ho detto tante cose
non vere...
La ragazza non rispose: ma aveva negli occhi quella
luce di spavento e smarrimento che Monica le aveva
veduto allorch aveva iniziato a parlare con Valentini.
Giulietta cara... attacc l'uomo. Forse non
sbaglio dicendoti che qualcuno ha guidato tutti questi
avvenimenti. Qualcuno che puoi chiamare Dio, Caso o
Destino. Perch questo qualcuno aveva stabilito che tu
tornassi al tuo Vik.
La vide impallidire di pallore mortale. Ebbe timore
che la ragazza mancasse. Le afferr ambedue le mani:
Ohe, cara! Stammi su, ch io non so come ci si
comporta quando le donne svengono...
Giulietta svincol una mano, se la pass sulla fronte:
mormor:
Perch mi dice queste cose, commendatore?
Perch forse non tutto  perduto con Vik...
La vide protendersi, ebbe la sensazione che, colpita
a morte, la ragazza stesse per cadergli addosso.
Ti ho gi detto di essere calma, Giulietta... Perch
se non sei calma non posso parlare...
Tacque: riprese:
Posso dire tutto, Giulietta?
Con il capo, ella acconsent. Guardava l'uomo e si
rendeva conto dell'inquietudine che Monica non sapeva
nascondere.
Gildas  libero, cominci Monica.
Libero? Ma... Ma non capisco...
Non era forse una volta legato al suo tormento,
alla sua passione lontana, alla sua pena tremenda? Non
aveva insostenibili rimorsi, crucci senza nome, patemi
crudeli? Non era legato a quella morta che egli idolatrava?
Oh, s... balbett Giulietta, senza capire.
Ebbene, Giulietta, nulla esiste pi. Finiti i rimorsi,
scacciate le pene, soffocati i patemi. Perch quella
morta non merita nulla. Tradiva Gildas. E tutta la
citt lo sapeva. Lo tradiva vergognosamente e forse
attendeva un figlio da un altro che non poteva sposarla.
Vik  tornato in Italia a giocare e pare rinato.
E forse sarebbe felice... se ci fossi tu. Ma ha saputo
che tu eri fidanzata e non ha osato tornare a te. Ha
saputo che tu avevi trovato un'altra strada e non ha
osato mettersi su quest'altra strada per incontrarti. Soltanto,
un giorno, mi ha domandato di poter avere lui
l'appartamento che tu avevi venduto. Gli sarebbe piaciuto
andare a stare l, dove c'eri stata tu...
Giulietta non parlava, non si muoveva, non compiva
atto alcuno. Soltanto, provava una sensazione strana:
le sembrava che le parole di Monica avessero una loro
consistenza, ma che, appena pronunciate, si dissolvessero
in un vapore di sogno.
Hai capito. Giulietta?
Ella esit prima di rispondere:
No, commendatore...
Non importa. Capirai a Milano... E sbrigati perch
non abbiamo pi molto tempo. Attendimi qui, passer
a prenderti. Vado a salutare i miei amici e poi
sar a tua disposizione.
Giulietta rimase sulla poltrona. Attorno a lei continuavano
a dissolversi le parole di Monica. E si dissolvevano
come se fossero manovrate da una girandola: e
tutto girava attorno a lei e una nausea leggera leggera
la faceva soffrire mentre un male di capo insolito, andava
dominandola. Che aveva detto Monica? Che Gildas
era guarito, che era libero dei suoi rimorsi, dei
suoi patemi, dei suoi tormenti? E che cosa aveva ancora
aggiunto Monica? Che Nnina aveva tradito Vik,
che egli l'aveva saputo finalmente, che Nnina attendeva
un figlio da un altro ed era tuttavia la fidanzata
di Vik?
Serr forte la testa fra le mani. Si lament:
Oh, Dio... Non capisco... Signore, aiutami perch
io, davvero, non riesco a capire...
Non pensava alla partenza, alle cose da preparare,
alle consegne da fare. La sua mente era ferma su le
ultime parole di Monica: e non importava nulla se
quelle parole, simili a materia tangibile, si dissolvevano.
Dopo essersi dissolte, riapparivano, in una girandola
tenace, come riappare una iscrizione luminosa sul tetto
di una casa.
Guard, inerte, l'apparecchio telefonico quando ud
squillare il campanello. Le parve di essere diventata
greve allorch si decise ad andare all'apparecchio.
Pu salire il commendatore Monica? le chiesero.
S...
La trov come l'aveva lasciata. Blusa bianca e gonna
grigia.
Ma bisogna partire, Giulietta!
S, commendatore...
Era nel mezzo del salotto, la testa fra le mani. Cos
pallida che l'uomo ne ebbe paura.
Ma se le gioie ti danno tanta pena, era meglio
non parlarne... tent di scherzare Monica.
Forse  vero, commendatore, che si pu morire di
gioia... ella mormor.
Se sia vero non lo so, rispose l'uomo. Comunque
mi pare non convenga davvero morire cos
che sia impossibile assistere alla propria felicit... Da
brava, cara! Io devo essere a Milano domani nelle prime
ore del mattino. Preparati in fretta...
S, commendatore...
Si avvi, stancamente, verso la camera. Sulla soglia
si ferm, chiese:
Vik  ancora a Roma?
No!  gi a Milano.  partito con l'aeroplano che
ho noleggiato per la mia squadra.
Allora la vide affannarsi attorno ai cassetti e poi trascinare
una valigia. Ella fu pronta in breve: la valigia
chiusa, il bauletto di bellezza pronto per essere portato
da lei.
Si va, Giulietta?
S, commendatore...
E poi, sommessa:
Mi ridica...
Che cosa?
Che Vik non  pi disperato come una volta. Che
Vik ha dimenticato la sua passione...
Ti ridir tutto a Milano. Ora bisogna proprio
andare...
Nel treno, Giulietta si infil subito nella sua cabina.
Vi si chiuse dentro. Il lettino era gi preparato per la
notte ma le luci erano ancora accese. L'inserviente
pass offrendo le solite bibite. Giulietta dischiuse la
porta scorrevole, preg:
Acqua minerale, per favore.
Mezza bottiglia?
Intera...
Ardeva di sete. Si sentiva bruciare dentro come dopo
una lunga, estenuante corsa sotto il sole vivo. Bevve
l'acqua fresca, tolse l'abito, si butt in sottoveste
sul lettino. Sapeva che non avrebbe dormito. Il treno
correva e, a tratti, di tra la persiana sollevata, passava
un raggio di luce: significava che il treno superava
stazioni e citt, lasciava indietro, sempre pi
indietro Roma e si avvicinava sempre pi a Milano. E
a Milano vi era Vik. Vik che in una desolata lettera le
aveva detto di volerle bene. Vik, che finalmente libero,
tornava a lei.
Ma la mente si ferm ancora una volta. E Giulietta
si ripet:
Torner a me? Non ha fatto un passo o un atto
per ritrovarmi... Forse, anche se guarito, non vuole
unirsi a me. Forse, anche se non pi oppresso dai suoi
rimorsi, non ha desiderio alcuno di riprendere una vita
a due...
Si sent soffocare. Si mise a sedere sul lettino e poi
si lev, and a calare la persiana.
La limpida chiarit di un'alba quieta le penetr negli
occhi e nell'anima. L'aria era pura e il mondo sarebbe
parso deserto se un carro trainato da un cavallino
allegro e biondo non si fosse disegnato su una
viottola prossima alla linea ferrata. L'uomo che guidava
il cavallino vide la fanciulla affacciata al finestrino:
sollev la frusta e la schiocc. Giulietta sorrise.
Poi torn a sedersi sul lettino. Le mani abbandonate
in grembo, lasci che il tempo passasse. E quando
l'inserviente dei vagoni-letto annunci la prossima
stazione di Milano, Giulietta emerse dalla sua veglia
come se fino allora avesse dormito profondamente, cullata
da mille sogni.
Si prepar: pettin i capelli, li vide lucidi e soffici
nello specchio, li raccolse come soleva con quella sua
pettinatura semplice e stravagante oramai da lei lanciata
tra le fanciulle. Pass una lozione rinfrescante
sul viso. Si lav le mani, pens:
Mi laver a casa... E mentre far il bagno dir a
mamma che Vik...
E raggel. Il pensiero di dover dire a sua madre che
non era pi fidanzata a Valentini, le fece paura. Che
avrebbe detto quella donna lineare, oramai adagiata
nell'idea di vedere la figlia sposata? Quali sarebbero
state le conseguenze di quel fidanzamento andato all'aria?
Non pot approfondire i suoi pensieri. Monica bussava
alla porta dicendo:
Giulietta! Ci siamo...
Ella fin di abbottonare la camicetta, mise sul braccio
la giacca, usc nel corridoio.
Hai dormito? chiese Monica.
Poi guardandola:
Non hai dormito: neppure un istante...
Si vede? ella domand.
Si vede... Ma alla tua et ci si rif sempre...
Il treno si ferm, Monica vide subito il suo autista.
Gli fece un cenno, gli disse:
Vieni su. C' anche il bagaglio della signorina Giulietta.
L'autista, che conosceva da anni il padre di Giulietta
e la figlia di lui e che aveva seguito la rapida carriera
della ragazza, si illumin dicendo:
Bentornata, signorina Giulietta!
Poi furono gi, l'autista and a prendere la macchina
e Monica avvert:
Ti accompagno a casa... Naturalmente non hai
pensato ad avvisare del tuo arrivo.
Non ho pensato. E ho paura...
Paura?
Della mamma... Che era felice di vedermi sposata
a Valentini.
No, interruppe Monica, tua madre era felice
di vederti sposata. Se saprai dirle con garbo che sposerai
Gildas, sar ancora pi contenta...
Ma come potr dirle che Gildas mi sposer se ancora
io non so cosa alcuna?
Allora Monica esit. E come la macchina era gi
in corsa, si protese e ordin all'autista:
Invece di andare alla casa della signorina, andiamo
a casa mia.
E rivolgendosi a Giulietta:
Di l telefoneremo a tua madre. Poi a Ca che 
ancora sul lago. Poi, quando sarai sposata, tirer il
fiato perch qualche pensiero me l'hai dato...
Mi scusi...
Egli prese una mano di lei e la strinse:
Ho scherzato, Giulietta. E dovevo invece dirti che
sono stato contento di adoperarmi per te. Ho avuto in
certi momenti la sensazione di adoperarmi per quella
figlia che non ho mai avuto...
Gli occhi di Giulietta si colmarono di lacrime. Aveva
sentito nella voce dell'uomo una grande malinconia.
Disse piano:
Lei ha donna Ca, commendatore... Che l'adora...
S, s, sbrig l'uomo. Ho Ca... E l'adoro, ognuno
lo sa. Ma se invece di essere Giulietta Colombo
tu fossi Giulietta Monica, sarebbe tanto bello...
Tacque, riprese:
Troppo bello. Non pensiamoci pi.
E guard avanti, senza pi parlare. Giunti alla villa,
ebbero ambedue una sensazione penosa. Tutto era
splendido e bello, nel giardino c'erano molti fiori: la
casa era in ordine e adorna come quando vi era Ca.
E tuttavia qualche cosa mancava. Lo disse Giulietta:
Non  bello essere qui quando non c' donna
Ca... Manca tutto se non c' la signora...
 vero, convenne Monica. La faremo tornare
subito...
And deciso all'apparecchio telefonico.
Dimmi il numero di casa tua, Giulietta...
Ella glielo disse. Monica lo compose, attese pochi secondi.
Poi disse, gaiamente:
Qui  Monica! Devo parlare con lei, signora, per
dirle una cosa molto bella. Giulietta non sposer pi il
commendator Valentini, bens il calciatore Vik Gildas.
Lei pensa che qualcuno qui sia pazzo? No, signora.
Tutti saggi. Tanto saggi che siamo appunto venuti nella
determinazione di avviare le cose sul binario che era
servito per l'inizio del viaggio. Giulietta era andata su
un binario diverso. Vi era andato anche Valentini. Si
sono accorti a tempo di rischiare un deragliamento.
Cos, tramite mio, s' tutto sistemato. Nessun deragliamento,
signora. Giulietta sposer Gildas. Il quale ha,
oltre a tutto, l'obbligo di sposarla... Posso mandarle a
casa Giulietta ed essere certo che lei la tratter bene?
Grazie, signora.
Depose il microfono, disse alla giovane:
Tua madre ha tentato di parlare. Non c' riuscita.
Ora veditela tu, cara... Comunque sono qui e
telefona, se ti occorre qualche cosa...
Giulietta and di corsa verso l'automobile.
Monica sollev un'altra volta il microfono, compose
il numero telefonico dell'albergo di Gildas. Si fece
mettere in comunicazione con il giovane, salut allegramente
con un:
Dormiva ancora, Gildas?
No, commendatore... Leggevo i giornali. E arrossivo.
Troppi elogi, per me. Comunque, sono felice.
Se mi ascolta bene, io la render ancora pi felice,
Gildas. Senta: io ho fatto un colpo grosso. E
devo parlarle. Viene lei da me o vengo io da lei?
Vengo io subito, commendatore...
Se lo vide arrivare dopo un quarto d'ora. Alto, forte,
vestito elegantemente, Gildas gli si mise davanti militarescamente.
No, no! Non debbo darle un cicchetto, Gildas.
Sieda e prendiamo un caff...
No, grazie... rispose Gildas.
Lo prendo io e lei mi ascolta.
Attese che il cameriere avesse versato il caff, cominci
a sorbirlo, disse:
Giulietta non  pi fidanzata. Per colpa sua, Gildas.
Pos la tazza, riprese:
Giulietta, ieri, volle vedere lei che giocava. Se ne
and allo stadio senza avvisare Valentini. Il quale giunse
d'improvviso all'albergo dove alloggiava Giulietta e
seppe che la sua dolce fidanzata era andata ad assistere
alla partita della squadra milanese. Non ci volle
molto acume da parte di Valentini per imaginare
quale era il motivo che aveva condotto una fanciulla
come Giulietta allo stadio. E Giulietta non neg al fidanzato
di essere andata appunto allo stadio per vedere
lei, Gildas. Cos, nacque una brutta scenata. Durante
la quale Giulietta non apr bocca, ma Valentini
l'apr troppo. E fin con dirle, l'incauto, che Giulietta
non dava alcun affidamento, perch un giorno o l'altro
l'avrebbe tradito con Gildas. Noi uomini, quando
non abbiamo pi vent'anni e vogliamo tuttavia unirci
alle ventenni, diventiamo, oltre che un poco scemi, anche
un poco villani. Debordiamo, insomma. E quando
si  fuori dai bordi non si sa mai dove si va a finire.
Cos le parole amare, le accuse, le insinuazioni di Valentini
dilagarono. Fu una inondazione di male parole. Alle
quali, finalmente, Giulietta reag. E senza esitare la
nostra Giulietta riconsegn l'anello a Valentini. Cos,
mio caro Gildas, Giulietta  libera. E se  vero che
lei ha voluto bene a questa ragazza che ama lei sopra
ogni cosa del mondo, se  vero che Giulietta  qualche
cosa per lei, vada a dirle che...
Tacque, riprese sorridendo:
Che cosa le dir?
Gildas aveva gli occhi lucidi. E come Giulietta a Roma
aveva anche lui qualche cosa che gli si sfaldava
attorno. Qualche cosa che avrebbe voluto afferrare e
afferrare non poteva.
Vuole che si vada insieme, Gildas, nella casa di
Giulietta?
Se non chiedo troppo...
No, rispose Monica pensoso. Non mi chiede
troppo. Dicevo dianzi a Giulietta che mi adoperavo per
lei come se fosse mia figlia. Quindi mi tocca di venire
con lei, Gildas. Anche perch non so come si
comporter la madre di Giulietta. Non  donna troppo
malleabile, in queste faccende...
Gildas, emozionato e pallido, di un pallore che sul
suo viso illividiva, mormor:
Mi aiuti lei... Perch ho paura anch'io, commendatore...
Di che? domand stupefatto Monica.
Di tutto. Anche di Giulietta. Lei  certo che vorr
credere ancora in me?
Monica fiss il giovane e lo sguardo suo non ebbe
dolcezza. Con voce un poco risentita rispose:
Se mi fa questa domanda significa che lei non ha
mai capito l'amore di Giulietta. Un amore completo,
sa. Come non ne esistono...
Si riprese, mut sguardo, arross un poco, soggiunse,
teneramente:
Sbaglio. Ne esiste un altro.
Lo so, ribatt prontamente Gildas. Il suo
amore per donna Ca e quello di donna Ca per lei.
E l'altro non rispose. Accese una sigaretta, a occhi
bassi, commosso e a disagio come uno studente al suo
primo amore.
Poi insieme salirono nella vettura che si avvi verso
la casa di Giulietta. Fu Monica che suon il campanello.
E fu la madre di Giulietta che apr. Sulle prime
ella vide solo Monica, perci bisbigli:
Mio marito  uscito or ora...
Non ne ho bisogno! Lo sa bene che oramai suo
marito  autista di riguardo... Ho bisogno di lei, signora...
La donna non rispose. Aveva veduto Gildas che si
era fatto avanti. E come Monica era entrato, la donna,
prima di farsi ancora da parte, fiss il giovane e gli
disse:
Giulietta piange...
Allora Gildas la scans: avanz nella piccola casa,
non ebbe bisogno di cercare molto per trovare Giulietta.
Nel tinello, seduta, la fronte sulle braccia piegate,
la ragazza piangeva. E non si accorse di Gildas
che le si era avvicinato. Egli rest immoto, straziato
da quel pianto. Finalmente tese una mano, la pos sul
capo di lei, con estrema dolcezza mormor:
Giulietta...
Ed ella alz il capo, d'impeto. Poi balz in piedi. Si
aggrapp al collo di lui, cominci a singhiozzare di un
pianto convulso, che a tratti la soffocava.
Vik... Vik... Vik...
E non sapeva dire altro.
Era il suo amore che tornava, il suo primo bacio
che le veniva restituito, i suoi cari sogni che riprendevano
a tessere ore dorate. Era la bellezza che riappariva,
la gioia di vivere che le penetrava nelle vene.
Era tutto. Perch Vik era tutto.
Giulietta... Sono qui... Per sempre... Per non andarmene
mai pi o per andarmene con te, ovunque tu
vorrai...
D'un tratto se la prese fra le braccia, la serr, perdutamente,
soffocandola di baci. Baciandola come non
l'aveva baciata mai, neppure nell'ora stupenda in cui
Giulietta gli si era donata.
Ed ella chiuse gli occhi, si abbandon a quell'incanto
stupendo: ella sent che Vik era suo, finalmente,
tutto suo. Come aveva sperato in quell'ora d'abbandono
e dedizione. Tutto un fiume di lacrime era passato
prima di poter giungere a quell'abbraccio. Un fiume
di lacrime amare, che l'avevano straziata. Ma la
gioia cominciava. E non sarebbe finita mai pi.
Giulietta... Oh, cara!
Se la teneva tra le braccia, sentendo in uno con
l'amore un desiderio folle e improvviso di lei. Sent il
bisogno di sollevarla, di portarsela via come una preda,
di godere con lei di una vita di gioia quasi selvaggia...
E poi si chet, guard il caro viso bagnato di lacrime,
sent sfarsi tra le mani la gran chioma liscia e vaporosa:
gli parve che anche il corpo di lei fosse come i
capelli, liscio, vaporoso, pronto ad abbandonarsi.
Giulietta, mormor. Bisogna parlare con tua
madre...
Oh, Dio... ella balbett.
Le cinse le spalle, la guid.
Nella cucina, cupa e assorta, stava in piedi la madre
di Giulietta. Davanti a lei, ridente ma un poco sudato
e sovrastante di tutta la testa alla donna, stava Monica.
La signora non ha fiducia in lei, Gildas...
E oltre tutto, scatt la madre di Giulietta. -
Oltre tutto, che cosa dir la gente? I giornali parlano
di un fidanzato che si chiama Valentini e la signorina
se ne sposa un altro che si chiama Gildas...
La gente! rise Monica. Ma sa lei che la
gente non le darebbe un granello di pepe se lei avesse
bisogno di pimentare la sua conserva? La gente! La
gente vedr con invidia la gioia di Giulietta. E l'invidia,
sa,  il miglior condimento per l'esistenza dell'invidiato.
Guai al giorno in cui una creatura umana fa
piet! Ma beato colui che avr attorno tanta invidia. E
sia beata la sua Giulietta, che sar felice con Gildas.
L'ha fatta piangere tanto... riattacc la madre
di Giulietta. L'ho vista patire come...
Bene, tronc netto Monica. Ora non la faccia
patire anche lei. Perch se si va a turno a farla
piangere non si finir pi...
E poi, sospingendo la donna:
Dia un bacio a Giulietta e una stretta di mano a
Gildas. Ma se l'era mai sognato lei un genero cos
bello?
Ma come la donna era restia, Monica, spazientito,
l'afferr per una mano e se la trascin nel tinello:
Ma perch fa tante storie? le domand senza
preamboli. Non le pare pi onesto che Giulietta si
sposi l'uomo che per primo l'ha avuta? Una donna morale
come lei dovrebbe gioire di questa soluzione. Una
soluzione che eviter per sempre a Giulietta tutti quei
rinfacci che Valentini gi aveva cominciato a rivolgerle!
Oh, santo Cielo signora, lo sa bene anche lei che noi
uomini siamo generosi fino a un certo punto e che
tutti noi, quando ci pigliamo una donna che ha un passato,
presto o poi, questo passato glielo buttiamo in
faccia. Sia contenta, rida, vada di l e se le pare il
caso dia la sua benedizione.
La donna sorrise. Guard Monica, si tir via rabbiosamente
una lacrima, mormor:
Forse  meglio cos... Forse...
Ma non ci sono forse!  meglio cos, senz'altro...
E la spinse un'altra volta. E dentro aveva qualche
cosa che cantava: e non sapeva se era lui che aveva
una canzone dentro o se il meraviglioso cantore era il
suo cuore.
Vieni, Giulietta. Bacia tua madre, consigli Monica.
La ragazza corse nelle braccia di sua madre, vi rest.
La fronte posata sulla spalla di lei, le labbra chiuse,
il cuore che batteva impazzito.
Ecco! predic Monica. Ora tocca a lei, Gildas...
E Gildas si avvicin alla donna, prese la mano di
lei, la baci. Poi sollev il viso, guard la madre di
Giulietta, disse piano:
Le giuro, signora, che Giulietta non pianger mai
pi...
Poi Monica decise di portarsi via Gildas, sul lago,
per un giorno, cos che potesse con Ca stabilire la vita
avvenire con Giulietta. E alla ragazza consigli:
Tu rimani qui, fino a domani sera. Non ti muovere.
Rifatti un viso perch cos sembri malata. E noi
ti prepariamo il nido.
Quando Gildas, ed era gi sul ballatoio, si volse, vide
inquadrata nel rettangolo della porta, la sua Giulietta.
Stava l, le braccia lungo il corpo, la bocca semichiusa,
gli occhi spalancati. Era una piccola cosa immota
e tutta viva, che lo seguiva con lo sguardo, che
gli affidava l'anima.
A domani, Giulietta... mormor il giovane.
A domani...
Poi Gildas e Monica non ci furono pi. Giulietta
chiuse la porta e si trov davanti a sua madre. La
guard, un poco spaventata: ma due care braccia si
tesero. E la donna, che sempre era stata cos parca
nelle sue espansioni, pianse dicendo:
Avevo tanta paura anch'io, sai, di quella cosa che
ha detto Monica... Oh, quanta paura...
Quale cosa, mamma?
I rinfacci... Che l'altro un giorno ti dicesse che
alla fine ti aveva sposata senza fiori d'arancio... Che
paura avevo, Giulietta...
Ora tutto  in pace, mamma...
S... E bisogner preparare la storiella per il
babbo. Dirgli che, alla fine, a conti fatti, Valentini aveva
troppi anni pi di te... Al babbo, non bisogner
mai dire il resto, Giulietta.
Mai, preg Giulietta.
E ora vatti a lavare la faccia. Poi ti preparer il
caff.
Giulietta si avvi. A un tratto si ferm, indecisa,
guard il lucido piantito. Le era parso di sentirlo sfuggire
sotto i piedi. Ma poi sorrise e disse ad alta voce:
Oh, no! il pavimento non si muove. Sono io che
volo!
E le pareva davvero di essere fatta di nulla: ch
mai, nemmeno nei pi aerei slanci delle sue danze ella
si era sentita tanto trasportare nell'aria. Il suo corpo
non esisteva pi: le pareva di non avere consistenza.
Di lei esisteva solo la sua immensa felicit e la felicit
le impediva di sentire anche il gravame della
terra.
Si butt allegramente manate d'acqua fredda sul viso.
Si scroll come un cucciolo, si strofin e rispose
con un grido gioioso alla madre che le annunciava il
caff.
Bevve in cucina, in piedi davanti alla tavola di marmo.
Neppure per un istante sent la differenza tra la
sua casa e i lussuosi alberghi dove era vissuta in
quegli ultimi mesi. La sua era la pi bella casa del
mondo. Lo sapeva bene. E da quella casa sarebbe uscita
con l'abito bianco per andare all'altare con Vik.
Pos la tazza, butt le braccia al collo della mamma.
Ma dimmi che  vero! esclam quasi con voce
rotta. Dimmi che non sogno, mamma...
La sua voce era colma di impazienza. E impaziente
era quella di Vik allorch le telefon. Pareva che ambedue
fremessero come puledri da corsa. Pareva che
tentassero di riacquistare, in minuti, i mesi che avevano
perduto.
Ma a frenare la loro impazienza, intervenne Monica.
Il quale, con Vik Gildas, volle nella sua casa anche
Giulietta. E, presente Ca, Monica disse:
Ora che finalmente siete contenti, fate contento
anche me... Attendete a sposarvi che sia finito il campionato.
Poi, appena Gildas sar in vacanza, farete il
viaggio di nozze e lei Gildas si porter magari Giulietta
a Stoccolma, cos che la sua sposa possa conoscere
la sua terra. Passerete i primi mesi lass e poi
tornerete in Italia dove intanto si preparer il vostro
appartamento. In un palazzo non lontano da qui c' un
ultimo piano che pare fatto per due creature come
voi. Un ultimo piano che si impiglia nelle nuvole quando
non sono troppo alte. Con un terrazzo stupendo dove
c' perfino una vasca. Incaricherete un architetto
mio amico perch vi sistemi la casa e quando tornerete
la inaugurerete. Io sarei davvero felice, Gildas,
se lei mi facesse questa cortesia... In definitiva, nemmeno
per voi due sarebbe simpatico fare un matrimonio
sbrigativo... La squadra ha bisogno di Gildas. Ci
deve essere anche quest'anno lo scudetto...
Vik Gildas guard Giulietta. E la ragazza rispose:
Io posso aspettare. Per me conta solo una cosa:
sapere che Vik  mio e mi vuole bene...
Ed egli si pieg su di lei e la baci nei capelli: un
bacio lieve, fatto di devozione e tenerezza. Pi eloquente
di ogni parola, pi amoroso di ogni appassionata dimostrazione.
E i giorni sfilarono. Ogni domenica Giulietta andava
alla partita, con il padre. E sentiva sempre addosso a
s gli occhi dei curiosi e degli ammiratori. Anche se
la folla sapeva che Giulietta non avrebbe pi fatto del
cinematografo, restava di lei la memoria di quei pochi
film, belli e perfetti che aveva interpretato. Era un
nome caro, quello di Giulietta Colombo: era il passaggio
di una stella che dietro di s aveva lasciato un vivo
splendore. Un giorno anche quello splendore si sarebbe
spento: ma frattanto piaceva alla folla ammirare
quella giovanissima diva e imaginarla a lato di colui
che, pur in altro campo, splendeva di viva luce.
Ogni domenica a vedere Vik che giocava. E tutte le
sere qualche ora con Vik nella casa dove la madre di
Giulietta riceveva, con il bonario sussiego di altri
tempi, il fidanzato.
Ma una domenica, la madre disse a Giulietta:
Continuano a chiedermi se non ho mai veduto
giocare Vik. E continuano a dirmi che se non l'ho veduto
non so che cosa significhi assistere a uno spettacolo
meraviglioso. Cos, oggi, invece di tuo padre, allo
stadio verr io...
Davvero? chiese Giulietta incredula. Tu verrai
a vedere giocare Vik?
E che c' poi di strano? chiese la donna per
nascondere una forma di pudore. Non mi pare ci sia
gran male se una futura suocera va a veder giocare il
suo futuro genero...
Ma no! Sono felice, mamma...
E con la madre and a vedere giocare il suo Vik.
Era dicembre, una giornata fredda ma straordinariamente
serena. Giulietta indoss una pelliccia di ocelot,
sua madre indoss la giacca di persiano che Giulietta
le aveva regalato. Di lasciare la casa dove abitava, la
madre di Giulietta non voleva nemmeno sentirne parlare,
ma di essere quasi elegante quando usciva con la
figlia ci teneva molto. Vik aveva mandato la macchina
a prendere le due donne: e, non pi in divisa, ma in
veste di privato, guidava il padre di Giulietta.
Giunsero allo stadio, presero posto nella tribuna. La
madre di Giulietta capt subito qualche bisbiglio: commenti
favorevoli per Giulietta e per Vik. Ma subito il
bisbiglio venne soffocato dalle urla festose della folla
che invocava il suo idolo: Vik Gildas.
E la donna guard stupefatta quel suo futuro genero
che volava sul campo e che visto dalla tribuna, con
quei calzoncini brevi, quel maglione e quella sua figura
possente sembrava ancora pi giovane e pi bello. Sulle
labbra, piano piano, le si distese un sorriso compiaciuto.
Giulietta si volse alla madre per dirle qualche
cosa: vide quel sorriso e tacque. Perch era un sorriso
che le andava diritto al cuore e le diceva come Vik,
finalmente, fosse riuscito a penetrare nell'onesto cuore
di sua madre. Guard a sua volta il gioco. Poi lasci
che i suoi pensieri volassero. E cominci a ricontare i
mesi che ancora la separavano dal giorno in cui sarebbe
andata sposa a Vik. Non erano poi molti i mesi
che dovevano passare. Bastava attendere con pazienza
che fosse giunta l'estate. Contenta, concentr la sua
attenzione sul campo. E vide cos che d'un tratto il
campo si dorava. Qua e l, le cose terrene prendevano
il colore indefinibile del grano maturo allorch, attraverso
le sue spighe, passa la luce del sole obliquo.
Il sole obliquo dei felici tramonti dell'estate.
...
.
...
FINE.